Costruire un movimento

Sole nascente, Pelizza da Volpedo

QUESTO POST E’ WORK IN PROGRESS e sarà modificato in base ai contributi che perverranno nella discussione.

Sono anni che disserto sul fatto che il movimento GLBT in Italia non esiste, non è riconosciuto, non ha potere di contrattazione, non esprime referenti credibili per le istituzioni e per la politica. Anni che parlo di questo problema e anni che nessuno mi dice che ho torto. Dopo ulteriori riflessioni, ne aggiungo una ancora più triste. Spesso ci si lamenta che chi potrebbe finanziare il movimento non lo fa. E mi sto dando questa risposta: e a chi li dovrebbe dare i suoi soldi? Per quale causa? A quale soggetto? Con quali garanzie? Insomma non lamentiamoci se non “girano” soldi (almeno non quelli legate alle feste di finanziamento) e il “movimento” non viene finanziato. Immaginiamo, toh! Dolce & Gabbana che vogliono dare 100.000 euro per la causa (o magari un certo Viki Hassan… chi ha buone orecchie per intendere, intenda), stante la situazione, ovviamente, se li terrebbero per se. Come appunto fanno.

Da qualche tempo sto facendo circolare privatamente una certa idea, cui è arrivato il momento di dare pubblicità, dato che il confronto privato non è sufficiente a dare concretezza e risalto, ma che, soprattutto, si rivela poco adatto per valutarla in tutte le sue sfaccettature.

Riprendendo le considerazioni iniziali, io penso che per uscire dall’impasse in cui vive la comonità delle persone che soffrono discirminazioni a causa dei modi e delle forme con cui esprimono affettività, sessualità e identità ed orientamenti sessuali, sia necessario avviare un processo costitutivo di base, partendo principalmente dal coinvolgimento delle persone ed integrando il prezioso lavoro che, sebbene nel loro piccolo, le associazioni GLBT hanno svolto nel tempo.

Io immagino la creazione di un soggetto pienamente democratico, a partecipazione diretta, a diffusione nazionale che sia riferimento per tutti i soggetti che desiderano partecipare al movimento (che per comodità chaimeremo glbt) e dialogare, attraverso di esso, con tutta la comunità di cui il soggetto è espressione.
Parto anche da una considerazione essenzialmente pratica: oggi nessuno degli esponenti delle associazioni separate e distinte può esprimersi a nome delle persone omosessuali, sia perché non ha nessuna forma di delega piena, sia perché al massimo può esprimere l’esigua porzione dei suoi associati, per non parlare del deficit di democrazia che nella pratica caratterizza proprio le associazioni a maggior numero di iscritti. Allora sarebbe importante che vi fossero localmente e a livello nazione, delle persone che abbiano invece una delega a rappresentare la comunità delle persone glbt e non semplicemente i soci di un’associazione locala, magari in conflitto con altre presenti sul territorio, che si delegittimano a vicenda depotenziando il potere negoziale a tutto discapito della comunità.

L’inizio - Comitato promotore e congresso

Il percorso dovrebbe partire con la creazione di un comitato promotore che lavori per disegnare la proposta da presentare ad un congresso in cui tutti coloro che son interessati possono partecipare. I lavori congressuali si dovrebbero concludere con un atto di fondazione e la scelta delle persone incaricate di portare avanti la prima serie di attività.

La prima tappa - Crescita e strategie

Alla fondazione, dovrebbe seguire un periodo dedicato alla crescita e al radicamento territoriale, durante il quale si dovrebbero instaurare un dibattito ampio sui valori, le esigenze e gli obiettivi da porsi. Un soggetto di questo tipo dovrebbe poter esprimere una visione della società, da contrapporre agli integralismi e ai “fascismi culturali” che costituiscono i principali impedimenti alla liberazione delle persone e al superamento degli steccati del moralismo ben pensante borghese e clericale.

Al termine di questa prima fase (circa un anno), si dovrebbe riuscire a formulare un piano strategico del movimento che traguardi un lungo periodo, con obiettivi ambiziosi di cambiamento sociale e a raggiungere una quota significativa di iscritti partecipanti, diciamo almeno 100.000 su tutto il territorio.

La seconda tappa - L’azione

Nella mia visione ideale, l’azione dovrebbe avere un piano politico nazionale e un piano locale declinato in modo coerente rispetto alle esigenze e alle realtà locali, pur mantenendo una perfetta coerenza complessiva.

Gli strumenti - WEB, WEB, WEB!

Soltanto le immense potenzialità di comunicazione, scambio e confronto che offre internet possono supportare un processo di questa natura. Le piattaforme di condivisione del lavoro, di costruzione del sapere e del confronto e di democrazia partecipativa on line divrebbero essere il fondamento per rendere i singoli in gardo di dare il massimo livello possibile, individualmente, di partecipazione.

