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Archivio Mensile: luglio 2009
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Il Consiglio Nazionale di Arcigay, il 12 luglio, ha votato all’unanimità un “dispositivo di sostegno alla sentenza del Tribunale di Venezia” che rinvia alla Corte Costituzionale il ricorso di una coppia omosessuale che aveva ricevuto il diniego alle pubblicazioni del loro matrimonio. Quella coppia fa parte dell’iniziativa Affermazione Civile, che è portata avanti da Certi Diritti in collaborazione con Famiglie Arcobaleno, con il supporto di Rete Lenford.
Il dato rilevante è che finalmente, dopo i ripetuti inviti a collaborare da parte di Certi Diritti, Arcigay sembra riconoscere il valore di Affermazione Civile. Al momento non è ancora chiaro se sarà possibile avviare altre forme di collaborazione, ma questo si vedrà.
Sinistra e Libertà – Gruppo 14 luglio

http://www.14luglio.it QUESTO è IL LINK PER SOTTOSCRIVERE IL DOCUMENTO
Questo invece è il link al gruppo su Facebook
Ebbene si, non mi bastava tutto il resto. Ci mancava un po’ di pepe in questa estate noiosa. E dunque, eccomi qui con un gruppo di compagne e compagni a tentare di dare una scossa al torpore di chi, in Sinistra e Libertà, dopo l’esito delle europee, non ha ancora capito che le cose o cambiano o è finite.
Per questo, partecipo al Gruppo 14 luglio, il cui obiettivo è di essere un punto di aggregazione e di riferimento per i militanti e simpatizzanti di Sinistra e Libertà che non intendono aspettare gli arzigogolati passaggi politici di asfittici coordinamenti e segreterie nazionali, per dar vita al LORO partito della Sinistra.
Ecco dunque il documento del Gruppo 14 luglio e l’invito per chi ne condivide i contenuti a vedersi a Roma il 14 luglio nella Sala Rossa del Municipio, in Piazza di Cinecittà 1, alle ore 18. L’email di contatto è gruppo14luglio@gmail.com
GRUPPO 14 LUGLIO
SINISTRA E LIBERTA’
“Oggi niente di nuovo”
(dal Diario di Luigi XVI al 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia)
SIAMO
Siamo donne e uomini di sinistra, militanti, attivisti, sostenitori di Sinistra e Libertà e lavoriamo sistematicamente e con passione per organizzarla e farla vivere.
Siamo quelli che hanno fatto la campagna elettorale per Sinistra e Libertà.
Siamo quelli che hanno dato fiducia ai leader nazionali, superando dubbi e incertezze, ed erano pronti a costruire la nuova sinistra italiana fin da prima delle elezioni europee.
Siamo quelli che per questo “sogno” hanno avuto il coraggio di lasciare i partiti in cui non si ritrovavano oppure hanno ritrovato la passione e la voglia per tornare ad impegnarsi dopo anni di delusione e disimpegno, oppure si sono avvicinati all’attività politica per la prima volta convinti di poter partecipare ad una storia nuova.
Siamo quelli che hanno sostenuto Sinistra e Libertà perché l’hanno vista come l’occasione di aggregare attorno ai valori e ai programmi di una sinistra moderna, laica e progressista, un popolo da troppo tempo disperso tra partiti diversi e astensionismo.
Siamo quelli che hanno spiegato e propagandato questo “sogno” ad elettori, estranei, amici e familiari, convincendoli e rassicurandoli con la propria credibilità personale.
Siamo quelli che hanno creduto sinceramente alla possibilità di superare il quorum del 4%, ma che hanno toccato con mano la disparità ineguagliabile dei mezzi economici e mediatici di cui hanno potuto disporre gli altri attori in campo, e per questo sanno quanto valore abbia il milione di voti raccolti.
Siamo quelli che dovranno far vivere il progetto di Sinistra e Libertà nelle città e nei paesi, ma che non sono stati chiamati a condividere l’esperienza fatta, né a discutere e decidere su ciò che si dovrà fare.
Siamo quelli che lavorano uniti e consapevoli dell’importanza di Sinistra e Libertà, che non la vivono come un cartello elettorale e che preferiscono la chiarezza alle alchimie politiche e alle strategie di palazzo.
