Superare il sessismo, contro l’omofobia

Il nuovo logo di SyncDifferentIl caro Gianmario (suo il blog La famiglia fantasma), fa parte di SyncDifferent la prima squadra di nuoto sincronizzato italiana in cui si cimentano nella difficile disciplina del nuoto artistico, indifferentemente maschi e femmine, indipendentemente dalla loro sessualità.

Appoggiata alla sezione milanese del Gruppo Pesce, SyncDifferent ne prosegue la linea verso la se ne differenzia proprio per la volontà di superare gli steccati del sessismo. Infatti, il Gruppo Pesce è costituito di squadre GLBT, ovvero di persone omosessuali, mentre SyncDifferent è una squadra di nuoto sincronizzato dichiaratamente aperta a tutti, indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale. La sua mission (Nuoto Sincronizzato per tutti) fa chiaramente intendere che la componente sessista (o per i puristi, legata all’identità di genere) è del tutto superata: infatti la squadra è composta di uomini e donne, gay ed eterosessuali. L’obiettivo dichiarato è di “sdoganare” il sesso maschile in uno sport tipicametne considerato come femminile. E per farlo si “allea” con le persone eterosessuali che di fatto entrano in contatto con loro e combattono la stessa battaglia: andare oltre il pregiudizio dell’identità di genere nello sport e colpire al cuore l’omofobia, di riflesso.

Nelle parole di Gianmario, questo significa fare un salto di qualità nella mentalità: “il problema non è l’essere gay. Il punto è il sessismo che sta dappertutto”. Ma significa anche aprire l’associazionismo tradizionalmente GLBT ad una piena osmosi verso il resto della società civile: dare un chiaro contributo allo sviluppo di nuove forme di aggregazione sportiva e creare aree di contaminazione in cui omosessuali e non si trovano e si riconoscono reciprocamente, prima di tutto come esseri umani e persone, piuttosto che come “maschi” o “femmine”.

Questo orientamento sta trovando molti riscontri anche in altri ambiti. Io stesso faccio parte del Roma Rainbow Choir, che è il primo coro in Italia formato dichiaratamente da persone omosessuali, eterosessuali e tutto quello che sta nel mezzo.

Personalmente trovo che questa linea di tendenza sia assolutamente condivisibile e dovrebbe espandersi anche in altri ambiti. Non a caso, sento sempre più spesso parlare della necessità di tessere una tela di forti relazioni fra il movimento femminista e quello GLBT.

Spero che ne venga tutto il meglio possibile per il movimento che faticosamente comincia ad orientarsi in direzioni meno chiuse. Con un’unica nota negativa. Il gossip associazionistico, mi suggerisce nell’orecchhio che qualcuno, che ricopre posizioni in vista in un’associazione GLBT, potrebbe “fiutare l’affare” ed accaparrare alla propria associazione il merito di aver dato un forte impulso allo sport GLBT in Italia.

Il logo del Roma Rainbow ChoirInvitiamo, con spirito di sano pragmatismo, chi intenda perseguire questa strategia ad andare a comprare corone da principessa in altri mercati. Qui da noi quest’articolo non è disponibile.

Ancora un po’ d’attenzione, prego.

Chi volesse vedere SyncDifferent ed il Gruppo Pesce all’opera, può andare a Swim for Life, a Cologno Monzese, l’11 maggio.

Invece, chi volesse ascoltare il Roma Rainbow Choir, può andare alla Chiesa Valdese di Piazza Cavour a Roma il 6 giugno alle ore 21,00, in occasione del Pride di Roma. Oppure al Bologna Pride il 28 giugno (sembra, anche se non c’è scritto nulla!).

5 Commenti

  1. Commento di Marcello on Mercoledì 30 Aprile 2008 10:55

    Sarebbe bello che ci fosse un’iniziativa simile in Internet. Ciao.

  2. Commento di Paolo Borrello on Giovedì 1 Maggio 2008 10:00

    Certo il problema non è l’essere gay. O meglio non dovrebbe esserlo…Purtrooùppo la situazione reale è molto diversa.
    Ciao

  3. Commento di Luca Perilli on Venerdì 2 Maggio 2008 12:28

    Credo anch’io che la strada verso la “contaminazione” tra orientamenti e generi diversi sia quella maestra… Intanto, però, ancora è necessario mantenere spazi “protetti” per tutte quelle persone e situazioni pesanti che necessitano di un approccio “delicato” e molto graduale. Ma la strada maestra è quella indicata da Gian Mario e credo che l’associazionismo gay (io faccio parte di Arcigay) seguirà l’esempio. Come dice un bello slogan del WWF: “Lavoriamo per la nostra estinzione”. Ovvero: quando nessuno sentirà più la necessità di nascondersi e quando non cercherà più spazi protetti, anche le associazioni GLBT non avranno più senso di esistere. Che bel giorno sarà quando ciò accadrà! Il problema è: quando?

  4. Commento di gattopesce on Venerdì 2 Maggio 2008 12:21

    Una precisazione rispetto al Gruppo Pesce: per statuto, l’organizzazione NON è esclusivamente aperta alle persone GLBT e anzi nel passato e tradizionalmente abbiamo sempre avuto qualche atleta e allenatori eterosessuali. Anzi, in passato alcuni appartenti a quell’associazionismo che oggi tenta di prendere corone che non gli spettano, ci hanno attaccato anche molto duramente, anche su “Babilonia”, dandoci delle “velate” proprio per la nostra apertura, come squadra, a persone non gay. Lo dico, da ex-presidente del Gruppo Pesce Milano, proprio per evitare l’equivoco che si pensi che il Gruppo Pesce (e non solo quello di Milano, ma tutti i Gruppo Pesce che ci sono in Italia) sia una associazione sportiva “chiusa” e “di settore” come il post potrebbe far (fra)intendere.

    Anzi, uno dei punti del nostro lavoro ormai ventennale di cui andiamo orgogliosi è proprio aver fatto da ponte in un ambiente molto sessista, come quello del nuoto agonistico sia pure amatoriale, facendoci rispettare e apprezzare prima di tutto come persone che per inciso erano anche gay. Diamo a Cesare (Ragazzi) quel che è di Cesare (Ragazzi: una bella parrucca) :)

  5. Commento di stratex on Venerdì 2 Maggio 2008 1:34

    Grazie per la precisazione, gattopesce. Credo sia più opportuno rimandarla a Gianmario, dato che io ho fatto riferimento ad una sua email. Adesso vedo comunque di limare il testo.

Commenti RSS TrackBack Identifier URI

Lascia un commento