Domande aperte

  1. Chi costituirebbe il comitato promotore ? Persone esterne alle attuali organizzazioni o persone già impegnate e che inevitabilmente porterebbero il loro contributo ma anche la loro visione precostituita?
    Il Comitato promotore, il cui scopo è solo quello di predisporre un primo progetto da sottoporre a dibattito (anche in più fasi) e a congresso proprio la natura del soggetto, i suoi fini e le sue modalità operative. Indubbiamente, dovrebbe essere aperto alla partecipazione dei soggetti interessati e nascerà per “contatto diretto”, ovvero attraverso i rapporti già esistenti fra coloro che condividono l’idea di massima. Sarà poi il comitato stesso ad avviare una prima fase di confronto con i partecipanti per valutare quali forme assumere. Ovviamente il contributo di personalità oggi lontane dal movimento e disinteressate alla vita delle associazioni, troverebbe in questo modo un ampio spazio di espressione, senza rinunciare al patrimonio di esperienza che le associazioni stesse poterbbero apportare.
  2. Il soggetto avrebbe colore politico?
    Pur essendo un movimento politico, tale soggetto rappresentativo e propositivo deve avere per sua stessa natura una neutralità di schieramento. Non certo nel senso che non debba esprimere giudizi politici, ma nel senso che deve essere aperto al dialogo con tutte le forze che richiedano con esso un confronto, oltre a porsi come promotore di iniziative nei confronti delle istituzioni sia a livello locale, che nazionale.
  3. (e questo esclude già l’ARCI da possibile punto di partenza) perchè i diritti personali non sono nè di destra nè di sinistra, ma di tutti

31 Commenti

  1. Commento di Fabio on Mercoledì 14 Maggio 2008 9:32

    a proposte simili Mancuso ha risposto che quanto auspichi già esiste e si chiama ArciGay…

  2. Commento di Nino on Mercoledì 14 Maggio 2008 10:17

    Come negare che il movimento GLBT in Italia non esiste, non è riconosciuto, non ha potere di contrattazione, non esprime referenti credibili per le istituzioni ?

    Ma come negare che esistano delle realtà più o meno radicate nel territorio e che queste realtà non possono (nè vogliono) essere cancellate ?

    Francamente, proprio l’esistenza di queste organizzazioni (anche purtroppo spesso tra loro conflittuali), che hanno comunque il grandissimo merito di esserci, è un ostacolo abbastanza insormontabile alla tua idea. La prima domanda è: chi costituirebbe il comitato promotore ? persone esterne alle attuali organizzazioni , il che taglierebbe fuori molta dell’esperienza e delle capacità disponibili? o persone già impegnate e che inevitabilmente porterebbero il loro contributo ma anche la loro visione precostituita?

    E’ un po come se tu volessi creare il PD, ma poi ti rendessi conto che il PD non è altro che l’unione di Margherita e DS, ognuno con le sue anime, ognuno con il suo peso, ecc. e che continuano ad esistere anche nel PD

    Una iniziativa interessante, se non ricordo male, fu quella di Azione Omosessuale che, lanciando una federazione e cercando di focalizzarsi su progetti, su iniziative comuni, aveva l’obiettivo di unire più realtà diverse su specifiche attività. Ecco quella mi sembrava una idea originale non incompatibile con la realtà. Non conosco bene la storia, ma credo che Azione Omosessaule sia finita quando ha avuto una crisi di crescita ed ha capito che avrebbe dovuto strutturarsi e diventare lei stessa un soggetto a se stante, andando verso un individualismo che era invece proprio la cosa che voleva combattere. Ma forse da quell’esperienza si possono trarre degli utili insegnamenti.

    Una cosa a me sembra comunque ovvia (ma io di politica e di movimenti non ci capisco niente): un eventuale nuovo soggetto non dovrebbe avere nessun colore politico (e questo esclude già l’ARCI da possibile punto di partenza) perchè i diritti personali non sono nè di destra nè di sinistra, ma di tutti

  3. Commento di stratex on Mercoledì 14 Maggio 2008 10:42

    @ fabio
    aurelio mancuso è il presidente di un’associazione ricreativa che non convoca i suoi iscritti per le assemblee ordinarie.
    la quasi totalità dei soci affluisce ad arcigay esclusivamente perché il possesso della tessera della federazione arci uno club è indispensabile per entrare in alcuni tipi di locali frequentati prevalentemente da omosessuali (si veda in proposito il sito di arcigay).

    mi pare pertanto evidente che, non essendo un’associazione il cui scopo primario non è lo stimolo alla partecipazione e alla pratica della democrazia, il suo presidente assuma posizioni del tipo che dici tu.

    mi pare altrettanto evidente, che arcigay NON è assolutamente niente di paragonabile al soggetto sul quale propongo di lavorare io. anzi, sono certo che nel caso prendesse vita, sarà in prima fila per ostacolarlo, con il preciso intento di mantenere il pieno controllo del territorio.

  4. Commento di stratex on Mercoledì 14 Maggio 2008 10:48

    @ nino

    mi sono posto il problema delle associazioni, ma non l’ho volutamente inserito nella mia descrizione. la mia idea non è comunque quella di escludere le associazioni o di mirare al loro annullamento.

    partecipare alla costruzione di un soggetto come quello da me ipotizzato consente di esprimere le proprie esigenze e di dibattere su come queste possano trovare una tutela condivisa nell’ambito di un più vasto disegno. partire dicendo che è una proposta inutile (cose che sono già state dette, non mi rierisco dunque alle tue considerazioni) o che già esistono i soggetti necessari, significa rifiutare il dialogo ed il confronto, nascondendosi alla constatazione dell’evidente fallimento.

    fatta questa osservazione generale, inserisco le domande che poni nel corpo del post (così come con quelle che seguiranno da altri) insieme alle mie rispsote in modo da dare una visione più chiara e ampia della mia idea.

    dunque, grazie!

  5. Commento di Andrea on Mercoledì 14 Maggio 2008 10:49

    L’idea di Guido, Nino, credo sia questa, almeno a grandi linee.

