Archivio Mensile: maggio 2010

Manifesto Roma Pride 2010

Alle associazioni e alle persone LGBTIQ italiane

Come preannunciato nelle passate settimane, il Workshop “IL PRIDE DI TUTTI” ha completato la stesura del Manifesto del Roma Pride 2010, elaborato attraverso una serie di incontri aperti a chiunque volesse partecipare, nel quale sono stati integrati anche i contributi pervenuti attraverso la rete .

Il documento si intitola “Manifesto del Roma Pride 2010” ed oltre ad essere il documento di riferimento che racchiude il senso della manifestazione e le sue richieste, vuole essere il punto di partenza di un percorso aperto all’intera comunità LGBTIQ italiana per una seria riflessione sulle sue rivendicazioni e sulle sue modalità di impostazione ed azione strategica. Oltre ad essere allegato a questo messaggio, il Manifesto sarà a breve disponibile sul sito del Roma Pride 2010 (http://www.romapride2010.it).

Il percorso di costruzione del “Manifesto del Roma Pride 2010” è una pratica facilmente replicabile, aperta, inclusiva, trasparente e partecipata, fortemente improntata all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, grazie al quale ogni fase dell’elaborazione si è svolta praticamente “all’aperto” ed ha potuto giovarsi del contributo di persone lontane dal mondo della militanza, eppure portatrici di esigenze ed istanze di assoluto rilievo.

Proprio grazie a questo tipo di esperienza abbiamo potuto verificare quanto sia forte e diffusa l’esigenza di partecipazione, di impegno e di maggiore consapevolezza che esprimono le persone che appartengono alla comunità LGBTIQ, ma che non sono coinvolte nel mondo delle associazioni.

Riteniamo dunque, che sia dunque necessario far partire un processo di riflessione comune, chiamando le persone e le associazioni LGBTIQ a confrontarsi su obiettivi, pratiche e metodi; un percorso che potrebbe ragionevolmente concludersi nel 2011 e dare vita a nuove forme di coordinamento e di iniziativa.

Nella prospettiva di avviare presto questo processo di elaborazione, vi invitiamo ad esaminare il contenuto del documento e a comunicare la vostra adesione al Manifesto all’indirizzo info@romapride2010.it. Allo stesso indirizzo potete comunicare anche la vostra partecipazione al comitato per l’organizzazione del Roma Pride 2010.

Il Comitato per l’organizzazione del Roma Pride 2010

http://www.romapride2010.it


Manifesto del Roma Pride 2010

Ogni bacio una rivoluzione

Una rivoluzione, di questo, ancora, nel 2010 ha bisogno e rivendica il popolo LGBTIQ

Roma Pride 2009 – Roma Pride 2010. Un anno vissuto pericolosamente, durante il quale la comunità LGBTIQè stata aggredita, ferita, attaccata e insultata fisicamente, verbalmente e mediaticamente. Atti di violenza, spesso provocati semplicemente per un bacio o una tenerezza, che non hanno fatto che aumentare, soprattutto a Roma, anche arrivando a tragici epiloghi.
Un anno nel quale si è passati dalla bocciatura della legge Concia contro la omo-transfobia a causa di una pregiudiziale di incostituzionalità, alla sentenza n. 138 con cui la Corte Costituzionale che ha richiamato il Parlamento alla necessità di intervenire per regolare i rapporti familiari che sorgono al di fuori del matrimonio civile. Insomma un anno che ha visto la comunità LGBTIQ protagonista, ma di una storia senza lieto fine.

Lo slogan del Roma Pride 2010 è Ogni bacio una rivoluzione. Perché Roma Pride è il luogo della cittadinanza e dei diritti di tutti e tutte, dell’esposizione dei corpi e delle idee, della libertà, della solidarietà, della varietà di orientamenti sessuali, delle identità di genere e della fantastica ricchezza delle differenze etniche, politiche e religiose. Perché nel Roma Pride si ritrovano convergenti ed unite le persone e le soggettività politiche ed associative che si battono per costruire una società inclusiva, laica, aperta, solidale, capace di accogliere le diversità e che rifugge dall’omologazione, rifiutando i tentativi di trasformare le singole persone in soggetti identici, immobili, ubbidienti, silenziosi e nascosti. Perché la nostra rivoluzione passa anche attraverso i nostri baci, simboli dell’amore, della famiglia, dell’amicizia, della solidarietà. Sentimenti che ci vengono negati ma di cui noi ci riappropriamo e porteremo orgogliosamente nel nostro corteo.

Può una sigla contenere un universo?

