Sassolini

9 08 2008
Sassolini

Sassolini

Avviso ai lettori – Questo articolo contiene una discussione che si è sviluppata su altre aree del blog. Le segnalo per chi fosse interessato: 1, 2, 3, 4 e 5.

Mi ci è voluto un po’. Deve essere il mix terribile fra caldo e vacanza che questo effetto. Ma chiacchierando con qualche amico. Ci sono arrivato pure io.

Se frequentate da qualche tempo questo blog, avrete letto che tale Elena Biagini ha scritto un certo articolo su Liberazione.it. Tutta la vicenda è narrata in questo post. MA qualcosa non mi tornava; ero convinto che la Biagini fosse un’altra persona. Invece, finalmente sono riuscito a mettere insieme un po’ di pezzetti e ritengo di fare qualche ulteriore precisazione.

Per quel che mi consta, Elena Biagini non è una giornalista. Devo quindi ritirare le mie considerazioni sul fatto che non sa fare la giornalista. O meglio, non sa comunque fare quel mestiere, ma siccome non lo fa, il fatto che non lo sappia fare, poco importa. Certamente sa scrivere bene, motivo più che sufficiente per essere ospitata sulle colonne di Liberazione, almeno in estate, quando tutto va bene per stampare qualcosa. Comunque sia, l’ho incontrata personalmente più volte (anche se non a convegni, ma a riunioni organizzative del movimento a Roma).

Però, proprio alla luce di queste considerazioni, alcune affermazioni contenute nell’articolo assumono una gravità che finora non gli avevo attribuito e che sono costretto a delineare e a sottolineare con non poco sdegno.

Partiamo dal fatto che Elena Biagini è esponente di Azione gay e lesbica di Firenze e del coordinamento Facciamo Breccia che organizza l’iniziativa No Vat. Quindi a tutti gli effetti si tratta di una persona che appartiene al movimento GLBT, particolarmente attiva sulle scene fiorentina e romana. Sono molto lontano dalle posizioni aggressive, antagoniste e fondamentaliste che caratterizzano lei (alcune delle sue opinioni sono ascoltabili qui) e le realtà che rappresenta, e che alcuni fatti recenti fanno chiaramente comprendere: le dichiarazioni dal palco del Roma Pride 2008 (dopo che il Roma Rainbow Choir ha cantato il Canto degli Italiani di Mameli, è intervenuta lei affermando di non sentire “nessun orgoglio di essere italiana”), l’episodio del Bologna Pride 2008 (che ha visto protagonista Graziella Bertozzo, chi è interessato può curiosare qui).

Tributando e riconoscendo come è giusto ad Elena il peso che ella assume all’interno del movimento, non posso non considerare particolarmente gravi le dichiarazioni che ella formula nell’articolo. Non certo perché si tratta di offese o ingiurie, ma per il fatto che, parrebbe, intenzionalmente ella afferma di me, nel tentativo di screditarmi, presumo, che io sia un “libero battitore del movimento a Roma”. Orbene, desidero smentire con forza e decisione questa sua affermazione e lo faccio “per titoli”, per dimostrare che, nonostante sia un eclettico e anche molto disordinato, almeno per il momento sono a pieno titolo un esponente di livello nazionale del movimento glbt italiano, sebbene questo possa essere sgradito o ignoto alla Biagini. Non solo, ma il mio impegno è anche più propriamente politico, come vado a dimostrare:

A dispetto della più che documentata e discussa smentita pubblicata proprio su questo blog, la Biagini, in quell’articolo continua a sostenere, parlando di Gianluca Iannone, che è stato, tra l’altro, protagonista di

un’incursione nel pride romano, dove, con un gruppo di camerati ha cercato di intrufolarsi, con tanto di bastoni (ripresi in video) sostenendo poi che passavano di là per caso diretti ad un matrimonio in Campidoglio.

