Eurobarometer ha pubblicato un interessante sondaggio intitolato Discrimination in the European Union: Perceptions, Experiences and Attitudes, condotto fra febbraio e marzo di questo incandescente 2008 e dedicato a scoprire l’atteggiamento degli europei rispetto al problema delle discriminazioni.
Partiamo dalle conclusioni e poi soffermiamoci su qualche aspetto particolarmente rilevante.
Un’ampia porzione dei cittadini europei ritiene che la discriminazione sia molto diffusa in Europa: il 62% per ragioni etniche, il 51% per orientamento sessuale, il 45% per disabilità, il 42% per via dell’età e per ragioni religiose ed infine iil 36% per motivi di genere.
Le discriminazioni tendono ad essere viste come un fenomeno in declino, sebbene non rapidamente.
Nel merito delle forme di discriminazione individuale:
- è diminuita di 7 punti percentuali la percezione della diffusione della discriminazione basata sulla disabilità (rispetto alla precedente indagine del 2006).
- Come già nel 2006, le origini etniche sono percepite come la più diffusa fonte di discriminazione.
Rispetto all’atteggiamento verso le minoranze nell’ambito delle proprie relazioni private, emerge che gli europei non hanno particolari difficoltà a pensare che membri di tali minoranze possano essere loro vicini di casa. All’idea di avere un vicino di etnia Rom, però, si registra un atteggiamento diverso:un quarto degli europei non si sentirebbe affatto a suo agio con lui, contro una percentuale del 6% riferita a cittadini di altre etnie.
Rispetto al gap fra discriminazione effettiva e sua percezione, l’indagine individua interessanti parametri: il 15% ha dichiarato di essere stato oggetto di forme di discriminazione nei 12 mesi precedenti, nella maggior parte dei casi per ragioni di età (6%). Il 29% dichiara di essere stato testimone di discriminazioni avvenute nei confronti di qualcuno nello stesso periodo.
L’indagine ha permesso di evidenziare, inoltre, il fenomeno delle discriminazioni multiple, in cui una stessa persona è oggetto di discriminazioni per cause diverse, anche in occassioni diverse. Si tratta di un fenomeno rilevante con un 3% di soggetti che hanno ne sono stati vittime nell’ultimo anno (contro un 12% che ha subito discriminazioni solo per una causa). Il pubblico, ritiene questo fenomeno abbastanza diffuso (37%) così come quello delle discriminazioni su base singola.
Sul tema dell’impegno a combattere le discriminazioni, l’indagine evidenza che i cittadini lo ritengono generalmente sufficiente (quasi il 50%), salvo alcune eccezioni per alcune nazioni. L’altra metà ritiene che si dovrebbe fare di più, in particolare per favorire una maggiore conoscenza dei diritti che hanno i cittadini: solo il 33% dichiara di averla. E rispetto a questo tema, non si è rilevato alcun significativo miglioramento rispetto alla rilevazione del 2006.
In particolare, con riguardo al tema del lavoro, si evidenzia una particolare attenzione alle misure per garantire le pari opportunità, rispetto alle diverse fonti di discriminazione.
E veniamo ai dati sull’Italia.
Gli italiani sono molto sensibili alle discriminazioni, tant’è che rispetto alla media dei concittadini europei ritengono siano sistematicamente più diffuse. Questa è la graduatoria delle discriminazioni secondo gli italiani:
- origine etnica 76% (media UE 62%);
- orientamento sessuale 72% (media UE 51%);
- disabilità 56% (media UE 45%);
- religione o credo 55% (media UE 42%);
- genere 49% (media UE 36%);
- età 45% (media UE 42%);
- discriminazioni multiple 49% (media UE 37%).
Conseguentemente, gli italiani ritengono che si dovrebbe fare di più per combattere le discriminazioni e per dare ai cittadini la possibilità di conoscere meglio i loro diritti.
Accanto a questa maggiore sensibilità, risulta anche chegli italiani sono meno aperti della media europea nei confronti delle minoranze, in particolare nei confronti di persone di religione o di etnia diversa.
Su una scala da 1 (masssimo disagio) a 10 (nessun disagio), esprimono un 6,6 rispetto a vicini di diversa origine etnica (in buona compagnia di cechi e austriaci) e addirittura un 4, se il vicino fosse Rom (con una cospicua maggioranza, peraltro).
Rispetto alle disabilità, pur evidenziando un tasso di gradimento elevato (8,2), risultiamo comunque sempre nella parte più bassa della classifica.
Rispetto ad un vicino omosessuale, ad un vicino che abbia meno di 30 anni, o ad una donna in politica, dimostriamo di essere abbastanza moderni e ci collochiamo a mezza classifica, o comunque vicini alla media europea.
Ripiombiamo in basso quando si parla di religione, con un 7,2.



Quello che colpisce dall’analisi è che sebbene le discriminazioni siano avvertite da molti per una buona parte di coloro che dicono che le discriminazioni esistono la situazione va bene così!
Basta confrontare il dato relativo alla percezione delle discriminazioni e quello relativo all’impegno per abbatterle. Finché quei due numeri non coincideranno c’è tanto lavoro da fare!
Ti credo che per quanto riguarda le disabilità ci attestiamo nella parte bassa della classifica! Ma come è concepibile che nel 2008 si possa nutrire una qualsiasi forma di intolleranza verso uno spastico, un down o un tetraplegico (tanto per nominare le più debilitanti).
Questo dato mi fa pensare alle scene dei film degli anni ‘80-primi anni ‘90 tipo Attila il Flagello di Dio in cui Abatantuono interrogava i romani giungendo ala fatidica conclusione “ma che siete una tribù di handicappati”.
Comunque va anche calcolato che la discriminazione nei confronti degli orientamenti sessuali non “ortodossi” potrebbe rientrare in parte nella categoria della discriminazione contro i disabili in quanto c’è gente (e nemmeno poca) che pensa che l’omosessualità o qualunque abitudine sessuale “altra” sia alla stregua di quelle disabilità che loro non tollerano.
ciao fabio! che piacere vederti da queste parti!
Italiani brava gente credo proprio che sia un luogo comune autoreferenziale. Credo che Noi Italiani siamo un popolo assolutamente “normale”
Per quanto riguarda l’ostilità che si può nutrire verso un gruppo di persone accomunate dalla medesima caratteristica ritenuta negativa : 1. Credo che la società non sia divisa in buoni e cattivi. Credo che l’ostilità sia istintiva mentre il senso di fratellanza sia culturale ; 2. Credo che l’ostilità possa avere livelli di intesità diversi cioè che si possa andare dalla semplice antipatia al desiderio che quel gruppo di persone o quella caratteristica da loro posseduta si estingua, o si estingua dal proprio territorio ; 3. Credo che non sia facile trovare persone che non esercitano o che non subiscano questa ostilità ( o entrambe le cose ). Io credo che viviamo veramente immersi nel razzismo. I tipi di razzismi sono in numero così elevato che quando si tenta di fare un elenco credo ne rimanga fuori sempre qualcuno. — A parte le mie opinioni personali mi interesserebbe davvero leggere il saggio di qualche sociologo che abbia scritto sul razzismo. Saluti e una buona estate.
Questa breve animazione di Bruno Bozzetto sulla diversità è veramente deliziosa : http://www.youtube.com/watch?v=P0_0wx2HOGE
Italiani brava gente? Se si vota a maggioranza un governo di destra – di QUESTA destra, poi- non si è bravi una cippa. Ma forse nemmeno si è “cattivi”. Ingenui , piuttosto (nei confronti della propaganda incrociata di media e leader populisti) – e, alla lunga, degli utili idioti.