Narcisismo politico – 1


Dopo essere personalmente ed individualmente intervenuto sugli esponenti della minoranza vendoliana di Rifondazione Comunista per bloccare ogni tentativo di nascita della Costituente per la Sinistra, Fausto Bertinotti emerge dall’oblio nel quale sembrava aver deciso di essersi confinato, sparigliando a sinistra e rendento nota in 15 tesi la sua personale visione del futuro della sinistra e delle linee politiche secondo le quali questa dovrebbe muoversi.

Al di là dell’analisi e del contenuto programmatico di questo documento, dispiace constatare almeno due elementi, che segnano inevitabilmente questo passaggio:

  1. Fausto Bertinotti è stato il protagonisca di una sconfitta storica che ha condannato senza appello un certo modo di fare politica e le alchimie elettorali e di alleanza che, se ancora qualcuno avesse dei dubbi, non sono gradite agli elettori e non sono quindi ulteriormente riproponibili, come sembrano invece voler fare proprio coloro che fino a ieri sembravano definitivamente incamminati sulla strada della Costituente della sinistra.
  2. Le tesi bertinottiane sono l’ennesimo esercizio di politica dall’alto: emergono dal nulla senza essere state sottoposte ad un dibattito pubblico, ma -e questo è assai peggio- fanno chiaramente intendere che sono il frutto di un lavoro che non ha cercato nessuna partecipazione dalla base. Ovvero l’esatto contrario che il progetto di Costituente per la Sinistra avrebbe voluto realizzare

In alcune discussioni sul contenuto delle 15 tesi, ascoltate senza partecipare, ho avvertito, anche dai miei compagni di partito una certa accondiscendenza: tutto sommato le cose che dice Bertinotti sono condivisibili, tranne una che è un punto dirimente, ovvero la chiusura preventiva ad ogni forma di alleanza con il Partito Democratico.

Ma i miei lettori sanno che io non mi accontento delle letture e delle opinioni degli altri; anche se ho stima dei miei compagni e dei miei amici, preferisco vedere, capire e prendere le mie posizioni, anche pronto a rimetterle in discussione. Ed ecco che dopo la lettura del lungo testo di Bertinotti, sono pronto a dire la mia, promettendo di “frammentare” il discorso in più post…

1. Prospettiva

Sono proprio le prime parole che disegnano una lontananza epocale fra il mio modo di vedere la politica e quello di Bertinotti. Secondo lui la sinistra è stata cancellata e deve rinascere. Io penso che abbia completamente sbagliato la prospettiva dell’analisi. La sinistra in Italia c’è, c’è un elettorato di riferimento, c’è l’esigenza diffusa di rendere espliciti contenuti, valori e formule. Quel che davvero manca è la capacità di quella che fu la classe dirigente di sinistra di sentirsi veramente e profondamente espressione del suo elettorato. L’affermazione di Bertinotti, implica che nella sua visione la sinistra non c’è perché non ha rappresentanti parlamentari, volutamente dimenticando che i partiti esistono sul territorio e poi in Parlamento, luogo di naturale approdo della rappresentanza politica, e non il contrario, a meno di non chiamarsi Silvio. E questo è il limite, l’errore di prospettiva che vizia tutto il ragionamento, facendo intendere chiaramente che c’è ancora qualcuno che pensa poter continuare a fa ‘o gallo ‘ncopp’a munnezza, ovvero a cercare di imporre la sua visione, senza confronto democratico, senza possibilità di dibattere. Insomma la prospettiva che ha portato alla sconfitta storica della sinistra, non è ancora tramontata e farà ancora morti e devastazioni. Tanto per cominciare, ha “strangolato” il neonato progetto della Costituente della sinistra, sacrificandolo alle logiche del cartello elettorale, proposta che è stata e sarà nuovamente bocciata dagli elettori della sinistra.

2. Analisi, ma mai proposte concrete

In più passi del discorso in cui si articolano le 15 tesi sembra di capire che a un certo punto arriverà l’idea, la proposta capace di far capire perché sinistra sarebbe meglio di destra. Ma la delusione è continua, quasi scontata. Scontata almeno quanto la critica di un costesto che sembra “alieno”, ma invece è quello con il quale si fanno i conti ogni giorno. Invocare un mitico “intervento pubblico  in economia” non convince, non può convincere. Tutti conosciamo lo sfacelo generato dagli interventi pubblici in economia che sono stati alla base di un sistema di clientele più simile ad una mafia pubblica che al serio tentativo di bilanciare le spinte economiche private a favore di un più saggio ed equo impiego della ricchezza prodotta a beneficio di molti piuttosto che di pochi (si badi che non a caso “impiego” è diverso da “redistribuito”).
Riproporre l’incardinamento dell’analisi marxiana come fulcro della lettura dell’economia, della politica e della società, equivale a rimanere ancorati ad una visione classista e settaria, dalla quale non si fa il minimo sforzo per allontanarsi, nonostante il continuo richiamo e l’evidente esigenza di costruire una sinistra europea, nonché nuove prospettive che tengano conto di contesti radicalmente cambiati, non leggibili con le lenti offuscate di teorie secolari, peraltro già fallite alla prova dei fatti.

