Essere antifascisti oggi

13 11 2008

Benito Mussolini e Adolf Hitler

Benito Mussolini e Adolf Hitler

Premessa

Per fugare da subito eventuali dubbi, dichiaro che la mia posizione è quella di un convinto democratico e antifascista. E il senso di questo articolo è proprio quello di andare alla ricerca del significato dell’essere antifascisti oggi. Per me significa ferma riprovazione verso le forme di totalitarismo in generale e, con riferimento storico all’Italia, significa un convinto ripudio per i valori, le politiche e le azioni che furono del movimento fascista e delle diverse esperienze politiche e governative condotte da Benito Mussolini, fino alla sua uccisione. Dunque, un antifascismo che implica piena adesione allo Stato Costituzionale Repubblicano (cui ho già giurato fedeltà almeno un paio di volte), ma anche decisa disapprovazione di ogni forma di violenza e censura verso chi si proclama fascista o simpatizzante di quell’epoca e di quel movimento; una forma di “persecuzione” che, ai miei occhi, è riprovevole tanto quanto, se non più, del fascismo stesso.

Dopo questa doverosa premessa, dedichiamoci ad approfondire i temi ai quali ho fatto sintetico cenno; riflessioni scaturite negli ultimi mesi grazie al confronto con esponenti della più moderna destra dichiaratamente fascista, con amici e compagni di partito di varie età ed estrazioni, nonché con esponenti della sinistra più estrema.

Personalmente sono persuaso che per una persona convintamente democratica, dichiararsi antifascista oggi vuol dire affrontare una condizione di grande difficoltà intellettuale. L’attributo stesso di “democratico”, nelle sue accezioni di apertura al dibattito, al confronto e all’ascolto, impone di non chiudersi, di non essere contro qualcuno per le sue idee, men che mai di impedire che qualcuno che la pensi in altro modo possa esprimersi liberamente. Con altrettanta forza, impone però di adoperarsi civilmente e fermamente per contrastare in tutti i modi leciti un’idea che non condivide; mai comunque, mai, usando la violenza, l’ingiuria, la sopraffazione o la prevaricazione. Diamo ovviamente per condiviso il fatto che i poteri di restrizione della libertà sono esclusiva prerogativa delle forze di polizia e della magistratura, nei limiti e per le finalità che la costituzione e le leggi stabiliscono. In sostanza, riteniamo di non dover discutere sul principio che a nessuno è consentito farsi giustizia da sé.

Nel seguito, affronteremo 3 temi:

  1. l’Italia ha mai chiuso la questione “fascismo”?
  2. Come si collocano i moderni movimenti di destra fascista nella nostra società?
  3. Cosa significa essere antifascisti oggi?

1. I conti con il fascismo e la sua storia

Dopo aver causato sciagure immani all’umanità, lo stato nazista di Hitler capitolò sotto l’attacco delle grandi potenze. Hitler è rimasto in sella fino alla fine, nella coerenza di una follia fulgida. Il nazismo è morto con lui e quel che ne rimaneva è stato spazzato via da un processo lacerante, cui sono seguite condanne, esecuzioni e fughe. Insomma, con il nazismo, l’intera umanità a fatto i conti, consegnandolo alla storia. Certo ci sono dei “focolai”, ma non vi sono avvisaglie di ricostruzione di movimenti ideologici nazionali di quella portata.

Da noi il fascismo è finito senza gloria e l’Italia non ci ha fatto i conti: l’intero apparato dello stato fascista si è riversato quasi senza traumi all’interno delle nuovi istituzioni repubblicane. Da questo punto di vista, si può dunque affermare, anche se con un certo ardimento, che il fascismo in Italia è un capitolo che non si è mai chiuso, anzi ha continuato a esistere sotto vesti e forme diverse, in uno stato di sospensione, annidato nei partiti dichiaratamente di destra, ma anche in altri (ad esempio la Democrazia Cristiana), questi ultimi capaci di accogliere e conciliare anime opposte in un equilibrio che ha retto per decenni. Dunque, si diceva, con il fascismo non abbiamo fatto i conti. Mussolini e la sua cerchia più stretta hanno pagato con la vita, per tutti. La loro esecuzione, senza processo (modernamente inteso), si poteva pensare, avrebbe saldato il conto. Invece, proprio la mancanza di un processo, di una sentenza ma ancor di più di un dibattito franco ed aperto, fatto a quell’epoca dai protagonisti, su cosa era e rappresentava il fascismo ci ha privato di una solida motivazione per deprecare quell’esperienza e tutti i danni che ne sono derivati e, come avvenuto per il nazismo, chiudere definitivamente la questione. Non è un caso che pochi anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, già si diceva che si stava meglio quando si stava peggio, segno evidente che nella cultura e nel costume, il fascimo non era stato un’esperienza lacerante, da non ripetere, e che, soprattutto non era finito a Piazzale Loreto, ma si era definitivamente insinuato nel cuore politico degli italiani. A costo di banalizzare, mentre in Italia Totò e Paolo Stoppa, all’indomani guerra, al cinema e a teatro, potevano mettere alla berlina fascisti e nazisti con gag celeberrime, nel resto del mondo non era concepibile (con alcune eccezioni) di trattare il dramma del nazismo con leggerezza.

