Della Battaglia, delle guerre

6 10 2008

Esce in questi giorni su Panorama un articolo dedicato a Imma Battaglia. Da quando il centro-destra ha stravinto le elezioni, è accreditata praticamente come unico interlocutore riconosciuto dalle istituzioni delle quali la coalizione di centro destra ha assunto il controllo: il comune (con particolare riguardo l’assessore Croppi responsabile della Cultura), addirittura il Governo (con la convocazione di Rotondi sul tema dei DiDoRe). Immagino facilmente che il prossimo passo possa essere il Parlamento (anche se con l’On. Concia non corre proprio buon sangue), magari in Senato. Seguiranno poi il Quirinale ed infine il Vicariato, passo indispensabile per arrivare a varcare l’ingresso sotto il colonnato di Bernini.

Niente male. Veramente niente male. Ma siccome va di moda un certo revisionismo, sarà opportuno correggere gli agiografi moderni, affinché non si diffondano troppo certi fatti decisamente non rispondenti al vero. L’articolo è disponibile nella sezione documentale del blog, a questo link.

Propongo qui, alcune smentite e alcune (provocatorie) riflessioni:

  1. Non è stata SOLO lei a spingere affinché il World pride si svolgesse a Roma nell’anno del Giubileo, ma l’intero gruppo dirigente e di volontari del Circolo Mario Mieli che lei all’epoca presiedeva e che ha lasciato subito dopo, con una situazione finanziaria disastrosa, che ancora non si è risolta (se occorrono altre testimonianze, sarà facile reperirle: all’epoca partecipavo direttamente all’attività del circolo così come altre persone che in parte hanno rivolto la loro attenzione altrove, in parte sono attualmente del Consiglio Direttivo, come Rossana Praitano).
  2. Non presiede più da almeno 7 anni il Circolo Mario Mieli.
  3. Muccassassina è stata creata molto tempo prima delle presidenze Battaglia (eventuali chiarimenti possono essere richiesti all’ufficio stampa).
  4. Ciò che non si apprezza di Imma Battaglia non sono l’approccio laico e trasversale alla questione omosessuale (cosa che, personalmente trovo assai ragionevole, tanto da provare a parlarne con chi a destra ci sta sul serio…), quanto il fatto che le sue iniziative di rottura sono spesso incoerenti con le sue dichiarazioni e prese di posizione (ad esempio si confronti l’intervista linkata sopra con le dichiarazioni sull’inadegautezza del Pride nel 2008). Inoltre, non si apprezza in molte sedi il fare aggressivo, irruento, totalmente chiuso al ragionamento, a meno che non si dimostri immediato accordo con le sue posizioni, che forse in virtù della logica matematica, dovrebbero essere accolte come verità assolute. Ecco, in molti non la pensano come lei e non hanno paura di dirglielo. Infine, è noto il suo fastidio per ogni forma di regola di convivenza tesa a limitare l’influenza di pochi e a costringere alla mediazione.
  5. Il fatto che Imma sia iscritta al PD (almeno così dichiara) non fa di lei una donna “non di destra”. Il suo pragmatismo, a giudizio di molti e di chi è al corrente dei retro-scena, sarebbe dettato da ragioni piuttosto economiche che politiche (ovviamente non di carattere personale), dovute alla vicinanza con certi ambienti romani inclini a “allentare i cordoni della borsa”, purché il “movimento” si comporti in un modo conveniente ai loro scopi o al loro giudizio. Insomma un pecorismo pragmatico, orientato a superare gli “steccati ideologici” purché si paghi bene.
  6. Che i gay siano vittimisti rientra nella serie degli argomenti costruiti a posteriori per sostenere le proprie ragioni. E soprattutto è un’opinione non suffragata da fatti. Siamo in tanti che facciamo del nostro impegno quotidiano per la comunità lgbt una ragione di vita, anche senza avere riconoscimenti di alcun tipo. E non lo facciamo certo da vittime, ma da cittadini consapevoli dei loro diritti e capaci di vedere anche che i nostri nemici non sono carnefici, ma solo ottusi e retrogradi.
  7. Per una matematica, dovrebbe essere assimilato il fatto che la normalità è un concetto che non trova spazio nella logica. Soprattutto se urta con la constatazione di una realtà opposta. L’omosessualità non è una condizione normale, ma non è neanche anormale. E’ solo una condizione che, per restare alla realtà italiana, determina di fatto una netta discriminazione politica e giuridica, foriera di conseguenze notevoli sulla possibilità che una larga fetta della cittadinanza possa conseguire il diritto costituzionale a vedere pienamente realizzata la propria personalità. Se la Battaglia può provare il contrario, nessuno le negherà di avere ragione.
  8. Non corrisponde ad un lettura attenta e razionale della realtà l’affermazione che le coppie gay e lesbiche che decidono di avere una vita e una famiglia normale sono ben integrate nella società. Ci stanno provando. Ma basterebbe chiedere a Famiglie Arcobaleno o guardare il loro documentario per capire che c’è ancora parecchio da fare, soprattutto a scuola.
  9. Gli strumenti che abbiamo a disposizione non bastano. E non è una novità che molti li usano da tempo per tentare di sistemare la loro situazione affettiva in assenza di leggi. Quel che sfugge è che non basta che il Diritto sia integrato dalla presenza di disposizioni che spazzino via le disparità, ma è necessario che cambino anche la società ed il costume. Fatti che richiedono un impegno individuale costante, che si riflette nella capacità di ognuno di noi di essere “motore di conoscenza” all’interno della sfera delle proprie relazioni. Oltre al fatto che esistono strutture associative che si dedicano a far maturare la società con le loro iniziative e la loro stessa presenza.