LGBTIQ è la sigla che ci individua come gruppo sociale, comunità di persone cui sono riservate discriminazione, violenza e stigma sociale a causa dell’orientamento sessuale ed affettivo o dell’identità di genere. L sta per lesbiche, G sta per gay, B sta per bisessuali, T sta per transessuali e transgender, I sta per intersessuali, Q sta per queer. Non è detto che tutte queste lettere bastino, perché a mano a mano che prendiamo coscienza del nostro essere comunità e della discriminazione che assume forme sempre nuove e molteplici, scopriamo nuove soggettività che le subiscono. Siamo persone a “cittadinanza dimezzata”, prive dei diritti che spettano alle cittadine e ai cittadini eterosessuali. Abbiamo un futuro vincolato, che non possiamo progettare con la libertà di essere cosa e come siamo, senza poterci sposare, adottare figli, unire civilmente, ereditare, con affetti ipotecati. Così come sono ipotecati la nostra autodeterminazione, il nostro lavoro, il nostro accesso ai servizi, all’abitazione, alle posizioni economiche e sociali. Fra noi sono le persone transessuali quelle che subiscono le forme peggiori e più insopportabili di discriminazione e di violenza essendo di fatto impedita loro l’attuazione del diritto/dovere costituzionale di avere un lavoro regolarmente retribuito. Elemento, questo indispensabile per consentire loro un’effettiva integrazione, che non può essere limitata al solo adeguamento dei documenti. Anche chi esprime la propria fisicità al di fuori dei canoni comuni della bellezza esteriore o di un’immagine stereotipata del ruolo di genere, subisce una grave forma di discriminazione, dovendo spesso combattere per riuscire ad emanciparsi. Un percorso di liberazione che può passare anche attraverso forme diverse di espressione del corpo, mediante la musica ed il movimento.

Seguendo luoghi fin troppo comuni, c’è ancora chi pensa che siamo persone in qualche modo “privilegiate”, con una capacità di spesa più alta. Anche fra chi ci governa, c’è chi pensa che, tutto sommato, nessuno ci discrimina. Non è vero! La nostra vita, le nostre esigenze, le nostre difficoltà, le nostre aspirazioni, in realtà, sono le stesse che hanno le persone eterosessuali che condividono con noi il nostro stesso bisogno di libertà. Un complesso sistema di regole, vincoli e tradizioni culturali, sociali ed economici impone un’idea coercitiva di normalità e ci vorrebbe tutti aderenti ad un unico modello antropologico fatto di condizionamenti sociali, giuridici e politici>, di cui finiamo per essere vittime.

Dov’è la politica?

Alla crisi della politica e delle sue formule, dei suoi luoghi e dei suoi contenuti rispondiamo che ci prenderemo quel che è nostro e che ci spetta come cittadine e cittadini di questo Paese e dell’Unione Europea, che lotteremo e incalzeremo le istituzioni senza curarci del loro colore e delle loro logiche di governo, nella convinzione che chiunque sia il governante di turno i diritti di parità e di libertà non sono materia negoziabile e si affermeranno nella loro pienezza solo attraverso il riconoscimento delle persone LGBTIQ e delle loro specificità.

Chi si dichiara paladino della libertà o pretende di collocare le rivendicazioni delle persone LGBTIQ un po’ più a destra o un po’ più a sinistra, finora ha dimostrato di non essere all’altezza dei ruoli istituzionali che di volta in volta è stato chiamato a ricoprire. La questione LGBTIQ è stata trattata come un fenomeno buono per il tritacarne dei media che polverizza le nostre storie, i nostri affetti, i nostri drammi, rendendoli il più delle volte “macchiette”, utili per alzare l’audience tanto più quanto espressione di una stravaganza, proprio perché è la nostra voglia di uguaglianza che fa paura; la questione LGBTIQ ha generato più uno sterile girotondo di polemiche che un dibattito politico serio e approfondito. Nonostante i continui richiami e le crescenti pressioni da parte dell’Unione Europea e della società civile, spesso molto più evoluta di chi esercita il potere politico, nessuna legge di prevenzione e repressione dell’omofobia e della transfobia è uscita dal Parlamento italiano, nessuna maggioranza fino ad oggi è stata capace di affermare in modo netto e determinato che le persone LGBTIQ hanno gli stessi diritti oltre che gli stessi doveri di qualunque cittadina o cittadino di questo Paese.

Riconosciamo in tutto questo l’espressione di una delle più antiche e subdole forme di controllo delle coscienze e dei corpi, attraverso la repressione della sessualità e la logica del peccato. I valori rivoluzionari ed innovatori dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam sono stati asserviti alla costruzione di sistemi di potere che si sono fatti stato e che da chiese, moschee e sinagoghe integraliste e fondamentaliste frenano l’evoluzione della società e l’affermazione del diritto all’autodeterminazione delle donne, delle persone LGBTIQ e di chi non si riconosce nelle leggi divine. Poteri irresponsabili che promuovono e rivendicano il diritto all’obiezione di coscienza per i medici delle strutture pubbliche o che mettono in discussione la funzione di prevenzione del preservativo nella diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili. Poteri che ieri come oggi si sono macchiati di crimini e nefandezze per le quali ancora aspettiamo di sentire le parole “vi chiediamo perdono.

Ai partiti  che si fanno oggetto e strumento di queste forme di condizionamento, vogliamo ricordare con forza che le istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza sono chiamate a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini ed impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la sua effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale. Prima di tornare ad essere al nostro fianco nel nostro Pride, nel Pride delle persone libere, chiediamo ai partiti di dimostrare di saper essere all’altezza del ruolo che la Costituzione gli affida: dalle aule parlamentari e consiliari, dalle loro sedi diano chiari segnali di apertura, dicano parole nette, siano coraggiosi. Siano gli interpreti delle esigenze di libertà, laicità e progresso che le persone LGBTIQ e chi le sostiene continuano a pronunciare da decenni, inascoltate.