2. Ritorni di fiamma

Nell’arco dei sessant’anni che ci separano dal gennaio del 1948, dunque, il germe del fascismo ha continuato a vegetare, assumendo di volta in volta nuove forme. Alle volte creando un partito. Altre un movimento extraparlamentare, più o meno clandestino. Altre ancora sfociando nel terrorismo. Un lungo periodo di riflessioni e di esperienza ha portato il partito di destra per eccellenza a subire mutazioni e scissioni. Quel che resta del Movimento Sociale Italiano, oggi galleggia ai margini della stretta costellazione dei partiti in parlamento, dopo che la sua grande gemmazione in Alleanza Nazionale ha definitivamente perduto ogni legame con la sua origine post-fascista.  Ma nel frattempo si è andato aggregando un universo, figlio legittimo della Destra Sociale, che oggi ha proprio in Casa Pound e nei suoi soggetti satelliti i suoi più noti e coraggiosi testimoni: l’intera cultura pre-fascista e fascista trova una nuova legittimazione grazie allo spazio che si è aperto a destra proprio in virtù dello spostamento al centro di Alleanza Nazionale.

In estrema sintesi (per una visione completa è indispensabile una visita lunga e approfondita al sito di Casa Pound), è proprio Casa Pound che ci aiuta a capire cos’è “fascismo” oggi:

  1. Riconquista nazionale, sovranità nazionale contro i poteri forti;
  2. Controllo pubblico delle banche;
  3. Contrasto delle multinazionali, rilancio la produzione italiana ed una Europa autarchica;
  4. Contrasto della società multirazzista (!) e dell’immigrazione obbligata;
  5. Garantire il lavoro come dovere sociale;
  6. Riqualificare la sanità, assicurare le pensioni e dirottare l’8×1000 alla salute;
  7. Garantire il diritto alla maternità e alla vita;
  8. Nazionalizzazione dei settori trasporti, telecomunicazioni, acqua, risorse naturali, energia e salute;
  9. Mutuo sociale;
  10. Istruzione, cultura e ricerca gratuite, universali e rigorosamente selettive;
  11. Sviluppo e garanzia dei prodotti biologici nazionali;
  12. Promuovere la salute pisco fisica e la cultura;
  13. Salvaguardare la persona dallo sradicamento dal suo territorio e dal suo cielo;
  14. Giustizia sulla base del diritto romano;
  15. Recupero della potestà in materia di difesa nazionale;
  16. Revisione della Costituzione.

Va da sè che su alcuni di questi punti si può manifestare una convergenza trasversale, indipendente dall’orientamento politico. E’ altresì vero che tutto è molto chiaro, semplice. Così come è vero che vi sono parecchi punti discutibili, frutto di una visione eccessivamente nostalgica del passato, in termini di costume, cultura, poltica. D’altra parte, vi sono aspetti “valoriali” che non emergono dalla lettura del programma, ma che caratterizzano al di là di ogni ragionevole dubbio il fascismo moderno. Fra questi vi sono certamente una spiccata tendenza all’aggressività ed un uso indiscriminato della violenza fisica e verbale, come emerge da numerose testimonianze disponibili in più parti della rete (a onor del vero, in molti casi tale violenza è in risposta alle aggressioni di parte avversa, mentre in altri casi è del tutto gratuita – ad esempio, cinghia mattanza). Fa inoltre riflettere seriamente il fatto che il concetto di democrazia non è mai citato, segno evidente che, fino a prova contraria, lo possiamo considerare del tutto estraneo al moderno fascismo made in Italy. Alcune assenze importanti, inoltre fanno intravedere la mancanza o una carenza di attenzione su alcuni temi che caratterizzano le società più evolute e che 60 anni fa non erano prevedibili (interruzione della gravidanza, temi bioetici, diritti delle minoranze, lotta alle discriminazioni, ecc.)

