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Archivio Mensile: agosto 2009
We have a dream – Interviste
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Parte a Roma l’onda dei MICROPRIDE
E gira che ti rigira, alla fine l’abbiamo fatto. Nella serata del 28 agosto, per la prima volta, la comunità LGBT di Roma (forse anche d’Italia) si è gestita da sola, in autonomia ed è uscita fuori. Spontaneamente il 28 agosto 2009 la prima fiaccolata LGBT di Roma, in coincidenza con una ricorr
enza casuale ma molto particolare.
Nello stesso giorno del 1963 ci fu a Washington la marcia per il lavoro e la libertà dei negri americani e in quell’occasione Martin Luther King pronunciò parole ormai storiche: I HAVE A DREAM.

Circa 150, radunati davanti al Coming Out, partiti da Via di San Giovanni in Laterano e arrivati ai piedi del Campidoglio. Il tutto cotto e mangiato in poche ore. Una breve consultazione telefonica e su Facebook con Valentina (motore primo di questa reazione) e Cristiana Alicata e alle 17,30 partivano centinaia di sms, mail, l’evento su Facebook. E ci siamo riusciti. Nonostante fossimo noi stessi pessimisti, la nostra gente ha risposto. Pochi, certamente, ma certamente molti considerando il preavviso, il periodo vacanziero e l’assenza di ogni presenza istituzionale o associativa. Ed avevamo anche un bellissimo slogan che si richiamava alla contestazione degli anni ’70:
RAZZISMO, VIOLENZA, OMOFOBIA
LE NOSTRE RISATE
VI SPAZZERANNO VIA
Insomma è andata bene. Ed è solo l’inizio. Ieri sera, seduti sui gradini del Campidoglio (con la Questura prontamente intervenuta appena siamo partiti, ci siamo accordati per non salire, questa volta, fino sulla piazza) abbiamo deciso di ripeterla ogni venerdì. Ci riusciremo? Chissà, intanto ci proviamo. E su Facebook parte il nuovo gruppo per diffondere l’iniziativa e tenere tutti aggiornati.
Alcuni cari amici hanno coniato una nuova espressione: MICROPRIDE. Che sia l’inizio di un nuovo modo di esserci? Sembrerebbe proprio di si. Queste le caratteristiche principali:
- Spontaneo: manca una struttura organizzative tradizionale, gerarchica; gli eventi si costruiscono in breve tempo, quasi a sorpresa;
- Fuori dalla politica: non c’è colore politico e presenza della politica partitica (questo benchè le persone possano essere militanti di partiti diversi)
- Fuori dalle associazioni: l’unico segno di riconoscimento è la rainbow flag
- Recupero dello spazio urbano: il MICROPRIDE è in tutto e per tutto un pride, fuso con la città.
Ne parlano repubblica.it, skytg24, messaggero.it , corriere.it, tgcom, iltempo.it unione sarda, il secolo xix, adn kronos, l’altro quotidiano, spetteguless, solleviamoci, gaynews, gayforum.it, radiodeegay.it, notiziegay, gaynews24 (anche qui).
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Videocracy
E’ il trailer del nuovo film di Erik Gandini Videocracy. Non sarà trasmesso dalle reti Rai e Mediaset in Italia.
Erik Gandini è un autore di enorme valore didattico e politico, oltre che artistico.
Suoi sono film documentari eccezionali come Surplus e GITMO.
La sua breve scheda su Wikipedia Italia è un buon punto di partenza per conoscerlo e diffondere il suo lavoro.
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La cosa giusta
Il 26 maggio del 2008, il sindaco Alemanno incontrò un’ampia delegazione delle associazioni LGBT di Roma. In quella occasione, potei svolgere un breve intervento concludendo con queste parole: “Signor Sindaco, io non le chiedo di fare questa o quell’altra cosa. Dopo le mie parole e quelle che ha già sentito, io sono convinto che lei sa già cosa fare, sa già cosa può fare. Signor Sindaco, faccia la cosa giusta.”
Proprio in quei giorni si era scatenata in Italia un’ondata di violenza fortemente testimoniata dalla televisione: dai roghi di Ponticelli alla retata di transessuali e al pestaggio di altri al Prenestino, a Roma. Oggi quella violenza torna moltiplicata. Non più i roghi a Ponticelli, ma nuovi morti in mare e una recrudescenza di violenza contro i gay che spaventa ancor di più perché avviene nella Capitale e in luoghi affollati, quindi in piena “normalità”. L’accoltellamento all’uscita del Gay Village, le botte a Daniele Priori e al suo compagno a Rimini (Daniele è esponente di GayLib, unica associazione LGBT apertamente di destra), le aggressioni ai due ragazzi stranieri in vacanza a Salerno, la probabile matrice omofobica nell’attentato incendiario al Qube, dove si tengono fra le altre, le serate di Muccassassina e Radio Rock.