    L’idea di rifondare il movimento non è affatto sbagliata e non è possibile farlo partendo dalle associazioni che già sono presenti. L’idea di una sorta di “super movimento” che si focalizzi su obbiettivi precisi e condivisi da tutti, comprese le varie associazioni, potrebbe essere l’unica soluzione. La diverse associazioni, su molti punti fondanti, si sovrappongono tra loro ma rimangono divise per presenzialismo o per colorazione politica, metterle insieme su una piattaforma condivisa e farle agire tutte insieme su questa porterebbe sicuramente a risultati concreti, cosa che la divisione attuale ha dimostrato di non essere in grado di fare.
    A chi affidare il coordinamento e il comitato promotore?
    Difficile ma credo che un “soggetto” esterno non sia sbagliato. Non è detto che “taglierebbe fuori molta dell’esperienza e delle capacità disponibili”, starebbe all’intelligenza di tutti i soggetti coinvolti non far sparire le esperienze e il radicamento senza che prevalga una “visione precostituita”.
    Non dico che sia facile ma è un tentativo che è ormai impellente fare.
    del resto nel mondo la maggior parte delle associazioni fanno capo ad un soggetto più grande che le coordina in alcune azioni e che è in grado di relazionarsi tanto con le associazioni stesse che con la famosa “base” che con la politica e, addirittura con le altre organizzazioni internazionali.
    Questo percorso non è nemmeno del tutto estraneo alle varie associazioni italiane che, però, non hanno mai avuto quel colpo d’ala che le potrebbe portare ad un cambiamento radicale e ad una crescita collettiva di tutto rilievo.

  6. Commento di Andrea on Mercoledì 14 Maggio 2008 10:50

    Ho ovviamente dato per scontato che il soggetto terzo di cui si parla deve obbligatoriamente essere apolitico e apartitico!

  7. Commento di stratex on Mercoledì 14 Maggio 2008 11:07

    @ andrea
    grazie per il contributo di chiarimento, sul quale sono pienamente d’accordo. vedrò come inserirlo nel corpo del post.

  8. Commento di Nino on Mercoledì 14 Maggio 2008 11:19

    L’idea di Guido a me è chiara, e nella teoria pienamente condivisibile. Nella pratica, io temo, si scontrerà con le (anche giuste) aspettative e posizioni di chi ha (o ritiene di avere) un ruolo ed una “posizione” conquistata sul campo e che potrebbe temere di essere ridimensionato (in fondo, siamo tutte persone con un amor proprio e degli obiettivi personali).

    Poichè appunto mi pare che molto di quanto scrive Guido ricalchi gli obiettivi con cui ormai quasi tre lustri fa nacque Azione Omosessuale (di cui so poco o niente, premetto), sarebbe molto interessante sapere se è veramente così e perchè poi fallì. Almeno per non ripetere errori già fatti.

    Per quanto riguarda il comitato promotore, scusate se ci torno sopra, anche il PD aveva un comitato promotore e poi una costituente eletta dal basso ed in cui comparivano (compaiono) molti nomi nuovi, ma poi le decisioni le prendono i soliti noti, far convivere il nuovo con il vecchio senza soffocare nè l’uno nè l’altro … bè, forse non è una impresa umana :-)

  9. Commento di Fabio on Mercoledì 14 Maggio 2008 11:21

    Guido hai pienamente ragione e penso anche io quanto dici di AGNazionale (il mio commento era una banale provocazione) ma non è quanto pensa Mancuso ne tanto meno i vari “presidenti” dei tantissimi circoletti sparsi sul territorio…

    e mi sembra ovvio che Mancuso/ArciGay sarebbe il primo oppositore ad un progetto simile ma anche da tanti altri (Battaglia in primis) non pensare di aver appoggio facile.

    in bocca al lupo

  10. Commento di Fabio on Mercoledì 14 Maggio 2008 11:45

    …dimenticavo, qualcosa di simile, con altre parole è scritto anche nel “Chi siamo” di GayToday o comunque è una idea che girava…

  11. Commento di Lorenzo on Mercoledì 14 Maggio 2008 12:19

    Penso che piuttosto che un’associazione generalista si potrebbe pensare ad una vera e propria lobby in senso anglosassone, sul modello dell’americana StoneWall.
    In fin dei conti, anche Arcigay e DiGayProject si stanno muovendo in tal senso, il primo perché rivendica un’indipendenza dai partiti (futura, si presume), il secondo perché in effetti si appoggia ora all’uno ora all’altro, sia pure in modo volubile e incostante.
    Il difetto del primo come del secondo è nel deficit di democrazia che non rende credibili simili associazioni, strutturate a partire da piccoli gruppi di potere che non lasciano spazio a nuove energie.
    Per questo le notevoli somme di denaro raccolte dall’uno o dall’altro gruppo hanno beneficiato così poco la comunità lgbt: perché sono state spese, apparentemente, un po’ a casaccio. D’altra parte, se qualcuno ha visto una rendicontazione dei fondi credibile presso una qualunque associazione lgbt, me la può passare? A me sembrano tutte talmente opache che non ho dato loro neanche il 5 per mille, e penso di aver fatto bene.
    Del resto, se il Mario Mieli a suo tempo avesse tenuto i conti in ordine, non avrebbe subito un durissimo colpo proprio nel momento in cui era diventato una realtà di rilevanza internazionale, esponendosi alle vendette dello Stato-nemico, in questo caso di natura fiscale.
    Dunque, se si vuole creare una nuova aggregazione, il primo punto sia la democrazia, il secondo la correttezza, il terzo la chiarezza. Certo, in questo modo le cose andranno più lentamente: quando c’è un capo che decide, un’Imma o un Mancuso con il suo gruppetto di scagnozze, le cose vanno più rapide. Ma in che direzione?
    E soprattutto: mai polemizzare con gli altri gruppi, mai alzare la voce. Rifiutare il gallinaio che pure è la tentazione di ogni minoranza. Ribattere ai colpi bassi in modo dignitoso, non boicottare nessuna, ma tenere ferme le proprie priorità.
    Forse, un servizio alla comunità potrebbe essere uno switchboard/sito: in pratica, una specie di Gay Helpline, ma veramente indipendente… E’ chiaro infatti che Arcigay Roma oppure gay.it, essendo parte in causa, non siano operatori neutrali, come si può facilmente constatare.

