Archivio Mensile: dicembre 2009

Primarie? Si, no, forse, dipende

(pubblicato anche qui)

Il fatto è semplice e per certi versi inquietante. Il 18 dicembre, a poche ore dall’avvio dell’Assemblea Nazionale per la costituzione di Sinistra Ecologia e Libertà e a pochi giorni dalla conclusione di una partecipatissima assemblea provinciale sempre di S.E.L. esce un comunicato stampa in cui autorevoli esponenti di S.E.L. nel Lazio affermano che “Quella di Nicola Zingaretti è un’ottima candidatura intorno alla quale è possibile costruire il programma e l’alleanza di centrosinistra per vincere le prossime elezioni regionali del Lazio”, aggiungendo che “la stessa maggioranza saprebbe trovare sicuramente la migliore candidatura per dare continuità al grande e positivo lavoro svolto da Zingaretti alla guida della provincia di Roma”, per terminare augurandosi “comunque, che i nodi relativi al programma, all’alleanza e alla scelta del candidato presidente per le regionali vengano sciolti quanto prima dalle forze politiche di centrosinistra”.

Nulla togliendo alla figura di Zingaretti, non si possono non sottolineare alcuni aspetti della dichiarazione che proviene dal capogruppo di S.E.L. al Consiglio della Regione Lazio (Enrico Fontana) e da tre assessori uscenti (Giulia Rodano, Alessandra Tibaldi, Filiberto Zaratti). Tutti e quattro presenti all’assemblea provinciale di qualche giorno fa che ha votato a larghissima maggioranza un ordine del giorno contrario a candidare persone che già ricoprono incarichi istituzionali e che impegna il Coordinamento Regionale di S.E.L. nella richiesta di primarie di coalizione per la scelta del candidato alle prossime elezioni regionali. Impegno che si traduce almeno in due fatti di rilievo: indicazione di un candidato di S.E.L. da mettere in lizza con gli altri e la chiusura di un’alleanza di centro sinistra dai confini chiari.

Delle primarie, spiace notarlo, nella nota diramata dai quattro esponenti di S.E.L. non c’è traccia.

S.E.L. ha già deciso che non occorrono le primarie?

Qualcuno ha già chiuso un accordo che prevede che il candidato alle elezioni regionali per il centro sinistra sia Zingaretti?

E quale sarà il candidato che dovrà affrontare per il centro sinistra le elezioni provinciali a Roma?

E che cosa si intende per centro sinistra in S.E.L.?

Ed infine, se si sostiene che Zingaretti può lasciare il suo incarico dopo neanche due anni, come si può sostenere che lo stesso non lo possa invece fare Michele Emiliano, sindaco di Bari?

Quale coerenza c’è nel sostenere una cosa a Roma ed il suo contrario a Bari?

Domande che aprono scenari inquietanti. Si parla di un accordo già chiuso con l’UDC, che prevede una sorta di ticket: Zingaretti alla Regione, qualcuno dell’UDC alla Provincia. Si badi che si tratti di elezioni e che non è scontata la vittoria. Dunque, il rischio è di perdere tutto: regione e provincia, dopo aver già perso con metodi analoghi le elezioni politiche e aver regalato alla destra il comune di Roma.

Ma al di là degli scenari, sempre criticabili proprio perché ipotetici, un fatto è evidente: una forza nascente come S.E.L., che pretende di essere una sinistra nuova, non può sostenere pubblicamente una cosa e praticarne un’altra. Non può accettare a scatola chiusa un accordo con una forza politica come l’UDC che, in caso di vittoria, inciderebbe pesantemente sul profilo innovatore che proprio la giunta di centro sinistra ha saputo dare al governo della Regione Lazio.

Quali compromessi si dovranno accettare una volta conquistato il consenso elettorale?

Sempre che tale consenso possa essere conquistato. Le esperienze recenti hanno insegnato che ormai l’elettorato chiede di più. Chiede trasparenza, coerenza, serietà e sta ritrovando il senso della partecipazione, che sembrava perduto in un sonno trentennale. Elettrici ed elettori, piuttosto che digerire le scelte che li escludano, nell’ipotesi migliore non vanno a votare, ma spesso votano la coalizione opposta. È questo il rischio chi vogliamo correre? È questa l’immagine che la nuova sinistra nascente vuole proporre di sé?

Ripartiamo dalle persone

Un’idea che ha cominciato a frullarmi per la testa proprio qualche giorno fa. Non so perché. Forse per l’incrociarsi di vari impegni tutti legati alla politica e ai movimenti e tutti ruotanti attorno all’idea di recuperare pratiche e metodi democratici, di rendere le persone partecipi di processi e decisioni, e di ridare senso ai luoghi della rappresentanza, troppo spesso relegati a enti di ratifica, piuttosto che di dibattito e di decisione consapevole.

E allora, partendo da qualche esperienza e anche dalle istanze che hanno recentemente espresso Saverio e Fabrizio, lancio la mia proposta alla riflessione e al coinvolgimento di chi vuole far si che diventi una realtà. Io, ovviamente, mi metto a disposizione per aiutare a realizzarla.