Siamo quelli che aspettano ancora di sentire una parola chiara sul futuro di Sinistra e Libertà.
Siamo quelli che hanno la brutta sensazione che qualcuno pensi di poter portare avanti l’esperienza di Sinistra e Libertà come strumento elettorale.
Siamo quelli che sono fermamente intenzionati ad impedire che la speranza suscitata da Sinistra e Libertà possa essere dispersa a causa delle titubanze, dei veti incrociati e dei personalismi di chi dovrebbe guidare la nascita del nuovo partito.
PENSIAMO
1) La trappola dell’antipartitismo
“Non vogliamo fare un partito”: è il tormentone quotidiano di quanti muovono il timone di Sinistra e Libertà. Ma qual è la proposta alternativa?
Noi crediamo fermamente che si debba costruire un partito nuovo, coerente con l’art. 49 della Costituzione Italiana e per questo diverso nelle pratiche e nell’organizzazione dai partiti-persona, dai partiti del popolo e dai partiti burocratici di massa. Ma c’è anche il rischio di scivolare nell’ennesimo “partito cartello”, quello in cui non si valorizzano le risorse provenienti dall’attivismo di base, ma ci si appoggia quasi esclusivamente sulle reti di cariche pubbliche. E questo rischio non è dato dalla strutturazione in un’organizzazione partitica, ma anzi dal suo contrario, dal mantenersi nel limbo di un qualcosa di non ben definito (lista elettorale, federazione, cantiere) dove agli attivisti non è dato incidere. Siamo assolutamente convinti che se Sinistra e Libertà alle prossime elezioni regionali e amministrative dovesse riproporsi come cartello elettorale o poco più, con candidati che non abbiano scelto chiaramente di appartenere ed investire in un progetto comune e duraturo, non saremmo nelle condizioni neanche di poter tentare una campagna elettorale, non potendo in alcun modo riproporre ai nostri elettori un voto per un progetto dimostratosi – ad un anno di distanza – incapace di compiersi.
2) Il rischio del cantiere senza fine
Solo attraverso un vero processo costituente democratico, partecipato e trasparente, può nascere una vera novità nel panorama politico italiano. Chiunque può vedere l’esito predeterminato di esperienze plebiscitarie che hanno sfruttato i processi democratici solo per fini mediatici e di immagine. Sinistra e Libertà si deve caratterizzare per la capacità di individuare in piena onestà intellettuale un procedimento costituente ed organizzativo veramente alternativo ed innovativo in grado di dare ampio spazio a tutte le istanze, adottando regole decisionali autenticamente democratiche. E’ di questo che pensiamo sia utile discutere. L’apertura del “cantiere” è stata annunciata troppe volte, occorre iniziare subito. Non per l’ansia di mettere presto la parola fine ad una ricerca che è bene resti aperta, ma per consentire a tutti coloro che vogliono partecipare a questa esperienza di avere gli stessi identici diritti di cittadinanza. Crediamo che da oggi al 12 settembre vadano definite le regole di questo percorso, confrontando le diverse possibilità nelle assemblee territoriali e rendendo l’assemblea nazionale il momento di approvazione e di avvio delle tappe del processo costituente.
3) Un partito nuovo
Non siamo ammalati di “nuovismo”. Pur essendo molti di noi giovani, pensiamo che il necessario cambiamento generazionale non debba avvenire in maniera formale e slegata dalla formazione delle competenze, e che il valore dell’esperienza sia altrettanto importante. E tuttavia, per conquistarci uno spazio nel panorama politico italiano, non potremo che mettere in campo metodi e idee diverse, più coinvolgenti e più convincenti, che saranno tanto più credibili se verrà fugato ogni sospetto che si tratti di un’operazione finalizzata al solo mantenimento (o recupero) di postazioni istituzionali da parte delle stesse persone.
