Archivio Mensile: febbraio 2009

Piova merda su Povia

Povia opportunamente smerdato da Striscia la notizia.

Da notare l’ignobile monaco frate Cantalamessa, che sostiene che l’omosessualità non è sempre una condizione irreversibile, dimostrando la sua assoluta ignoranza in materia di studi di genere e sessualità. Ma d’altra parte, perché uno che ha fatto un voto di castità e crede nelle favolette della bibbia dovrebbe essere considerato più attendibile di una persona normale?

Forse egli non sa che è solo nelle menti manichee che sono abituate a ragionare di poli opposti che alberga l’idea che si è omosessuali o eterosessuali (al massimo bisessuali…), dato che i più evoluti ragionamenti in materia parlano di fluidità e che già il famoso rapporto Kinsey (parliamo degli anni ’60, non di ieri), individuava almeno 6 livelli intermedi fra l’eterosessualità e l’omosessualità pura, precisando che solo una parte INFINITESIMA ricadeva nel modello dell’omosessuale  o dell’eterosessuale perfetto.

A proposito, pare che i tizi del gruppo Arkeon (una.. psicosetta!) abbiano qualche guaio con la giustizia e che tutte le informazioni “ufficiali” su di loro siano sparite da internet…

Buona visione.

Cos’è una famiglia?

Da www.sicilyonbike.it

Da www.sicilyonbike.it

(queste considerazioni sono riferite alla proposta di modifica costituzionale che sta portando avanti il senatore Lucio Malan, di cui do conto qui)

Nella comunità degli umani, la famiglia, nelle numerose e variabili forme in cui è stata intesa e composta nel corso dei millenni, assume da tempo immemorabile il ruolo di nucleo ed istituto sociale nel quale si cristallizza l’amore fra gli esseri umani. Alla famiglia che si forma nella società è riconosciuta una tutela più o meno intensa in funzione dei valori di una determinata collettività, della cultura da essa sviluppata e dalle regole che essa a deciso di darsi.

L’umanità, nel corso della sua esistenza ha sperimentato numerose concettualizzazioni dell’idea di famiglia e nella nostra epoca, contrariamente a quanto si possa pensare e nonostante i continui e ripetuti tentativi di “normalizzazione”, sono tuttora molte e variegate le forme che assume la famiglia come nucleo essenziale della società. Forme tutte meritevoli del rispetto che tributiamo alla cultura e al contesto sociale che le hanno elaborate ed adottate e tutte in qualche modo meritevoli di forme più o meno intense di tutela per le parti coinvolte (coniugi e figli).

La famiglia basata sul matrimonio di una coppia eterosessuale costituisce un modello forte che è arrivato ad assumere una dimensione planetaria, soprattutto in seguito alla sistematica opera di riduzione di modelli alternativi che ha sempre seguito le colonizzazioni dell’occidente oppure le grandi campagne di “omogeneizzazione sociale” condotte in paesi estranei all’occidente progredito e democratico, quali la Cina. Ma l’esistenza di un modello prevalente, non può indurre a ritenere che esso possa essere il solo modello degno di tutela, escludendo dall’ordinamento giuridico e dalla dovuta considerazione sociale tutte le altre forme in cui l’amore spinge gli uomini a riunirsi e a perseguire fini e progetti comuni. Un amore che si declina attraverso molteplici sfumature che vanno dalla solidarietà allo spirito di sacrificio, dall’affetto alla sessualità; circostanze e comportamenti non sempre tutti concomitanti e non necessariamente contemporaneamente presenti nello stesso ambito.

Provocate dalle inevitabili ed inarrestabili dinamiche evolutive delle società nelle quali l’equazione matrimonio=famiglia=coppia eterosessuale sopravvive da millenni, si pongono oggi nuove questioni che richiedono coraggiosi e decisi interventi volti ad allentare la rigidità del modello e a consentire di dare dignità e riconoscimento alle istanze di gruppi sociali che non trovano in esso una soluzione soddisfacente per assecondare i progetti di vita in comune dai quali la società stessa trova linfa vitale.

Decine di migliaia sono le coppie che vivono “come se fossero sposate”: famiglie alle quali nessuna dignità e nessuna tutela giuridica sono riconosciute. Corpi estranei all’ordinamento, queste famiglie “eterodosse” esistono e contribuiscono a costruire la società e a farla progredire: generano, educano ed allevano figli, lavorano e costituiscono esempi di solidarietà e di sostegno né più e né meno delle famiglie costituite con il matrimonio. Molte di queste “quasi famiglie” non fondate sul matrimonio, ma non meno “naturali” di quelle, sono formate da coppie di persone dello stesso sesso. Si tratta di persone che, grazie alla coscienza individuale e all’evoluzione della società, sentono, giustamente, che l’amore che fiorisce fra loro ha la stessa dignità di quello che unisce le più numerose coppie formate da persone di sesso diverso. E da questa semplice, quasi banale constatazione partono per maturare l’idea e la determinazione di unirsi e costituire una famiglia intesa nel senso comune del termine, usando tutte le forme e gli istituti che la società e l’ordinamento mettono a disposizione.

