Archivio Mensile: gennaio 2009

“Luca era gay”: intervengano il Garante e il Presidente della RAI

Con una nota diramata nella mattinata di oggi (riportata sotto), l’Associazione Radicale Certi Diritti ha annunciato di aver inviato un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della RAI per chiedere loro di valutare se la preannunciata canzione di Giuseppe Povia “Luca era gay” possa in qualche modo essere contraria al codice etico dell’azienda e ad altre norme.

Nel mio ruolo di Consigliere del’Associazione, sono totalmente d’accordo con il contenuto dell’esposto e con il suo scopo, che è quello, innanzitutto, di richiamare il servizio pubblico alla sua missione e di invitare i responsabili dell’applicazione delle diverse normative cui tale servizio è sottoposto a verificare se effettivamente non vi sia il rischio che si producano delle violazioni e, conseguentemente uno stato di disagio della popolazione che manifesta sensibilità al tema della canzone.

Data l’impossibilità di verificare l’effettivo contenuto del testo della canzone, l’Associazione ha correttamente ritenuto più coerente richiamare i responsabili all’applicazione della normativa di garanzia del servizio, lasciando poi a loro di valutare quale sia il comportamento da adottare. Va da sé che, in caso decidessero di non effettuare alcun intervento, chiunque sarà poi pienamente in diritto di adottare tutte le forme di protesta lecitamente attuabili. Molto più importante e totalmente coerente con uno spirito di legalità ceh sembra essere perduto, è infatti cercare di prevenire che si produca un danno verso milioni di cittadine e cittadini, richiamando le regole che sono poste a garanzia delle loro libertà e del loro rispetto, piuttosto che accontentarsi di protestare più o meno vivacemente prima o dopo che l’evento dannoso si sia prodotto.

Particolarmente importanti nel testo dell’esposto sono i riferimento ad alcuni elementi chiave, che hanno ispirato le riflessioni che hanno portato l’Associazione a scegliere di agire in questo modo:

  • l’omosessualità non è una malattia e non si “guarisce”, piuttosto le persone possono scoprire che il loro orientamento sessuale è diverso da quello che credevano, ma certo non si “ravvedono” volontariamente né possono altrettanto volontariamente “ricondizionare o riprogrammare” la loro natura;
  • sostenere il pregiudizio sociale contro l’omosessualità equivale a rendersi moralmente complici delle violenze e dei soprusi operati contro chi manifesta il proprio orientamento sessuale;
  • nessuna forma di discriminazione può essere operata o sostenuta dal servizio pubblico radiotelevisivo
  • le vittime più indifese contro i fenomeni di discriminazione e di violenza sono i minori, che non di rado sono spinti nel disagio fino a tentare il suicidio.

Personalmente, sebbene mi renda conto che si possa trattare di una forma di censura artistica, sarei favorevole ad impedire che la canzone sia non solo trasmessa al Festival di San Remo, ma anche che essa possa essere rilanciata attaverso tutti i mezzi sotto il controllo della RAI (televisione analogia, digitale terrestre, satellitare, radio, internet, pubblicazioni editoriali).
Ove questa strada non fosse percorribile, sarebbe almeno necessario palesare con la dovuta chiarezza e il necessario risalto la completa dissociazione dell’azienda rispetto al contenuto della canzone e delle tesi in essa sostenute.

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FESTIVAL DI SANREMO: ESPOSTO AL GARANTE PER LE TELECOMUNICAZIONIE E AL PRESIDENTE DELLA RAI SULLA CANZONE DI POVIA, NO ALLA CENSURA MA OCCORRE VALUTAZIONE SU POSSIBILE VIOLAZIONE CODICE ETICO E ALTRE NORME.