[continua]

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4 pensieri su “Narcisismo politico – 1

  1. gervasu

    Sinceramente prima di cestinare un possibile approccio Marxista (non importa tanto in cosa, storicamente va bene per tutto) credo che sia necessario riprendere in mano proprio quelle vecchie teorie e rivederle criticamente.
    Perché la storia della sinistra, cioé la storia del comunismo, cioé la storia del socialismo, cioé la storia della democrazia passa necessariamente dalle teorie di Marx e Engels.
    Non accettarle a priori va bene, ma non va bene neanche rifiutarle a priori. Anche perché non c’è mai stata una “prova dei fatti”.
    Certe cose andrebbero senz’altro riviste, ma la prossima polarizzazione di ricchezze mi fa pensare che forse le classi sociali esistano davvero, perché c’è chi si salverà e chi no. Chi si e chi no, forse le classi sono solo state mascherate da dinamiche precise entro le logiche borghesi del moderno apparire.
    Parlare di sinistra vuol dire partire poi anche da più lontano, se si vuole capire di cosa stiamo parlando. La rossa bandiera della democrazia e la rossa bandiera sovietica hanno qualcosa in comune.

    E le proposte complete dovrebbero essere il risultato di un’analisi puntuale. Se non arrivano significa che l’analisi non è stata fatta a modo. ma è dall’analisi, dal parlare, dall’astratto che si parte per poi declinarlo nel concreto. ma sono in tanti oggi ad applicare invece un epistemologia contorta e ribaltata, quella “del fare” che sbandiera tanto l’attuale governo.

    sigh

    Risposta
  2. Lorenzo

    Quando mai la democrazia ha avuto la bandiera rossa?
    Le tesi di Bertinotti sono quelle di un oligarca che campa di tartine e di bandiere rosse ricamate a mano.
    La democrazia non è nei salotti televisivi né ai vernissage. La nostra classe politica campa quasi interamente così, ed è per questo che poi non capisce un cazzo del mondo in cui vive. Mio padre non sa quanto è aumentato il prezzo delle zucchine, né l’angoscia di prendere l’autobus ogni sera in una borgata romana.
    Eppure decide della costituzionalità delle leggi che dovrebbero gestire una società di cui ignora tutto.
    E Bertinotti, che ignora le stesse cose, vorrebbe addirittura scriverle, quelle leggi.
    E’ questa classe dirigente che distrugge la sua stessa credibilità ogni volta che apre bocca.

    Risposta
  3. stratex Autore articolo

    @ gervasu

    non rifiuto l’approccio marxista a priori. dico solo che non lo ritengo più adatto non solo a spiegare una realtà totalmente diversa da quella in cui è stato concepito. non esistevano mezzi di comunicazione di massa, esistevano stati nazionali potentissimi alcuni imperialisti altri no, non esistevano aziende multinazionali, non esisteva l’economia finanziaria che esiste oggi, la cultura e l’istruzione non erano diffuse pervasivamente come lo sono oggi, la struttura sociale e del lavoro era radicalmente differente, oggi il settore produttivo più consistente (almeno in Italia e nelle economie occidentali) è il terziario con uno spostamento deciso dell’attenzione dal “bene” al “sapere”.

    l’idea di democrazia che abbiamo oggi è più compiuta ed è largamente diffuso il convincimento che sia fra le soluzioni più equilibrate per la gestione della società (con tutti i limiti che ne conosciamo, comunque). ne deriva una altrettanto diffusa avversione per le soluzioni politiche limitative delle libertà e dei diritti.

    la polarizzazione delle ricchezze avverà su scala planetaria, coinvolgendo realtà quali la cina, l’india e la russia. in due di questi stati le esperienze di socialismo reale sono miseramente crollate (direi che come prova dei fatti può bastare) e fanno temere per la tenuta della stabilità sia di quelle società, sia di quelle economie, mettendo a serio rischio la tenuta planetaria.

    le soluzioni vanno dunque individuate reimpostando l’analisi non su basi ideologiche, bensì valoriali, accettando la sfida dei capitalismi, delle globalizzazioni e delle criminalità internazionali nei fatti, sul campo, con dei programmi che siano la concretizzazione di una visione precisa e prospettica del ruolo dell’individuo nella società e non con l’idea di far “vincere” una classe sull’altra, assunto, questo, che tende a porre fasce intere di popolazione nella posizione di “coloro che sono nel giusto” e che devono dunque prevalere. un dogma come tanti che, laicamente, rifiuto e non posso concepire messo a fondamento di una proposta politica fatta da una sinistra democratica, progressita e internazionale.

    @ lorenzo, mi sembra che condividiamo lo stesso pensiero, almeno per grandi linee.

    Risposta
  4. Rigitans'

    concordo abbastanz acon la tua analizi. purtroppo la sinistra deve rinascere oltre questi partiti, oltre le vecchie ideologie, senza eliminare i vecchi ideali, ma riproporli per il 2008. le sinistre con piu’ consenso sono quelle che si stanno rinnovando, e già il tentativo(vero) porta voti. qui invece si dorme, ci si rifugia, non si analizza e si rinnova, non si porta del nuovo.

    si rifà il classico partito compromesso tra vendoliani e sinistra democratica, ma non doveva essere questa la nuova sinistra. sono molto deluso, sinceramente.

    Risposta

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