Peraltro, fermarsi all’idea che l’amore che unisce gli essere umani e li spinge alla vita in comune possa assumere solo la forma della famiglia, costituisce una schematizzazione poco convincente. La vita in comune, oltre alla forma della coppia, ha sempre costituito un elemento importante delle società e delle culture e ha spesso trovato sanzione e tutela nella costituzione di comunità monastiche e religiose, improntate alla sublimazione dell’amore umano e al sacrificio, basate su Regole di vita e di comportamento codificate e riconosciute da ordinamenti spirituali e secolari.

Fra la coppia e la comunità, si definisce uno spazio nel quale persone che condividono ideali, progetti, affetti e valori solidaristici, possono dar vita a formazioni para-familiari, anch’esse meritevoli di accettazione e di tutela in quanto libere scelte individuali di realizzazione della propria personalità o di partecipazione ad un progetto comune di affetto e solidarietà fra esseri umani.

Chi è interessato ad approfondire autonomamente gli spunti che emergono da queste considerazioni, possono leggere Contro Natura, Una lettera al papa di Francesco Remotti (Laterza) e Il mito dell’amore fatale di Enrichetta Buchli (Baldini Castoldi Dalai).

Telecom Italia: cresce e consuma meno

Impianto Telecom Italia

Impianto Telecom Italia

Un’azienda che cresce, riducendo i consumi e aumentando la qualità

Telecom Italia inverte la tendenza e a fronte dell’incremento degli impianti riesce a consumare meno  energia elettrica, grazie al successo di una strategia di sostenibilità che prevede la riduzione progressiva dei consumi elettrici dal 2007 al 2011.

Telecom Italia è ai primi posti, dopo Trenitalia, per consumo elettrico nel Paese e quindi i benefici di questo contenimento si sentiranno anche sul sistema nazionale in termini di riduzione dei consumi, riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera ed innovazione tecnologica. La crescita impiantistica ha trascinato un aumento dei consumi, a fronte dei quali l’azienda è stata capace di attuare un piano di risparmo che ha consentito di ridurre i consumi più di quanto questi crescessero per effetto dell’incremento dell’attività.  A questo fenomeno si è poi aggiunto l’effetto positivo dovuto all’autoproduzione di energia mediante un impianto di trigenerazione (trasforma l’energia termica recuperata anche in energia frigorifera, incrementando in modo significativo il rendimento globale di un impianto) che ha consentito di ridurre il prelievo dalla rete nazionale e ridurre le emissioni in atmosfera.

L’azienda stima che, riducendo i consumi complessivi, è stato possibile diminuire le emissioni di anidride carbonica in atmosfera di c.a. 840.000 tonnellate.  Tecnincamente, l’insieme delle politiche di efficienza energetica si sono basate su queste azioni concrete:

  • sostituzione degli impianti di condizionamento e di alimentazione con altri a maggiore efficienza
  • aumento delle temperature all’interno degli impianti e degli uffici nella stagione estiva, evitando freddi da frigorifero (inutili e anche dannosi per la salute del personale)
  • ottimizzazione degli spazi nelle sedi industriali con conseguente riduzione delle esigenze di condizionamento
  • utilizzo di apparati a maggiore efficienza
  • adozione di tecnologie innovative e a minor impatto ambientale, quali la trigenerazione
  • utilizzo di fonti rinnovabili (fotovoltaiche, eolico).

La strategia per l”efficienza energetica di Telecom Italia continuerà nei prossimi anni intensificando l’impegno sul fronte delle iniziative di miglioramento (automazione dell’energia elettrica negli uffici) e dell’innovazione tecnologica. Sul versante delle energie alternative, dal 2009 saranno introdotti ulteriori impianti di trigenerazione e sarà incrementata la quota di utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Quando faranno lo stesso altre grandi aziende e soggetti della Pubblica Amministrazione?

La guerra infinita agli omosessuali

Senatore Lucio Malan, PdL

Senatore Lucio Malan, PdL

Dopo un’interminabile serie di rifiuti e di diritti non riconosciuti, la situazione viene ulteriormente peggiorata. Lucio Malan, Senatore del PdL, sta raccogliendo le adesioni in Senato per depositare un disegno di legge teso ad integrare l’art. 29 della Costituzione per specificare che la famiglia come società naturale è unicamente quella fondata matrimonio fra UN uomo e UNA donna.

Se qualcuno desidera leggere il farneticante argomentare che accompagna il disegno di legge, può agevolmente farlo qui.

Io mi limito a registrare e a consegnare al dibattito dei miei lettori gli aspetti che ritengo più eclatanti dei ragionamenti di Malan.