  12. Commento di samuelesiani on Mercoledì 14 Maggio 2008 7:02

    Ciao Stratex e scusa l’OT
    Non so se sai dell’appuntamento di Genova del 17/18. Se non potrai esserci potrai comunque aderire, se lo vorrai, con le as di cui associazioni di cui fai parte.

    http://www.dirittinrete.org/ita/index.php?option=com_content&task=view&id=225&Itemid=28

  13. Commento di cristiana alicata on Giovedì 15 Maggio 2008 9:18

    non potremo mai prescindere dalle associazioni. Ma possiamo superarle. Guardate che Aurelio Mancuso sta lavorando in questo senso, cercando di “costruire” una cosa simile a quella che almeno nelle volontà doveva essere il PD: non la somma di due partiti ma la convergenza d molte altre forze/soggetti (che ora sono un pò in ombra, è vero).
    Sicuramente non tutte le associazioni aderiranno, ma evolvere arcigay e arcilesbica e molta società civile GLBT in un soggetto più organizzato e soprattutto apartitico, è quello che dobbiamo fare. SEcondo me.

  14. Commento di claudia on Giovedì 15 Maggio 2008 11:06

    concordo con la proposta di Lorenzo: una lobby che si distingue da qualsiasi gruppo presente, che dia voce alla maggioranza silenziosa, a chi non condivide l’approccio urlato nella rivendicazione dei diritti.
    una lobby che faccia della comunicazione trasparente ed empatica, adeguata cioè al target di riferimento, il suo punto cardine.
    una lobby impostata sulla trasparenza e con un progetto basato su piccoli ma concreti obiettivi raggiungibili, non meri desiderata.

    inutile martellare sul matrimonio gay: non ci sono le condizioni politiche né sociali, al momento, senza contare che è una richiesta che spaventa.

    piccolo esempio: non sto chiedendo a te, Stato, il matrimonio gay.
    ti sto chiedendo, per ora, piccole modifiche al codice civile che mi permettano, per esempio, di poter assistere la mia compagna in ospedale senza che ciò debba dipendere da medici compiacenti…
    ti sto chiedendo, per esempio, una lieve modifica che mi permetta di subentrare alla mia compagna nel contratto di affitto…
    e via così.

    piccoli passi, grandi risultati.

  15. Commento di Alberto on Giovedì 15 Maggio 2008 11:29

    per onestà bisogna raccontare la vera storia di Azione omosessuale. Nacque giustamente circa 15 anni fa in un periodo di crisi di Arcigay Nazionale quando si tentò di dare una correzione di rotta a molti circoli AG locali che erano diventati comitati elettorali e centri economici. In questa situazione si inserì il Mario Mieli che propose, anche indirettamente tramite controllate di fiducia, di creare una rete alternativa “realmente democratica” ad AG.
    Non a caso diversi circoli locali AG passarono ad Azione Omosessuale.
    La crisi nacque e scoppiò quando si tentò di passare da una struttura puramente collettiva, cioè una non struttura, a una vera federazione.
    Chi si aspettava una vera democrazia si scontrò con il Mieli che come al suo solito usò la pratica del “incontriamoci democraticamente per ratificare quello che abbiamo deciso noi”.
    Di quella rete e da alcune persone espulse da AG per scandali vari rimangono tracce in alcuni circoli e associazioni locali, per lo più composte da poche persone, il cui unico scopo è attaccare AG a prescindere. Catania, Napoli, pescara e Verona ad esempio.
    Ma queste cose tu le sai già nevvero?

  16. Commento di stratex on Giovedì 15 Maggio 2008 11:49

    @ cristiana: intanto grazie per la visita. credo di aver già detto che la partecipazione delle associazioni è necessaria ma non deve essere condizionante. proprio come dici tu, superarle. perdonami, ma non sono completamente certo che la mia idea si possa concretizzare se il processo di creazione nasce proprio dall’associazione che ha le maggiori responsabilità nel non avere lavorato per vent’anni alla creazione di un vero movimento politico. partire da un soggetto federato delle associazioni è cosa diversa dal creare un movimento di persone cui la associazioni si uniscono. tale processo ripercorrerebbe logiche già viste, datate e che hanno già dimostrato di non produrre risultati positivi.

  17. Commento di stratex on Giovedì 15 Maggio 2008 11:54

    @ lorenzo e claudia: la lobby passa per l’aggregazione di un “corpo sociale” portatore di interessi ed in qualche modo portatore di un potere contrattuale. in questo senso, stiamo parlando della stessa cosa.

