Il recentissimo caso nazionale della prostituta rinchiusa a Parma in condizioni inaccettabili per un paese civile, trova proporzionale eco in quanto è successo il 12 agosto a Roma (qui l’articolo): una ragazza peruviana, seduta sui gradini di Santa Maria della Vittoria per aspettare un’amica, apostrofata da una volante di passaggio: “Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?”. Al sopraggiungere dell’amica, stesso trattamento anche per lei: “Bella, diglielo pure alla tua amica, questa è una chiesa, non potete mettervi a lavorare qui”.
Decidono, giustamente di denunciare il comportamento insensato degli agenti e nella questura, incontrano lo stesso poliziotto: “Ancora qui state? Adesso vi faccio passare la voglia”; prende e carica quella delle due ragazze che ha lasciato a casa i documenti, per portarla all’ufficio immigrati, dove verrà rinchiusa in “una cella sporca di immondizia”, dalla quale l’hanno rilasciata solo la mattina del 13.
Questo il commento delle ragazze: “Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci”. All’idea di denunciare il trattamento subito: “Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?”.
I fatti si sono svolti in pieno centro, in una zona frequentatissima da turisti, in cui è noto a tutti che non esiste giro di prostituzione femminile in strada. Appare pertanto oltremodo singolare che gli agenti della volante si siano comportati in quel modo. C’è da dire che, se essi fossero veramente intenzionati ad intervenire sul tema, troverebbero abbondanza di casi pochi passi più oltre. E’ parimenti noto a tutti che nella piazzetta antistante le terme di Diocleziano fra le baracchette dei librai che si trovano fra la stazione Termini e Piazza Repubblica, opera quotidianamente un folto gruppo di prostituti maschili, in una situazione di degrado urbano e sociale che ha veramente pochi riscontri in città.
E’ quindi deprecabile che le forze dell’ordine assumano questo genere di comportamenti. La brutalità nelle parole degli agenti e la volontà di impedire che il loro comportamento fosse denunciato, applicando una misura repressiva sproporzionata tale da condurre in fermo la ragazza che non aveva con sé i documenti, non può essere tollerata. La reazione immediata di spaesamento registrata presso i gradini della chiesa, avrebbe dovuto essere sufficiente a far comprendere l’abbaglio: non si era in presenza di prostitute. Probabilmente, un comportamento semplicemente educato e civile avrebbe rimesso tutto a posto, senza destare il clamore delle cronache: le scuse personali degli agenti, un invito a prendere qualcosa in un bar ed infine l’offerta di riaccompagnare le ragazze nel luogo dove erano destinato. Un comportamento civile ed educato, a prescindere dalla nazionalità.
Invece, gli agenti hanno preferito fare i duri, con il risultato che una cittadina straniera regolarmente residente in Italia, è stata trattata come una delinquente qualunque solo perché intenzionata a denunciare un abuso subito da agenti in servizio. Agenti che, con tutta probabilità, si sono comportati così proprio perché le ragazze erano straniere, incoraggiati dal pesante clima che si respira, un opprimente miscuglio di moralismo, disprezzo per gli stranieri che vengono dai luoghi del mondo che consideriamo meno evoluti, sbandierata attenzione alla sicurezza e un preoccupante autoritarismo di ritorno. Tutti fenomeni che trovano nuovo vigore e si scatenano, manco a dirlo, proprio contro i più deboli, ovvero il punto finale di un fenomeno che si continua a voler combattere reprimendo chi si prostituisce ed i clienti piuttosto che le organizzazioni criminose che, spesso, ne costituiscono l’elemento forte. Se veramente si volesse intervenire decisamente contro gli aspetti criminali della prostituzione, basterebbe decidersi a regolarla facendone una professione come un’altra, proprio come si è ampiamente discusso nella conferenza stampa recentemente tenutasi in Senato in occasione della presentazione di un disegno di legge in materia.


Il mestiere del polizziotto è veramente uno fra i mestieri che ritengo fra i più difficili e stressanti. Chissà se un poliziotto sogna mai che gli sparino e cosa prova quando si sveglia, o chissà se si chiede mai uscendo da casa se ritornerà la sera. Un poliziotto deve avere a che fare che le migliori fecce che ci siano per strada ed essere dei gentiluomini non penso li aiuterebbe. Probabilmente chi è gentiluomo, e ce ne sono, con il tempo deve acquistare durezza oppure soccombere. All’assunzione poi non si può certo scegliere solo gli educati. Nella nostra azienda quante persone sono rozze, volgari e maleducate? Questo c’è in tutti in posti di lavoro, polizia compresa. Fatte queste premesse il razzismo etnico in Italia c’è eccome. E nulla di strano che ci possa essere anche fra poliziotti e autorità pubbliche in generale.