  1. Due piccioni con una fava. Agitando il fantasma della famiglia poligamica (immediatamente associato alla presenza in Italia di 800.000 islamici) si mettono sullo stesso piano la poligamia e l’omosessualità. Un ragionamento arditissimo, per cui il vero obiettivo (impedire il matrimonio degli omosessuali) viene mascherato e “spinto” dalla ripulsa sociale nei confronti della poligamia, vista peraltro solo nella sua forma della poliginia, dato che la poliandria è un concetto completamente ignorato (nel senso antropologico del non conosciuto e non del non preso in considerazione).
  2. Nulla deve cambiare. Richiamandosi alle intenzioni del legislatore costituente, Malan sostiene che non vi è nulla da interpretare e che indubbiamente questi volesse intendere letteralmente ciò che la proposta di Malan vuole affermare. In sostanza, non si tiene conto di oltre 60 anni di evoluzione della società, del costume e dei valori. Ma neanche dell’intero contesto internazionale che si è mosso modificando radicalmente il quadro giuridico.
  3. L’importante è non sapere. I ragionamenti che pretenderebbero di affermare che nel corso della nostra storia non ci sono mai stati riconoscimenti pubblici e sanzionati da qualche forma di cerimoniale religioso o civile, fanno emergere un deciso profilo di ignoranza del nostro valente parlamentare, che in tutta evidenza, parla di cose sulle quali non ha condotto sufficienti approfondimenti. Oltre che al catechismo cattolico, infatti avrebbe fatto bene a documentarsi sull’eccellente raccolta di saggi internazionali curata dallo storico Robert Aldrich che si intitola Vita e cultura gay, Storia universale dell’omosessualità dall’antichità ad oggi (Cicero Editore), nel quale si portano ampi esempi di rituali (evidentemente da considerare nei rispettivi contesti di estrema repressione dell’omosessualità) in base ai quali coppie di omosessuali attestavano il loro profondo e duraturo rapporto. Dati i profili penali collegati alla sessualità “contro natura”, tali relazioni venivano comunemente intese come amicizie (termine che aveva un’accezione differente da quella odierna) in modo da salvaguardare l’integrità fisica dei partner, che erano talmente intimamente legati da condividere addirittura l’ultima dimora, esattamente come avveniva alle coppie eterosessuali.
  4. Matrimonio=figli. Incommentabile assunto, soprattutto alla luce dello stato in cui versa oggi la famiglia tradizionale che tanto si intende proteggere, luogo fisico e psicologico, nel quale si continuano a perpetrare i più odiosi crimini di violenza nei confronti delle donne e dei minori: è questo l’ambiente ottimale per far germinare l’amore e garantire lo sviluppo delle nuove generazioni?

Si tratta in tutta evidenza di una posizione antistorica e antisociale. E’ mio profondo convincimento che le varie forme che l’amore coniugale può prendere all’interno della società, nel rispetto dei principi inderogabili di uguaglianza, debbano essere riconosciute e trovare ampia tutela legale poiché non è compito dello Stato decidere se un rapporto di natura coniugale ed affettiva debba avere la preminenza rispetto agli altri.

Ognuno deve poter essere libero di scegliere come vivere la propria affettività e come costruire i suoi legami parentali, atteso che non è la conservazione della specie l’obiettivo del matrimonio nelle società moderne, quanto piuttosto costituire il luogo e l’ambito in cui l’amore trova la sua realizzazione ANCHE attraverso la procreazione e in vista di una TUTELA ACCESSORIA dei diritti di natura patrimoniale, creati a difesa delle parti più deboli del rapporto.

In sostanza, dunque, dopo essere passati tra roghi, torture, mutilazioni, prigioni e negazione sociale, la riforma Malan ci propone una nuova forma di barbarie: negare la dignità e la parità dell’amore omosessuale ed il suo riconoscimento sociale.

Grazie senatore.

Luciana Littizzetto a Certi Diritti

Luciana Littizzetto si iscrive a Certi Diritti

Luciana Littizzetto si iscrive a Certi Diritti

Come molti di voi sanno, sono fra i fondatori dell’Associazione Radicale Certi Diritti, che proprio fra qualche giorno compirà un anno e terrà il suo congresso annuale a Bologna (tra l’altro è aperto a chiunque voglia partecipare anche solo come uditore).

Non vi sarà dunque difficile capire la soddisfazione di poter dire in giro che anche Luciana Littizzetto ha deciso di iscriversi all’Associazione!

Proprio in queste ore, un altro grande comico italiano, Roberto Benigni, si è speso sull’ignobile palcoscenico di San Remo, rendendogli la dignità del Teatro e dando all’imbecille Povia l’unica risposta che poteva polverizzare lui, le sue canzonette melense e tutti i pregiudizi sull’omosessualità, citando proprio Oscar Wilde.

Non mi illudo certo che questi siano segnali di cambiamento, ma sono contento di immaginare questi atti come i mattoni che costruiranno quella nuova Italia che tanti politici continuano a non saper nemmeno immaginare.

Grazie Luciana, grazie Roberto!