E chi se lo poteva mai immaginare che cantare l’inno nazionale alla fine di un intervento politico Pride potesse non solo diventare una notizia, ma anche scatenare reazioni non banali? E invece è proprio quello che è successo! La cosa è andata così. Il Roma Rainbow Choir ha partecipato all’organizzazione e agli eventi del Roma Pride 2008 ed è stato invitato ad intervenire dal palco, subito dopo Rossana Praitano e Patrizia Brandolini del coordinamento Bologna Pride (in calce il discorso che ha pronunciato). Al termine dell’intervento, incentrato sui diritti di cittadinanza, ha invitato tutti a cantare l’inno nazionale. In uno degli interventi successivi, la rappresentante di No Vat ha contestato il fatto dichiarando “nessuno orgoglio di essere italiana”. Le ha risposto Franco Grillini, ricordando che l’inno di Mameli è un inno laico, composto da una persona che ha combattuto per la Repubblica Romana, contro l’allora pontefice e che è morto combattendo sul campo per un ideale di laicità e di libertà.
Forse è il caso che il lettore si rinfreschi un po’ la sopita memoria leggendo la storia dell’inno di Mameli, che si trova su wikipedia:
… Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l’inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento. Gli inni patriottici come l’inno di Mameli (sicuramente il più importante) ebbero il merito di propagandare gli ideali del Risorgimento e di incitare la popolazione all’insurrezione
Per una singolare coincidenza, sembra che sia stato cantato anche al Pride di Milano! E fu cantato anche al Pride di Torino nel 2006.
Da quel momento è cominciato un serrato dibattito, anche interno al coro, sull’opportunità o meno di cantare l’inno nazionale. A parte le considerazioni sull’estetica musicale del pezzo, riporto alcune delle opinioni contro e di quelle a favore, lasciando al dibattito pubblico il confronto su questo tema.
Contro
- è un po’ come andare al pride in giacca e cravatta.
- rifiuto il concetto di patria che pone dei limiti stabilendo chi è italiano e chi no, chi è fuori e chi è dentro, quando invece la nostra lotta serve a scardinare quei limiti e a buttare giù quei muri affinché non esistano limiti per nessuno: cantando l’inno nazionale, si dice che vogliamo stare dentro quei
limiti. - è una roba da fascisti e non bello neanche dire “vinceremo”
Pro
- siamo italiani, vogliamo, possiamo e dobbiamo cantare l’inno italiano senza sentirci chiusi dentro mura o confini. L’inno è di tutti gli italiani. Non ha connotazioni negative, vuol solo dire che siamo una nazione unita nella politica, nelle istituzioni, nella solidarietà.
- mi sembra un’idiozia che si faccia tutto ’sto rumore per una cosa che in qualunque altro paese sarebbe considerata un’assoluta normalità.
- l’inno nazionale non rappresenta l’orgoglio di essere italiani, ma semplicemente manifesta il senso di appartenenza al nostro paese. Come direbbero un americano o un inglese, good or bad, it’s my country; ovvero nel bene e nel male è la mia patria. E la patria non ha colore è di tutti.
- come ci piace la nostra Costituzione, ci dobbiamo far piacere la bandiera e anche l’inno: cantarlo dovrebbe essere sempre una gioia, e non un motivo di incazzatura, di divisione o di distinguo, cose in cui noi italiani siamo maestri!