Proprio sulla base di quello che dici, Marcello, bisognerebbe fare un po’ di “pulizia”. Non certo pulizia sommaria ma stigmatizzare certi atteggiamenti da parte dei poliziotti per primi farebbe in modo che si noti che il comportamento di questi che abusano del loro posto vengano quanto meno isolati o “rimessi in riga”. Generalizzare è sempre il peggiore esercizio da fare e per evitare generalizzazioni e condanne ad interi gruppi i gruppi stessi dovrebbero per primi prendere provvedimenti di qualche tipo.
E’ banale dire che i poliziotti sono tutti aggressivi e prevaricatori ma la semplice coscienza del dato di fatto forse non basta sempre.
Se il comando cui fanno riferimento questi esimi colleghi avviasse una procedura per individuare responsabilità ed eventuali sanzioni sarebbe un bel gesto innanzi tutto per tutti gli altri onesti e corretti poliziotti che non potrebbero che trarne giovamento.
E’ un po’ la situazione dei sindacati che per difendere tutti si ritrovano a difendere gli indifendibili arrecando in realtà danno a tutta quella stragrande maggioranza di lavoratori onesti che non rubano, non si danno malati per finta, fanno il loro lavoro onestamente e, alla fine, si ritrovano nel calderone di quelli che non fanno un ca**o.
Forse bisognerebbe cominciare a stigmatizzare in modo serio certi comportamenti innanzi tutto per difendere gli onesti….
E speriamo che la regolamentino sta situazione, visto che è l’unico modo fra l’altro di stroncare velocemente il racket. Fra l’altro se lo Stato, com’è già successo, inizia a pretendere le tasse dalle “signorine” ufficializzando di fatto la loro posizione, non si capisce perchè attraverso altre sue manifestazioni, come il lavoro delle forze dell’ordine, invece le persegua, anziché perseguire chi la prostituzione la sfrutta.
E credo che quasi chiunque potrebbe tranquillamente fare una semplice mappa di Roma con indicate aree e strade, persino, anzi soprattutto urbane, dove episodi del secondo tipo (ragazze messe in strada) si verificano tutte le notti senza che nessuno si sogni minimamente di disturbare l’organizzazione che c’è dietro.
Ma in che lingua ho scritto? Vabbè.
Certo Andrea hai ragione chi sbaglia deve pagare. Anche perchè i poliziotti sbagliano anche verso il corpo di polizia che certamente disonorano. Ciao Andrea. A tutti auguro buon Ferragosto.
Non so se ridere o piangere davanti a questa ennesima strumentalizzazione della cronaca!
Subito a parlare per partito preso di razzismo, sessismo , fascismo ecc.ecc… !
E di poliziotti zotici ed ignoranti che vanno in giro ad abusare della propria posizione insultando e portando in cella delle ” inermi fanciulle”
E le due ragazze dipinte al solito come ingenue scolarette casa e chiesa.
E BASTA!
Probabilmente qualche sbaglio c’è stato,forse da ambo le parti, ma lasciamo questo giudizio agli organismi preposti senza pseudo campagne morali basate su congetture e clamorose inesattezze!
Quale dei lettori ha ascoltato le due campane, chi conosce le procedure della polizia ed i loro luoghi e modi di attuazione a Roma, chi vive la realtà di quella zona, chi sa come si pone anche il cittadino durante e dopo i controlli…
Probabilmente nessuno.
Non fatevi traviare dalle solite “inesattezze” che ci vengono propinate per verità assoluta, la realtà è sempre piu complessa di quel che sembra.
come al solito, in questa Italia dominata dalla feccia, c’è sempre qualcuno disposto a prendere le parti del fascismo che si respira in patria…
provo vergogna a essere italiano per questi esempi – il comportamento del poliziotto e il commento di cui sopra – indice di una grettezza di massa che è lo stesso male che, a suo tempo, fece rinchiudere gli ebrei nei forni.
forse, quando anche a uno di zona, magari in vacanza in qualche cittadina di qualche paese un po’ meno tranquillo capiterà una cosa simile, capirà che cosa significa essere trattati in quel modo da chi è lì per la tua “sicurezza”.
già, ma uno di zona non capiterà, perché lui sarebbe comunque subito riconosciuto come “l’occidentale ricco in vacanza” e quindi è assai arduo che qualcuno la scambi per un immigrato che fa le marchette ai piedi di una chiesa…
Quando dico che l’Italia è diventata un paese fascista, che è dentro a un regime autoritario (e se lo dicessi solo io, pazienza, ma lo ripete anche l’intera stampa straniera) intendo proprio episodi di questo genere.
E chi non si rende conto della gravità di episodi simili è, a suo modo, complice e partecipe del regime.
… il non censurare tali episodi, caro anelli, proprio da parte di chi si proclama araldo dell’antifascismo militante (e parlo di una certa sedicente giornalista che non si è ancora degnata di farsi viva su queste pagine) è assai grave. ma siccome la prostituzione (otttusamente intesa solo come femminile) è un argomento tabù per certe aree del movimento glbt… meglio glissare e continuare a pensare che chi non la pensa come te è “il mostro” o “il nemico”… transeat