Una battaglia di civiltà, non solo per le persone LGBTIQ

Quelle che per anni abbiamo considerato le nostre battaglie e le nostre rivendicazioni abbiamo capito che non appartengono solo a noi, ma a tutte le persone che stanno dalla parte della laicità dello stato e delle istituzioni, chiedono pari opportunità e pensano che una società è migliore solo se è migliore per tutti. Per chi la vive oggi e a chi la consegneremo domani. Una società aperta alla Classe Creativa fatta dalle minoranze che con il loro capitale umano, con il loro apporto di creatività, innovazione, professionalità, possono diventare motore di sviluppo per l’economia e il mondo del lavoro. Una società attenta ai talenti, alla tecnologia e all’integrazione come fattori di accelerazione dello sviluppo sociale e della crescita economica. Una società che diventi convivialità e armonia delle differenze, dove ogni differenza è ricchezza per tutti, anche lavorativa ed economica. Questo modello di convivenza civile che noi pensiamo e per cui lottiamo è con alta probabilità l’antidoto migliore per sconfiggere la grave crisi economica che oggi attanaglia tutti, in particolare tanti giovani cervelli costretti a fuggire dal nostro paese, oppure costretti a rimanere in casa dai propri genitori ed essere definiti “bamboccioni”. In questo momento di crisi ogni persona può donare il suo apporto solo se è pienamente sviluppata come singola sia nelle formazioni sociali, nelle nuove famiglie ove desidera svolgere la sua personalità e solo se non vi è alcun impedimento al suo pieno sviluppo e alla sua effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica, lavorativa e sociale del Paese.

Questo apre prospettive nuove ed è per noi un motivo di orgoglio: la consapevolezza di essere cittadine e cittadini a tutti gli effetti e a tutti gli affetti, non solo elettori, fedeli, lavoratori o consumatori, ma persone che rivendicano per sé e dunque per tutti gli altri la pienezza dei diritti che sono scritti nella Costituzione e nella Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e che in numerosi stati dell’Unione Europea sono già realtà.

Il Roma Pride 2010 ribadisce la sua vocazione contro ogni forma di totalitarismo di matrice teocratica, economica, politica o sociale. Afferma il carattere pacifico dell’azione politica delle realtà LGBTIQ e il ripudio della violenza in tutte le sue forme, proclamando i valori prioritari dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo quali elementi irrinunciabili delle sue lotte di liberazione.

A Roma e nel territorio del Lazio, registriamo l’assenza di provvedimenti ed iniziative delle amministrazioni locali che combattano il grave problema dell’odio omofobico e transfobico, divenuto fonte di sempre maggiore pericolo e insicurezza. Ci è molto chiaro che i rigurgiti del passato da parte di minoranze facinorose che si richiamano ad anacronistiche ideologie fasciste non sono la malattia ma uno dei sintomi di un malessere profondo della società italiana, del quale ci preoccupano la crescita e la diffusione continue. Le amministrazioni di Roma e del Lazio devono assumersi la responsabilità di intervenire localmente e nell’ambito delle loro competenze per migliorare le condizioni di vita e di salute della comunità LGBTIQ che vive nel Lazio.
La crisi economica in atto sta producendo i suoi devastanti effetti anche nella nostra Regione: la disoccupazione giovanile è salita vertiginosamente, è sempre maggiore il numero delle aziende che ricorrono alla cassa integrazione, nonché il numero di persone che rimangono escluse dal mercato del lavoro. In questo particolare contesto, le persone LGBTIQ – già prive di ammortizzatori sociali fondamentali in periodi come questi, quali >gli assegni per familiari a carico– hanno pagato e continuano a pagare un prezzo molto alto e continuano a rimanere senza alcuna effettiva protezione dalle discriminazioni sui luoghi di lavoro.
Una società in cui le donne sono considerate materiale da calendario, valutate in base alle loro misure, offese nella loro autodeterminazione genitoriale, continuamente esposte a molestie e stupri è una società malata.
Una società dove si dichiara che le cause della criminalità siano iscritte nel DNA dei cittadini di etnie e nazioni diverse e non nel loro sfruttamento, nella loro povertà, nel loro essere emarginati è una società malata.
Una società dove alcune gerarchie cattoliche, piuttosto che concentrarsi nella difesa dei diritti degli emarginati, dei poveri degli offesi, mortificano con accanimento l’essenza dello spirito cristiano sbarrando le porte ai bisogni reali delle persone, alle loro esigenze, alle loro forme di amore, e impedendone lo sviluppo pieno e sereno, è una società malata.
Una società dove il Vaticano invece di scusarsi e assumersi le responsabilità del silenzio per le colpe dei loro consacrati, che per anni nel silenzio e nella complicità hanno violentato migliaia di bambine e bambini, cerca di associare la pedofilia dei preti all’omosessualità è una società malata.
Una società dove le persone sieropositive devono nascondere la loro malattia anche alla propria famiglia e ai loro amici per paura di essere discriminati è una società malata.
Una società che non garantisce piena cittadinanza e piena dignità alle persone diversamente abili è una società malata.

