Archivio Mensile: aprile 2010

La sinistra ricominci dalle parole

Pubblicato anche qui.

Ringrazio per lo spazio che L’INKontro ha voluto dedicare a questa iniziativa di rilancio dell’azione politica di SEL, ovvero di alcuni suoi aderenti, e di persone che ad essa si sentono vicine, pur non aderendo formalmente. Il tema della “narrazione”, si coniuga con la ricerca, anzi con il recupero del significato profondo delle parole che furono bandiere per la sinistra italiana.

Uno dei nostri compiti è di ridonare alle parole non solo i significati che ad esse sono propri semanticamente, ma tutto quell’alone di suggestione e di emozione che ne può fare interi concetti.

Vorrei lanciare, dunque, da queste righe telematiche una sfida, in particolare alle Fabbriche di Nichi, che sono vere fucine di creatività e passione. Io comincio con qualche suggestione, aspettandomi che chi è più giovane di me sappia arricchirla oltre la mia visione forse troppo ancorata agli scorsi decenni, proiettandola verso il futuro e ricostruendo un pirmo “set” di parole per la nuova sinistra.

IMMIGRATO. Oggi all’immigrato si associa automaticamente la parola PERICOLO, chiave di volta del “detournement” che ha portato al pacchetto sicurezza della destra. Io penso che la parola immigrato si dovrebbe coniugare con la parola ACCOGLIENZA. Non l’accoglienza pietosa a chi ha patito e umanamente soffre, ma quella di una società civile che accoglie e SI PRENDE CURA di chi è qui principalmente per lavorare e che ha diritto allo stesso trattamento che hanno i lavoratori italiani, ad avere parità di accesso ai servizi pubblici, accoglienza per la sua cultura. Sì, perché IMMIGRATO è anche, e forse soprattutto, INCONTRO DI CULTURE.

FLESSIBILITA’. Parola e “status” che diventato il mantra dei nuovi profeti dell’economia. Il tentativo è quello di farla passare per una NECESSITA’ per il nostro mercato del lavoro. Per noi, senza ipocrisie, FLESSIBILITA’ è parente stretta di PRECARIETA’ e di SCHIAVITU’. E credo che io, come altri nella mia situazione, dal nostro/mio posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, non possiamo che immaginare solo pallidamente che cosa significhi avere non la precarietà, ma la schiavitù come prospettiva di vita.

E questi sono solo un paio di esempi. Come dicevo, la sfida è virtualmente indirizzata alle Fabbriche di Nichi, ma è aperta a chiunque voglia partecipare a costruire le fondamenta sulle quali far crescere il nostro sogno di sinistra

Tempo di 8×1000

Grazie agli amici del Vernacoliere… e l’8×1000 si dà alla Chiesa Valdese!

Avanti, verso sinistra

Per sapere la sede della riunione che si terrà mercoledì 14 alle ore 17, fate riferimento a questo evento su Facebook:  AVANTI, VERSO SINISTRA

Articolo pubblicato anche qui, con un’appendice.

Avanti, verso sinistra

Parole. Parole ed azioni. Belle parole e buone azioni. Quando si parla di “nuova narrazione” della Sinistra il riferimento al bello e al buono dovrebbe essere immediato.

Oggi c’è ancora chi si rifugia solo nelle parole, spegnendone il significato più profondo ed evocativo, a volte usandole al contrario. È così che la netta sconfitta del Centro Sinistra diventa, in una prospettiva distorta, parte di una vittoria o di una “tenuta” alla temperie che ha investito, travolgendolo, l’intero Centro Sinistra.