Certo molto si può discutere sull’efficacia della democrazia come sistema di decisione e di partecipazione alla vita politica del paese, oppure sul fatto che quella che ci ostiniamo a definire democrazia, in realtà, non ne costituisce che un pallido abbozzo, ma finché la Costituzione sarà centrata sull’articolo 1 e finché il sentimento prevalente non cambia, la democrazia, in Italia è e rimarrà un valore di riferimento da cui nessuna forza politica e sociale, può prescindere.

3. Essere antifascisti oggi

Vorrei cominciare quest’ultima parte del post, con il racconto di un episodio che è avvenuto qualche giorno fa, presso il comune di Albano Laziale, dove si è svolto un incontro fra i giovani ed Ugo Mancini, Presidente della locale sezione dell’ANPI da sempre impegnato in un’opera di paziente divulgazione e dibattito sui temi del fascismo, della resistenza e della violenza nazista. L’incontro era stato concordato su richiesta di un gruppo di ragazzi di destra che avevano assistito ad uno delle lezioni su questi temi in una scuola locale. Mancini, che è un vero democratico e antifascista ha ovviamente acconsentito al confronto. Purtroppo, nella stessa sede si sono presentati alcuni esponenti di formazioni di sinsitra, che hanno disturbato l’incontro provocando Mancini, dicendo che non doveva avere contatti con i fasci, che non hanno diritto di cittadinanza politica, che non devono essere sdoganati e via di seguito in un crescendo che si è concluso con la solita smargiassata, la goccia che ha fatto trabboccare il vaso, tramutando un incontro di confronto su un tema delicato, tra l’altro fra due generazioni diverse, in una rissa con annessi danni a persone e cose.

Questo episodio mi sembra essere emblematico del concetto che vorrei esprimere in questa ultima parte, ovvero a 60 anni di distanza, dopo tutte le esperienze che abbiamo vissuto in Italia, è ancora possibile concepire l’antifascismo come tentativo di marginalizzazione violenta del pensiero fascista e delle sue espressioni pubbliche? E’ veramente questa la strada per contrastare un’evidente revanche dei valori e delle proposte politiche e movimentistiche di chiara marca fascista? Oppure sarà necessario accettare la sfida teorica e conoscere bene il nuovo fascismo per contrapporre ad esso una visione politica declinata in valori e proposte che abbiano presa sull’elettorato?

A mio parere, ogni tentativo di impedire agli esponenti dei movimenti del nuovo fascismo (per esser chiari, ricordo che faccio riferimento a Casa Pound e a Blocco studentesco in primis) di essere presenti nella scena politica e di esprimere il loro pensiero non solo è del tutto inutile, ma soprattutto fornisce alibi politici che tali formazioni sono abilissime nel rivoltare a proprio favore, come hanno recentemente dimostrato i fatti di Piazza Navona e della sede Rai di Roma. La demonizzazione dei giovani fascisti, la facilità con cui vengono presentati sistematicamente sui media come “squadristi” che cercano di imporre la loro presenza e le loro idee, alimenta un circuito perverso di versioni, controversioni e rimandi da un punto all’altro della rete, capace di generare un’attenzione che altrimenti non si creerebbe. A dare ulteriore manforte, intervengono poi, anche qui sistematicamente, le reazioni e/o le provocazioni violente e aggressive dalla parte più marginale e politicamente miope della sinistra (mi sto riferendo a Sinistra Critica, centri sociali vari, RASH, ecc.), che non fanno altro che amplificare ulteriormente l’attenzione già conquistata attraverso la polemica mediatica.

Assumendo che per me i movimenti fascisti, finché si muovono nell’alveo della legalità, hanno pieno diritto di cittadinanza e di espressione, ritengo che sia molto più produttivo conoscerli a fondo e mettersi in competizione con loro sugli stessi media che utilizzano, sfruttando gli stessi meccanismi, quando non inventando nuovi modi di comunicare.

