Alemanno alle prese con il Pride

8 05 2008

Apertura polemica: Cos’ è peggio? Esibire le forme proprompenti di una trans o il florido bozzo di un go-go boy al Pride, oppure un saluto fascista a braccio teso sulle scale del Campidoglio, o magari “addestrare” un ragazzino di 8 anni a cantare “boia chi molla è il grido di battaglia” e poi metterlo su youtube?

Io non lo volevo scrivere un post su questo tema, ma alla fine mi tocca. Ne stanno parlando tutti i blog GLBT che si rispettino e quindi, mi tocca mettere anche il mio CIP (per tutti, consiglio di leggere il post sul tema scritto da Elfobruno).

Allora, partiamo come di consueto dalle dichiarazioni del diretto interessato, Gianni Alemanno, neo eletto sindaco di Roma, a proposito del Roma Pride 2008 che la Questura ha già autorizzato per il 7 giugno. Questa la fonte delle citazioni.

Ho tutto il rispetto possibile per le persone omosessuali, li conosco, ho delle amicizie, nessuna discriminazione, ma il Gay Pride è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario all’esibizionismo, sia omosessuale che eterosessuale. Non mi piace questa forma un po’ aggressiva, non positiva anche per chi manifesta.

Il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no. [in consiglio comunale] Cercheremo di trovare una formula che non offenda nessuno [nel centrodestra c’è una cultura liberale che non] mette in discussione i comportamenti individuali, le libertà individuali e il rispetto della privacy, tutti valori ‘sacri’.

Il rispetto per l’individuo è a prescindere dalle tendenze sessuali e la fede religiosa [ma] il dibattito pubblico deve essere realmente pubblico. Chi è credente porterà i propri valori, facendo in modo che non abbiano un orientamento confessionale ma che parlino a tutti.

Ok. Allora cominciamo con il dire che il pride di Roma si svolgerà in contemporanea con quello di Milano, come battistrada per l’appuntamento nazionale del 28 giugno con il Bologna Pride. L’evento di Roma, pur non avendo valore nazionale, sarà la prima grande manifestazione politica che si svolgerà a Roma dopo le elezioni. Quindi è altamente probabile che non sarà solo il Pride della comunità GLBT, ma diventerà l’emblema dell’alzata di testa di chi è stato sconfitto alle elezioni: tutta la sinistra italiana. Forti saranno i legami con il movimento femminista e c’è dunque da attendersi che non si tratterà di una visita guidata per pochi intimi…

Quindi, il sindaco della città capitale d’Italia cominci a comportarsi come il suo ruolo, già molto male interpretato dai suoi due predecessori Rutelli e Veltroni, gli impone: salutare una grande e pacifica manifestazione di rivendicazione di diritti da parte di una parte cospicua della popolazione. Perché di questo e solo di questo alla fine si tratta.

Vi saranno come sempre simpatiche presenze improntate all’esibizionismo sessuale (qualcuno può spiegare cos’è l’esibizionismo sessuale?) che si conteranno sulle dita di poche mani e decine di migliaia di cittadini che esibiranno le loro richieste. Altri si esibiranno in performance artistiche, altri ancora esibiranno abiti stravaganti, cartelli con messaggi ironici, blasfemi e offensivi. Mentre ci sarà anche chi esibirà camion travestiti da palcoscenici. Tutto in un grande tripudio di esibizioni, come si conviene a ogni manifestazione, altrimenti tanto varrebbe starsene a casa e non esibire nulla; né se stessi, né le proprie richieste.

Mi astengo dall’intervenire sul tema della religione, pur domandandomi, come facciano i cattolici a portare aventi i loro valori senza che abbiano un orientamento confessionale.

Vorrei concludere con una riflessione che ho formulato in più occasioni proprio davanti all’osservazione generica che al Pride si dovrebbe mantenere un atteggiamento sobrio.