Una società che non applica la propria costituzione là dove garantisce i diritti fondamentali delle cittadine e dei cittadini, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto alla felicità è una società malata.
Parità, dignità e laicità sono l’essenza delle richieste e delle esigenze di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer ed intersessuali e rappresentano le basi di una democrazia matura e progredita che il Roma Pride 2010 rivendica per il nostro Paese.
Al muro di indifferenza, di chiusura, di emarginazione noi opponiamo il nostro essere persone, cittadine, cittadini, il nostro essere famiglia, il nostro essere genitori. In questo sta la nostra rivoluzione:vogliamo che tutti si sentano parte integrante della società, con uguali diritti e uguali doveri: non vogliamo essere normali, ma persone autentiche e felici.

Cosa chiediamo

Rapporti familiari

Apertura della discussione politica e parlamentare sul tema della costituzione di nuclei familiari composti da persone dello stesso sesso (v. sent. Corte Costituzionale 138/2010). La discussione e la conseguente azione politica e legislativa dovranno tener conto delle seguenti necessità:

Matrimonio civileper le coppie formate da persone dello stesso sesso
Regolamentazione della co-responsabilità genitoriale del partner dello stesso sesso, anche se non è il genitore biologico
Opportunità di adozione di minori per le coppie formate da persone dello stesso sesso e per i singoli, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e dalla loro identità di genere, da valutarsi nell’interesse esclusivo dei diritti del minore

Riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili e loro accessibilità anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso.

Pari diritti ed opportunità

Il Parlamento italiano deve impegnarsi a dare piena attuazione ai principi costituzionali e alle Direttive europee in materia di pari dignità ed uguaglianza, con particolare riguardo a:

  • applicazione anche alle persone intersessuali e a quelle che compiono la transizione di sesso della direttiva europea 207/76 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di accesso al lavoro, formazione e promozione professionali, condizioni di lavoro (sentenza della Suprema Corte Europea del 30/4/96);
  • recepimento della Direttiva europea che garantisce la libertà di movimento dei cittadini europei (38/00), in modo da salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative degli stati membri dell’Unione;
  • salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative negli stati extracomunitari che abbiano una qualunque forma di regolamentazione per le coppie dello stesso sesso;
  • rimozione delle discriminazioni verso le persone LGBTIQ e le coppie formate da persone dello stesso sesso, sia in ambito sanitario, sia ai fini della tumulazione;
  • favorire, anche attraverso strumenti quali la defiscalizzaione, le assunzioni di persone transessuali o transgender da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni con ruoli e stipendi coerenti con il tipo di lavoro svolto e comparabili con quelli dei loro colleghi;
  • riattivazione delle campagne ministeriali d’informazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, garantendo i diritti delle persone sieropositive;
  • modifica della legge 40 per consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne e alle coppie formate da persone dello stesso sesso;
  • introduzione di disposizioni e normative che garantiscano l’erogazione gratuita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per le cure e le terapie necessarie alla transizione di genere e per l’assistenza alle persone intersessuali;
  • ensibilizzazione ed informazione sulle tematiche inerenti l’intersessualità nelle sue diverse forme, allo scopo di costruire una società accogliente e non discriminante, dove alla persona sia garantito un armonioso ed equilibrato sviluppo, soprattutto in funzione delle proprie scelte, del proprio orientamento sessuale e della propria consapevolezza di genere. In particolare, chiediamo che non vengano più praticate assegnazioni di sesso >fino a che la persona non abbia la facoltà di esprimersi in merito e non sia in grado di dare il proprio consenso informato ad eventuali trattamenti chirurgici
  • cambio anagrafico del nome proprio e dell’identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici, sia per le persone in transizione sessuale, sia per le persone intersessuali;
  • introduzione di identificativi di genere specifici come opzione per le persone transessuali, transgender e >intersessuali che desiderino avvalersene, da usarsi in tutte le possibili aree di applicazione (questionari, rilevazioni, registrazioni, ecc.)

Prevenzione e rimozione delle discriminazioni in materia di orientamento sessuale ed affettivo e identità di genere

In Italia le persone LGBTIQcontinuano a subire discriminazioni in famiglia, sul lavoro, nella scuola, nella società senza potersi avvalere di alcun strumento giuridico specifico che le tuteli. Questo nonostante esistano pronunciamenti del Parlamento Europeo e della Suprema Corte Europea (direttive 207/76 e 78/00, risoluzione gennaio 2006, sentenza del 30/3/06). Per questa ragione è indispensabile che il Parlamento ed il Governo italiani intervengano attraverso:

  • una legge di prevenzione e lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed affettivo e sull’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone LGBTIQ.
  • l’estensione della legge Mancino (n. 205/93) all’orientamento sessuale e all’identità di genere;
  • la pianificazione ed il finanziamento di specifiche campagne ed iniziative di informazione tese a contrastare il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni, soprattutto attraverso interventi nelle scuole e promozione di buone pratiche;
  • la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, che deve tenere in considerazione la necessità di eliminare le nuove forme di discriminazione introdotte nel frattempo (ad esempio, le persone gay, lesbiche e transessuali che operano nelle forze armate, nei corpi dello stato e nelle forze dell’ordine);
  • l’estensione delle norme che tutelano le lavoratrici e i lavoratori dalla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere a tutte le tipologie di contratti di lavoro/li>
  • l’introduzione del >diritto al risarcimento delle persone transessuali che fino al 1982 sono state sottoposte a regime carcerario per la loro diversa identità di genere e l’abrogazione dell’Articolo 85 del Decreto 773 del 1931 (sul camuffamento ed il mascheramento in pubblico);>
  • il rafforzamento del ruolo dell’Italia per il rispetto dei diritti umani nel mondo, in particolare attraverso il massimo sostegno alla proposta di legge depositata dall’ONU per l’abolizione della pena di morte e per la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità.
  • Il perfezionamento dell’applicazione della direttiva europea 85 del 2005 riguardo allo status di rifugiato anche per le persone perseguitate a causa del loro orientamento sessuale e affettivo o per la loro identità di genere;
  • la riforma delle disposizioni in materia di sicurezza affinché sia possibile ed agevole denunciare le situazioni di sfruttamento ed accertarsi del rispetto dell’identità di genere nei casi in cui le persone immigrate siano sottoposte a provvedimenti restrittivi della libertà.

Richieste specifiche per il territorio del Lazio

Molte delle richieste delle persone LGBTIQ richiedono l’intervento del Parlamento, ma, a livello territoriale, Regioni, Provincie e Comuni hanno rilevanti competenze e possono intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone LGBTIQ. In particolare, nell’ambito del territorio del Lazio riteniamo necessario:

  • costituire gruppi di lavoro presso Consigli o Giunte che sviluppino un rapporto di dialogo e di confronto costante con l’universo LGBTIQ
  • migliorare i servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili. Un particolare riguardo va riservato alle persone sieropositive all’HIV o affette da AIDS, per le quali vanno migliorate le strutture ospedaliere, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali.
  • rimuovere le discriminazioni e assicurare pari opportunità in materia di occupazione e di condizioni di lavoro per tutto il personale delle istituzioni locali e degli enti ad esse collegati (attuazione del D.LGS 216/03 e della Direttiva 2000/78/CE).
  • adottare una legge regionale contro l’omofobia e le discriminazioni, che dia attuazione alla mozione approvata a settembre 2009, in attesa che il Parlamento affronti e risolva la questione. Gli interventi devono riguardare principalmente la formazione degli operatori pubblici, l’informazione nelle scuole e campagne locali in collaborazione con le associazioni, la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare devono essere oggetto di specifici interventi le forme di bullismo omo-trans fobico, l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili;
  • attivare case di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento, nell’ambito di specifici piani di intervento per il loro sostegno;
  • garantire la gratuità delle terapie e di ogni forma di assistenza per le persone che intraprendono la transizione di genere e le persone intersessuali
  • socializzare la memoria storica delle persone LGBTIQ che furono perseguitate durante i totalitarismi, sia attraverso la costruzione di un monumentoad esse dedicato, sia attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturalicollegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTIQ anche nel presente.

Gran parte degli interventi indicati può trovare applicazione anche all’interno di una legge quadro regionale dedicata proprio al tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere che perseguirà questi obiettivi:

Libertà di espressione:

  • garantire l’autodeterminazione in tema di orientamento sessuale e di identità di genere, per superare le discriminazione a questi collegate;
  • garantire parità di condizioni agli interventi e ai servizi compresi nella competenza legislativa regionale;
  • estendere la competenza del difensore civico ai casi di discriminazioni motivate da orientamento sessuale o identità di genere.
  • Lavoro, impresa, formazione ed integrazione sociale:

  • rimuovere le discriminazioni relative all’accesso al lavoro, anche favorendo l’inserimento e la formazione per le persone discriminate;
  • promuovere lo sviluppo di una cultura professionale correlata all’acquisizione positiva dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere;
  • incentivare le aziende all’assunzione di persone LGBTIQ;
  • promuovere l’imprenditorialità LGBTIQ come motore di sviluppo sociale, creatività, innovazione, crescita economica e del mondo del lavoro
  • dare attuazione alla normativa comunitaria per quanto di competenza regionale coinvolgendo le associazioni rappresentative;
  • promuovere l’adozione da parte dei dipendenti delle amministrazioni di linguaggi e comportamenti ispirati alla considerazione e rispetto per ogni orientamento sessuale e identità di genere, intervenendo con attività di formazione del proprio personale;
  • assicurare parità d’accesso ai servizi pubblici e privati e alle prestazioni erogate; riconoscere il diritto all’abitazione alle persone e alle famiglie, per rimuovere le cause che determinano disuguaglianze e disagio.
  • Sanità ed assistenza

    • garantire che siano le persone designate dal paziente a prestare assistenza in ogni fase della degenza, indipendentemente dai legami di parentela legale;
    • le aziende sanitarie locali devono assicurare interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli alla libertà di scelta ed espressione circa l’orientamento sessuale o l’identità di genere.