    @ alberto: non mi sono del tutto noti i risvolti delle storie che narri e che sicuramente contribuiscono a farmi avere una visione più completa del passato. certamente mi confermano nella mia convinzione che il soggetto che mi piacerebbe si cosituisse non può prescindere dalla partecipazione dei singoli, con il contributo delle associazioni.

    in questa direzione, può andare la creazione di un organismo interno al soggetto (un comitato delle associazioni), composto da un certo numero di rappresentanti designati democraticamente dalle associaziono lgbt “riconosciute” dal soggetto stesso.

  18. Commento di Lorenzo on Giovedì 15 Maggio 2008 11:55

    Concordo grosso modo con Claudia, ma attenzione: un qualunque soggetto lgbt di respiro europeo non può rinunciare a rivendicare la parità di diritti.
    Si possono accettare delle “ritirate strategiche temporanee, ma con molta attenzione: finora, questa tattica ha portato a ridurre ogni volta il compromesso. Ogni volta che le associazioni lgbt facevano un gesto di buona volontà, dall’altra parte c’era un movimento cattolico-politico pronto a reagire per annullare anche questo. Il risultato è che non abbiamo ottenuto nulla.
    Questa politica di compromesso durante il governo D’Alema ha portato la sinistra, pur di approvare una legge contro i crimini di odio, ad accettare di stralsciare le persone lgbt dalle categorie tutelate, creando in pratica una legge che INCORAGGIA i crimini di odio contro di noi (”Se dovete menare una negra o una lesbicaccia, scegliete la seconda, le pene saranno più leggere!”).
    Se la sinistra è così pasticciona, è giusto volgersi temporaneamente a destra per sentire le loro proposte. Ma sinceramente fa cascare le braccia leggere sul sito di Gaylib che siano contro il diritto all’adozione (anche, suppongo, per le figlie della partner). Mi sembra una posizione apodittica, prima ancora che illiberale. E la politica non si fa con i dogmi. A meno, naturalmente, di fare gli interessi del proprio schieramento e non quelli delle persone lgbt, e mi sembra sia questo il caso.
    Dunque c’è molto spazio per una Stonewall (intesa come associazione) italiana, veramente apartitica ma molto molto politica. Serviranno tantissimi soldi ed energie. Se le associazioni già presenti smettessero di farsi la guerra a vicenda, questi soldi già li avremmo… ma è chiaro che significherebbe far entrare le associazioni presenti dentro la gestione della nuova organizzazione.
    Dunque è quasi meglio che queste associazioni in un primo momento rimangano fuori (almeno ufficialmente), e che cerchiamo sponsor al di fuori. Sarebbe importante creare un board di persone riconosciute unanimamente come di altissimo profilo, anche se non lgbt: penso, che so io, a Laura Balbo e Chiara Saraceno, per dirne due.
    D’altra parte, non è che Save the children abbia dirigenti bambine. Né nelle associazioni di lotta all’AIDS ci sono solo persone HIV+. E allora perché un’associazione per la parità dei diriti lgbt non dovrebbe avere dirigenti eterosessuali, se di chiarissima fama e di alto profilo?
    Non credo di essere il solo che preferirebbe devolvere il mio denaro più volentieri ad un’associazione diretta da queste persone piuttosto che ad Imma. Non perché mi stia antipatica, ma perché ha dimostrato di non saper fare politica: cambia idea ogni 5 minuti, magari domani diventa cattolica e antigay, con la stessa veemenza con cui ieri dava a Prodi del “grasso di merda”. La Praitano e Lo Giudice, invece, sono quasi funzionari di partito (il secondo lo è anche in senso proprio), dunque farebbero gli interessi del proprio partito, non quelli della comunità. Abbiamo già visto un caso del genere con la Paola Concia. Ecco, persone del genere è meglio che restino nei partiti: non perché siano cattive (che in politica purtroppo non vuol dire nulla), ma perché non c’è bisogno di dare altri soldi ai partiti, già ne hanno troppi.
    E visto che noi ci batteremo con un mostro fortissimo come la Chiesa cattolica, mi sembra che avremo bisogno di tutte le energie possibili.

  19. Commento di Nino on Giovedì 15 Maggio 2008 12:29

    Pensare ad arcigay che evolve mi fa immaginare due cose che ritengo poco costruttive: che Arcigay resti focale nella nuova struttura, diventando una presenza troppo ingombrante, e che la nuova struttura sia troppo schierata per potersi definire apolitica pagando un “peccato originale” da cui sarebbe difficile (impossibile) liberarsi.

  20. Commento di claudia on Giovedì 15 Maggio 2008 12:50

    ciao lorenzo,
    sorry, mi sono spiegata male.
    non parlavo di ritirate stretegiche temporanee e sono ben lontana dalla logica del compromesso peloso applicata dalla cosiddetta sinistra al governo.
    parlavo di piccole ma concrete e fattibili richieste, consapevoli del fatto che la rivendicazione massiccia e globale di tutti i diritti, ora e subito, è utopia al momento.