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7 risposte

6 10 2008
Rigitans'

la battaglia altalena a seconda delle convenienze. rientra in quel che si può definire lobby: non importa con chi vado, l importante è che ottengo qualcosa.

eppure questo centrodestra ha chiuso subito la possibilità di fare qualsiasi riconoscimento a coppie che non sian eterosessuali e sposate, se non per aggravare la situazione, facendo finta che sia migliorata. d’altronde ora anche la chiesa vuole il testamento biologico…

6 10 2008
Marco Belfiore

“…in parte sono attualmente del Consiglio Direttivo, come Rossana Praitano”.
Curiosità Guido: quindi fai parte del direttivo del Mieli oppure ho capito male io?

6 10 2008
Lorenzo

Personalmente, ciò che mi fa più paura della Battaglia è la totale chiusura ad ogni logica democratica. Per questo credo sarebbe importante contestarla pubblicamente: non credo di essere l’unico a non sopportare che un’imprenditrice instabile e spregiudicata si proponga senza scrupoli come rappresentante anche solo di una parte rilevante del movimento TLGB. La Battaglia ha forse qualche centinaia di soci nel DGP (che è praticamente una sua proprietà priva di esistenza autonoma). Rispetto all’Arcigay è un nano politico, anche se economicamente si difende bene, grazie soprattutto ad una rendicontazione fiscale assai misteriosa.
Tuttavia, come ho già detto altrove, da parte di poltici dell’attuale maggioranza, scegliere di trattare solo con lei sulla questione TLGB sarebbe come trattare solo con il rabbino di Modena invece che con l’UCEI per affrontare la questione ebraica in Italia. Una scelta sbagliata e non democratica, che nessun ebreo accetterebbe. Forse neanche quelli di Modena.

6 10 2008
stratex

@ marco
mi sembrava inequivocabile, ma quella frase significa che se occorresse ci sono altre persone che come me militavano e alle quali si può chiedere. con riferimento a loro, oggi alcuni sono occupati in altre cose, altri sono nel direttivo. per cui mi pare pleonastico, ma evidentemente necessario chiarire che non faccio parte del direttivo del mieli e non sono neanche candidato.

6 10 2008
stratex

@ rigitans e lorenzo
di per sé, la strategia “non importa con chi vado, l’importante è cosa ottengo” non è contestabile. certo politicamente ha il suo prezzo che prima o poi deve essere pagato: certe “infedeltà” non vengono dimenticate facilmente. l’importante è saperlo ed essere pronti agli eventi e soprattutto alle critiche di coloro che invece della coerenza con i propri valori e le proprie idee fanno una pratica quotidiana, non necessariamente e non sempre qualificabile come ottusità ideologica.

7 10 2008
Marco Belfiore

Grazie del chiarimento Guido.

7 10 2008
Lorenzo

Caro stratex,
Il punto è che ciò che la Imma Battaglia otterrà ha rilevanza solo per lei: a me dei favolosi incassi del Village non entra in tasca un euro, e neppure a te. Per questo Imma ci vede come dei perdenti, e dal suo punto di vista ha pure ragione.
Che Imma Battaglia sia in grado di ottenere alcunché per la comunità, invece, è semplicemente impossibile: Imma ha dimostrato in passato di non saper sfruttare alcun successo politico, neanche uno di rilevanza mondiale come il World Pride 2000. Perché in politica non conta l’energia, la foga, l’esibizione dei muscoli. Contano di più una buona memoria, la calma, il sangue freddo.
Inoltre, Imma Battaglia non ha alcun interesse a migliorare la condizione delle persone TLGB: come dimostrano i paesi scandinavi, laddove la comunità TLGB migliora le proprie condizioni e punta alla parità, chiudono rapidamente i locali e le associazioni gay. Poi, ad Imma e agil altri professionisti dell’omosessualità resterebbe solo di tornare al lavoro vero.

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