Sinistra e Libertà deve recuperare il suo rapporto con territori e fasce sociali, ove non è presente, e che non hanno rappresentanza politica. Per farlo deve parlare i linguaggi adatti, proporre soluzioni innovative ed efficaci, ma soprattutto essere testimonianza vivente di un vero cambiamento organizzativo e politico. Per poterlo fare, è necessario riconoscere a tutte le esperienze di impegno civile lo stesso valore dell’impegno politico, non ponendo il partito come vertice gerarchico delle tante esperienze associative ma come punto di elaborazione e di sintesi vissuto come luogo di una comune appartenenza, come strumento politico di tutti coloro che, per le vie più diverse, praticano una cittadinanza consapevole e impegnata e si riconoscono nei valori fondanti di Sinistra e Libertà. Un’idea che può essere efficacemente resa con l’espressione partito-rete. Il partito nuovo lo immaginiamo capace di accogliere esperienze diverse e lontane, attraverso il confronto e la discussione; in sintonia con la società e le realtà aggregative che ad esso fanno riferimento; fortemente radicato sul territorio e nella società; capace di reagire prontamente agli stimoli grazie alla struttura innovativa e all’utilizzo di nuove forme di comunicazione; in rapporto con le energie e le forze del cambiamento e aperto al futuro. Lo immaginiamo come una rete “federativa” che sappia unire esperienze autonome, ma che non ha nulla a che vedere con la proposta di una Federazione tra forze politiche in cui ognuna mantiene diritto di veto.
Non sarà facile, ma è questa la vera sfida che ci appassiona e lavoreremo perché siano garantiti gli elementi indispensabili alla sua riuscita: l’elaborazione di adatte regole costitutive e il rispetto delle stesse.
VOGLIAMO
Chiediamo ai Coordinatori/Segretari nazionali delle forze fondatrici di Sinistra e Libertà:
- di produrre una proposta concreta di come si debba svolgere il processo costituente, da sottoporre all’approvazione e agli emendamenti delle assemblee territoriali;
- di avviare la campagna di adesione a Sinistra e Libertà, anche prevedendo per ora la doppia adesione alle forze fondatrici (testo emendato dall’assemblea del 14 luglio);
- di rendere l’assemblea nazionale del 12 settembre il momento in cui si approvano le modalità del processo costituente e questo prenda contestualmente avvio.
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Pink Storm
Causa malattia infettiva, me ne sono dovuto stare buonino buonino per qualche settimana. Con un breve inciso, vorrei riconoscere alle strutture sanitarie nelle quali sono stato accolto e curato, nonché alle persone che lì operano, il merito di lavorare con competenza, passione e grande professionalità. Sto parlando del Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Eugenio e della 3^ divisione dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani (in particolare alla Dr.ssa Lucia Alba e tutto lo staff che lì opera).
In questo periodo di forzata inattività mi sono tenuto lontano dal blog per evitare di affaticarmi troppo, ma ora che sto riprendendo i miei ritmi, ho deciso di affrontare un tema che proprio in questo periodo ha avuto larga eco nella disfunzionale comunità lgbt italiana. Il riferimento è all’insieme di eventi che si sono succeduti a partire dall’inchiesta di Gay.it su Arcigay, alla vicenda della sfiducia a Fabrizio Marrazzo, (notizia data con tempestività proprio da queste pagine) e agli ultimi sviluppi che vedono intrecciarsi goffi tentativi di censure (a nuove e clamorose dimissioni. Il tutto in vista del prossimo consiglio nazionale dell’associazione. Insomma, sembrerebbe arrivare una tempesta tinta di rosa…
Si tratta di una faccenda veramente spinosa, in cui emergono alcuni elementi di notevole criticità e dalla quale non sarà facile uscire.
- un progressivo degrado interno. Per quanto il vertice di Arcigay possa fare per reprimere il dissenso ed oscurare le notizie sulle sue vicende interne, i numerosi contatti personali permettono di avere un’idea un po’ meno paludata delle alterne storie. Il dissenso nei confronti della gestione Mancuso non sono nuovi e sono stati spesso evidenziati da più fonti. Quella che è oggettivamente l’associazione gay (anche se ormai la definizione è impropria dato che molti circoli sono lgbt) con il maggior numero di utenti iscritti e con una notevole diffusione territoriale, soffre in forma grave della non troppo rara sindrome di Adenoid Hynkel, che colpisce enti ed organizzazioni insofferenti alle forme di dissenso, vissuto come fastidioso malessere da tenere sotto controllo con mezzi spesso inutili e sproporzionati all’entità del fenomeno, in attesa della soluzione definitiva, consistente, di norma nell’eradicamento dei dissidenti. E’ noto che gli effetti di questi rimedi, alla lunga sono il progressivo disfacimento dell’ente e la sua trasformazione in soggetto tecnocratico, assolutamente autoreferenziato, impermeabile alle istanze dei sui stake holder ed incapace di orientare la gestione delle proprie dotazioni di risorse verso gli obiettivi statutari, propendendo gradualmente all’accumulazione.