    Informazione e cultura:

    • assicurare il monitoraggio dei contenuti della programmazione televisiva e radiofonica rispetto alla pari dignità riconosciuta agli orientamenti sessuali e all’identità di genere;
    • assicurare spazi di informazione ed espressione su questi temi;
    • dedicare attenzione agli aspetti culturali del mondo LGBTIQ incentivando, sviluppando, sostenendo – anche con lo stanziamento di risorse economiche – progetti per la realizzazione di spazi culturali, mostre, giornali, case editrici, cinema, teatro e di tutte quelle forme artistiche che si propongono di diffondere una comunicazione scevra da pregiudizi;
    • promuovere attività culturali, turistiche e commerciali aperte ai diversi stili di vita per superare le discriminazioni nei pubblici esercizi e nei servizi turistici e commerciali, promuovere il confronto culturale sulle tematiche familiari per favorire l’eguaglianza di opportunità nell’assunzione del ruolo e della responsabilità genitoriali;
    • attivare campagne di comunicazione per accrescere l’attenzione su questi temi per fornire tutte le informazioni utili e necessarie per la tutela dei diritti in tema di parità di trattamento e contro ogni forma di discriminazione.

    Interventi in favore delle famiglie

    Le istituzioni locali del Lazio, dove sussiste una delle maggiori realtà metropolitane italiane, devono adoperarsi per sostenere la famiglia recependo la definizione che ne dà il DPR 223/89 (art.4: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”). Con tale definizione, si ricomprendono infatti nel concetto di famiglia anche le coppie di persone dello stesso sesso conviventi e ad esse si attribuiscono i medesimi diritti che hanno tutte le famiglie formate da persone di sesso diverso. Tale definizione è già stata recepita in altre realtà italiane (per es. dal Comune di Venezia nella delibera per l’accesso al Bando per l’assegnazione di alloggio pubblico D.G.217 del 11/02/2010 e nel Regolamento per l’erogazione di interventi di natura economica di competenza delle Municipalità approvata con D.G. 312 del 12/03/2010).

    Vetero Cattolici: una chiesa giovane, coraggiosa e determinata

    Il Roma Rainbow Choir all'ordinazione di Maria Vittoria Longhitano

    Il Roma Rainbow Choir all'ordinazione di Maria Vittoria Longhitano

    Pubblicato anche su L’Inkontro e sul mio profilo facebook.

    22 maggio 2010. Una data che potrebbe fare la storia. In una splendida giornata di sole, di quelle che solo a Roma se ne possono vedere, nella Chiesa Anglicana All Saints’ è stata ordinata sacerdote della Chiesa Vetero Cattolica dell’Unione di Utrecht Maria Vittoria Longhitano, insegnante, siciliana, sposata. Una donna, sacerdote con una bella famiglia e un lavoro come tanti altri. Quello che fanno tutti i sacerdoti e i diaconi di questa confessione religiosa vicina ed in comunione con la Chiesa Cattolica Romana, ma decisamente più avanti di essa rispetto a tanti aspetti.

    Una chiesa che accoglie le persone divorziate e consente loro di contrarre nuovamente un matrimonio sacramentale. Dove sono bene accolte le persone omosessuali e transessuali, che possono far benedire le loro unione in una sorta di matrimonio. Dove si accede alla partecipazione solo da adulti, con solenni dichiarazioni e dopo un cammino di preparazione e di approfondimento. Una Chiesa dove il clero lavora e presta il suo servizio sacerdotale nel resto del tempo e dove si considera molto importante che chi amministra i sacramenti viva la stessa vita che vivono i fedeli, dunque lavoro e famiglia.

    Eppure è una Chiesa Cattolica pur non essendo romana. Una chiesa, anzi, in qualche modo temuta da Roma, proprio perché capace accogliere e di comprendere molto più di quanto la sorella maggiore faccia. Dunque una pietra di paragone, piccolina, ma scomoda, proprio perché non teme e osa. Infatti è proprio a Roma che ha deciso di ordinare Maria Vittoria Longhitano, alla presenza del Vescovo Fritz René Muller del suo Vicario e della presbitera di Roma (ma ordinata in Germania) Teodora Tosatti, anche lei sposa, madre e lavoratrice.

    D’altra parte, l’espressione “Vetero-cattolica” esprime proprio l’intento di un ritorno alle originarie fonti cristiane di una Chiesa che nasce nel 1870, quando molti studiosi rifiutano di sottomettersi ai nuovi dogmi imposti dal Concilio Vaticano I: infallibilità del papa e suo potere di governo (giurisdizione universale) sulla Chiesa intera. Fin dall’inizio, la Chiesa Vetero Cattolica ha avuto consapevolezza della sua triplice vocazione: opporsi alle crescenti pretese di Roma, presentare una Chiesa da un lato più fedele alle origini e dall’altro capace di applicare il Vangelo oggi, impegnarsi nell’ecumenismo.

    L’ordinazione è stata dunque un evento che travalica il semplice ambito religioso e innesca una miccia politica. Una donna sacerdote nella chiesa cattolica e consacrata a poche centinaia di metri da S. Pietro testimonia la necessità e insieme la capacità e la possibilità di emancipare la Chiesa da una visione tradizionalista e conservatrice e farla diventare umana, calata nelle vicende del presente e della storia. Una testimonianza del riconoscimento della parità sostanziale della donna rispetto all’uomo, ottenuta anche nell’ambito della spiritualità, materia troppo spesso dominata dalla presenza di figure maschili.