Il pride è una manifestazione politica e ognuno sceglie di essere presente nel modo e nella forma che gli pare, assumendosi la responsabilità personale delle sue azioni. E nessuno può impedirglielo. Men che mai chi appartiene ad un movimento come il nostro che fa della valorizzazione delle diversità un punto fermo della sua stessa esistenza.
Quel che più conta, non è quel che accade al pride, ma quello che avviene nei 364 giorni che lo precedono e lo seguono! Ovvero, non si può mettere in discussione un intero movimento, ogni anno, per una manciata di persone che decidono di “emergere” con qualche “esibizione” che cronisti e tv si affrettano a sottolineare.

Le esibizioni dei pride sone effimere e contestuali e poco hanno a che vedere con il lavoro che le associazioni ed i singoli fanno tutto l’anno sui diviersi piani. Certamente l’onore delle cronache per qualche minuto, a base di trans spumeggianti (guai a chi le tocca!) e di go-go boys dagli attributi “prorompenti” non ha la forza di compromettere tutto il resto, sebbene rimandi, PER LA SOLA COLPA DEI MEDIA, un’immagine a senso unico. Pazienza. Va bene così. E ricordiamoci che fu proprio un gruppo di trans che nel 69 bastonò la polizia e diede il via al movimento. Non dimentichiamocelo e ricordiamolo a chi ha tanto invise le loro esagerazioni al pride.


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10 risposte

8 05 2008
Youtube » Alemanno alle prese con il Pride

[...] Prior blogando wrote an interesting post today on Alemanno alle prese con il PrideHere’s a quick excerpt Apertura polemica: Cos’ è peggio? Esibire le forme proprompenti di una trans o il florido bozzo di un go-go boy al Pride, oppure un saluto fascista a braccio teso sulle scale del Campidoglio, o magari “addestrare” un ragazzino di 8 anni a cantare “boia chi molla è il grido di battaglia” e poi metterlo su youtube? Io non lo volevo scrivere un post su questo tema, ma alla fine mi tocca. Ne stanno parlando tutti i blog GLBT che si rispettino e quindi, mi tocca mettere anche il mio CIP (per tutti [...]

9 05 2008
Marcello

Prima la pensavo esattamente come Alemanno, mentre adesso ( anche per le tue parole ) ho cambiato idea. Ma non per una questione di buonismo. Sarebbe bello partecipare ad un Pride e Alemanno in qualità di amico di omosessuali, e di Sindaco dovrebbe partecipare. Anche per distinguere tra realtà e TV. La foto deliziosa mi trasmette allegria. Sicuramente la presenza del modello alla manifestazione pubblica che si vede, solo ad un esame molto superficiale è l’equivalente dell’ostentazione di una bella miss in bikini in un raduno etero. Ciao.

9 05 2008
gian mario

Sul paragone tra bello in short al Pride e bella in bikini c’è un distinguo: la bella in bikini si mostra non per manifestare, nè per cercare di farsi capire. Il suo mostrarsi ha già uno sfondo di comprensione o piuttosto pregiudizio sociale consolidattissimo, sulla quale la bella in bikini si adagia a suo piacimento.

Noi invece il pregiudizio vogliamo romperlo. E quindi ci mettiamo si in short, ma per avere l’effetto opposto desiderato da una donna in bikini. Ha senso?

Altra cosa: alcuni stereotipi di gay danno fastidio. A quando pare Malgioglio è benvoluto solo da chi vuole rafforzare certi pregiudizi.
Io sono convinto che i carri dei locali omosessuali, dove ci sono pagati persone che sono li a pagamento, mostrano una iconografia che di per sè (a prescindere dall’uso distorto dei mass media) tende a consolidare un pregiudizio. Quel pregudizio che vogliamo far superare a chi ci vede.
Per non parlare del fatto che questi modelli/icone mercenarie fanno la loro comparsa un giorno e poi chi li vede più? Mgari sono omofobi. magari ce li ritroviamo sulle liste dell’UDC, no?