Una sconfitta nei numeri che è prima di tutto un nuovo capitolo di una serie storica di sconfitte e di rinunce culturali, esito ineludibile di un processo di allontanamento lento e progressivo fra le esigenze ed i bisogni di una società in mutazione profonda ed una militanza politica in regresso, votata all’ottundimento dei sensi. Cecità progressiva, sordità progressiva, silenzi progressivi: il gelo dei sensi con cui la sinistra ha risposto ad una società lacerata da contraddizioni epocali e dai fendenti di un’economia che vince sulla politica, facendo troneggiare il profitto sulla persona, sulla cultura, sull’ambiente, sulle comunità. Chi attendeva un segnale del declino del modello che oggi vince si sorprende, ma ingenuamente. Ha vinto l’unica opzione in campo, l’unico progetto politico e culturale capace di costruire un linguaggio e un immaginario: ha vinto Silvio Berlusconi. Il berlusconismo non inganna nessuno, non vende fumo. E’ la solida realtà che anima una società in cui chi ha l’amico giusto ce la fa, se stai al tuo posto puoi essere felice con poco, se arrivi nei luoghi di comando fai come vuoi. Questo non è fumo, non è il nulla. E’ solo la parte peggiore dell’italiano medio.

Dominati da una ingiustizia di classe, guardiamo esterrefatti la subalternità di pezzi eccedenti di società e ci limitiamo a resistere di fronte a politiche razziste e classiste. Rincorriamo la destra anche su temi che storicamente segnano la cultura della sinistra. Continuiamo a pensare che il successo della Lega sia dovuto alla sua capacità di “presidiare” il territorio, ignorando la potenza dell’effetto delle sue parole di odio e di divisione lanciate in una società frammentata, individuale e profondamente egoista.

Terra di storia plurimillenaria, culla della civiltà del diritto, il Lazio è oggi tornato nelle mani di chi continuerà l’opera distruttiva intrapresa dalla Giunta Storace: creare le condizioni affinché la privatizzazione massiccia della sanità diventi una soluzione inevitabile, stuprare il territorio con tonnellate di cemento ed asfalto, sogni faraonici di nuove strade e di nuove infrastrutture che deturperanno uno degli arenili più belli e maltrattati del Mediterraneo, continuare ad occuparsi dei beni culturali come mera emergenza, supplendo ai tagli nel settore con sponsor privati, magari amici (come annunciato dal Sindaco Alemanno dopo il recente crollo della Domus Aurea), prevedere deportazioni di massa di cittadini di etnie “non conformi” per chiudere una buona volta il problema del conflitto culturale ed etnico a danno, ovviamente, di chi, “esterno” e “diverso”, non deve turbare l’armonia del mito di Roma Caput Mundi.

Quelle mani rapaci taglieranno i germogli che negli ultimi cinque anni, con la Sinistra al governo nel Lazio, erano riusciti a spuntare in una pianta salvata in extremis: partecipazione, reddito di cittadinanza, trasparenza e razionalizzazione della spesa. Buone azioni coniugate a belle parole, che però non sono riuscite ad emergere come temi centrali della proposta di governo del Centro Sinistra.

Da questa piena consapevolezza si dovrebbe trarre la forza per interpretare questo periodo post-elettorale come l’anno zero. La fine e l’inizio. Da questa sconfitta, da questo “mancamento dei sensi”, abbiamo il dovere di imparare. Le elettrici e gli elettori, le cittadine ed i cittadini del Lazio hanno parlato forte e chiaro astenendosi o non raccogliendo l’invito a votare a sinistra.

Di Sinistra Ecologia Libertà possiamo dire che ha tenuto, grazie agli sforzi generosi delle compagne e dei compagni che hanno dato vita ad una campagna elettorale difficile, recuperando entusiasmo, energia e una creatività sorprendente, che hanno premiato e indicano una strada sulla quale sarebbe fallimentare non incamminarsi.

L’esperienza che è partita con la forte richiesta di primarie per la scelta del candidato Presidente, nel tentativo disperato di richiamare la coalizione ad un appuntamento essenziale che avrebbe potuto dare un segno completamente diverso alla campagna elettorale, si è scontrata con l’atteggiamento ostile e l’impotenza politica del Partito Democratico, che porta pesanti colpe nell’insuccesso elettorale, ma anche di quasi tutti gli altri partiti del Centro Sinistra.

Con senso di realismo, lealtà e responsabilità, quando è stato chiaro che non c’erano le condizioni per fare le primarie di coalizione, quell’esperienza si è posta come sprone per Sinistra Ecologia Libertà del Lazio a superare la fase di stallo che ha portato ad un grave ritardo nell’avvio della fase pre-elettorale e a scelte che mal si addicono a chi si richiama alla volontà di sperimentare nuove pratiche e dare risposte nuove, superando schemi ormai obsoleti e soluzioni improponibili.