- Ianus Bifrons (Giano Bifronte), ovvero del Cerchiobottismo. La principale fonte di proventi di Arcigay (66%) sono le quote associative (66%); il rimanente terzo è costituito contributi pubblici e privati. Si noti che le quote associative riflettono un numero di soci che è dichiarato attorno ai 160.000. Un numero notevole, che ci piacerebbe fosse espressione di una comunità affiatata ed aggregata. Invece, essere socio Arcigay è l’unico modo per fruire dei servizi delle 64 associazioni ricreative affiliate circoli territoriali dell’Associazione. 56 di tali realtà locali sono palesemente indicati come saune o cruising, ovvero luoghi privati, in cui si trovano partner occasionali e impianti e strutture che facilitano la consumazione di rapporti sessuali fra uomini (non necessariamente tutti omosessuali). Tali luoghi, se non fossero circoli privati, in Italia non si potrebbero né aprire né esercire, dato che il sesso praticato in luogo pubblico è reato. E’ facile dunque arrivare ad una conclusione che darei quasi scontata: l’Arcigay è principalmente un sindacato che unisce 56 saune o cruising, attraverso i quali sono reclutati nella quasi totalità i 160.000 soci, dei quali l’Arcigay ha la piena rappresentanza come clienti di tali esercizi. Dunque, la sottile elucubrazione che vorrebbe far intendere che Arcigay è la più importante associazione lgbt vale solo se si fa un netto distinguo. Ovvero, è lecito affermare che Arcigay è la più grande associazione di utenti e gestori di infrastrutture destinate al consumo sessuale (con esclusione della prostituzione), ma non è né lecito, né fondato affermare che l’Arcigay è la più grande o la più importante associazione italiana che si impegna per i diritti della comunità lgbt.
Ma è noto che spesso il possesso di ingenti quantità di danaro, ovvero la partecipazione ad un business plurimilionario, può essere facilmente confuso con l’importanza politica, secondo una logica piuttosto criticabile, secondo cui chi più ha, più conta.
Appare dunque piuttosto chiaro che la cosa che più conta in Arcigay è il controllo delle risorse economiche e la garanzia dello status quo per gli utenti delle associazioni affiliate ed i loro gestori . E qui dobbiamo necessariamente diventare cattivi. Lo status quo è il seguente: le associazioni affiliate godono di una serie di privilegi che vanno dalla semplificazione amministrativa, alla forfettizzazione fiscale, alla possibilità di operare in assenza di licenze commerciali, per finire con la pressoché totale assenza di controlli di carattere sanitario (salvi i casi di denuncia). Orbene, considerando diversi fattori, non ultimo quella del diritto di ciascuno di noi a frequentare luoghi dove i rischi sanitari siano minimi, Arcigay adempirebbe i suoi “obblighi morali” nei confronti dei suoi soci se si battesse per il riconoscimento di esercire come luoghi pubblici saune e cruising, sottoponendoli ai controlli sanitari e all’ordinaria amministrazione contabile e fiscale. Oppure, almeno, che imponesse delle linee guida e dei requisiti di gestione alle associazioni affiliate ne curasse la verifica periodica, così da assicurare alle decine di migliaia di utenti la possibilità di frequentare luoghi provvisti delle basilari garanzie sanitarie.
Ecco, se dovessi dare un suggerimento ad Arcigay, gli direi di mettere all’ordine del giorno proprio questo aspetto e di dargli una precisa risposta pratica. Ma non credo che questo suggerimento possa essere preso in considerazione, proprio perché fino ad oggi Arcigay è stata incapace di dare una soluzione convincente al dualismo che la caratterizza, piuttosto chiudendosi a ricco a difesa delle risorse, invece che individuare nuove e necessarie vie di sviluppo della sua attività e del suo ruolo.
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