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Sono anni che disserto sul fatto che il movimento GLBT in Italia non esiste, non è riconosciuto, non ha potere di contrattazione, non esprime referenti credibili per le istituzioni e per la politica. Anni che parlo di questo problema e anni che nessuno mi dice che ho torto. Dopo ulteriori riflessioni, ne aggiungo una ancora più triste. Spesso ci si lamenta che chi potrebbe finanziare il movimento non lo fa. E mi sto dando questa risposta: e a chi li dovrebbe dare i suoi soldi? Per quale causa? A quale soggetto? Con quali garanzie? Insomma non lamentiamoci se non “girano” soldi (se non quelli legati alle feste di finanziamento) e il “movimento” non viene finanziato. Immaginiamo, toh! Dolce & Gabbana che vogliono dare 100.000 euro per la causa (o magari un certo Viki Hassan… chi ha buone orecchie per intendere, intenda), stante la situazione, ovviamente, se li terrebbero per se. Come appunto fanno.
Da qualche tempo sto facendo circolare privatamente una certa idea, cui è arrivato il momento di dare pubblicità, dato che il confronto privato non è sufficiente a dare concretezza e risalto, ma che, soprattutto, si rivela poco adatto per valutarla in tutte le sue sfaccettature.
Riprendendo le considerazioni iniziali, io penso che per uscire dall’impasse in cui vive la comunità delle persone che soffrono discirminazioni a causa dei modi e delle forme con cui esprimono affettività, sessualità e identità ed orientamenti sessuali, sia necessario avviare un processo costitutivo di base, partendo principalmente dal coinvolgimento delle persone ed integrando il prezioso lavoro che, sebbene nel loro piccolo, le associazioni GLBT hanno svolto nel tempo.
Io immagino la creazione di un soggetto pienamente democratico, a partecipazione diretta, a diffusione nazionale che sia riferimento per tutti i soggetti che desiderano partecipare al movimento (che per comodità chaimeremo glbt) e dialogare, attraverso di esso, con tutta la comunità di cui il soggetto è espressione.
Parto anche da una considerazione essenzialmente pratica: oggi nessuno degli esponenti delle associazioni separate e distinte può esprimersi a nome delle persone omosessuali, sia perché non ha nessuna forma di delega piena, sia perché al massimo può esprimere l’esigua porzione dei suoi associati, per non parlare del deficit di democrazia che nella pratica caratterizza proprio le associazioni a maggior numero di iscritti. Allora sarebbe importante che vi fossero localmente e a livello nazione, delle persone che abbiano invece una delega a rappresentare la comunità delle persone glbt e non semplicemente i soci di un’associazione locala, magari in conflitto con altre presenti sul territorio, che si delegittimano a vicenda depotenziando il potere negoziale a tutto discapito della comunità.
L’inizio – Comitato promotore e congresso
Il percorso dovrebbe partire con la creazione di un comitato promotore che lavori per disegnare la proposta da presentare ad un congresso in cui tutti coloro che son interessati possono partecipare. I lavori congressuali si dovrebbero concludere con un atto di fondazione e la scelta delle persone incaricate di portare avanti la prima serie di attività.
La prima tappa – Crescita e strategie
Alla fondazione, dovrebbe seguire un periodo dedicato alla crescita e al radicamento territoriale, durante il quale si dovrebbero instaurare un dibattito ampio sui valori, le esigenze e gli obiettivi da porsi. Un soggetto di questo tipo dovrebbe poter esprimere una visione della società, da contrapporre agli integralismi e ai “fascismi culturali” che costituiscono i principali impedimenti alla liberazione delle persone e al superamento degli steccati del moralismo ben pensante borghese e clericale.
Al termine di questa prima fase (circa un anno), si dovrebbe riuscire a formulare un piano strategico del movimento che traguardi un lungo periodo, con obiettivi ambiziosi di cambiamento sociale e a raggiungere una quota significativa di iscritti partecipanti, diciamo almeno 100.000 su tutto il territorio.
La seconda tappa – L’azione
Nella mia visione ideale, l’azione dovrebbe avere un piano politico nazionale e un piano locale declinato in modo coerente rispetto alle esigenze e alle realtà locali, pur mantenendo una perfetta coerenza complessiva.
Gli strumenti – WEB, WEB, WEB!
Soltanto le immense potenzialità di comunicazione, scambio e confronto che offre internet possono supportare un processo di questa natura. Le piattaforme di condivisione del lavoro, di costruzione del sapere e del confronto e di democrazia partecipativa on line divrebbero essere il fondamento per rendere i singoli in gardo di dare il massimo livello possibile, individualmente, di partecipazione.