Ed ecco invece come la notizia è apparsa sulla stampa e su internet:
- A sorpresa, l’inno d’Italia intonato dai manifestanti si è inserito tra gli interventi di chiusura del Gay pride, a piazza Navona. Ansa ripresa da: Roma Città Aperta, il Giornale, Omniroma, River, Televideo Rai, Escofuori.com, AMI Agenzia multimediale italiana,
- E mentre in piazza San Giovanni un gruppo si imbavaglia per protesta, qui si canta l´inno nazionale, «perché anche noi siamo italiani», da repubblica.it
- Novità assoluta per un Pride, l’inno di Mameli cantato dalla piazza con la mano sul cuore, iniziativa invocata da Giuseppe Pesce, militante che dirige un coro gay che si esibisce anche in chiese (valdesi): «Smettetela di trattarci da cittadini di serie B».da Gaynews
- Ha comunque prevalso la festa, con l’iniziativa un po’ ruffiana di cantare l’inno di Mameli: da Georgiamada
- Il ministro: le provocazioni non aiutano «Gay Pride, siamo in 400 mila» E alla fine cantano Mameli «Cittadini anche noi»: da Cinemagay.it
- Ringrazio un caro amico, Giuseppe Pecce, direttore del Rainbow Choir di Roma (il primo coro GLBT in Italia) che ha cantato nel vivo della manifestazione l’inno di Italia, rivendicando anzitutto il nostro essere cittadini italiani e portando avanti dei valori patriottici come quelli che lo stesso compositore, Goffredo Mameli (attivista anticlericale, Grillini NDR) ha portato avanti durante la sua vita: da Maxtribe
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Intervento di Giuseppe Pecce al Roma Pride 2008
Sono emozionato… Siamo più di 500.000!
Mai come quest’anno, questo è un Pride CORALE! Con la scusa di un concerto ci hanno voluto allontanare da un luogo, da una piazza, da un simbolo CHE E’ DI TUTTI! Piazza San Giovanni è e resta di TUTTI NOI, CITTADINE E CITTADINI ITALIANI!
Ma proprio come coro, qui, sappiamo che nessuno dei nostri diritti è un diritto individuale: sono diritti di una comunità, di una collettività, che non si chiude su se stessa, che non è lustrini e pallettes [frase erroneamente trascritta, ma non pronunciata, N.d.A.] ma che vuole il diritto di amare completamente chi vuole e che si assume tutte le sue responsabilità!
È importante che siamo qui oggi. Non lasciamo che l’impegno di oggi finisca qui, diamoci da fare, organizziamoci e facciamo che sia Pride ogni giorno della nostra vita. Sentiamoci uniti dalla solidarietà e aiutiamo chi come noi solo perché omosessuale, rom, scuro di pelle, ebreo, musulmano o per mille altri stupidi motivi è considerato non normale.
Il nostro paese è bloccato, immobilizzato da forze conservatrici che stringono ogni giorno di più la morsa. Ma la società è viva e si stanno accumulando le energie che renderanno il cambiamento ineluttabile. A pochi passi da qui, c’è una grande piazza, con al centro un obelisco. Alla base c’è scritto “Non prevalebunt” – non prevarranno. Ebbene NOI diciamo “NON PREVARRANNO”. Noi VIN-CE-RE-MO!



A me chi rivendica il fatto di non essere “lustrini e paillettes” mi fa schifo. Ho molti amici che amano vestire in modo “esplosivo”… Che orrore i gay che discriminano i gay.. Che fascismo… Allora fra un po’ manderemo al rogo il mio amico maccarrone?
Io avrei evitato VINCEREMO. Capisco che a roma govrna alemanno e il mieli deve battere cassa, ma piazza navona è vicino piazza venezia, ci si potrebbe confondere.
O forse si voleva questo?
scusate! lustrini è paillettes è un errore di trascrizione! NON E’ STATO DETTO!!! quindi chiedo scusa a gianni, che ha perfettamente ragione!
quindi salviamo anche andrea!
invece, a marco, vorrei dire che il futuro presente del verbo vincere alla prima persona plurale non è una prerogativa mussoliniana! lo dicevano anche gli inti illimani in una canzone degli anni settanta: venceremos! mil cadenas avrà que romper. o ancora nel pueblo unido jamas sera vencido. così come venceremos era uno dei gridi di battaglia di tutti i rivoluzionari dell’america latina che lottavano contro le dittature militari finanziare dagli usa.
insomma non mi pare proprio di dover stare qui a farne una questione semantica! e poi appena un attimo prima si è citata la frase “non prevalebunt” per dire che le forze conservatrici non prevarranno e che noi come comunità vinceremo!
quindi, l’invito è a maggiore attenzione nella lettura e nei commenti…
Ciao Guido.
)
Sinceramente credo sia abbastanza provocatoria la parola “VINCEREMO!”, ma anche se il pensiero va subito a Piazza Venezia, mi piace pensarla come una provocazione.