Ad esempio, con un occhio ai movimenti studenteschi e alle tecniche di “guerrilla marketing” ritengo che sia molto più efficace agire sugli spazi mediatici che conquistano Blocco Studentesco e Casa Pound, neutralizzando la loro presenza con testimonianze, argomenti, spunti e provocazioni sviluppando al massimo la creatività e promuovendo con convinzione valori e proposte alternative, derivate da esperienze politiche diverse, più affini ad una moderna visione della sinistra.

Menare le mani è infinitamente più semplice, ma produce effetti non controllabili a livello sociale. Al di là della “soddisfazione estemporanea” di aver pestato uno che si ritiene un nemico, il senso che sarà dato al gesto lo decideranno i titolisti, i giornalisti, i blogger ed i forum in un processo governato da tecniche di costruzione e distribuzione del messaggio che, se ignorate, produrranno effetti contrari a quelli che si pensava di ottenere: non l’oscuramento di un pensiero o di un’idea, ma la sua amplificazione e la sua massima diffusione.

In un mondo ormai pervaso da strumenti di formazione e divulgazione del libero pensiero, ritenere che si possa “azzittire” il presunto nemico pestandolo di botte o cacciandolo dalle manifestazione è una pura illusione. Quello che si caccia dalle piazze, dalle assemblee ed in generale dalla vita reale, ritorna moltiplicato sulla rete e sui circuiti internazionali. Con un’aggravante: passato il momento delle “opinioni a caldo”, la coda lunga dell’informazione lascerà una traccia “fredda” a disposizione di tutti coloro che, da un certo momento in poi, andranno a caccia di approfondimenti e saranno capaci di produrre riflessioni ed elaborazioni sui materiali disponibili, definitivamente sfuggiti al controllo degli autori e presenti in contesti di attualità del tutto diversi da quelli di partenza.

In buona sostanza, quindi, essere democratici ed antifascisti oggi, significa riconoscere i movimenti neo fascisti come soggetti politici e come interlocutori, elaborando nel contempo una strategia di comunicazione e di azione politica su più livelli e più media capace di contrapporre alle loro posizioni e all’immagine che essi hanno saputo costruire, una visione alternativa del mondo aritcolata in proposte politiche concrete e posizionata in modo tale da dare dell’antifascismo una immagine moderna e lontana dagli schemi imposti dalla contrapposizione violenta ed aggressiva.


Azioni

Informazione

38 risposte

13 11 2008
Hidden Side

Stante l’articolo XII della Costituzione Italiana, quelli che definisci
“movimenti fascisti, che si muovono nell’alveo della legalità”
sono un ossimoro.

Sono d’accordo che un approccio democratico non prevede (in tempi normali) il farsi giustizia da se, ma l’appartenenza democratica implica la richiesta a gran voce che la legge venga applicata nei confronti di qualsiasi movimento che si richiami o si dichiari fascista.
In Germania quanto è consentito in Italia non avrebbe alcuno spazio, la legge è ferrea, soprattutto nella regolamentazione riserva alla protezione dei giovani (La stessa legge parla di propaganda nazi/fascista, apologia della guerra, pedofilia, sanzionando qualsiasi forma di comunicazione verso i giovani su questi temi).

Soprattutto gli aspetti relativi alla discriminazione razziale, etnica e religiosa, a mio avviso sarebbero da sanzionare in maniera puntuale e sistematica mediante l’applicazione della legge Legge Mancino (25/6/93, n. 205).

Ci sono dei principi, quelli sanciti dalla costituzione e in maniera più ampia dalla carta dei diritti dell’uomo, che non sono negoziabili e questo dovrebbe essere ben chiaro a qualsiasi sincero democratico, l’anti-fascismo è nel non concedere alcuno spazio, anche dialettico, su questi principi;
questa durezza ideologica non si pratica certamente con il confronto da stadio, che anzi legittima la non-identità fascista con una pseudo-identità antifascista, ma non vanno concesse aperture in base ad un ipotetico principio di democrazia (giusta ad esempio l’opposizione di luglio alla concessione delle aule della Sapienza a Forza Nuova)

Esiste, ben oltre il fascismo politico, un fascismo culturale circoscritto e descritto in maniera esemplare da Pasolini.
Questo modo di essere “fascisti” strisciante, esistenziale, ci coinvolge un poco tutti, questo richiede uno sforzo di elaborazione e di contrapposizione di idee e di maturazione, questa è la frontiera dell’antifascismo.

