Dopo esserci tanto interrogati sui contenuti della proposta politica di Fabrizio Marrazzo per il congresso Arcigay Roma del 13 settembre, scopriamo che non ci eravamo accorti che il suo programma e le relative liste erano state depositate da tempo, tanto da essere contrassegnate con il numero 1. Un po’ come avveniva ed avviene tuttora, per conquistare l’agognato “in alto a sinistra” qualcuno deve aver fatto le poste alla segreteria, che risulta spesso desolatamente deserta, oppure talmente impegnata da non poter rispondere al telefono (con la gay help line nella stessa sala!) o da non poter trattare le email che alla fine non possono essere consegnate per via della saturazione della casella.
Insomma, tant’è. Lista, programma e (contro ogni norma statutaria ed in materia di privacy) sottoscrittori alla fine sono stati pubblicati tutti. Carina l’idea di pubblicare il sito e l’email della lista “Arcigay Roma, capitale dei diritti. Insieme, si può!” di Marrazzo e guardarsi bene dal farlo per quella della Pezzoli “Cambiare si può!“. Una scelta di correttezza e trasparenza, senza dubbio.
(ULTIMORA: uno dei nomi della lista di sottoscrittori pro Marrazzo ha fatto avanti e indietro un paio di volte, mentre solo uno dei nomi della lista di quelli pro Pezzoli, nonostante siano state avanzate richieste da più parti è stato cancellato. E questo è dovuto al fatto che è dovuto andare di persona e RITIRARE il sostegno alla lista Pezzoli! Ma non basta sabato 6, sono stati cancellati TUTTI I NOMI dei sottoscrittori della lista Pezzoli, anche di coloro che non lo hanno richiesto! Interessante notare come, nel corso dei giorni, quei dati erano dapprima, legittimi, poi intoccabili, infine da cancellare su richiesta, poi cancellati tutti! Se non fosse opera della gestione Marrazzo -come attesta una mail fatta circolare dall’attuale direttivo, nella quale si affermano cose del tutto FASULLE-, ci sarebbe da stupirsi. Ma dato che così non è, ci accontentiamo di constatare il RIDICOLO e la evidente MALAFEDE).
Ora facciamo un passetto indietro. non fosse per l’ilarità che suscita la pubblicazione a getto continuo degli esercizi creativi di BOAROSA che appaiono quasi quotidianamente in rete, ci sarebbe invece da essere più che preoccupati. Perché? Ma è semplice! La più grande associazione GLBT italiana, ha violato le disposizioni in materia di riservatezza dei dati (comunemente nota come legge sulla privacy, DL 196/03) e le regole interne, stabilite a livello nazionale. Sono stati infatti pubblicati sul sito di Arcigay Roma i nomi dei sottoscrittori delle liste che sono state presentate per il congresso del 13 settembre.
Poiché potevano presentare tali liste solo soci Arcigay Roma in regola alla data del 22 luglio, va da sé che quelli che sono stati pubblicati sono i nomi di alcuni dei soci dell’Associazione, ad alcuni dei quali, per lo loro posizione sociale, lavorativa e familiare, tale pubblicazione potrebbe procurare non pochi danni, sia a livello materiale, sia a livello personale e psicologico. E’ noto a tutti, ad esempio, che a Roma esistono istituzioni pubbliche, saldamente in mano al Vaticano e alle sue propaggini, che ricattano dipendenti e collaboratori: se essi non si confanno ai sani principi della morale cattolica, rischiano di essere allontanati a vario titolo dall’istituzione (se qualcuno vuole sapere com’è possibile, basta parlare di “dimissioni in bianco” e tutto sarà chiaro).
Orbene, di questo gravissimo fatto, portano tutta intera la responsabilità i membri della dirigenza uscente, che, probabilmente, dovranno difendere loro stessi e l’Associazione in Tribunale, dato che i danneggiati potrebbero chiedere ragioni e ristoro proprio in quella sede e per qualcosa di ben più grave di una querela per diffamazione.
Per amor di chiarezza, riporto di seguito quanto pubblicato nel sito nazionale di Arcigay in merito alla riservatezza dei dati dei soci.
I tuoi dati sono coperti dalla privacy più assoluta. Solo il responsabile nazionale del tesseramento a Bologna può accedervi e solo su ingiunzione dell’autorità giudiziaria.
Ora, appare del tutto evidente che la pubblicazione dei nomi dei soci cozza clamorosamente contro questo esplicito impegno. Soprattutto se si pensa che stiamo parlando di dati sensibili (trattandosi di un’associazione glbt, anche la sola appartenenza come socio implica l’evidenza di una caratteristica legata alla vita sessuale) per i quali non è stata ottenuta alcuna esplicita autorizzazione alla diffusione a soggetti indeterminati.
Ai lettori il giudizio. Personalmente, ritengo che l‘immediata espulsione dei responsabili dall’Associazione, decisa dalla Direzione Nazionale, sarebbe l’unica scelta saggia, giusta e percorribile.



Capisco la volontà di distruggere Marrazzo ma certe argomentazioni sono discutibili.
Secondo te la presentazione e la sottoscrizione di una lista non sono un fatto pubblico?