    Un commento a parte meritano i testi delle letture della cerimonia, nelle quali il profeta Isaia (61, 1-6) annuncia la liberazione degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, la consolazione degli afflitti e preconizza che saranno degli stranieri e pascere le greggi e figli di stranieri ad essere contadini e vignaioli. Incredibile, infatti, come questa testimonianza, anzi questa profezia millenaria, mantenga tuttora inalterato il suo smalto di modernità e sembri parlare proprio a noi, che ci troviamo in un’Italia che sembra sorda alle richieste degli stranieri in casa sua e indifferente alle difficoltà dei suoi cittadini.

    Non è certo questa la sede per una meditazione teologica e storica su questo aspetto, ma si fa fatica a rimanere indifferenti a queste parole. Non resta dunque che augurare alla Chiesa Vetero Cattolica e alla sua nuova presbitera ogni bene, nella speranza che esse siano capaci di portare luce, là dove oggi è difficile scorgerla.

    http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3176:-maria-vittoria-longhitano-la-prima-donna-sacerdote-&catid=36:lanima-e-il-corpo&Itemid=76

    Guido Allegrezza sostiene Blocco Studentesco: smentita

    In calce all’appello della sinistra per consentire la manifestazione di Blocco Studentesco del 7 maggio 2010 appare la mia firma. Frutto di un equivoco qui di seguito spiegato, confermo che non ho sottoscritto quell’appello. Più oltre alcune considerazioni frutto del dibattito che nelle ultime ore si è sviluppato su questo tema.

    Contattato nella mattinata del 6 maggio, ho detto che avevo firmato l’appello degli studenti di parte avversa.

    La fonte ufficiale, il comunicato pubblicato sul sito di Blocco Studentesco evidenzia in tutta chiarezza che il mio nome non figura (neanche quello di Carlo Grassi, erroneamente diffuso come il mio, in altri siti)

    Non credo ci sia altro da aggiungere.
    __________________________
    Per completezza trascrivo gli sms, così che legge può avere il quadro completo

    6/5/10 9:48
    (senza nome): chiedo se vuoi sottoscrivere in qualità di artista l’appello per la libertà a manifestare del “Blocco Studentesco”. Considera pro e contro. Rispondi Si via SMS

    6/5/10 9:52
    IO: Ho già sottoscritto come esponente politico. Sono Guido Allegrezza di Sinistra Ecologia e Libertà

    6/5/10 9:55
    (senza nome): Ah scusami. Non ho sottomano la lista aggiornata. Grazie. Sono xxx CP e Circolo Futurista Roma

    6/5/10 9:58
    IO: Ciao, scusami, ma avevo capito male

    6/5/10 10:00
    IO: Ho sostenuto l’appello di parte avversa

    6/5/10 10:02

    (senza nome): Ok ho capito

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    La questione Casa Pound e aggregati si sta avviando, seriamente, a diventare un problema di sicurezza (nazionale).

    Quando chi pretende di manifestare liberamente (e giustamente) nelle strade di Roma, una settimana prima, dieci giorni prima, assume comportamenti violenti e aggressivi non prontamente repressi (come dovuto) da rettori e presidi, fa emergere una contraddizione che è politica, ma soprattutto un problema di sicurezza. Mentre è del tutto normale e sano che si dibatta sul se e sul perché e sul senso dell’antifascismo del III millennio (visto che qualcuno ormai ci spaccia il nuovismo del fascimo del III millennio come un novità storica e politica senza confronti), non dovrebbe essere in discussione che chi è violento e costituisce una concreta MINACCIA alla sicurezza fisica di altri cittadini e delle istituzioni (ricordiamo le minacce a Peciola e Pedica) dovrebbe essere trattato come tale: una minaccia richiede comportamenti e misure straordinarie. Per questo, pur essendo uno che non ha NESSUNA PAURA di confrontarsi su valori, idee, politiche e strategie faccia a faccia con chiunque, ho sostenuto l’appello degli studenti medi e universitari per impedire lo svolgimento di una manifestazione da parte di soggetti che ormai considero PERICOLOSI per la civile convivenza e la democrazia.

    In questo senso, non considero intrinsecamente sbagliato l’appello di Sansonetti ed altri, ma non lo condivido (e contrariamente a quanto sbandierato da alcuni noti detrattori di SEL) e dunque non l’ho sottoscritto.

    Ritengo però, che a fronte della querelle che ne è venuta fuori, sarebbe utilissimo aprire un dibattito storico, culturale e politico sul tema del fascismo e dell’antifascismo moderni proprio perché questo dibattito consentirebbe di risolvere une delle questioni più serie che si prospettano di fronte ad una sinistra che si vuole nuova e proiettata al futuro.

    Il mio minuscolo contributo l’ho dato ormai tempo fa proprio in questo blog e sono pronto ed interessato ad approfondire con chi ha certamente più cultura e visioni politiche più ampie delle mie.