Quella stessa esperienza ha poi continuato a vivere con un intenso lavoro di rapporto e di relazione con il territorio, punto di arrivo di un percorso di ricostruzione della politica e del rapporto con la cittadinanza. Una formula che ha dimostrato di funzionare e di consentire a Sinistra Ecologia Libertà del Lazio di esserci e di continuare il suo percorso di costruzione e di crescita. Una formula di successo basata su alcuni elementi essenziali che vanno dalla capacità di dare corpo alle parole e alle idee che si sostengono (altraeconomia, partecipazione, razionalizzazione e controllo della spesa, ecc.), ad una fitta rete di amministratori che hanno condiviso pratiche e obiettivi, da una rete di militanti politici al collegamento con esperienze concrete di impegno civico, esprimendo complessivamente una capacità di comunicare basata su solide professionalità e sulla creatività nell’utilizzo dei più moderni sistemi di comunicazione e di relazione in rete.

Un’esperienza di profondo coinvolgimento che continuerà a svilupparsi intrecciandosi con l’esperienza delle Fabbriche di Nichi e l’emozione che esse hanno suscitato, luoghi di nuova pratica politica, animati da belle parole e buone azioni, spazi aperti che superano le categorie tradizionali della politica, amalgamando la militanza e le appartenenze in una nuova forma di partecipazione, arricchita dalla consapevolezza del fare e dell’essere politica come cura dell’interesse collettivo.

Che le vecchie forme della politica organizzata siano attrezzi inadeguati ad affrontare la complessità della società del nuovo millennio è un fatto che in molti hanno sottolineato da tempo. Non è qui la novità. La novità sta nell’esperienza pugliese, che ci mette di fronte la possibilità concreta del cambiamento, di un nuovo inizio. L’errore più grande che si può fare, tuttavia, è quello di pensare che occorra semplicemente fare un’operazione di paste and copy e riportare anche sul nostro territorio il modello Puglia. Allo stesso modo sarebbe sbagliato attingere solamente ai loghi e alle parole dell’esperienza di Nichi Vendola: sarebbe desolante vedere circoli di partito, così come realtà della sinistra non istituzionale, cambiare insegna e diventare “fabbriche”.

L’opportunità di un nuovo inizio passa attraverso la capacità di cogliere il senso della nuova narrazione della politica in atto in Puglia. Le fabbriche di Nichi non sono circoli di partito, non sono centri sociali, non sono associazioni né comitati di quartiere. Sono “Oggetti della Politica non Identificati”, autonomi dai partiti ma connessi con l’esperienza di governo di Vendola e quindi con la politica, attraverso la capacità di coniugare l’efficace utilizzo dei nuovi strumenti che la rete offre in materia di comunicazione, organizzazione e cooperazione, alla capacità di “abitare attivamente” il territorio. Web community e comunità locali sono l’anima dell’esperienza pugliese. Insieme ad un nuovo linguaggio e ad una rinnovata cultura del fare.

E dunque è da questi segnali positivi che la società ci lancia che dobbiamo ripartire, rinnovandoci nei linguaggi, nelle pratiche. Nelle parole e nelle azioni, che devono tornare ad essere belle parole e buone azioni “seminate” nella società, nei suoi luoghi, nelle sue genti, nelle sue attività, e devono recuperare il collante della partecipazione che va stimolata usando tutte le forme che la tecnologia ci mette a disposizione. La partecipazione diretta deve essere determinante nel costruire la nuova classe dirigente della sinistra e nel far vivere i luoghi del dibattito sociale, culturale e politico.

Proiettarsi all’esterno è un processo non facile e non agevole che richiede umiltà, impegno e capacità di mettere in discussione prima di tutto se stessi, ruoli, abitudini, storie. La sfida non sarà fare di Sinistra Ecologia Libertà, nel Lazio e in Italia, un partito con un’accattivante offerta politica da spendere nelle competizioni elettorali, ma fare sì che Sinistra Ecologia Libertà sia protagonista della costruzione dell’alternativa che prende forma e diventa pratica quotidiana, prima ancora che programma.