    è necessaria una comunicazione basata sulla netta distinzione tra teoria e pratica, tra ideologia e pragmatismo.
    il pragmatismo che giustamente ti porta a rivolgerti anche alla destra, cercando un punto di incontro fatto interessi comuni.
    sembra un’eresia, ma non lo è.
    sembra compromesso, ma non è tale.
    in comune con la destra si ha - per fare un piccolo esempio - il diritto di conviventi di assistere i compagni e le compagne ammalate, il diritto di subentrare nell’asse ereditario eccetera…
    e quindi non già focalizzare la comunicazione sul tema LGBT, ma sul tema coppie di fatto e relativi diritti a prescindere dal sesso e dalle inclinazioni sessuali.

    concordo con te sulla necessità di individuare personaggi pubblici sensibili a queste cause, a prescindere, appunto, dalle inclinazioni sessuali, altrimenti si verrà sempre qualificati come i soliti “gay rompipalle…”, e concordo sull’escludere le associazioni già presenti dal board, semplicemente perché troppo classificabili.
    è infine necessario uno stretto rapporto con l’UE e un’informazione capillare sui richiami fatti all’Italia per la non tutela dei pari diritti.

    ciao :)

  21. Commento di Lorenzo on Giovedì 15 Maggio 2008 2:31

    Ok Claudia,
    Ora che ti sei spiegata meglio, sono decisamente in disaccordo con te. Non penso proprio che la tattica dei piccoli passi e del compromesso al ribasso funzioni: è quella che è stata tentata finora e dà come risultato zero carbonella, perché i nostri nemici se ne fregano della correttezza: dopo averci estenuati con il dialogo, dicono “COMUNQUE, NO”. E si riparte da capo.
    Credo che dal punto di vista legislativo non possiamo aspettarci niente: possiamo semmai farlo per via giudiziaria. Per esempio, se più coppie lgbt lasciassero scritture private che testimoniano la volontà di essere assistita dalla partner, o dichiarano che l’adozione avviene in maniera congiunta; e più consulenza legale se qualcuna dovesse negare questo diritto, come sicuramente avverrà. Insomma, si tratta di alzare la test e non accettare di esser escluse dal capezzale della partner, di vedersi portare via le proprio figlie, di accettare che la partner che possiede la casa cacci l’altra a piacimento.
    L’unico risultato degli ultimi anni, se ricordi, è stato dovuto al coraggio di un uomo che aveva perso il partner, assassinato a casa loro da un giovane balordo, e che non ha accettato di essere messo in disparte con il suo dolore.
    E’ importante che ci autoorganizziamo e mettiamo da parte denaro per questi scopi concreti, perché siano emessi atti che facciano giurisprudenza, perché in Italia la giustizia purtroppo costa.
    Ma è altresì importante creare più occasioni per socializzare emotivamente, più incontri di autoanalisi di gruppo (le faceva Massimo Consoli alla Gay House, funzionano bene per lenire l’omofobia interiorizzata), più sostegno alle singole persone: oggi il/la giovane che si dichiari lgbt in famiglia non ha alcun sostegno se finisce in mezzo ad una strada, ma molte adulte e soprattutto anziane vivono in grande isolamento in una comunità fatta di saune e di discoteche (quando non di monasteri, parchi e cessi pubblici).
    Io credo che occorrerebbe pensare a un grande sistema di borse di studio, persino ad assegni di sussistenza e case-famiglia per chi subisce l’odio omofobico. E, naturalmente, più prevenzione e consulenza sulle MST (soprattutto, ma non solo, per gli uomini) e sulla fecondazione assistita (per le donne): perché nel mondo globale, accedere allafecondazione assistita non è difficile, ma servono denaro e informazioni. Per questo è importante che le associazioni stanzino aiuti per chi vuole usufruire di queste possibilità; visto che lo Stato si comporta, se non da indifferente, direttamente da nemico, e sempre più lo farà, finché saranno al governo mafiosi, integraliste, corrotte e veline (dunque per molto tempo).
    Serve una rete di socializzazione e di assistenza PRIVATA, sul modello degli US e di tutti quei paesi dove il servizio pubblico è inefficiente e/o ideologicamente ostile alle persone lgbt. Proprio come in Italia.

  22. Commento di stratex on Giovedì 15 Maggio 2008 2:56

    @ lorenzo: vorrei farti notare che il tuo approccio è già una pratica. l’associazione certidiritti.it ha lanciato proprio un’iniziativa del genere per ottenere pronunciamenti della cassazione in materia di matrimonio omosessuale.

    le altre proposte che poni, altamente condivisibili, non possono che entrare nel programma di un soggetto capace di essere credibile per ottenere fiducia e finanziamento dai privati e disporne per avviare proprio quelle iniziative a supporto della comunità. tali progetti non possono che essere appannaggio di un soggetto organizzato, in grado di gestire in modo trasparente e finalizzato i fondi che gli vengono affidati.

    allo stato attuale dei fatti, nessuna realtà associativa in italia si configura in questo modo ed è questo uno dei motivi per cui non può nascere una lobby come la intendi tu.

  23. Commento di Lorenzo on Giovedì 15 Maggio 2008 7:49

    Scusa Guido,
    ma allora tu cosa volevi fare, un’associazione di persone che guardano il proprio ombellico? Il problema è che le associazioni che ci sono ora non funzionano. Su quella radicale, appena nata, sospendiamo il giudizio. Ma le altre hanno colpe molto serie, soprattutto perché le giustificazioni son tenue. Come tu sai, in passato io proponevo di fondare una società per la concordia lgbt le cui associate si iscrivessero nelle varie associazioni lgbt per stemperare le contrapposizioni sterili e stimolare la cooperazione. Ma pare che questa idea non sia paciuta a nessuna.

  24. Commento di Lorenzo on Giovedì 15 Maggio 2008 8:21

    oopps: “Le giustificazioni sono tenui” e “sia piaciuta”- a volte la rapidità gioca brutti scherzi.