Lungi da me l’idea di difendere Iannone ed il suo movimento, mi pare evidente la faziosità con cui tale presentazione viene riportata, soprattutto alla luce di testimonianze dirette che parlano di una discussione avvenuta la sera prima al Forte Prenestino, in cui la stessa Biagini avrebbe affermato in un discorso molto patetico la sua “grande paura nei confronti dei fascisti, che avrebbero potuto distruggerci tutti” … proprio la sera prima, quando è stata intervistata anche Helena Velena, se non sbaglio e proprio per Liberazione.

Non bastando, la Biagini esponente di un movimento glbt, per svuotare di un senso che non coglie quella che con Federico “Kaletra” abbiamo considerato né più né meno che la prima parte di un’azione politica simbolica e dimostrativa basata sulla curiosità, non trova altro di meglio da dire che:

E che sia la connotazione “maschia” a divenire motivo di attrazione per alcuni è un elemento che può passare per la testa.

Che tradotto per i profani, vuol dire più o meno: mi viene da pensare che andate in mezzo ai fasci a caccia di maschi.

Bene, anzi male. Che una lesbica politicamente impegnata usi argomenti così triviali e volgarmente omofobi mi sembra non lasciare alcun dubbio sulla qualità dell’individuo. Avere una causa comune per cui lottare passa totalmente in secondo piano, davanti al fatto che si debba proclamare un antifascismo di facciata ai quattro venti con il solito modo aggressivo e violento che ormai caratterizza Facciamo Breccia e alcune realtà dell’estrema sinistra romana. E se qualcuno non la pensa come te, diventa lui il nemico contro cui combattere. Alla faccia della democrazia, del dialogo e dei valori della resistenza!

Alla luce di tutto quello che ho riportato qui, esprimo il mio personale biasimo nei confronti di Elena Biagini per quanto riportato nell’articolo predetto.
Intendo inoltre marcare una netta frattura nei confronti della frangia sedicente di estrema sinistra del movimento glbt, ripudiandone i modi, le forme, il linguaggio ed i contenuti, nei quali non mi riconosco più in nessun modo.
Auspico infine che, quanto prima, il movimento compia una profonda riflessione sulla necessità di rifondarsi e di assumere comportamenti coerenti con i valori e le dichiarazioni. Dirsi laici e antifascisti e  comportarsi da integralisti del pensiero e violenti repressori di posizioni non omologate non è certo un esempio luminoso di coerenza, capace di inchiodare qualunque tensione evolutiva.

AGGIORNAMENTO: Un recente comunicato, segna definitivamente l’8 agosto come data di nascita di una frattura all’interno del movimento. E’ ormai evidente la presenza di una frangia estremista che, a dispetto delle parole guida (laicità, autodeterminazione, antifascismo, liberazione), segna nuovamente steccati dogmatici che impediranno, di fatto di avere relazioni produttive con le organizzazioni che ne costituiranno i riferimenti. Episodio scatenante, proprio quello che ha coinvolto la Bertozzo e tutto quello che ne è seguito. Con dispiacere, noto che nessuno degli inviti alla riflessione è stato colto. Nuovi concetti fondano la frattura: “fare fronte alle derive razziste e alla pervasiva diffusione di ideologie e pratiche securitarie e di normalizzazione” e “disciplinamento dei corpi”,  .
Personalmente, mi chiamo al di qua di quella frattura, augurando alla nuova fazione di fare molta strada e ottenere concreti risultati e vantaggi per i cittadini cui si rivolgono.


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Informazione

14 risposte

9 08 2008
l'Elfo

Tesoro, non la mandi proprio a dire tu, eh?

Ad ogni modo, condivido molte cose che scrivi e posso capire le ragioni di altri aspetti che poni in questione, tuttavia ti invito a riflettere su un fatto.

La questione Bertozzo, a parer mio, è stata gestita in modo pessimo – a questo punto, non so se dire da entrambe le fazioni in lotta – ma a prescindere da questo, credo che scatenare la Digos da parte di Arcigay contro una militante storica del movimento, nonché appartenente a un’area politica sensibile all’interazione con i corpi di polizia, non è stata una scelta opportuna per almeno due ragioni.