Roma, 29 gennaio 2009

L’Associazione Radicale Certi Diritti ha inviato oggi un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della Rai, affinché valutino loro, in base alle norme vigenti, se la canzone di Povia ‘Luca era gay’ ha, o no, un contenuto che ravvisi un danno verso le persone omosessuali. In Italia vi sono norme che consentono di agire qualora vengano trasmesse notizie contenenti affermazioni false e/o scientificamente prive di fondamento che possono ingenerare pregiudizio per l’integrità, l’immagine e l’onorabilità delle persone omosessuali, ivi compresa la diffusione di tesi che promuovono sofferenza o turbamento a causa della rappresentazione falsa della realtà, . Nell’esposto sono stati richiamate le seguenti norme previste dalla Delibera n.165/06/CSP del Garante per le Telecomunicazioni sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità personale e del corretto sviluppo fisico, psichico e morale dei minori; gli Articoli 2 e 8 del Contratto di servizio vigente con la Rai-Tv; gli Articoli 3 e 4 del D.Lgs del 31 luglio 2005 n. 177; l’art. 2.13.1 del Codice etico della Rai riguardo le responsabilità nei confronti della collettività.

La banda degli onesti: Totò Veltroni e lo scippo democratico

No alleuroporcellum

No all'europorcellum

Totò, in un fotogramma di "La banda degli onesti"

Totò, in un fotogramma di "La banda degli onesti"

“Fare le carte false”. Una tipica espressione che significa fare di tutto pur di ottenere qualche cosa, anche falsificare un documento. Qualcosa che in altri tempi suonava scandalosa, per il senso comune.

Ma oggi sono altri tempi. Oggi il segretario del maggior partito di opposizione, già ben suonato alle elezioni politiche, sta facendo letteralmente le carte false pur di ottenere quella che ritiene una conditio sine qua non per il totale azzeramento delle forze politiche alla sua sinistra, già abbondantemente castigate alle ultime elezioni.

E così il partito che si deve chiamare democratico per darsi una patente che nessuno  gli avrebbe  riconosciuto (appunto, una carta falsa) si è accordato con il patron della maggioranza è voteranno, a tre mesi della elezioni, lo sbarramento del 4% alle elezioni per il Parlamento Europeo. Gratis? NO! E’ già pronto anche il grande baratto: RAI, giustizia, federalismo rapace delle regioni del Nord.

Walter Totò Veltroni e la banda degli onesti. Dopo il pulcinella al governo, non ci mancava che il principe della risata all’opposizione. Che tempi!

A proposito, se ancora pensate che si possa fare qualcosa a sinistra, datevi da fare:

Browser game: una brutta esperienza con Travian

Un browser game è un videogioco giocabile via Internet tramite un qualsiasi browser, connettendosi ad un sito web e che non necessita, nella maggior parte dei casi, di alcuna installazione o download.

Insomma un modo piacevole, ogni tanto di passare il tempo. Alcuni sono impostati per essere giochi di simulazione o di ruolo, proprio come Travian, che si gioca entrando in competizioni con altri giocatori, costruendo alleanze, fondando e facendo crescere i propri villaggi e combattendo per raggiungere l’obiettivo finale che è la costruzione di un mega villaggio (la meraviglia), che può essere edificato solo dall’alleanza che ha dimostrato di essere la migliore per strategia, compattezza e partecipazione dei giocatori.

Tutto ciò è gratuito, ma c’è anche un lato commerciale. Infatti, per progredire più velocemente nel gioco è possibile acquistare dei punti che permettono di velocizzare le operazioni o di ottenere funzionalità aggiuntive (ad esempio i “punti plus” di Travian).

Io ho partecipato ad una lunga sessione di Travian (qualche mese, sul server 6) che è stata vinta da un’alleanza della quale il team di gestione del gioco ha subito messo in dubbio la correttezza, dissociandosi dalla rituale formula di congratulazione.

Dopo ripetuti inviti da parte mia, hanno confermato di avere le “prove” dell’irregolarità del comportamento dell’alleanza vincitrice, ma di non poterle utilizzare. E al momento sono inutili i tentativi di smuoverli dalla loro posizione.

Per questo, ritengo utile avvisare chiunque intendesse collegarsi a questo tipo di giochi:

  1. prima di registrarvi, verificate bene con chi avete a che fare
  2. se decidete di partecipare e di pagare per avere delle funzioni in più, chiedete al gestore del gioco se sono in grado di garantire la correttezza del gioco
  3. se avete pagato e vi trattano male in caso di protesta, ricordategli che siete dei clienti e che non se la possono cavare con spiegazioni prive di razionalità ed inaccettabili in qualunqe contesto di correttezza e trasparenza.