  25. Commento di stratex on Venerdì 16 Maggio 2008 11:41

    @ lorenzo: non preoccuparti… la preparazione e l’intelligenza media delle persone che leggono questo blog sono sufficientemente elevate da non aver bisogno di queste puntualizzazioni… :-)

  26. Commento di Oscaruzzo on Venerdì 16 Maggio 2008 12:18

    Occhio che qualunque comitato deve essere necessariamente APERTO in fase di costituzione e TRASPARENTE in fase di azione, o non sara` mai accettato da nessuno se non come una cosa piovuta “dall’alto”.

  27. Commento di stratex on Venerdì 16 Maggio 2008 4:31

    infatti, caro oscaruzzo, l’intendimento sarebbe proprio di agire il piena trasparenza e apertura, stando però attenti ai tentativi di condizionamento.

  28. Commento di gian mario on Domenica 18 Maggio 2008 10:07

    Carissimi,
    intervengo tardi, non perché disinteressato all’argomento, ma perché non riuscivo a dare un contributo che ritenessi interessante.
    Poi, stanotte, non sono riuscito a dormire, complice una pizza assassina. E in dormiveglia è sopraggiunta la chiarezza.

    Per ora mi limito a riassumere i punti che ho ritenuto più importanti nei vari commenti: un mio riassunto

    —LINEE GUIDA
    - Dunque, se si vuole creare una nuova aggregazione, il primo punto sia la democrazia, il secondo la correttezza, il terzo la chiarezza…

    —IL SITO
    “un servizio alla comunità potrebbe essere uno switchboard/sito: in pratica, una specie di Gay Helpline, ma veramente indipendente…” infatti gay.it è di parte.

    —NON RIPETERE LA STORIA DI AZIONE OMOSESSUALE
    “La crisi nacque e scoppiò quando si tentò di passare da una struttura puramente collettiva, cioè una non struttura, a una vera federazione.
    Chi si aspettava una vera democrazia si scontrò con il Mieli che come al suo solito usò la pratica del “incontriamoci democraticamente per ratificare quello che abbiamo deciso noi…”
    Di azione omosssuale sono rimaste
    “poche persone, il cui unico scopo è attaccare AG a prescindere. Catania, Napoli, pescara e Verona ad esempio…”

    —IN AND OUT
    Arcigay, mario mieli, digayproject “è quasi meglio che queste associazioni in un primo momento rimangano fuori (almeno ufficialmente)”.
    Io aggiungerei che dovrebbero essere stigmatizzati anche i contributi di chi è contro Arcigay a priori. Azione Omosessuali è nata cercando di cavalcare la cresta dell’onda di una crisi di Arcigay. Crisi che verosimilimente potrebbe riproporsi con il nuovo governo. Non ripetiamo lo stesso sbaglio. Le intenzioni ovviamente non sono queste. Non sia neanche una ingenua trappola in cui cadere.

    —RICONOSCIBILITA’ E CREIBILITA’ DEI PROMOTER/SPONSOR
    “e che cerchiamo sponsor al di fuori. Sarebbe importante creare un board di persone riconosciute unanimamente come di altissimo profilo, anche se non lgbt: penso, che so io, a Laura Balbo e Chiara Saraceno, per dirne due.
    perché un’associazione per la parità dei diriti lgbt non dovrebbe avere dirigenti eterosessuali, se di chiarissima fama e di alto profilo?”

    —ATTIVITA’
    “Ma è altresì importante creare più occasioni per socializzare emotivamente, più incontri di autoanalisi di gruppo (le faceva Massimo Consoli alla Gay House, funzionano bene per lenire l’omofobia interiorizzata), più sostegno alle singole persone: oggi il/la giovane che si dichiari lgbt in famiglia non ha alcun sostegno se finisce in mezzo ad una strada, ma molte adulte e soprattutto anziane vivono in grande isolamento in una comunità fatta di saune e di discoteche (quando non di monasteri, parchi e cessi pubblici).
    Io credo che occorrerebbe pensare a un grande sistema di borse di studio, persino ad assegni di sussistenza e case-famiglia per chi subisce l’odio omofobico. E, naturalmente, più prevenzione e consulenza sulle MST (soprattutto, ma non solo, per gli uomini) e sulla fecondazione assistita (per le donne): perché nel mondo globale, accedere allafecondazione assistita non è difficile, ma servono denaro e informazioni.”

  29. Commento di gian mario on Domenica 18 Maggio 2008 10:26

    —IL CONFLITTO DI INTERESSI
    Per me il punto fondamentale che ancora non è stato definito chiaramente è questo. Perché Arcigay, Mario Mieli e diGayProject non sono credibili, non si vogliono porre in modo sufficientemente democratico e trasparente alla comunità? Perché hanno i loro interessi a farlo.
    Ebbene sì, non solo Berlusconi (e non solo la destra) soffre di questa malattia che nessuno vuole curarsi. Il conflitto di interessi è ciò che mina la democraticità e credibilità delle principali associazioni LGBT.
    Arcigay ha tutti i circoli Arci, Mario Mieli ha il Mucca Assassina, Di Gay Project il Gay Village. Arcigay Milano ha il Join the Gap.
    Paradossalmente loro sono convinti che queste attività sono la forza delle associazioni. Invece sono la loro debolezze. Le nostre principali associazioni, infatti, gioco forza si comportano prima come clientes della bassa burocrazia, poi come portavoce dei diritti delle persone omosessuali.