    River intervista Luigi Nieri

    River, popolarissimo blogger dalla blogosfera GLBTQI, ha intervistato Luigi Nieri, dopo le elezioni regionali del Lazio. Per chi non ha voglia di cliccare, eccola qui:

    Diritti GLBT, nel Lazio – e non solo in questa Regione – la strada è in salita. Un obiettivo realistico da conseguire durante i prossimi cinque anni da consigliere.
    Saprai certamente che ho sottoscritto la piattaforma programmatica “Testimoni di Civiltà”, che Queer SEL Lazio ha proposto a tutti i candidati di SEL alle ultime elezioni regionali e alla quale quasi tutti hanno aderito. Ho inserito per intero, inoltre, ‘Testimoni di Civiltà’ nel mio “wikiprogramma” nella sezione dedicata ai diritti delle persone. Mi piacerebbe poter realizzare tutto quello che c’è scritto in quella piattaforma che contiene obiettivi concreti e di stretta competenza della Regione. Prevedo, però, che ciò sarà molto difficile con l’attuale Governo regionale di centrodestra. In questo momento ritengo di straordinaria importanza concentrare l’impegno su una legge regionale contro le discriminazioni, per dare attuazione alla mozione che approvammo nella passata consiliatura. Mi piacerebbe anche arrivare a costruire un monumento a Roma, dedicato alle persone LGBTQI, non solo italiane, perseguitate durante i totalitarismi e che tutt’oggi sono soggette a violenza e discriminazione. A pensarci bene, si tratta di due obiettivi piuttosto ambiziosi.

    Renata Polverini si è espressa più volte su unioni di fatto e gay pride. Sarà la presidente di tutti?
    La nuova Presidente della Regione Lazio sarà fortemente condizionata dalle forze politiche che le hanno consentito di raggiungere questo traguardo. Basta pensare al dietro front frettoloso e imbarazzante cui è stata costretta non appena ha accennato al tema delle unioni di fatto. Con una battuta, direi che sarà certamente la Presidente di tutti coloro che l’hanno votata. Non credo che sarà la Presidente delle cittadine e dei cittadini del Lazio.

    C’è qualcosa che Piero Marrazzo poteva fare, per la causa GLBT, e non ha fatto?
    Si, certo. Così come abbiamo varato la legge regionale sull’immigrazione, dando prova di coraggio e di lungimiranza, potevamo arrivare ad avere una legge regionale contro le discriminazioni, soprattutto quelle basate sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale. Depositai una specifica proposta di legge in Consiglio regionale che non ha mai visto la luce per il veto di alcune forze politiche. Se la coalizione avesse avuto un po’ più di coraggio oggi ci troveremmo a parlare di una Regione all’avanguardia sul fronte dei diritti civili.

    Da molte parti – dalla blogosfera alla stampa cittadina – si parla di un allarme omofobia, a Roma, sulla base delle aggressioni nei confronti dei gay. Lei vede dei rigurgiti omofobi nella nostra città?
    Le vedo inserite in un contesto di deterioramento non solo della società, ma della politica stessa. La destra agita il fantasma della “deviazione dalla normalità” per far passare ogni forma di provvedimento repressivo e autoritario. E questo processo purtroppo, continuerà per parecchio tempo. Le aggressioni omofobe e l’atteggiamento complessivamente violento e di rifiuto per le tematiche del transessualismo e del transgendersimo sono la conseguenza diretta di questo stato di cose. La recrudescenza della violenza politica, che trova nei barbari episodi di aggressione nelle università della nostra regione le più recenti conferme, mi preoccupa e mi fa pensare che è probabile che assisteremo a nuove e più gravi forme di violenza nei confronti delle persone LGBTQI proprio quando si avvieranno tutte le iniziative del Roma Pride e partiranno i ritrovi estivi. Credo che il Sindaco Alemanno e le forze dell’ordine dovrebbero muoversi subito e coordinarsi con le associazioni LGBTQI della Capitale per evitare che si ripetano accoltellamenti e pestaggi.

    Il Pd nel Lazio è davvero messo così male come sembra a molti suoi elettori?
    Non spetta a me fare l’analisi del voto di una forza politica a cui non appartengo. Posso solo dire che il Progetto di Sinistra Ecologia Libertà, al quale mi sto dedicando, sta raccogliendo sempre più simpatia e consensi proprio perché riesce a intercettare e interpretare le esigenze di un popolo della sinistra sempre più sfiduciato. Su un piano politico credo che in questa ultima campagna elettorale, prima, durante e dopo, il Pd sia stato piuttosto debole. Di fronte alla crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese servono idee innovative e radicali. Solo così si può fronteggiare questa destra conservatrice e retrograda. Di fronte al razzismo istituzionale, l’attacco ai diritti, l’approvazione di leggi liberticide, o ad personam, non esiste alcuno spazio per le riforme condivise.

    Il Lazio sarà mai pronto per un amministratore dichiaratamente omosessuale? Un Nichi Vendola in Comune, Provincia o Regione?
    Penso che le qualità di un buon amministratore non abbia nulla a che fare con l’orientamento sessuale, con l’identità di genere e con i comportamenti sessuali delle persone. Sarebbe un bene che dall’universo delle persone LGBTQI emergessero figure che, in prospettiva ed in piena trasparenza, si proponessero di arrivare ai vertici della regione o almeno nella giunta o nel consiglio. Personalmente, non ho e non ho mai avuto nessuna esitazione a sostenere chi dimostra competenza e passione.