Mi spiego.
Se verametne viviamo in un Italia dove è scoparso l’antifascismo ed oramai i fascisti sono dappertutto IMPUNITI (Disp. trans. e fin della Cost. XII Comma1. E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto parito fascista, n.d.r.), allora perchè non usare le “loro” parole?
Giuseppe credo che abbia concluso egregiamente il discorso e vorrei aggiungere, infine, che oltre ad essere orgoglioso di essere gay, sono anche orgoglioso di essere italiano (italiano come la Lorenzin, la Beccalossi, la Meloni e la Prestigiacomo
P.S.[OT]
Davvero molto bello il tuo blog, prima o poi ne aprirò uno anch’io eheheh.
Ci vediamo al Mieli, baci.
Paolo
beh..c’è da dire che le parole VINCEREMO possono essere riprese anche da un bellissimo canto spiritual WE SHALL OVERCOME(noi trionferemo, prevarremo) reso celebre come canto di lotta dal movimento per i diritti civili dei neri guidato da Martin Luther King
anche rivalutare questi bellissimi canti per il Pride e il movimento in genere sarebbe una splendida idea!
sì sarebbe stupendo! tra l’altro We shall overcome unirebbe credenti e non credenti e credenti di fedi diverse. la mia riscoperta della fede cristiana(non più legata al vaticano) è passata proprio dalla meraviglia di queste persone e comunità di colore che lottavano per la giustizia. L’amore creativo che distrugge il bigottismo e l’integralismo fanatico. Tuttora Barack Obama di cui si fa un gran parlare è un fervente cristiano ma a favore dei diritti civili dei gay. per questo ho ribadito l’importanza delle chiese e del collaborare con loro, non per spirito di parte ma per dare una bella risposta a tanti gay credenti(che esistono) e le loro rispettive famiglie, oltre che mettere in crisi tantissimi cattolici che pensano la “voce divina” sia solo quella del papa.
We shall overcome ed altri “simboli eterni” di quelle lotte sono ancora attuali più che mai! Blowin in the wind, Oh freedom.. ma non solo canti, anche alcuni metodi di lotta non violenta e disobbedienza civile gandhiana hanno una straordinaria attualità. E’ l’ottimismo creativo predicato dal caro fratello di colore M L King fino a spendere la sua stessa vita per noi. segnalo che quest’anno si è svolto in piazza del Campidoglio il 40imo anniversario dell’assassinio del dottor King e va avanti dallo scorso anno il progetto King con molteplici iniziative(grazie alle chiese battiste Ucebi) !http://www.martinlutherking.ucebi.it/
preciso che quando critico chi con i suoi linguaggi sembra rimanere agli anni di piombo o al 68 non intendo assolutamente gettare il bimbo con l’acqua sporca
Belle We shall overcome, Blowin in the wind, Oh freedom, ecc ma credo che l’idea dell’inno di Mameli sia decisamente più azzeccata! Una “provocazione” degna di nota, non a caso è uscita sui giornali!
Sapete una cosa? Immagino uno dei carri del Pride con il Coro che intona tutte le cansoni che avete citato e tante altre e che, a fine corteo intona Mameli, sarebbe evocativo, suggestivo e “rivoluzionario”!
Ovviamente so bene che cantare su un camion in marcia è impossibile e mi accontento del concerto pre-pride, come quello alla chiesa valdese, e dell’inno in piazza!
cantare su un carro in movimento, dato che va piano piano… non è proprio impossibile… potrebbe essere un’idea per l’anno prossimo, che tra l’altro è il 40 anniversario di Stonewall… e quindi bisognerebbe cominciare a pensare a qualche cosa di veramente speciale!
ad esempio il carro, si, ma con la rock band e l’orchestra!
e poi hai voglia cantare roba bellissima: we shall overcome, la marsigliese, bella ciao, l’inno degli italiani, let the sunshine, el pueblo unido, venceremos, oh freedom, blowing in the wind… insomma sarebbe una figata pazzesca fare un concerto dal vivo e aprire con il carro che canta insieme a tutto il corteo! già c’ho la pelle d’oca!