Dobbiamo saper interpretare questo difficilissimo nuovo inizio attraverso la disponibilità a cambiare per primi noi, ritrovando le parole, le connessioni sentimentali con le comunità, costruendo un vocabolario della “anomalia” che ci porti a ragionare di “legalità” al di fuori e contro l’insopportabile dialettica tra “guardie e ladri” che ha egemonizzato il nostro paese.

Il tema dell’alternativa non si può più porre astrattamente come alternativa “ideologica” rispetto alla destra, quanto piuttosto come diverso modo di intendere la politica nella società che cambia e che rifiuta l’offerta tradizionale, anche rispetto al Centro Sinistra. Alla politica che vende bene bei sogni, dobbiamo contrapporre le buone pratiche politiche come strumenti affinché un sogno collettivo convinca e prenda piede nella società, la trasformi avendo come punto di arrivo la realizzazione di quel sogno. Dunque non una dimensione di sterile rappresentanza, ma espressione vitale e dinamica di una parte della società e della sua voglia di cambiare, non egemonie culturali da realizzare per “dominare e condizionare” con il rischio di ricadere nella logica degli interessi e delle oligarchie.

Per questo, continueremo ad impegnarci per dare corpo ad una visione collettiva, ad un racconto che avvinca e a comportamenti che convincano, dando spazio alle persone che in questo progetto si riconosceranno, proponendo loro luoghi aperti al confronto, all’iniziativa e alla partecipazione. Se non riusciremo a codificare tutto ciò in uno degli schemi esistenti, saremo sulla buona strada.

Perché riconoscersi nelle belle parole fa bene tanto quanto praticare le buone azioni.

Guido Allegrezza
Luana Di Molfetta
Patrizio Gonnella
Livia Potolicchio
Luciano Ummarino

Per sottoscrivere il documento: allegrezza@gmail.com

Cosa serve al PD? Ma il PD ci serve?

SinistraOggi su Facebook un amico si interrogava, coinvolgendo anche Cristiana Alicata, su cosa serva al PD per sopravvivere. Alcune delle sue riflessioni, in particolare alcune delle sue conclusioni, mi convincono, meno il percorso intellettuale che ad esse perviene. Leggete quel che scrive Dario e poi, se vi avanzano tempo e voglia le mie riflessioni che riporto qui.

Un partito si coagula attorno ad un interesse o ad una visione del mondo. Nichi Vendola, da poeta, parlerebbe di un “racconto collettivo”.

Ci sono dunque partiti-interesse e partiti-idea. Da qualche anno emergono partiti-persona e anche qualche partito-obiettivo, che non fanno parte della tradizione, ma che la sfidano. Alcuni partiti-persona (Forza Italia, Lega) sono poi diventati partiti-interesse (PDL) o partiti-idea (Lega). Alcuni partiti-obiettivo, stanno andando nella stessa direzione.

Oggi, usando queste categorie, possiamo agevolmente definire il PD come partito-interesse, ovvero un partito che ha fatto un percorso al contrario: da paritito-idea a partito-interesse. E che raccoglie ancora consensi per la “memoria” di ciò che fu, ma non certo per un’idea attraente e convincente di futuro.

Quindi il problema del PD è sostanzialmente IDENTITARIO. Ovvero, che cosa rappresenta? Qual è la sua offerta politica oltre ad un fallimentare antiberlusconismo generico. Berlusconismo del quale il PD porta una responsabilità primaria, essendo formato da quelle forze (e da quelle persone) che, quando ne ebbero modo, non intervennero per contrastare efficacemente la sfida storica e culturale che Berlusconi e le sue aziende stavano ponendo.

Un’identità, dunque che si deve confrontare con una sostanziale mancanza di credibilità in chi, pur avendo fallito, ancora condiziona le sorti e la vita di quel partito. Dunque un racconto che non tiene e non affascina, un po’ come confrontare Stendhal con Susanna Tamaro.