Vorrei costituire una “comunità cittadina” certificata e in grado di esprimersi secondo il principio “una testa, un voto”, che elegga i propri portavoce, affidi degli incarichi e assuma decisioni, mantenendo il diritto di revocare in ogni momento gli incarichi affidati se non è soddisfatta dei risultati ottenuti o dell’operato delle persone cui è stata data fiducia. Insomma una specie di AGORA’ delle persone LGBTQI di Roma.

Sarebbe una comunità di persone che decidono di essere VISIBILI, di possedere una sorta di PASSAPORTO LGBTQI, attraverso il quale possono esprimersi sia in riunioni pubbliche, sia attraverso strumenti telematici di partecipazione e decisione. Senza possibilità di DELEGARE a qualcuno la propria presenza o il proprio voto.

Un’agorà che si convoca regolarmente con una cadenza prefissata (ad esempio 3 mesi) oppure quando ci sono delle urgenze. Un’agorà che può affidare incarichi di RAPPRESENTANZA TEMPORANEA a persone di cui ha fiducia, per rappresentare esigenze ed istanze alle istituzioni, senza la mediazione di altri soggetti associativi. Un’agorà in cui c’è spazio anche per le associazioni e per i partiti (magari come osservatori e uditori, con dei referenti precisi), ma che si rappresenta da sé.

Un’utopia? Non direi proprio, le condizioni si stanno manifestando una dopo l’altra e stanno determinando il clima che può portare a realizzare questo piccolo sogno. Ovviamente, per farlo diventare una realtà concreta, occorre lavorare per costruire una proposta e sottoporla ad una prima ASSEMBLEA COSTITUENTE, pubblica e partecipata, che deciderà se adottare la proposta o come modificarla.

Per me il COMITATO PROMOTORE di questa iniziativa è già nato. Chi vuole aderire non deve far altro che iscriversi al Gruppo Facebook SPQR – Senatus Populus Queer Romanus

Trasparenza

Non me ne vogliano i miei affezionati (chi più, chi meno) lettori, se ci torno. Ma… quanno ce vo’, ce vo’. Esatto, riparliamo di Mario Mieli. Perché? A causa di un’esternazione della neo ri-eletta presidente Rossana Praitano, in risposta alle domande postegli da Gaynews24. Esternazione in forza della quale il Circolo Mario Mieli rinuncia inequivocabilmente a partecipare alla rappresentatività rispetto alla comunità lgbtqi di Roma e,  in qualità di associazione privata rende conto del suo operato e delle sue scelte esclusivamente allo strabiliante numero di 297 iscritti (circa…), mentre dei risultati economici e progettuali delle iniziative direttamente o indirettamente gestite (alcune anche con l’essenziale contributo di enti della pubblica amministrazione locale) rende conto solo ai clienti, ai fruitori e ai finanziatori.

Pertanto, il Circolo Mario Mieli da oggi è il rappresentante di una porzione esigua della comunità lgbtqi di Roma e non ha alcun titolo a parlare a nome di chiunque altro non sia iscritto e non fruisca dei suoi servizi, tanto meno della comunità lgbtqi.

E’ quel che si deduce stringendo la risposta di cui sopra, da cui emerge che:

  1. è inutile spiegare le dinamiche interne del Mario Mieli, perché nessun esterno le potrebbe capire (un omaggio all’intelligenza del mondo “esterno”)
  2. chi dà le sue interpretazioni, (da fuori) “ovviamente non può sapere, non è presente e non può confrontarsi: quindi presume e si fa una sua idea”.
  3. chi diffonde informazioni si affanna “nella illazione e nello sputtanamento [... e] si esercita in voci malevole, e incontrollate o non sa come passare il tempo, o vuole danneggiare quel che non vuole gli appartenga. In entrambi i casi fa due inutili fatiche. Chi invece è parte in causa, ma smette di perseguire le democratiche dinamiche interne di confronto, svociandosi all’esterno per sollevare alla fine solo maldicenza, fa due fatiche uguali e inoltre sceglie di porsi al di fuori di quella associazione.”

Chi è più acuto, probabilmente potrà pensare che le ultime frasi virgolettate si riferiscano a qualcuno che ha deciso di lasciare un luogo simile, rendendone note ragioni e modaliltà. Per fortuna, grazie ad internet, non ci si svocia più, al massimo qualche indolenzimento derivante da questa nuova pratica della “rivoluzione da tastiera” (che incidentalmente avrebbe prodotto una delle più massicce manifestazioni degli ultimi dieci anni…).

Ma per capire la portata delle affermazioni fatte a nome di tutto il Circolo dalla sua presidente, immaginate, esagerando solo per fare un paragone e  solo per un momento che alla CRI ci fosse un terremoto di vertice con l’elezione di due presidente nel giro di poche settimane e che la CRI facesse le stesse dichiarazioni della Praitano. Ecco. Pensate che i media si accontenterebbero? Pensate che questo sia giusto rispetto ad un servizio sociale che, a tutti gli effetti la CRI svolge per la sicurezza e la salute delle persone?