E come si fa allora a sapere chi presenta chi? Come le conti le firme? A occhio? Famo a fidasse?
Attenzione le firme dei sottoscrittori sono già stati verificati dall’arcigay roma
la scelta di pubblicarli sul sito è quindi scorretta
Marco
Giá, Guido. Questa volta sbagli. Le liste dei candidati, così come quelle dei sottoscrittori, sono pubbliche. E la pezzolli, essendo avvocato, lo sa meglio di me.
Lasciami però sottolineare quest’ansia di anonimato. Questa consegna del segreto. Come se un’iscrizione fosse altro – di più di meno, non importa; altro. Ora, è un ‘bisogno’ che mi sforzo di capire, ma che mi mette addosso una tristezza.
@Marco: a me sembra invece un atto di trasparenza, perchè è giusto che si sappia chi sostiene chi. Come trovo condivisibile che non si possa votare per delega, peraltro.
Il voto per delega, essendo il voto non palese, sarebbe fuori dal mondo. Neppure nella peggiore dc.
Per la pubblicazione dei sottoscrittori (o dei candidati) ripeto, chiedete a Federica. Devono essere rese pubbliche. Devono. Che qualcuno le abbia controllate, o meno.
La scelta di metterle on-line, è una scelta. Ma si tratta comunque di dati pubblici.
ragazzi, il congresso di un’associazione privata non prevede la costituzione di atti pubblici. è giusto che i candidati siano noti e ampiamente diffusi, ma dei sostenitori che sottoscrivono le liste si occupano di solito le segreterie che verificano l’identità e basta.
al di là dei cavilli discutibili, piuttosto, come mai non domandarsi per quale motivo la trasparenza viene invocata per la lista dei sostenitori e non invece per lo statuto dell’associazione, per il regolamento congressuale e per altri fatti decisamente più importanti? ad esempio, nessuno può consultare su internet un documento con il regolamento congressuale e con il regolamento delle elezioni. non trovate questo decisamente grave?
se fosse poi vero che la pubblicazione dei nomi su internet è un fatto corretto, non si sarebbero affannati dal nazionale ad “ordinare” di effettuare l’immediata cancellazione a seguito della richiesta dei soci interessati, alla quale, tuttora non si è dato alcun seguito.
troppe cose, come al solito, non tornano. la spiegazione più semplice, di solito, è anche la più ovvia: due pesi e due misure. e guai a chi capita nella misura sbagliata.
in ogni caso, una seria considerazione va sottolineata qualche cosa non funziona nella gestione di questa associazione.
vorrei ribadire un concetto. i nomi dei soci di un’associazione lgbt sono dati sensibili relativi alla vita sessuale. in quanto tali NON SONO PUBBLICI e non sono divulgabili se non dietro esplicito consenso alla pubblicazione (non al generico trattamento, che comunque deve essere dichiarato e descritto da qualche parte).
ora, non trattandosi di elezioni a cariche pubbliche, ma di un’assemblea di un’associazione, non si può neanche invocare la “pubblicità” del dato e dell’atto che riveste a tutti gli effetti natura privatistica e non sono applicabili le norme sulle elezioni. attenzione a non farsi prendere in trappola dall’equivoco.
@ paolo, non v’è alcuna volontà di distruggere chicchessia. certamente c’è una contesa politica in corso in cui ci sono avversari da battere.
marrazzo ha, per quanto mi riguarda, una credibilità politica più piccola di un bosone. e quindi c’è poco da distruggere!
Le associazioni sono governate dallo statuto, non so cosa preveda quello dell’Arcigay, certo l’idea che i sottoscrittori della medesima siano segreti è abbastanza originale, diciamo.
Inoltre, per metterla su un piano politico, pensateci bene voi sostenitori della Pezzoli, che sostenere la tesi che essere iscritti all’Arcigay è una cosa da tenere nascosta – specialmente per quelli che consapevolmente firmano un documento politico e partecipano alla vita dell’associazione, non parliamo degli iscritti “di necessità” – e che voi siete i difensori della privacy non vi farà guadagnare molti consensi.
A me pare che dietro tutta la discussione sul concetto di sensibilità dei dati ci sia il fatto che vi ha urtato vedere che Marrazzo, per quanto screditato, abbia più sostenitori di quanti ve ne immaginavaste, perchè è evidente che la pubblicazione della lista dei sottoscrittori è un fatto politico.
Un fatto politico, innanzitutto, che come tale va analizzato, le discussioni da legulei su dati pubblici e privati lasciatele perdere, non vi faranno andare molto lontano.
E, dal punto di vista di Marrazzo, è una mossa sensata. Visto che gli si muovono obiezioni sulla trasparenza della gestione, intanto ha stoppato tutte quelle sulla legittimità delle liste. Non è certo una cima – diciamo – ma è ben consigliato.
Come è evidente il gioco delle parti con Arcigay nazionale, veramente pensate che a Bologna vogliano una sede romana che funzioni bene e che quindi fatalmente gli faccia ombra? Io al posto vostro ci penserei cento volte prima di baloccarvi con l’avvallo di Bologna nelle vostre battaglie sulle liste su Internet o meno.
@ paolo, quindi?