Il rimedio che il sindaco Alemanno ha proposto in una riunione tenutasi con solo alcune delle associazioni LGBT romane nei giorni scorsi è l’installazione di telecamere per la sorveglianza nei luoghi frequentati dalle persone LGBT e l’auspicio per l’introduzione dell’omofobia come aggravante. Infine, l’adesione alla “fiaccolata” istituzionale ed ecumenica proposta da Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, come fatto “culturale”.
Le telecamere dovrebbero dunque installate in tutta la città, dato che le circa 500.000 persone LGBT che vivono a Roma sono equamente distribuite sul territorio. Il disegno di legge sull’omofobia di cui è relatrice Paola Concia del PD, che contiene ben altri interventi che non la sola introduzione del reato di omofobia, è nelle secche istituzionali e sarà difficile che da esse si muova in vista del congresso del PD. La fiaccolata esaurirà il suo effetto mediatico nel giro di qualche ora, con qualche coda di dibattito su internet. E tutto tornerà come prima.
No, anzi, sarà peggio. L’indifferenza istituzionale, a parte il minimo sindacale delle dichiarazioni di circostanza, continuerà ad alimentare il pensiero che è lecito aggredire due ragazzi che passeggiano mano nella mano, o magari pestarli o ammazzarli perché si baciano. Per chi ha un certo stile di vita e certi valori, l’inasprimento delle pene, lo sanno tutti, non è un deterrente.
Chi sarà la prossima vittima? Gli gioverà sapere che grazie alle telecamere, ai controlli o alla maggiore presenza di forze dell’ordine i colpevoli sarà assicurato preso? Questa dimensione della giustizia come vendetta non ci appartiene, non ci DEVE appartenere. Quello che si deve fare è intervenire sull’humus sociale che genera questo tipo di violenza. Un impegno istituzionale, politico e collettivo per fare in modo l’aggravante omofobica, non sia necessario applicarla.
Un impegno che parte da cose piccole e arriva alle leggi. Un impegno che dovrebbe suggerire a Buttiglione di non esprimersi in termini di “privilegi per i gay”, al variegato universo dei Leghisti di astenersi dal lanciare crociate contro “i culattoni” (si potrebbero bollare come “frociate”, ma forse alle volte l’ironia è meglio lasciarla riposare), a tutti di non bollare come “ostentazione” il bacio o le effusioni gentili solo perché fra due omosessuali, piuttosto che fra una ragazza e un ragazzo.
E dunque, anche questa volta, c’è una cosa giusta da fare. Far sentire la presenza delle istituzioni attraverso programmi di intervento culturale e formativo nelle scuole che spazzino via i pregiudizi. Aprire e mantenere aperto un tavolo di confronto e di dibattito con le realtà legate all’omosessualità e alla transessualità per ascoltare il disagio e individuare le soluzioni ai problemi concreti, per impedire che si scateni la violenza intollerante e omofobica. Cambiare le parole per evitare che qualcuno possa costruirsi un alibi per dare libero sfogo alla propria inciviltà.
Insomma, speriamo che questa volta Alemanno, ma non solo lui, faccia la cosa giusta.
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Sepolcri imbiancati

Questo l’episodio. Questo il seguito.
Le inutili parole che escono dai sepolcri imbiancati del governo e del sindaco di Roma suonano ancora più vuote e preoccupanti perché invece di far intravedere un barlume di presa di coscienza del problema, sottolineano solo il lato “repressivo” ed il rimedio penale.
Essi si guardano bene dal proporre misure eccezionali di politica educativa e di campagne contro l’omofobia. Non agire pur avendo le risorse li rende complici di chi aggredisce. E non serve certo il tribunale dei giudici a doverlo attestare. Basta quello delle umanità e delle diversità discriminate. E sarebbe ora che la gente si desse un po’ da fare non solo quando gli episodi avvengono, inseguendo la moda un po’ forcaiola della disapprovazione e del taglione, quanto piuttosto dedicando tempo e generosità all’azione sociale e comunitaria di chi si impegna per debellare l’omofobia.
L’omofobia è figlia della mancanza di riconoscimento della parità giuridica delle persone omosessuali ed è alla radice di questo tipo di episodi.
Ma è anche alla radice dell’assenza dello Stato e delle tutele e dei diritti che esso dovrebbe tutelare ed agire. Il criminale aggressore agisce in realtà, non solo come persona singola, ma come braccio armato della società. Il perpetuarsi di uno stato di inferiorità giuridica delle persone omosessuali, verso la quale la società è pressoché indifferente, rende possibile un tale livello di disprezzo e di stigma sociale, da far diventare socialmente accettabile tali episodi. Nonstante l’indignazione di circostanza di chi potrebbe fare, ma nulla fa.
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