Chiara Lalli intervista Tonino Cantelmi
Chiara Lalli, docente universitaria, giornalista, fa parte dell’associazione Certi Diritti ed è dirigente dell’associazione Luca Coscioni. Ha Intervistato Tonino Cantelmi per Altrapsicologia.it.
Cantelmi è:
- Presidente dell’associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici - AIPPC
- Direttore Didattico della Scuola di specializzazione in piscoterapia dell’associazione per la ricerca in psicoterapia cognitivo-interpersonale - ARPCI
- Componente del comitato scientifico dell’Accademia Italiana di Sessuologia, ove figura come collegato alla Society for Advancement in the Sexual Health USA
- Docente Psicopatologia presso la Pontificia Università Gregoriana e presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
- Docente presso scuole di specializzazione universitarie statali e scuole di specializzazione riconosciute dal MIUR
- Docente in master post-universitari (tra cui il Master per Psicoterapeuti Vocazionali della Università Lateranense e il Master sulle Condotte Sessuali Perverse della Università Cattolica).
- Direttore del Master di Sessuologia dell’ARPCI
- Autore di libri e oltre 200 pubblicazioni scientifiche
- Dirigente Psichiatra presso il S.N.N.
- Dirigente Psichiatra presso gli Istituti IFO
- Commissario della Commissione Nazionale per la Salute Mentale del Ministero della Salute
- Componente del Board redazionale di numerose riviste scientifiche.
- Vice Presidente dell’Associazione Psicoterapeuti SIMP
Cantelmi è stato:
- Docente di Psicopatologia dell’Età Evolutiva presso la LUMSA
- Docente del corso di Psicofisiologia presso l’UPS
- Ddirettore del Centro per gli Attacchi di Panico presso l’ONRM;
- Direttore dell’Area di Psichiatria della Regione Lazio
- Consulente sia presso la Commissione Sanità del Senato che presso la Commissione Parlamentare per l’infanzia e il Ministero della Salute
- Commissario della Commissione “Ciclope” per il contrasto alla pedofilia presso la Presidenza del Consiglio
- Commissario di numerose commissioni tecniche (tra cui quelle per il Fondo Nazionale Lotta alla Droga
- Presidente della Commissione Regionale Unica del Lazio per la Salute Mentale
- In una classifica di Class è risultato tra i primi 10 psichiatri per le attività scientifiche e cliniche svolte
- Il primo in Italia a studiare il rapporto tra tecnologia digitale e mente umana (in particolare le problematiche relative all’uso ed all’abuso di internet.
Il testo integrale dell’intervista è pubblicato nella sezione Docs per i più curiosi e attenti, mentre qui, ci dedichiamo a qualche osservazione sull’intera intervista.
Suggerisco caldamente di leggere anche il post dedicato all’intervista a Giovanni Patelli.
In sintesi il pensiero di Cantelmi sul tema dell’orientamento sessuale:
- Nessuno oggi può dire perché si sviluppa un orientamento omosessuale (ovvero non sappiamo se dipenda più da una componente genetica o culturale).
- Non può esistere una risposta preconfezionata e ideologica alle domande dei genitori. sull’omosessualità dei propri figli e se instradarli o meno verso una terapia. I dovrebbero valutare attentamente le dinamiche familiari per capire bene le difficoltà dei figli e capire se si sono possibilità di aiutarli a crescere nel modo migliore possibile.
- L’orientamento omosessuale non costituisce psicopatologia e non richiede una attenzione di tipo terapeutico. I comportamenti sessuali, invece, potrebbero esserlo e richiedere interventi: questo vale anche per quelli eterosessuali.
Sul tema della terapia riparativa:
- Non esistono terapie specifiche per gli omosessuali, per eterosessuali o bisessuali.
- Esistono dei pazienti, la loro sofferenza, la possibilità di aiutare tenendo conto del loro codice valoriale.
- Non esiste una psicoterapia né affermativa né riparativa, esiste la psicoterapia, la domanda di psicoterapia, il lavoro del terapeuta, la sofferenza del paziente.
- Ritengo il contributo di Nicolosi debole sia come impostazione psicopatologica, che come trattamento psicoterapeutico
Sul tema del rapporto tra psichiatria e cattolicesimo:
- Tutti i codici valoriali devono essere rispettati. Anche un paziente ateo ha la sua struttura valoriale di riferimento.
- Non esiste né una psichiatria cattolica, né una psicologia cattolica, né una psicoterapia cattolica. La psichiatria è una scienza con i propri statuti, con una propria epistemologia, un proprio dibattito interno.
- I credenti devono essere liberi di scegliere i propri codici valoriali e di improntare i propri comportamenti a questi codici e che nessun terapeuta, e neanche l’Ordine degli Psicologi, debba permettersi di criticare questo. Noi chiediamo che gli psicoterapeuti italiani rispettino fino in fondo i valori dei nostri pazienti credenti.