13 11 2008
Andrea

Sono giorni che rimugino su un concetto: in Italia essere democratici, secondo qualcuno, è essere antifascisti.

Credo sia invece lapalissiano che essere democratici vuol dire essere democratici.

In pratica è democratico chi riconosce il valore della democrazia, della dialettica, delle “visioni altre”, della dignità altrui e tutto il corredo di “grandi idee” legato all’essenza di una democrazia moderna.

In questo si dimostrano non-democratici tanto i neo fascisti (che apertamente non parlano di democrazia) che i neo comunisti non post-comunisti (scusandomi per la ridondanza terminologica).

Il sistema valoriale democratico è un insieme di assunti condivisi da tutti i soggetti coinvolti indipendentemente dall’alveo politico cui fanno riferimento.
A mio avviso c’è un sistema valoriale democratico che coinvolge tutti gli esponenti di destra e di sinistra che vi fanno riferimento e uno non-democratico cui invece si riferiscono tanto alcuni gruppi di destra che altri di sinistra.

Salire sul podio e definire cosa sia lecito e cosa no del pensiero altrui non è un’operazione afferente al primo sistema veloriale mentre è fortemente tipico del secondo.

13 11 2008
Frattaglia

Mi piace molto la tua analisi, e non posso che quotare Andrea.
Però secondo me l’idea che esistano un sistema di valori democratici e alcuni soggetti che vi aderiscono e altri soggetti che non ne aderiscono la trovo un’idea e una concezione di società che ora sta diventando più difficile applicare.
Abbiamo una grossa anomalia democratica, il Partito delle Libertà (un nome un controsenso), che democratico non è tanto,dato che spesso ha fatto ricorso alla demonizzazione dell’avversario anche attraverso la violenza verbale e che controlla quasi tutti i mezzi d’informazione. In senso lato, esso stesso è fascista, in quanto non lascia spazio a nessuno che abbia idee diverse dalle loro.
Quando analizziamo il significato dei movimenti neofascisti oggi secondo me bisogna anche analizzare il contesto della società in cui ci troviamo.

My 2 cents

14 11 2008
Sergio

Ciao! L’analisi che fai è molto approfondita, e sicuramente merita molta attenzione. Mi associo però a quanto dice Andrea. Il problema non è definirsi democratici ed antifascisti. Il problema è definirsi democratici e quindi contrari ad ogni forma di anti-democrazia: che poi si chiami fascismo, comunisco, teocrazia, dittatura etc. etc., per me pari sono.
L’Italia non ha fatto i conti con la sua storia “fascista”, è vero. Ma non li vuole neanche fare (e guai anche solo a parlarne) rispetto agli errori fatti dal Partito Comunista. L’unica differenza è che il fascismo il potere lo prese, il comunismo (fortunatamente) non c’è riuscito.
In tutto questo la grande novità è che potremmo avere un paese in cui sinistra e destra potrebbero davvero confrontarsi in un terreno democratico, ed invece entrambe le aree sono avvinte da forti scosse populistiche (altro “-ismo” pericoloso). Certo ci sono i passi spesso forzatamente personali di qualcuno (leggi Fini), ma appunto spesso rischiano di essere di facciata perché non compresi dai più.
Aggiungo che ciò che manca in Italia è l’idea che serva una memoria storica condivisa. Che non sia né di destra, né di sinistra. Il fascismo, quello vero, è oramai lontano: mi preoccupano spesso di più le cattive interpretazioni di fenomeni come il terrorismo nero o le Brigate Rosee. Ma su questo, forse, vorrai fare un’altra puntata ;-)
S.

14 11 2008
Hidden Side

Chiedo a Guido ed ad Andrea e frattaglia e Sergio.
Ma in nome di quale coerenza democratica si può dare apertura e dialogo a chi ha tra i punti fondanti non una generica nostalgia per un passato (vergognoso) lontano, ma un preciso punto programmatico ed una ideologia RAZZISTA?

Di chi assalta, come è successo solo ieri, la sede della CGIL?
Di chi fiancheggia e fomenta il peggior teppismo negli stadi?

14 11 2008
stratex

@ tutti

Per comodità, riporto le norme richiamate da H.S.