Sotto il profilo etico, perché non si fa. Non è il modo di trattare i compagni del movimento, per quanto possano non piacerci. La cosa andava risolta diversamente, anche in modo duro se vogliamo – ma nei limiti del rispetto – ma chiamare la polizia è stato un atto vile.

Sotto il profilo politico, perché è poco intelligente. Il movimento si è spaccato in due. Tutti i circoli non Arcigay – dal Mieli al Maurice, passando per il Pink e l’Open Mind – si sono schierati quanto meno CONTRO questa scelta dimostrando la propria solidarietà alla Bertozzo. Ma non ci facciamo tutti una bella figura, questo è chiaro. Almeno di fronte agli altri.

Se poi vogliamo parlare dei metodi di Facciamo Breccia, che è laica quanto io sono eterosessuale, allora quello è un altro discorso.

Volevo solo puntualizzare questo.

Un bacio e un caro abbraccio.

9 08 2008
Monica

E’ interessante osservare I sassolini che con garbo ti sei tolto dalle scarpe, lì belli in ordine sparso sulla tua foto. Non hai avuto bisogno di tirarli via con rabbia.
Apprezzo sempre la tua capacità di argomentare con la serenità di chi ha rispetto dell’opinione contraria e non deve vincere alcuna battaglia, ma nel rispetto di fatti.
Senza rancore ma con precisione e coerentemente con l’applicazione dei valori e dei principi professati.
Dalla mia piccola parte una grande solidarietà e un applauso.

9 08 2008
Andrew

Ah ma io credevo che sapessi chi fosse…o meglio l’avevo dato pèer scontato… :/

9 08 2008
Q

Elfo, scusa eh, ma tu come te la immagini la scena dell’arresto della Bertozzo? Parliamo di due volontarie che vedendosi aggredite e non riuscendo a risolvere la questione da sole, hanno chiesto aiuto a chi era più vicino. Poi possiamo discutere se abbiano fatto bene o male, se abbiano reagito tropo emotivamente. Ma “Arcighei che scatena la Digos contro la Compagna Bertozzo”, beh è uno scenario *molto* differente ecco (non solo perchè è sbagliato fare l’equazione Bologna Pride=Arcighei)

9 08 2008
gianmariofelicetti

Ci sarebbe tutta una discussione da fare sulla omofobia interiorizzata (e perciò negata, e quindi manipolata di fronte all’opinione pubblica) che pubblica in tanti militanti e dirigenti LGBT. Non è certo per fare la caccia alle streghe: nessuno credo sia totalmente immune dall’omofobia interiorizzata, che, tra l’altro, non è mai un fenomeno psicologicamente “monolitico”. insomma uno può essere omofilo su tante cose, e poi essere omofobo su un paio di argomenti…

Il problema, piuttosto, sta nel fatto che chi è impeganto nelle associazioni rischia di sentirsi “non omofobo” a priori ed in modo assoluto. E quasi nessuno è capace di riflettere sulla propria omofobia, tutto qui. E a volte, più si vuole “negare” l’evidenza della propria omofobia, più la si rende evidente: sembra paradossale, ma secondo me funziona proprio così.

D’altronde gridare giubili di gioia perché dei giudici o delle assicurazioni non fanno che applicare una legge e una sua interpretazione consolidata, non è forse “omofobo”?

9 08 2008
Andrea

Oggi mi è presa con le puntualizzazioni, sarà che sono pure acido per il caldo:

Gian Mario attenzione a non dare per scontate ingenuità e buonafede da parte della Biagini. Secondo me è un chiaro e ben pensato attacco che mira a screditare gli avversari (che lei solo vede come tali!). Non potendo addurre motivazioni ponderate e strutturate pena il rendere ancor più plateale l’intolleranza propria e del proprio gruppo era rimasta alla Biagini la sola arma del ridicolizzare o sminuire gli altri. Non credo affatto si tratti di omofobia interiorizzata latente e subcosciente ma di un preciso intento ponderato e valutato per gli effetti che potrebbe avere su alcuni. La Biagini non è una povera vittima di se stessa ma una politica che cerca di sminuire il valore altrui consolidando di conseguenza il proprio.