- Noi chiediamo una laicità assoluta degli psicoterapeutici. La maggior parte dei terapeuti, nella propria prassi, irride la credenza religiosa nei pazienti. Come Associazione vogliamo che un paziente possa andare da un qualunque terapeuta e che nessun terapeuta sia sacerdote di nessuna ideologia, tantomeno di quella cattolica.
Sul modello gay:
- Non è detto che tutti i pazienti omosessuali (con un orientamento omosessuale) si riconoscano in un modello di espressione sociale della omosessualità che corrisponde all’attuale modello gay (n.d.a. - in sostanza l’insieme dei comportamenti “visibili e socialmente rilevanti” dei gay) . Benché prevalga, la maggior parte delle persone omosessuali non vi si riconosce.
Su omofobia e matrimonio omosessuale:
- Il termine “omofobia” è un termine che sento improprio. La non accettazione e il non riconoscimento dell’omosessualità possono ssere fonte di grandissimi problemi, il terapeuta deve saperlo e deve saperlo gestire. Però non tutto ciò che è distonico può essere spiegabile in termini di omofobia.
- Il tema del matrimonio omosessuale appartiene ai diritti, all’aspetto giuridico. Se vengo sentito come psichiatra non ne penso nulla. Come psicologi e psichiatri osserveremo, vedremo se è fonte di problemi. Ci vorranno molti anni.
Personalmente, a giudicare dalle cose che afferma mi sembra un professionista serio. Vi sono punti in cui è evidente che il “professionista” non corrisponde alla “persona” e quindi il rischio che si predichi bene ma si razzoli male ci sta tutto. In specie quando si parla della laicità degli psicoterapeuti. Mi sembra una posizione condivisibile, ma allora, la sua associazione dovrebbe darsi da fare per verificare che gli psicoterapeuti ricevano una specie di “certificazione di laicità” ovvero che attuino metodi terapeutici rispettosi del sistema valoriale del paziente, anche quando questo sistema non coincida con quello del terapeuta.
In alternativa, sarebbe interessante che lo facesse l’ordine professionale, ma dubito che questo accadrà mai, quindi, come accennavo, alle lodevoli intenzioni dichiarate, non conseguono comportamenti coerenti.
Ovviamente molto belle le dichiarazioni “professionali” sul matrimonio omosessuale. Peccato che non ci è dato sapere che ne pensi come uomo e come credente e se questo incida o meno sulla terapia dei suoi pazienti.
Quando mi capiterà di incontrarlo pubblicamente, gli farò qualche domanda su questo tema.
14 Commenti
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Ciao Guido,
intervista molto interessante. Già altrove ho visto considerazioni sul fatto che la professionalità di Cantelmi si esprime secondo una modalità di Giano Bifronte.
Infatti davanti la comunità civile si prodiga a dire che lui non fa terapie riparative, ma qualcosa di diverso che ancora molti psicologi competenti non riescono a definire.
Però quando la Binetti ha sperticato lodi per le terapie riparative di Cantelmi, lui ha preso il complimento di una potente numeraria dell’Opus Day e ne ha fatto tesoro.
La7 ha testimoniato che vescovi e cardinali promuovono e sostengono quella che loro chiamano la terapia riparativa, a prescindere che nel mondo esterno si chiami distonia o in altro modo.
Ecco perché la posizione di Cantelmi mi sembra (personalissimamente) ambigua e in conflitto di interessi tra il suo essere un professionista che non fa terapie riparative ed il suo essere cattolico, ben visto e magari adulato dall’Opus day: una associazione dai contorni inquitanti ben descritti dalla Repubblica.
E’ una mia sensazione, ma è netta: Cantelmi si gongola e finché può temporeggia con due piedi in due staffe. Oppure una mano non sa cosa fa l’altra. Un Giano Bifronte: da una parte l’OMS. Dall’altra la tradizione e lo strapotere Cattolico, che Cantelmi non ha la volontà, il coraggio o la possibilità di contraddire.
Ecco perché non riesco a considerarlo un personaggio attendibile ed ecco perché non ne parlo nel mio blog. E poi, ogni volta che uno non è d’accordo con lui, si sente offeso. Certo, anche in questo post non ho detto cose carine, ma ho solo detto quello che penso e che molti pensano.
Aggiungo una cosa.
Sarei molto contento se tra i tuoi Documenti inserissi l’intervista che ho fatto ad un professionista che non ha la smania di sentirsi cattolico, nè di considerare cattolici o atei o musulmani i suoi pazienti.
la ritengo molto interessante, per certi necessariamente complementare a questa di Chiara Lalli
http://famigliafantasma.freewordpress.it/2008/03/03/500/
sarà fatto!