Domande aperte
- Chi costituirebbe il comitato promotore ? Persone esterne alle attuali organizzazioni o persone già impegnate e che inevitabilmente porterebbero il loro contributo ma anche la loro visione precostituita?
Il Comitato promotore, il cui scopo è solo quello di predisporre un primo progetto da sottoporre a dibattito (anche in più fasi) e a congresso proprio la natura del soggetto, i suoi fini e le sue modalità operative. Indubbiamente, dovrebbe essere aperto alla partecipazione dei soggetti interessati e nascerà per “contatto diretto”, ovvero attraverso i rapporti già esistenti fra coloro che condividono l’idea di massima. Sarà poi il comitato stesso ad avviare una prima fase di confronto con i partecipanti per valutare quali forme assumere. Ovviamente il contributo di personalità oggi lontane dal movimento e disinteressate alla vita delle associazioni, troverebbe in questo modo un ampio spazio di espressione, senza rinunciare al patrimonio di esperienza che le associazioni stesse poterbbero apportare. - Il soggetto avrebbe colore politico?
Pur essendo un movimento politico, tale soggetto rappresentativo e propositivo deve avere per sua stessa natura una neutralità di schieramento. Non certo nel senso che non debba esprimere giudizi politici, ma nel senso che deve essere aperto al dialogo con tutte le forze che richiedano con esso un confronto, oltre a porsi come promotore di iniziative nei confronti delle istituzioni sia a livello locale, che nazionale. - (e questo esclude già l’ARCI da possibile punto di partenza) perchè i diritti personali non sono nè di destra nè di sinistra, ma di tutti




a proposte simili Mancuso ha risposto che quanto auspichi già esiste e si chiama ArciGay…
Come negare che il movimento GLBT in Italia non esiste, non è riconosciuto, non ha potere di contrattazione, non esprime referenti credibili per le istituzioni ?
Ma come negare che esistano delle realtà più o meno radicate nel territorio e che queste realtà non possono (nè vogliono) essere cancellate ?
Francamente, proprio l’esistenza di queste organizzazioni (anche purtroppo spesso tra loro conflittuali), che hanno comunque il grandissimo merito di esserci, è un ostacolo abbastanza insormontabile alla tua idea. La prima domanda è: chi costituirebbe il comitato promotore ? persone esterne alle attuali organizzazioni , il che taglierebbe fuori molta dell’esperienza e delle capacità disponibili? o persone già impegnate e che inevitabilmente porterebbero il loro contributo ma anche la loro visione precostituita?
E’ un po come se tu volessi creare il PD, ma poi ti rendessi conto che il PD non è altro che l’unione di Margherita e DS, ognuno con le sue anime, ognuno con il suo peso, ecc. e che continuano ad esistere anche nel PD
Una iniziativa interessante, se non ricordo male, fu quella di Azione Omosessuale che, lanciando una federazione e cercando di focalizzarsi su progetti, su iniziative comuni, aveva l’obiettivo di unire più realtà diverse su specifiche attività. Ecco quella mi sembrava una idea originale non incompatibile con la realtà. Non conosco bene la storia, ma credo che Azione Omosessaule sia finita quando ha avuto una crisi di crescita ed ha capito che avrebbe dovuto strutturarsi e diventare lei stessa un soggetto a se stante, andando verso un individualismo che era invece proprio la cosa che voleva combattere. Ma forse da quell’esperienza si possono trarre degli utili insegnamenti.
Una cosa a me sembra comunque ovvia (ma io di politica e di movimenti non ci capisco niente): un eventuale nuovo soggetto non dovrebbe avere nessun colore politico (e questo esclude già l’ARCI da possibile punto di partenza) perchè i diritti personali non sono nè di destra nè di sinistra, ma di tutti
@ fabio
aurelio mancuso è il presidente di un’associazione ricreativa che non convoca i suoi iscritti per le assemblee ordinarie.
la quasi totalità dei soci affluisce ad arcigay esclusivamente perché il possesso della tessera della federazione arci uno club è indispensabile per entrare in alcuni tipi di locali frequentati prevalentemente da omosessuali (si veda in proposito il sito di arcigay).
mi pare pertanto evidente che, non essendo un’associazione il cui scopo primario non è lo stimolo alla partecipazione e alla pratica della democrazia, il suo presidente assuma posizioni del tipo che dici tu.
mi pare altrettanto evidente, che arcigay NON è assolutamente niente di paragonabile al soggetto sul quale propongo di lavorare io. anzi, sono certo che nel caso prendesse vita, sarà in prima fila per ostacolarlo, con il preciso intento di mantenere il pieno controllo del territorio.