Io ripeto la mia idea: un pride genuino è fatto dalle persone che genuinamente (e non per marketing) vi partecipano. Chiunque esse siano e comunque si vestano.
Sinceramente se i carri dei locali gay li togliessimo o li mettessimo alla fine, sarebbe bene. Almeno credo…

Perché adesso Guido mi arguisce, e magari cambio idea!

9 05 2008
stratex

Dunque dunque dunque… se adesso entriamo nella trappola “logica” non ne usciamo più. vediamo un tema alla volta, ringraziando sia il mio collega Marcello che l’amico Gianmario (del quale, invito Marcello, ad andare a visitare il blog; anzi, Marcello, potrebbe anche iscriversi a Certi Diritti, proprio in considerazione della sua apertura mentale: è proprio di gente così che l’Italia ha bisogno!).

Gli stereotipi, in genere, sono molto potenti, proprio perché sono simboli e comunicano oltre la parole. Allora, la bonazza in bikini ed il bonazzo in short e alucce, esprimono oggettivamente lo stesso simbolo: la bellezza e la fisicità secondo il canone moderno. Non sono altro che l’equivalente dei bronzi dell’età ellenistica (in cui però le donne erano poco rappresentate, essendo quella una società maschilista) o delle sculture e delle pitture della storia dell’arte che lasciavano ai posteri la loro testimonianza sul canone estetico. Noi oggi abbiamo in più nuovi mezzi (cinema, tv e fotografia) e nuovi canali di trasmissione (internet, satellite, telefonini, ecc.) e quindi i “simboli” assumono maggiore e più potente significato, perché in un batter d’occhio diventano “globali”.

Ora, ai pride ci sono persone che stanno sui carri e persone che marciano a piedi. In prevalenza, sui carri ci sono i “simboli” ragazze in bikini o travestite da uomini, ragazzi muscolosi più o meno in short, le transessuali con tutto il loro coloratissimo armamentario di accessori, i dj, i go-go boys delle discoteche ed in più qualche persona vestita come al solito, cioè come la vedresti per strada, tutti i giorni.
A piedi, ovviamente è tutto ribaltato. La maggior parte del corteo è fatta di quest’ultimo tipo di persone.

Oltre a tutti gli eventi che vengono prima e dopo, dunque, un pride è anche questo, una folla di decine di migliaia di persone che camminano contente di esserci e di esprimere se stessi e le loro rivendicazioni, con uno stile gioioso, colorato, fantasioso. E poi i carri che esprimono invece sia il mondo trasgressivo delle discoteche, della notte, delle voluttà e del bello iconografico, sia il mondo delle associazioni e della politica.

Ovviamente, cosa finisce nello stream mediatico? I simboli, ovvero quello che comunica senza bisogno di scrivere o parlare. Ragionando per assurdo, immaginiamo che si raggiungesse un accordo per cui fossero abolite TUTTE le “esibizioni”. Avremmo un corteo di gente comune, con carri senza bellone, belloni e straripanti trans. Cosa finirebbe sui media? Ovviamente le immagini di un altro pride fatto in qualche altra parte del mondo o magari di qualche anno fa. Perché? Perché i simboli non sono addomesticabili! Devo parlare del pride? Poche immagini rendono immediatamente l’idea e uso quelle anche se non sono una “fedele rappresentazione” della realtà. D’altra parte questo è il comportamento abituale dei media, che da tempo hanno rinunciato alla loro missione informativa, per diventare strumenti di condizionamento consapevole dell’opinione pubblica.

Quindi, godiamoci il pride per quel che è senza troppe elucubrazioni mentali, tanto, poi l’immagine ce l’affibbiano sopra come vogliono i media, veicolando i concetti che vogliono loro, senza preoccuparsi della verità, che tanto, per inciso, non esiste.

Duqnue, buon pride a tutt* e non dimenticatevi di partecipare agli eventi che lo precedono!