Il mio personale consiglio è di stare alla larga da chi chiede soldi per far partecipare a questo tipo di attività, dato che è evidente che non hanno una chiara idea di che cosa significhi avere a che fare con dei clienti e che non si possono permettere di incassare denaro senza dare le necessarie garanzie sull’affidabilità della tecnologia e dello staff che gestisce le comunità.

Comunque, buon divertimento, ma non dite che non eravate stati avvertiti

La dignità dell’amore

Love never fails...

Love never fails...

No al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni di solidarietà.
No alle unioni fra persone dello stesso sesso, men che meno se si tratta di matrimonio.
Al massimo una tutela privatistica dei diritti individuali, che vuol dire semplicemente che la coppia o l’unione, giuridicamente, non esiste e non merita nessuna tutela.
La maggioranza su questo è stata chiarissima. I parlamentari cattolici, da parte loro, hanno riaffermato le loro posizioni già note.
Il PD tace.
Chi ci rimette, è l’amore. Si parla di famiglia, si parla di figli, si parla di diritti, ma non si parla mai dell’amore, l’unico vero motivo per cui le persone si uniscono, creano relazioni parentali e crescono, allevano ed educano i loro figli.
Imporre alle persone che si amano l’unica soluzione del matrimonio, significa costruire una discriminazione che è anacronistica ed ingiustificata sul piano giuridico e culturale. L’amore che si cristallizza nelle unioni extra matrimoniali è lo stesso amore che porta al matrimonio. I figli che sono frutto di questo amore hanno la stessa dignità dei figli che nascono nel matrimonio. Le famiglie che si fondano su questo amore, sono famiglie esattamente nello stesso modo che quelle basate su un matrimonio. Esistono già nella società e il fatto che l’ordinamento giuridico non le prenda in considerazione, che gli neghi la dignità del pieno riconoscimento è fonte di inutili e dannose discriminazioni.
Dunque, ci si dovrebbe interrogare sul perché è solo l’amore che si cristallizza in un matrimonio che il nostro ordinamento tutela. E’ forse in questa risposta che si trovano i motivi per cui molti politici di area cattolica e della maggioranza di governo sono contrari ad intervenire e porre l’Italia alla pari con altri paesi. Forse c’entrano qualcosa la dottrina ed il magistero della chiesa cattolica che confinano la sessualità alla sola sfera dell’amore matrimoniale teso alla procreazione. Forse c’entra una diffusa pruderie che tende a sostituire alla parola e al concetto di “amore” quella di “sesso”, con tutte le implicazioni di impurità e di disordine sociale che ne conseguono e che sono molto vicine alla dottrina cattolica. O forse c’entra un nodo mai risolto nella nostra storia: la spinta conservatrice e reazionaria che viene esercitata da una cospicua compagine di parlamentari che si richiamano al cattolicesimo che vorrebbero essere fonte di valori fondamentali validi anche per chi è cittadino, con pari dignità, ma che quei valori non riconosce. Ed ecco dunque la grande contraddizione: l’amore e la sessualità sono buoni solo se fioriscono nel matrimonio. Tutto ciò che ne è al di fuori, non solo non è degno di tutela, ma non esiste. Si nega dunque dignità giuridica, sociale e culturale ad una porzione crescente della popolazione che dà all’amore e alla sessualità forme differenti ed ineludibili.
E si spiega allora anche perché si riesca a mettere mano ad una riforma costituzionale importante come quella del Titolo V della Costituzione che modifica i rapporti economici e giuridici fra Stato e Regioni, ma non si riesca a trovare un accordo politico per restituire all’amore la dignità che gli è propria, ma che non trova posto nella nostra Costituzione come altre parole che, pur non configurando istituti giuridici, sono fondamentali nella formazione del cittadino e nello sviluppo della società: amore, gioia e felicità.