Gent. Sig.ra Carfagna…
Commento inviato al suo blog e pubblicato il 27 maggio (dopo un nuovo invio…). Gli stessi contenuti saranno inviati ufficialmente al Ministero tramite lettera di Certi Diritti.
Gentile Signora Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità della Repubblica Italiana,
Chi le sta scrivendo è un cittadino italiano militante da lunga pezza nel movimento per la rivendicazione e la tutela dei diritti delle persone che soffrono discriminazioni a causa della loro affettività, del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere. Notoriamente si tratta principalmente di omosessuali, bisessuali e persone transgender, anche se questa non è una lista esaustiva di tutte le casistiche in cui e verso cui le discriminazioni operano in Italia. Ma questo farà parte, se Ella lo vorrà, di ulteriori confronti ed approfondimenti.
Nel mio impegno politico ed associativo, sono anche co-fondatore dell’Associazione Radicale Certi Diritti (il cui sito è www.certidiritti.it), del cui Consiglio Direttivo faccio parte. Questa associazione ha recentemente collaborato alla realizzazione del convegno multidisciplinare sull’Amore Civile e ai lavori della Conferenza Permanente per la Riforma del Diritto di Famiglia. In queste sedi sono stati sviluppati ampi dibattiti sui temi della famiglia modernamente intesa, sul suo sviluppo nella società e su tutti i temi ad essa correlati (se Le sarà gradito, nel sito di Certi Diritti potrà trovare tutte le informazioni che le occorrono). Nell’ambito della Conferenza, mi è stato affidato il coordinamento dei lavori in tema di “Forme di famiglia e loro tutela”.
E’ pertanto con queste credenziali che mi accingo ad esprimere alcune considerazioni sul suo intervento.
Ritengo fondamentale, apprezzabile e del tutto condivisibile l’affermazione generale, in base alla quale, il ministero che guida combatterà ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Spero che quanto prima Ella vorrà integrare quest’ultima categoria allargando, come accennavo prima, il concetto rivolgendosi non solo alle persone omosessuali, ma a tutte le discriminazioni operate a causa della affettività, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere delle persone. In questo senso, l’azione del ministero che guida si rivolgerà ad un più ampio universo di cittadini che vedono, come Ella stessa precisa, quotidianamente compresso e negato i loro diritti costituzionalmente sanciti:
- “svolgere la propria personalità” (art. 2)
- “pari dignità sociale” (art. 2)
- “eguaglianza davanti alla legge” (art. 2)
- “pieno sviluppo della persona” (art. 3)
- costituire famiglie legittime contraendo matrimonio (artt. 29, 31)
- piena tutela dei figli (artt. 30, 31)
- rispetto della persona umana nella tutela della salute (art. 32)
- tutela della lavoratrice madre (art. 37)
- protezione degli inabili al lavoro (art. 38 )
- i diritti di successione (art. 42)
- tutela del risparmio (art. 47).
Purtroppo, come vede, le discriminazioni non operano solo nelle scuole, nelle universita’ e nei luoghi di lavoro, ma in maniera altrettanto se non maggiore, si producono nei luoghi di degenza, cura e ricovero, quando non proprio nelle famiglie (legittime o di fatto), nei luoghi di culto ed in luoghi pubblici difficilmente categorizzabili, ma che sono spesso teatro di aggressioni ed espressioni di disprezzo sociale verso le persone discriminate.
Rientrano, pertanto in questa ampia linea di intervento le richieste (e non le pretese) che l’universo associativo che ruota attorno al tema delle discriminazioni muove alle istituzioni per il riconoscimento di diritti che risultano a tutt’oggi compressi o negati. I diversi soggetti che rivendicano tutele e diritti per le persone discriminate a causa della loro affettività, del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere hanno non soltanto piena legittimità, ma anche e soprattutto il dovere civile e morale di pretendere che le istituzioni si facciano carico di rimuovere tutte le discriminazioni esistenti sollevando chi ne soffre dalle sofferenze materiali e psicologiche che esse comportano e provocano. Ed in questo ambito non possono non essere considerate le richieste di estensione del concetto di famiglia fino a comprendere nel suo ambito anche le forme meno considerate dal comune sentire. Nel concetto di naturalità della famiglia dovrebbero essere dunque ricomprese e quindi tutelate anche quelle forme differenti dalla “famiglia diadica eterosessuale” affinché, gradualmente, nell’ordinamento italiano possano trovare accoglienza e riconoscimento tutte le forme di “comunioni di affetti e solidarietà” ispirate ai legami parentali e non esclusivamente finalizzate alla procreazione.