@ nino
mi sono posto il problema delle associazioni, ma non l’ho volutamente inserito nella mia descrizione. la mia idea non è comunque quella di escludere le associazioni o di mirare al loro annullamento.
partecipare alla costruzione di un soggetto come quello da me ipotizzato consente di esprimere le proprie esigenze e di dibattere su come queste possano trovare una tutela condivisa nell’ambito di un più vasto disegno. partire dicendo che è una proposta inutile (cose che sono già state dette, non mi rierisco dunque alle tue considerazioni) o che già esistono i soggetti necessari, significa rifiutare il dialogo ed il confronto, nascondendosi alla constatazione dell’evidente fallimento.
fatta questa osservazione generale, inserisco le domande che poni nel corpo del post (così come con quelle che seguiranno da altri) insieme alle mie rispsote in modo da dare una visione più chiara e ampia della mia idea.
dunque, grazie!
L’idea di Guido, Nino, credo sia questa, almeno a grandi linee.
L’idea di rifondare il movimento non è affatto sbagliata e non è possibile farlo partendo dalle associazioni che già sono presenti. L’idea di una sorta di “super movimento” che si focalizzi su obbiettivi precisi e condivisi da tutti, comprese le varie associazioni, potrebbe essere l’unica soluzione. La diverse associazioni, su molti punti fondanti, si sovrappongono tra loro ma rimangono divise per presenzialismo o per colorazione politica, metterle insieme su una piattaforma condivisa e farle agire tutte insieme su questa porterebbe sicuramente a risultati concreti, cosa che la divisione attuale ha dimostrato di non essere in grado di fare.
A chi affidare il coordinamento e il comitato promotore?
Difficile ma credo che un “soggetto” esterno non sia sbagliato. Non è detto che “taglierebbe fuori molta dell’esperienza e delle capacità disponibili”, starebbe all’intelligenza di tutti i soggetti coinvolti non far sparire le esperienze e il radicamento senza che prevalga una “visione precostituita”.
Non dico che sia facile ma è un tentativo che è ormai impellente fare.
del resto nel mondo la maggior parte delle associazioni fanno capo ad un soggetto più grande che le coordina in alcune azioni e che è in grado di relazionarsi tanto con le associazioni stesse che con la famosa “base” che con la politica e, addirittura con le altre organizzazioni internazionali.
Questo percorso non è nemmeno del tutto estraneo alle varie associazioni italiane che, però, non hanno mai avuto quel colpo d’ala che le potrebbe portare ad un cambiamento radicale e ad una crescita collettiva di tutto rilievo.
Ho ovviamente dato per scontato che il soggetto terzo di cui si parla deve obbligatoriamente essere apolitico e apartitico!
@ andrea
grazie per il contributo di chiarimento, sul quale sono pienamente d’accordo. vedrò come inserirlo nel corpo del post.
L’idea di Guido a me è chiara, e nella teoria pienamente condivisibile. Nella pratica, io temo, si scontrerà con le (anche giuste) aspettative e posizioni di chi ha (o ritiene di avere) un ruolo ed una “posizione” conquistata sul campo e che potrebbe temere di essere ridimensionato (in fondo, siamo tutte persone con un amor proprio e degli obiettivi personali).
Poichè appunto mi pare che molto di quanto scrive Guido ricalchi gli obiettivi con cui ormai quasi tre lustri fa nacque Azione Omosessuale (di cui so poco o niente, premetto), sarebbe molto interessante sapere se è veramente così e perchè poi fallì. Almeno per non ripetere errori già fatti.
Per quanto riguarda il comitato promotore, scusate se ci torno sopra, anche il PD aveva un comitato promotore e poi una costituente eletta dal basso ed in cui comparivano (compaiono) molti nomi nuovi, ma poi le decisioni le prendono i soliti noti, far convivere il nuovo con il vecchio senza soffocare nè l’uno nè l’altro … bè, forse non è una impresa umana
Guido hai pienamente ragione e penso anche io quanto dici di AGNazionale (il mio commento era una banale provocazione) ma non è quanto pensa Mancuso ne tanto meno i vari “presidenti” dei tantissimi circoletti sparsi sul territorio…
e mi sembra ovvio che Mancuso/ArciGay sarebbe il primo oppositore ad un progetto simile ma anche da tanti altri (Battaglia in primis) non pensare di aver appoggio facile.
in bocca al lupo
…dimenticavo, qualcosa di simile, con altre parole è scritto anche nel “Chi siamo” di GayToday o comunque è una idea che girava…