XII Disp. Trans. e finale della Cost.: È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

L. 20/6/52, n. 645 – Art. (mod. con L. 22/5/75)1: si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Rimandando alla giurisprudenza in materia per gli approfondimenti, la mia riflessione astrae dal merito della legalità (che ripeto do per scontata, salvo prove contrarie che non spetta a me addurre) e rimane nell’ambito politico. E vi rimane con il preciso scopo di dibattere e meditare sulla possibilità di individuare strategie di comunicazione e di azione politica in gardo di neutralizzare POLITICAMENTE, la presenze e l’azione di questi interlocutori dai quali non è più possibile prescindere nel dibattito politico, dato che costituiscono una realtà evidente, presente ed operante.

Non è certo facendo intervenire la magistratura (che peraltro in molte occasioni lo ha fatto, ma senza sortire effetti politici evidenti) che si affronta il tema del fascismo nella società di oggi e quindi del senso di essere modernamente antifascisti.

Fermarsi ad usare degli slogan e non entrare nel merito dei valori e delle proposte per capirne l’ “eziologia” politica, non fa che alimentare una contrapposizione priva di sbocchi pratici, se non quello della spinta violenta.

Dire che sono razzisti, ad esempio, significa non aver capito il motivo di certe loro dichiarazioni che sono primariamente di natura macroeconomica. Concludere che i fascisti di oggi sono razzisti perché sono contro le presenze straniere è, su un piano politico, un grosso errore. Essi sono contro gli stranieri in Italia non perché stranieri e/o inferiori, ma perché ritengono che il sistema economico non dovrebbe prvedere la necessità di migrazioni planetarie da paesi poveri a paesi ricchi. Quindi, è evidente che il dibattito è su questo punto che va svolto e non sul razzismo, che evidentemente ed a mio parere non c’entra nulla.

Problema diverso quello della violenza. Dato che non sono gli unici a usare sitematicamente la violenza, bisognerebbe porsi il problema in generale dell’uso della violenza in campo politico, dato che è una questione che non si colloca esclusivamente a destra.

14 11 2008
Hidden Side

Guido non sei informato perché azioni direttamente o indirettamente violente vengono esercitate.
C’è una sistematica propaganda dell’odio raziale.
C’è una sistematica persecuzione in particolare della gente Rom e Sinti, che, tra l’altro è per oltre il 50% italiana e nel restante percentuale è composta da cittadini europei, solo una minoranza è composta da ex-cittadini della ex-jugoslavia, da decenni in italia e di fatto apolidi, ed ormai nati in italia da 2 o 3 generazioni, quindi i flussi migratori non c’entra niente.

Le minchiate macro economiche servono solo a rendere presentabile ciò che presentabile non è.

Pochi giorni fa due ragazzini liguri (16 anni) si sono sentiti legittimati a lanciare una molotov contro un circo (Sinti italiani, gente che lavora) fortunatamente non ha fuzionato, stesso episodio in toscana contro un camper, e via dicendo … ti posso fare un elenco bello lungo.

Questa è violenza contro gli inermi operata da ragazzi traviati da questa gente immonda.
Fatti un giro sui forum, su facebook, dove vuoi e vedi come il richiamo alla violenza razzista sia una costante.

14 11 2008
stratex

vabbè, in sintesi proponi un’epurazione? un pogrom? una macelleria?

se qualcuno pensa che quel che accade si configura come ipotesi di reato per ricostituzione del disciolto partito fascista, non ha che da chiedere l’intervento della magistratura e della polizia per avviare un’inchiesta e impastire un bel processo.

alternative?

14 11 2008
Hidden Side

a) Non bisogna lasciare spazzi di giustificazione ideologica.
b) Bisogna vigilare e nel caso denunciare
c) Bisogna fare una scelta di campo non ambigua su temi quale il razzismo (che non è negoziabile) ed il fascismo (sul cui giudizio storico non ci possono essere cedimenti) tenendo alto il livello di attenzione e di dibattito politico

Vivere un antifascismo militante che significa impegno antirazzista, internazionalismo, impegno contro lo sfruttamento, non violenza .

14 11 2008
Hidden Side

Tra l’altro vorrei capire perché essere antifascisti oggi debba implicare il giustificare o addirittura accogliere pensieri oggettivamente fascisti.
A mio avviso spesso basta isolarli nei fatti, il contrasto è quasi sempre inutile e serve solo a permettere a costoro di crearsi un’identità per contrapposizione.
Dico quasi sempre … perché se ieri la CGIL avesse buttato fuori dalla sede con un adeguato servizio d’ordine quelli del blocco studentesco avrebbe fatto più che bene.

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