
Con una nota diramata nella mattinata di oggi (riportata sotto), l’Associazione Radicale Certi Diritti ha annunciato di aver inviato un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della RAI per chiedere loro di valutare se la preannunciata canzione di Giuseppe Povia “Luca era gay” possa in qualche modo essere contraria al codice etico dell’azienda e ad altre norme.
Nel mio ruolo di Consigliere del’Associazione, sono totalmente d’accordo con il contenuto dell’esposto e con il suo scopo, che è quello, innanzitutto, di richiamare il servizio pubblico alla sua missione e di invitare i responsabili dell’applicazione delle diverse normative cui tale servizio è sottoposto a verificare se effettivamente non vi sia il rischio che si producano delle violazioni e, conseguentemente uno stato di disagio della popolazione che manifesta sensibilità al tema della canzone.
Data l’impossibilità di verificare l’effettivo contenuto del testo della canzone, l’Associazione ha correttamente ritenuto più coerente richiamare i responsabili all’applicazione della normativa di garanzia del servizio, lasciando poi a loro di valutare quale sia il comportamento da adottare. Va da sé che, in caso decidessero di non effettuare alcun intervento, chiunque sarà poi pienamente in diritto di adottare tutte le forme di protesta lecitamente attuabili. Molto più importante e totalmente coerente con uno spirito di legalità ceh sembra essere perduto, è infatti cercare di prevenire che si produca un danno verso milioni di cittadine e cittadini, richiamando le regole che sono poste a garanzia delle loro libertà e del loro rispetto, piuttosto che accontentarsi di protestare più o meno vivacemente prima o dopo che l’evento dannoso si sia prodotto.
Particolarmente importanti nel testo dell’esposto sono i riferimento ad alcuni elementi chiave, che hanno ispirato le riflessioni che hanno portato l’Associazione a scegliere di agire in questo modo:
- l’omosessualità non è una malattia e non si “guarisce”, piuttosto le persone possono scoprire che il loro orientamento sessuale è diverso da quello che credevano, ma certo non si “ravvedono” volontariamente né possono altrettanto volontariamente “ricondizionare o riprogrammare” la loro natura;
- sostenere il pregiudizio sociale contro l’omosessualità equivale a rendersi moralmente complici delle violenze e dei soprusi operati contro chi manifesta il proprio orientamento sessuale;
- nessuna forma di discriminazione può essere operata o sostenuta dal servizio pubblico radiotelevisivo
- le vittime più indifese contro i fenomeni di discriminazione e di violenza sono i minori, che non di rado sono spinti nel disagio fino a tentare il suicidio.
Personalmente, sebbene mi renda conto che si possa trattare di una forma di censura artistica, sarei favorevole ad impedire che la canzone sia non solo trasmessa al Festival di San Remo, ma anche che essa possa essere rilanciata attaverso tutti i mezzi sotto il controllo della RAI (televisione analogia, digitale terrestre, satellitare, radio, internet, pubblicazioni editoriali).
Ove questa strada non fosse percorribile, sarebbe almeno necessario palesare con la dovuta chiarezza e il necessario risalto la completa dissociazione dell’azienda rispetto al contenuto della canzone e delle tesi in essa sostenute.
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FESTIVAL DI SANREMO: ESPOSTO AL GARANTE PER LE TELECOMUNICAZIONIE E AL PRESIDENTE DELLA RAI SULLA CANZONE DI POVIA, NO ALLA CENSURA MA OCCORRE VALUTAZIONE SU POSSIBILE VIOLAZIONE CODICE ETICO E ALTRE NORME.
Roma, 29 gennaio 2009
L’Associazione Radicale Certi Diritti ha inviato oggi un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della Rai, affinché valutino loro, in base alle norme vigenti, se la canzone di Povia ‘Luca era gay’ ha, o no, un contenuto che ravvisi un danno verso le persone omosessuali. In Italia vi sono norme che consentono di agire qualora vengano trasmesse notizie contenenti affermazioni false e/o scientificamente prive di fondamento che possono ingenerare pregiudizio per l’integrità, l’immagine e l’onorabilità delle persone omosessuali, ivi compresa la diffusione di tesi che promuovono sofferenza o turbamento a causa della rappresentazione falsa della realtà, . Nell’esposto sono stati richiamate le seguenti norme previste dalla Delibera n.165/06/CSP del Garante per le Telecomunicazioni sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità personale e del corretto sviluppo fisico, psichico e morale dei minori; gli Articoli 2 e 8 del Contratto di servizio vigente con la Rai-Tv; gli Articoli 3 e 4 del D.Lgs del 31 luglio 2005 n. 177; l’art. 2.13.1 del Codice etico della Rai riguardo le responsabilità nei confronti della collettività.


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