    Conflitto di interessi = debolezza dunque.

    Alcune prove? La lotta per il Pride Roma/Privince in parte è alimentata anche dalla volontà di ogni associazione di creare eventi dove più fa comodo. La partecipazione a piattaforme o iniziative politiche dipende più o meno vagamente da promesse elettorali (la casa della cultura, la sede di Arcigay ecc…) oppure da timori burocratici (ora di chiusura del Gay Village). Attacchi omofobici possono venir taciuti se fanno perdere clienti, mentre vengono inventati di sana pianta se rientrano nel facile cliché.

    Perciò il criterio fondamentale di una nuova realtà democratica può essere questo: stigmatizzare nell’opinione pubblica l’equazione conflitto di interessi = debolezza e aiutare/stimolare/costringere indirettamente tutte le associazioni LGBT di liberarsi di strutture societarie vecchie e riorganizzarsi in modo europeo.

    E’ fondamentale e di immensa ricchezza avere i circoli Arci, la Mucca Assassina, il Join the Gap, il gay Village. Ma che siano gestite da società terze, indipendenti, rispetto a chi vuole battersi e agire per i diritti civili.
    Il legame tra queste società di gestione delle disco e le associazioni LGBT devono essere quelle di un finanziamento trasparente e lo ripeto indipendente.

    Questo è l’input che si dovrebbe dare ai nostri amici. Ma come?
    Alla prossima puntata.

  30. Commento di gian mario on Domenica 18 Maggio 2008 10:45

    —PRIMO PASSO
    Prima ancora che fare un manifesto, stenderei giù delle linee guida stringatissime: una visione, un obiettivo, il tipo di realtà che si vuole creare, e possibilmente anche chiarire come dovrebbe evolversi (per fare in modo che tutto non si sfasci come accadde con Azione Omosessuale).
    —SECONDO PASSO
    Queste linee guida saranno la proposta da fare alle varie associazioni GLBT sparse per l’Italia che hanno una costituzione democratica.
    Sono molte in tutta Italia. E da lì si può partire. Un organo democratico nazionale nasce da associazioni democratiche locali che si uniscono.
    Tutto ciò facendo attenzione a mettere i paletti a quelli che sembra siano accaniti oppositori di Arcigay, perché non è contrastare Arcigay quello che ci interessa. Anzi.
    —TERZO PASSO
    Stendere finalmente manifesto, statuto e cercare persone (magari cercarle proprio eterosessuali) che siano gli sponsor riconosciuti e credibili di questa realtà.
    Così si iniziano a ricevere finanziamenti.
    —EVOLUZIONI POSSIBILI
    Da un lato ci si deve sempre porre in modo apertissimo e allo stesso tempo chiarissimo con le associazioni LGBT che già esistono: niente conflitto di interessi please. Riorganizzatevi. Il popolo GLBT vi vuole trasparenti e democratici e indipendenti.
    Ma l’obiettivo, allo stesso tempo, non può essere quello di porsi in modo antagonista a queste associazioni. Semmai dobbiamo fare da collettori e amplificatori di quelle correnti presenti dentro Arcigay, Mario Mieli ecc… che vorrebbero esse stesse queste associazioni più democratiche e indipendenti.
    Se poi questa realtà nazionale prenderà piede, dovremo essere capaci di farla evolvere sempre in modo democratico, sennò il gioco si sfascia. Questo deve essere tenuto in conto sin dall’inizio.
    —CENNI PRATICI: CHIEDIAMO CONSULENZA A CHI E’ GIA’ DEMOCRATICO IN EUROPA
    Le associazioni europee forse possono insegnarci come si costruisce un movimento GLBT veramente democratico, come si creano sinergie con i cosiddetti “etero” e come si combattono
    - conflitto di interessi,
    - lobbie negative e occulte,
    - omofobia interiorizzata di certa leadership
    - clientelismo e subalternità ai poteri forti.
    Forse è umiliante, ma se dobbiamo elemosinare un po’ di civiltà, facciamolo. Chiediamo consulenza alle più importanti associazioni GLBT europee. Si fa un viaggio di due giorni e via.
    —CENNI PRATICI: FORMIAMO PROFESSIONALITA’
    Il Mario Mieli ha subito ciò che ha subito per incompetenza di gestione. Ecco: questo deve finire, insieme al conflitto di interessi. La gente che sta a capo di una realtà che si pone come obiettivo di trasformare la soceità italiana, di contrastare la potenza di un parlamento omofobo e di una chiesa ancora più omofoba, deve essere professionale e deve raggruppare la professionalità.
    Dal mio sito ho cercato di creare un gruppo su Linkedin, QueerACT, proprio a questo scopo: mettere insieme persone che hanno una professionalità e sanno fare in modo che essa non sia in conflitto ma in convergenza con il proprio impegno civile.
    Se vi interessa vi potete iscrivere da questo link: http://www.linkedin.com/e/gis/60861/7C62301B40FF

  31. Pingback di Le associazioni TLGB battono gli stilisti gay dieci a zero « famigliafantasma on Lunedì 23 Giugno 2008 1:34

    [...] verso quegli stilisti che, pur essendo omosessuali (dichiaratamente o a furor di popolo), non spendono neanche una lira nè una parola per la causa omosessuale. La spiegazione di tanta comprensione? Non c’è una realtà omosessuale degna di fiducia e quindi [...]

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