Oggi, il PD è espressione di un sistema di potere economico finanziario alternativo a quello che sorregge il PDL (e la sua coalizione), ma non ne ha il “fascino vincente”. Un sistema che è a sua volta espressione di un capitalismo multinazionale finanziario, che non è alternativo a niente, ma è il sistema vincente su scala planetaria. Un sistema basato sulla sperequazione della ricchezza, sullo sfruttamento delle persone e delle risorse, sullo spregio per i diritti e per la giustizia.

Dunque, il PD non è un’alternativa. Non è una visione del mondo prospettica e convincente. Non è altro che “un altro padrone”. E temo che questo aspetto, sebbene non detto e da nessuna parte affermato sia invece, profondamente chiaro all’elettorato che NON VA A VOTARE. Un PD che non insegue Berlusconi e la destra, ma che insegue la sua stessa immagine proiettata nello specchio, che è destinato a non raggiungere mai.

Orbene, al PD serve interrompere questo incubo, svegliarsi e progettare. Dopo trent’anni di fallimenti ideologici in cui si è trascianta la sinistra italiana è arrivato il momento di prendere atto della disfatta, con sincerità ed onestà. E con un pizzico di umiltà, guardare oltre i confini nazionali per capire le strade che altre nazioni e altre economie stanno lanciando alla sinistra. Vedere come l’Argentina stia uscendo dalla crisi, ad esempio. Oppure ascoltare le voci dei teorici della nuova sinsitra che vengono dal Brasile, dalla Spagna o dall’Italia stessa, ma che non fanno parte dei circuiti dei soliti noti e che, si badi bene, non hanno NULLA DI RIVOLUZIONARIO.

E si badi bene, infine, il berlusconismo non inganna nessuno, non vende fumo. Il berlusconismo è la solida realtà che da vita ad una società nella quale chi ha l’amico giusto ce la fa, se stai al tuo posto puoi essere felice con poco, se arrivi nei luoghi di comando fai come vuoi. Questo non è fumo, non è il nulla. E’ solo la parte peggiore dell’italiano medio. E finché da sinistra non gli si contrapporrà la rinascita della parte migliore dell’italiano medio ci sarà ben poco da sperare.

In sostanza, condivido la fine dello scritto, pur non approvando il percorso e le modalità. A me non piace che la politica venda bene dei bei sogni. A me piace che la politica sia lo strumento attraverso il quale un sogno collettivo prenda piede nella società e che la trasformi avendo come punto di arrivo la realizzazione di quel sogno. In sostanza a me piace un partito che è espressione di una parte della società e della sua voglia di cambiare e non un partito che influenzi la società, altrimenti ricadiamo nel paradigma berlusconiano, per cui alla fine il partito è a servizio di un interesse e dunque di un’oligarchia e non di una collettività, né del suo sogno di giustizia e di libertà.

Quando c’è un sogno, una visione collettiva, un racconto che avvince e convince, allora le persone arrivano da sole, l’organizzazione fiorisce quasi spontanea. Ma se non c’è l’IDEA, allora tutto diventa funzionale al presente e al mantenimento dello status quo. E non è certo questo il ruolo storico della sinsitra, né quello che il popolo pur variegato e litigioso della sinistra si merita.

5 stelle, solo un movimento?

  1. acqua pubblica
  2. impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
  3. espansione del verde urbano
  4. concessioni edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse
  5. piano di trasporti pubblici non inquinanti e reti di piste ciclabili cittadine
  6. piano di mobilità per i disabili
  7. connettività gratuita per i residenti del comune
  8. creazione di punti pubblici di telelavoro
  9. rifiuti zero
  10. sviluppo delle fonti rinnovabili
  11. efficienza energetica
  12. favorire le produzioni locali

Questi sono i 12 punti della Carta di Firenze, ovvero il programma del movimento delle liste civiche 5 stelle promosso dai gruppi e dai singoli che si riconoscono nelle idee e nelle pratiche promosse da Beppe Grillo.

Se qualcuno mi dimostra in modo convincente che questo programma NON E’ un sottoinsieme del programma di Sinistra Ecologia Libertà, io giuro che non ne parlo più.

Ma se, poco poco, ho ragione io, su questo tema bisognerà confrontarsi urgentemente e lavorare affinché si realizzi una saldatura non più rimandabile!