Spero Le sia chiaro il senso di queste considerazioni, che pongono le più che legittime rivendicazioni del mondo delle persone omosessuali, bisessuali e transgender nello stesso solco degli indispensabili interventi di riconoscimento e di tutela che le istituzioni debbono considerare a fronte delle inarrestabili evoluzioni che la società compie, anche grazie a fattori esterni alla realtà nazionale, e che non possono essere ignorate da chi ha il compito di dare piena attuazione al dettato costituzionale attraverso l’azione legislativa ed amministrativa.
Vorrei infine farle presente le manifestazioni del movimento delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, in tutto il mondo in cui sono un fatto comune, sono caratterizzate dalla presenza di un multiforme universo di soggetti che esprime la propria personalità in piena libertà, ma con uno spirito che è lontanissimo da pure logiche esibizionistiche. Tali manifestazioni sono portatrici di istanze di riflessione di alto livello, espresse nei documenti politici che ne accompagnano la convocazione e lo svolgimento. Negare il sostegno o la semplice considerazione da parte delle istituzioni, equivale a negare la legittimità di quelle rivendicazioni, che, anche se non condivise dalla maggioranza della collettività, costituiscono comunque espressione di persone soggette a discriminazioni che le istituzioni, primo fra tutti proprio il Ministero che Ella guida, non possono trascurare.
Spero che Ella vorrà considerare questo personale contributo come un invito a riflettere ed a rivedere le sue posizioni in senso più ampio. Da parte mia, le confermo la piena disponibilità personale e dell’Associazione Certi Diritti a confrontarsi con Lei e con il Ministero che Ella guida per approfondire l’analisi dei temi contenuti in questo testo.
Con vivissima cordialità,
Guido Allegrezza, Roma
10 Commenti
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Guido ti rendi conto dello sforzo che chiedi? La ministra dovà impegnare tutto lo staff per farsi spiegare quanto hai scritto…
a parte gli scherzi e le battute ironiche, complimenti per l’ottima lettera.
son certo pubblicherai anche una eventuale risposta.
Fabio
Bravo Guido. Meno male che c’è ancora gente come te che ci crede e ha voglia di spendersi. Io sono così stanco e disilluso…
L’unica pecca è quel “richieste”. “Pretese”, specialmente se corredato di un “legittime”, sarebbe stato l’ideale.
grazie ad Anelli…
caro mc, pensa che io ho scelto apposta di usare richieste, proprio per non calcare la mano!
Caro Guido
mi permetto di darti del tu (abitudine da blogghettari) per complimentarmi con te per l’ottima lettera, dovuta certamente, anche se temo che risposte, seppure ci saranno, non potranno che deludere. Credo che questo sia il momento per essere sempre più attivi e uniti pur nelle nostre diversità. Concordo comunque con il tuo pensiero e nel mio picccolo sarò presente sia al pride di Milano che a quello di Bologna….l’unione fa la forza….ma quando il movimento GLBT diventerà veramente unito e si perchè no…una lobby potente come quella americana? Solo in quel modo otterremo qualcosa. Saluti. Eliana da Milano
Grazie a te, Eliana, per la visita e per il commento… in attesa dell’unione!
Bella lettera davvero.
Dico a te, a me e a tutti noi di stare tuttavia attenti ad un particolare: la Carfagna è stata essa lì come parafulmine e se ne sta già tirando addosso parecchi visto come si è presentata.
Suggerisco di cominciare a mirare anche un pò più in alto, direzione Palazzo Chigi, sull’argomento diritti civili: non lasciamoci insomma ingannare solamente da un ministero vuoto, per quanto esistente.
grazie paolo, soprattutto dopo aver consultato il tuo blog ed appreso di cosa ti occupi. ti dispiacerebbe entrare in contatto con Certi Diritti, a meno che tu non l’abbia già fatto?

Li contatto molto volentieri.