Ma questo è solo un vociare esterno che non deve disturbare le incomprensibili dinamiche interne del luogo democratico per eccellenza, il Mario Mieli, dove tutto accade secondo le norme, eppure è incomprensibile. E adesso non me ne vogliano gli amici (chi più chi meno) del Mieli che ho lasciato a fare i conti proprio con quelle dinamiche se torno a parlare di trasparenza, parola che destò grande scalpore quando fu pronunciata in un’assemblea. A questo punto, devo proprio dire che mi sento dalla parte della ragione.

Prospettive

Questo post si riferisce alla storia e alle mie opinioni contenute in questo post e in quest’altro. Essi hanno avuto seguito anche su Facebook, rispettivamente qui e qui.

Qualche ulteriore strascico anche sul blog di Anelli di fum0 (qui).

Allora, me la sono presa comoda per dare tempo agli eventi di accadere. Al Circolo Mario Mieli le elezioni si sono tenute nuovamente nei giorni scorsi e a tempo di record è uscito il comunicato che annunciava le nuove cariche, assegnate presumibilmente a valle dell’assemblea dei soci (cha visto partecipare 58 soci, contro i 79 delle precedneti, tenutesi poche settimane prima). Il nuovo direttivo (una restaurazione, direi) è composto da Rossana Praitano (presidente), Alessandro Petrone (vice presidente e new entry nel direttivo), David Galoni (segretario tesoriere), Fabio Carduccelli, Andrea Mele.

Alcune osservazioni.

  1. Per curiosità, sono andato a sentire la presentazione delle candidature alle cariche e ne sono uscito molto deluso. A parte un grave problema che rischia di condizionare la sopravvivenza del Circolo (che proviene dal passato), e anche un po’ comprensibilmente, ho notato la totale assenza di progettualità espressa dai candidati, tutti. Rispetto ad una situazione che si muove a livello nazionale in una certa direzione, fra numerosi sviluppi, di questi non si è fatto alcun cenno e tutto si è giocato con una visione prevalentemente orientata all’interno dell’associazione. Un atteggiamento a mio modo di vedere assolutamente perdente, ma che non posso esimermi dal sottolineare.
  2. Trattasi di direttivo blindato, nel quale non c’è più traccia della “frattura” che si era prodotta (secondo autorevoli commentatori) con le precedenti elezioni. L’unico candidato outsider, Luciano Parisi, non è stato eletto per pochissimo. Dunque, il circolo è oggi in una situazione di assoluta novità, almeno rispetto agli ultimi anni. La frattura, ovviamente non è stata ricomposta, perché semplicemente le persone regolarmente elette nella precedente tornata non si sono ricandidate, dando un chiarissimo segnale.
    Aggiungerei, ovviamente, che mi aspetto qualche sorta di “ripercussione” dagli eventi, anche se spero vivamente che i miei più oscuri pensieri non si avverino, ma tant’è, si è cominciato a parlare di TAGLI a breve a causa di una più che giustificata ragione.
  3. Il nuovo entrato Petrone è stato eletto (salvo errori da parte mia) con 7 (sette) voti e non ha precedenti esperienze di direttivo. Orbene, la Maddalena Vaiani Lisi (vice presidente), era stata eletta con oltre venti voti e neanch’ella aveva esperienze di direttivo. Lascio le valutazioni ai lettori, non senza sottolineare che la mossa ha un vago retrogusto amarognolo. Dato che Mele aveva espresso la volontà di non essere ulteriormente nominato vice, si è ben pensato di dare l’impressione di un’apertura ai giovani e al futuro, mettendo al suo posto un vero inesperto. Ovviamente si tratta di mie impressioni, ma non sono disposto a fare aperture di credito, arrivati a questo punto.

In estrema sintesi, posto che ancora si attendono le spiegazioni sugli eventi sollecitate da alcuni media dell’arcipelago glbt (adesso se qualcuno ipotizza che sono anche in grado di influenzare gaynews24, notiziegay e simili, spero che gli venga una paralisi -temporanea- alla lingua…) ed in attesa degli esiti della grave questione predetta, mi sembra di poter sottolineare che è tutto a posto, non succede nulla e tutto continuerà ad andare avanti come gli ultimi 4 o 5 anni. Chi sperava in una svolta politica e di movimento, può tranquillamente riporre i suoi sogni nel più profondo dei cassetti. Non accadrà nulla. Va bene così

A proposito di spot…

Accomodati, prenditi qualche minuto e guarda questo:

E’ uno spot contro l’omofobia, autoprodotto da loro, di quelli che si fanno in Europa, nel III millennio.

E adesso, guardati questo:

Lo ha prodotto il Ministero delle Pari Opportunità italiano, si si, proprio quello retto dalla Carfagna.

Hai capito adesso la differenza che c’è fra l’Europa e l’Italia? Si, bè, allora alza il culo dalla sedia e datti da fare!

E se hai ancora qualche dubbio, dai un’occhiata alle facce di questi qui sotto… ti sembrano dei poveri infelici repressi?