Per Elfo: storia della ertozzo a parte la frase “un’area politica sensibile all’interazione con i corpi di polizia” non ti sembra strana?
Ho capito male o la parafrasi sarebbe: “chiamare la polizia proprio contro Facciamo Breccia che già non sopporta gli sbirri è una cosa che si poteva non fare visto che già ce l’hanno tanto con carramba e fasci in divisa in generale”?
Se Facciamo Breccia ha in odio le forze dell’ordine per motivi suoi non i sembra il caso di giustificarglieli solo perchè sono pure omosessuali o omofili….

Guido non posso aggiungere altro ai commenti e complimenti che già ti hanno fatto gli altri! Come al solito la mia conclusione è sempre la stessa e corrisponde alla domanda che ti ho fatto ieri sera: “Che aspetti?”

9 08 2008
Hidden Side

Caro Guido,
sai, che ti seguo da tempo con attenzione sul blog.
In questa mia fase personale di ripresa di attenzione ed indignazione per i temi della difesa dei diritti sei il mio “punto di ingresso” per capire i punti di vista del movimento Gay.

D’altra parte è dagli anni 70 che la riflessione sull’analisi del movimento femminista ha fatto crescere la mia personale coscienza politica.

Faccio fatica spesso a stare dietro alle tue dinamiche ed a quelle della galassia gay e ancora più spesso mi deprime vedere scadere la sacrosanta difesa dei diritti in una schermaglia tutti contro tutti per la visibilità politica.

D’altro canto invece vedo crescere una lucida consapevolezza del nuovo femminismo che salda la componente politica con la difesa dei diritti umani, con quelli dei migranti, con quelli delle donne e con quelli di orientamento sessuale.

Il movimento delle donne ha nella componente del femminismo lesbico una punta di diamante che è saldata all’elaborazione politica di tutto il movimento.
Ed il movimento femminista è forse l’unico fronte di non arretramento ideologico di tutta la sinistra.

Giustamente la tua “avversaria” fa riferimento alla manifestazione di novembre contro la violenza contro le donne come momento topico e di saldatura tra il tema dei diritti e la lotta contro la mistificazione socio politica che ha come bandiera il tema della sicurezza.

La sinistra ha perso anche perché non ha saputo cogliere la centralità del discorso portato dal sommovimento femminista.

Il succo del discorso è li … la compagna fa parte parte di un movimento di base ideologicamente forte e propositivo … i compagni gay ed i gay non compagni invece si disperdono in rappresentanze del tutto personali … battitori liberi di una ricerca identitaria individuale che rischia di non portare a niente in un contesto politico che rischia di incancrenirsi in uno strisciante appiattimento non sul modello politico berlusconiano … ma sul modello sociale berlusconiano.

Secondo me il punto di non ritorno è stato raggiunto con l’episodio di via Togliatti, che tu a suo tempo hai giustamente ricordato.

Una società piccolo borghese che umilia un sottoproletario, che sia uomo o donna o trans, che sia italiano o migrante, che sia bianco o nero che sia etero bisex o omo … è una società che va rifondata con la riproposizione di modelli civili di convivenza.

Questo le compagne del movimento femminista non solo lo hanno capito ma lo stanno insegnando con forza.
I balletti intorno al gay pride fanno invece pensare che il movimento gay sia rimasto molto indietro con l’analisi e con le proposte.

Rimpiango la buonanima di Luxuria che mi era sembrato l’unico lucido (fino alla tranvata elettorale).