Grazie per aver riportato il succo dell’intervista in modo corretto. Mi spiace che Gian Mario dica che non parla nel suo blog di me perchè mi sentirei sempre “insultato” quando non viene condiviso il mio pensiero. Invece nel suo blog ho avuto spazio e possibilità di esprimere il mio pensiero. Forse l’ho fatto con veemenza. La mia sensazione era invece quella di aver trovato sul suo blog una autentica disponibilità al confronto.Sull’intervista che ha pubblicato sul suo blog ho molte cose da dire, come ovviamente è in un corretto dibattito scientifico. Infatti Grillini (in qualità di psicologo), Lingiardi (psichiatra non certo catto-clericale), Dettore (ilpiù autorevole sessuologo italiano) e altri si confonteranno in un prossimo convegno che ho organizzato sul tema “Sessualità egodistonica e problematiche psicoterapeutiche”, a dimostrazione che quello che dico non è affatto ipocrisia. No Gian Mario, non prendo in giro nessuno. Comunque grazie per lo spazio che mi date. tonino Cantelmi
Una curiosità Stratex! Mi sembra che non ti accontenti mai! Allora: vorrei, per quanto attiene la mia professione, essere giudicato come professionista! Come uomo, posso ricevere il tuo silenzioso (spero) rispetto? Almeno nelle discussioni in cui si dovrebbe giudicare il professionista! Non trovi giusta questa mia osservazione? In altri termini: se faccio l’arbitro di calcio, dovrei essere giudicato per come arbitro, non per quelle che sono le mie idee personali di tifoso. Per uscire dalla metafora: se quello che dico è da contestare, fallo pure. Ma come uomo avrò il diritto di pregare il Dio che voglio e di sperare per me e i meii figli quello che sento più bello? Tra l’altro hai fatto prima una sintesi corretta dell’intervista e poi giù a dire dell’uomo, che razzola male (ma dove?)… Mah, Stratex, rimango ancora perplesso! E poi, quello del Giano bifronte (?!), ma che significa? Possibile che non si possa mai discutere di idee e punto? Scusami per la curiosità, ciao! Tonino Cantelmi
Eccomi pronto a risponderti, caro professore.
E no, purtroppo non mi accontento. A me piace discutere e capire le cose, per quel che posso, in profondità. Ho la (s)fortuna di avere un ego smisurato che tende a chiedere sempre maggiori conferme e soddisfazioni… probabilmente ho bisogno di un bravo analista, ma non so decidermi a fare il grande passo. A proposito, ho una speciale attenzione alle definizioni… una cosa che non riesco a definire compiutamente, anche se in modo complesso, tende a sfuggirmi solelticando la mia diffidenza.
Tornando a noi, tentando di lasciar assopito il mio ego, vorrei chiarire che io non giudico, non avendone alcun potere. Mi limito a esprimere delle opinioni, che in quanto tali possono essere modificate, discusse e smentite, se i presupposti e i convincimenti che le originano mutano.
Ebbene, quindi, come professionista non sono io a giudicare, ma l’ordine professionale cui come professionista appartieni. Mi pare anzi di aver detto che mi sembri un professionista serio, almeno a giudicare dalla quantità di lavoro che svolgi e dalla visibilità che hai.
Come persona, ovviamente ti rispetto e ti ritengo portatore di tutti i diritti e le tutele che ti spettano non solo come cittadino di questo stato, ma anche come essere umano che può pensarla diversamente da me. E quindi le tue convizioni religiose le rispetto profondamente.
Quello che mi crea dei dubbi, che forse ho espresso in modo troppo sintetico, è fino a che punto le tue convinzioni religiose, che necessariamente integrano l’uomo che esercita una professione delicata come la tua, ti consentono di lavorare con i tuoi pazienti rispettandone il sistema di valori di cui sono portatori.
Detto più esplicitamente, quanto il tuo essere cattolico modifica il tuo approccio diagnostico e terapeutico?
Ipotizzando un adolescente omosessuale che viene da te perché gli è stato “imposto di farsi vedere da uno psicologo”, qual è il tuo approccio?
Spero di essere stato più chiaro e che potrai rispondere a questi nuovi quesiti.
Grazie, Guido
p.s. Giano bifronte non è una mia espressione.