9 05 2008
grazia

1.Tutto il rispetto possibile? Credo che quel “possibile” rasenti lo zero. Per me il rispetto o c’è o non c’è, non prevede vie di mezzo (e comunque dovrebbere esserci per tutti). Inoltre credo che si debba parlare di DIGNITA’. Quando essere trattati con pari dignità sarà la norma (anche in senso legale) forse non ci sarà più bisogno di un Gay Pride.
2. Esibizionismo aggressivo? Mi sembra che , sotto sotto, per Alemanno ad essere aggressivo sia l’atto stesso della RIVENDICAZIONE di diritti negati. E mi sembra un pensiero pericoloso. L’esibizionismo è diventata una delle principali componenti del nostro mondo, ci viviamo dentro, quindi non capisco perchè possa andar bene per le chiappe e le mossette sexy delle donnine TV o dei manifesti, e per altro no. Forse perchè “altro” è altro sesso, qualcosa che scardina la gabbia dei ruoli definiti ed è l’incarnazione vivente del mutamento.
Per gianmario: preoccupandoti di dove mettere quali carri e dove, sei proprio tu che fai marketing!

9 05 2008
Marcello

Grazie GianMario, hai spiegato bene quello che io avevo solo intuito. Tornerò a visitare il tuo blog che già conoscevo. Grazie anche a te Stra per la stima, mi iscrivo senz’altro a Certi Diritti e appena pagata la prima quota ti informerò. Cari Saluti ad entrambi ed a presto.

9 05 2008
gian mario

Io ringrazioe Guido perché ha fatto capire che in fondo starsi tanto a smanicare per una cosa che comunque verrà comunicata per simboli forti è senza senso.

Aggiungo solo un pensiero: passi tutto ance questi cavoli di carri mercenari dei locali gay (che comunque manipolano, secondo me il senso del Pride). Ma le bandiere politiceh no.

Il mio sogno? Un pride dove non ci sono bandiere se non quella arcobaleno… e ovviamente la mia bandiera dell’italia gay :) Ma per favore, niente dedstre, niente sinistre, niente di niente. Non ne abbiamo bisogno.

Quanto mi piacerebbe un pride così!

9 05 2008
stratex

gianmario gianmario… perché impedire alle forze politiche che vogliono dare solidarietà ai manifestanti di esporre le loro bandiere durante la manifestazione? è quasi lo stesso discorso dei simboli. quest’anno ci staranno tante bandiere della sinistra, come è ovvio che accadrà. certamente non ci sarà quella del PD, ma sono certo che non mancheranno i radicali, tutto ciò che resta di rifondazione, sinista democratica, i verdi, i comunisti italiani. e ci saranno anche quelle del sindacato.

e non è giusto dire che non abbiamo bisogno delle bandiere. esse rappresentano i partiti attraverso i quali le istanze arrivano nei parlamenti. dire che non ne abbiamo bisogno non è coerente e soprattutto è poco realista.

tra l’altro, di solito ai pride le forze politiche che sfilano, poi non parlano dal palco (e ci sformano parècchio come direbbe la Cortellesi che imita la Santanchè!)

10 05 2008
gian mario

Se le forze politiche avessero fatto qualcosa, sarebbero le benvenute. Invece orami ho la certezza che stiano a vampirizzare e, haimé, dividerci.
In teoria è vero quello che dici tu.
In pratica in Italia succede l’opposto.
Un milione di gay al pride si sono rivelati essere le marionette della politica. Allora, almeno per un anno, facciamone a meno.

Un anno sabatico. Un anno di digiuno. Per riflettere. Per ritrovare noi stessi.
Quello sì, sarebbe una bella cosa.

10 05 2008
Saamaya

Ma non ha promesso di essere il Sindaco di tutti??
Aveva forse dimenticato di escludere i “froci” ed i “negri”?!
Ah, demagogia!

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