Ciao e buone ferie,
Eugenio

9 08 2008
Andreas Martini

Qualche settimana fa, in una pizzeria di S. Lorenzo, accanto al mio tavolo c’erano proprio la Bertozzo e la Biagini. Sono stato combattuto, fino alla fine, sull’andare a dare la mia solidarietà per i ‘fatti di Bologna’. Ho lasciato la pizzeria senza farlo. Ho ripensato a quando ho lasciato, ormai un anno fa, la mailing list di Facciamo Braccia, ho ripensato al perchè, ai toni che usavano e che usano, ho ricordato gli interventi a conclusione del No Vat di quest’anno…. insomma tanti buoni motivi per tenermi la solidarietà per altre vittime, caso mai le loro. Fermo restando che condivido con Elfo e tanti altri il giudizio sul comportamento, sbagliato, di Arcigay al Bologna Pride.

Guido, benvenuto tra i veri laici e veri antifascisti :-)

9 08 2008
Anellidifumo

Andreas Martini, come capita di solito, ha espresso esattamente anche il mio pensiero. Il bello è che praticamente non ci conosciamo nemmeno. Ah, l’essere una comunità GLBT!!! ;-)

L’episodio del Bologna Pride, per quello che ne so (ossia poco) è stata una bruttissima pagina, alla fine soprattutto per ArciGay, ma non solo.

Questa roba di Biagini vs Allegrezza mi sa un po’ stantia. Se uno non è libero di andare a dialogare con chi gli pare, mi domando per quale democrazia si batta la Biagini. Fermo restando che se lei non gradisce fa bene a criticarti laddove le danno spazio. Comprensibile che sia Liberazione il pulpito: penso che negli ultimi tempi abbiano un estremo bisogno di riempire le colonne del giornale, finché sopravvive.

Cmqe in generale, vogliatevi bene e fatevi di meno le pulci tra voi, ché il nemico è fuori. Vivendo in Italia da LGBT, siiete tutti nella merda alla stessa maniera. Si tratta soprattutto di non agitarsi per non fare l’onda.

10 08 2008
l'Elfo

caro Q, mi limito a prendere atto di due cose:

1. le cose che ho letto e scartabellato sul web, dalle accuse vicendevoli Arcigay VS Facciamo Breccia (e viceversa) alle reazioni di tutti gli altri, non tralasciando la lettera di Mancuso in cui si parla di un tentativo da parte di Arcigay di riportare alla “normalità” le relazioni con FB;

2. episodi per così dire “interni” che si sono verificati in occasione del Pride di Catania, in cui si sono riproposte in chiave minore le contraddizioni che a Bologna hanno portato al patatrac.

In base a questo mi sono fatto un’idea e l’idea è che se due volontarie – se non erro dell’Arcigay – sono state incapaci di fermare la Bertozzo che voleva salire sul palco per srotolare uno striscione – Dio che cosa cattiva! – e non riescono a far altro che usare il manganello per delega, beh a uscire male dalla situazione sono, nell’ordine:

1. la Bertozzo che è stata trattata come una criminale;

2. Arcigay, che non è capace di mettere persone capaci di gestire la crisi;

3. Il Pride di Bologna – e per riflesso tutto il movimento – che ne esce malconcio.

Per cui, per quel che mi riguarda, ribadisco che alla Bertozzo non si doveva impedire di salire sul palco – se poi a qualche burocrate bolognese non andava bene, ci poteva pure stare una resa dei conti dietro le quinte ma i panni sporchi per favore laviamoli in casa – e che invece di usare polizia e dinamiche tipicamente diessine (qui rispondo pure ad Andrea) si poteva benissimo ovviare per altre strade.

Ovviamente, la strada dei SE non porta lontano. Ma dove ha portato l’arresto della Bertozzo se non a una guerra tra froci? Ed è quello che vogliamo? Poi, sono il primo a sostenere che il bene e il male non stanno tutti da una parte e dall’altra, ma per fare determinate cose ci vuole anche un po’ di savoir faire e purtroppo se tutti – e sottolineo TUTTI – danno torto a una parte sola e solidarizzano con l’altra, forse sarebbe il caso che una delle due fazioni cominciasse a praticare un po’ di sana umiltà.

Io penso questo.

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