Caro Guido, ancora? Questa domanda me l’hanno posta in tanti ed a tutti ho risposto (fati un giro). No, non tia ccontenti, ma siete un po’ ripetitivi…. Peraltro Varì si è beccato la denuncia proprio perchè ha insinuato che ci possa essere un adolescente sottoposto a terapie forzate! Ma ti pare? Comunque: cerco di capire e di capire chi ha problemi. Comunque un adolescente ha il diritto di essere rispettato nelle sue scelte. Stai tranquillo: non si fanno terapie forzate. Poi sulla questione cattolici e psiche ti prego! Ho scritto tantissimo! Ti va di leggere il mio articolo “cattolici e psiche” pubblicato su psychomedia? Affronto il tema della neutralità del terapeuta (con revisione di tutta la letteratura inerente). Ho anche pubblicato un libro, che se vuoi potresti leggere. Insomma ti prego…. Su Giano bifronte lo so che non l’hai detto tu, ma sta sul tuo blog.. Gianmario è per me un mistero, spero di poterlo incontrare. .Ciao! Tonino
Non ti spazientire prof. Io sto qui a dialogare con te. Non so tutto quello che hai passato in altre occasioni, né posso diventare un pozzo di conoscenza su un argomento di cui sono digiuno. Dai!
Spero non vorrai denunciare me, dato che io ti sto facendo delle domande e non sto arrivando a conclusioni. Sono curioso e chiedo, dato che non so. Non ho dubbi sul fatto che tu, come professionista serio, non proporresti mai terapie forzate. Anzi sono certo che saresti il primo a denunciarle se ne fossi a conoscenza.
Infatti, io non parlavo di terapie forzate ma dell’adeguatezza della terapia, rispetto al paziente. Se mi permetti, faccio altre domande, convinto che saprai darmi delle risposte convincenti. E sempre per sapere di più, convinto che non mi querelerai se faccio domande da profano.
Torniamo all’adolescente omosessuale. Immaginiamo che invece di uno siano due. Uno cattolico, di famiglia cattolica e uno che con la religione non ha niente a che fare, non sa neanche cosa sia il Padre nostro. Posso domandarti quale sarebbe il tuo approccio e in quale modo determineresti il contenuto effettivo della sua “domanda terapeutica”?
Infine, perdonami la puntualizzazione (te l’avevo detto che sono uno preciso!). Mi puoi spiegare il senso della tua frase: “Comunque un adolescente ha il diritto di essere rispettato nelle sue scelte.” Vuol dire che bisogna rispettare l’adolescente per le sue scelte sessuali? Se si, questo implica che tu ritieni l’omosessualità una scelta?
Grazie, Guido
Guido, nell’incontro con Grillini abbiamo chiarito che l’omosessualità non è una scelta. Per ora non abbiamo dati che ci dicano questo. Sull’orientamento sessuale in generale non sappiamo dire però se pesa di più il dato genetico o la psicogenesi. Per gli adolescenti: tieni presente che il campo di maggior competenza per me nell’ambito dell’adolescenza (sai che gli adolescenti sono visitati di più dai neuropsichiatri infantili) è quello dell’esordio psicotico precoce e dei disturbi di panico ad esordio precoce. Sono i campi in cui più ho lavorato e pubblicato. Comunque alla tua domanda dico che ogni psicoterapeuta medio si comporterebbe nei due casi in modo identico: ascolto, decodifica della domanda e del problema, valutazione della motivazione (ogni paziente sceglie il percorso terapeutico) ed impostazione di un progetto terapeutico e degli obiettivi (in considerazione anche delle richieste del paziente che un buon terapeuta decodificherà in modo competente). Insomma , per usare le tue parole, il contenuto effettivo della sua domanda terapeutica attiene alla sofferenza del paziente. Comunque la psicoterapia è per me soprattutto un percors terapeutico per problematiche di rilevanza patologica, per gli analisti anche un percorso conoscitivo di cui tutti potrebbero giovarsi (anche io e te). Direi che se vuoi possiamo incontrarci e parlarne, comunque spero di averti risposto. Tonino Cantelmi
ti ringrazio prof. perché la risposta mi sembra completa e soddisfacente.
Un’altra curiosità! Poi smetto, promesso. Ma come posso fare con Gianmario, che, come il giapponese che non si è accorto che la guerra è finita, continua (nonostante tutti i miei tentativi di dialogo e di rispetto per lui e per la sua storia che ho letto sul suo blog) a combattere una specie di battaglia (vedi i suoi commenti allarmati per il mio occuparmi di fenomeni settari come il satanismo). Accetto umilmente consigli, anche da Gianmario stesso. The end. Tonino Cantelmi
Professore, fossi in te, andrei sul suo blog e proverei a scrivergli. se poi vuoi che io faccia da tramite, fammelo sapere, perché sia lui che io siamo impegnati nell’Associazione Radicale Certi Diritti (http://www.certidiritti.it): lui è il responsabile della comunicazione, mentre Chiara Lalli ed io siamo nel Consiglio Direttivo. Chiara è anche coordinatrice del comitato bio-etico-scientifico.
Se lo ritieni opportuno, piuttosto che con i singoli, potresti aprire un dialogo con l’Associazione e valutare se valga la pena di immaginare un progetto comune di confronto. Se vuoi, ci possiamo organizzare con Chiara e vederci per una chiacchierata informale.
A presto.
ok, accetto, fammi sapere. TC