A presto, ciao
no! Ricevuto il: 09/07/08 12:55
Vittoria Colonna segretaria Generale Afe -donne Managers d’Europa , si rivolge al Ministro Carfagna per chiedere una interpellanza per i motivi per cui e’ stata violata, nel 2006 Cassazione Lav. revisione , la parita’ retribuzione di una donna top Manager da parte della Cassazione Lavoro.Trattasi dell’ex Presidente e General Manager del Reader’s Digest .colonna,
intervenendo sul caso Carfagna ha dichiarato:”la privacy e’ sacra . “E’ possibile anche che il Ministro Mara abbia sinceramente apprezzato Berlusconi e non sia insensibile al fascino del Presidente. Ma questo non significa nulla.Il punto sta nel come la Ministro svolgera’ il suo ruolo!Quanti politici comunisti hanno piazzato e sistemato le loro amanti?Spesso anche brutte!Sarebbe stato grave se la Carfagna , invitata esplicitamente a ricoprire un ruolo politico o pubblico dal leader Berlusconi, dopo magari aver diligentemente lavorato per un anno e fosse stata esposta, il leader per pagarla o ratificare un contratto avesse preteso prestazioni extracurriculari, o nascosto magari la sua realta’ sentimentale.
Questo sarebbe stato fraudolento, ricatto ed abuso di potere! Questa storia mi fa ricordare la terribile vicenda subita da una bellissima giornalista plurilaureata, biondissima ,docente universitaria, General Manager di una multinazionale americana che rifiuto’ il titolo di Lady Europa per Lady Stampa . E’ emerso nel 1992 da sentenze tribunale civile lavoro che effettivamente era stata per un decennio General Manager e Vice Presidente del Reader’s Digest , e che fosse plurilaureata e docente un. giornalista.In realta’ dagli atti emergerebbe che il vero Presidente era lei, ma che il Presidente italiano, anche per iscritto ,avesse sempre procrastinato le arretrate spettanze, nonostante contratto.I motivi per cui non erogo’ mai le spettanze di top Manager, concernevano il rifiuto della top manager a coinvolgimenti extracurriculari. Poesie d’amore e biglietti tradiscono il Capo che stigmatizza il rifiuto della stessa.Conclusione la declasso’ a mera assistente, Lei che aveva addirittura accreditato il Capo presso le istituzioni internazionali -Era stata prescelta quale allieva piu’ brillante della Harward University, eppure nonostante i giudici abbiano dichiarato che il lavoro della Top Manager era superiore a quello dei colleghi maschi, e che equivalesse alla leadership di un capo di stato, le fu negato alla fine la parita’ retribuzione, per ingerenze di un politico , ex ministro del lavoro napoletano, che colluso con il Presidente della multinazionale, intesero punirla perche’ era una ribelle femminista, incapace di compromessi!Tutti avranno capito chi e’ la giornalista di cui si parla , prima donna capo ufficio stampa di un Ministro del Lavoro che la fece lavorare senza retribuzione per un anno , salvo poi pretendere prestazioni extra ed, al rifiuto, screditarla e perseguitarla sul piano della credibilita’ essendosi la stessa rivolta all’Ordine dei giornalisti!
Bene ,se la Carfagna vuole dimostrare di essere degna della meritocrazia dovrebbe chiedere una interpellanza sul perche’ non sia stata concessa, dai giudici di Cassazione Lavoro , addirittura nel processo di Revisione , la parita’ retribuzione all’Ex General manager Presidente di Selezione dal Reader’s Digest , in violazione delle norme dell’art. 119 dir. Com. Lav. Trattato di Amsterdam che rende automatica tale applicazione e non soggetta a prescrizione. si vocifera che il Pm , amico dell’ex ministro napoletano non si sia astenuto, nonostante grave inimicizia con la giornalista per altre vicende relative a fatti dell’unione consumatori , in cui si criticava l’operato del Pm della Cassazione quale Presidente di una regione terremotata.Inutile ricordare che la femminista ebbe una carriera trincita per aver detto no!Bene, ministro Carfagna se non vuole che passi il messaggio che per far carriera bisogna dire si’ , deve avere il coraggio di difendere chi ha sempre detto no’.Solo cosi’ rispetteremo eventuali coinvolgimenti sentimentali con Berlusconi, perche’ riguarderebbero la privacy e non la paideia pubblica.
Afe