Un messaggio al giorno… oggi un racconto: 2 giugno 2009

26 03 2008

Continuiamo la campagna “Un messaggio al giorno“. Oggi, invece di un messaggio breve, anche io ho voluto postare un piccolo racconto, ispirandomi agli amici di Queer Way. Non sono un bravo narratore, quindi metto subito le mani avanti, sperando nella comprensione dei miei lettori… chissà se sul sito di Rutelli questo lo pubblicheranno?

2 giugno 2009

Stamattina è un giorno speciale, Andrea ed io ci sposiamo. Abbiamo scelto degli abiti semplici, niente orpelli, niente cravatte, niente pochette, niente fiori all’occhiello, panciotti, gemelli. Tutta seta grezza, scelta nell’ultimo viaggio in India e confezionata da Claudio che ha anche creato i modelli ispirandosi alla pittura Indù. Andrea ha scelto una gamma di colori tra nero ed écru, io ho preferito quelli che mi sono più cari: arancio insieme al verde e al viola, insomma i colori secondari, che nascono dall’unione dei colori primari. Chissà, forse c’è anche in questo un significato particolare, ma non mi va di indagare, preferisco godermi le emozioni degli accordi cromatici. Le linee dei nostri vestiti sono essenziali, morbide e suggestive e ai piedi abbiamo deciso di mettere semplici sandali. La giornata è splendida, luminosa e cristallina con un cielo azzurro che fa girare la testa; il solito cielo di Roma agli sgoccioli della primavera.
Ci muoviamo da casa in metropolitana, perché abbiamo deciso di non usare l’automobile e di sfruttare il tratto che va dalla fermata del Colosseo fino al Campidoglio: siamo la prima coppia di cittadini italiani omosessuali che è riuscita ad ottenere le pubblicazioni del matrimonio e un sindaco deciso a sposarci. E dato anche che siamo gay e molto impegnati in politica e nell’associazionismo, non avevamo scelta: tutto doveva essere dato in pasto ai media. E allora sia!
Arriviamo alla stazione del Colosseo dopo esserci gustati le facce incuriosite dei passeggeri ed aver risposto alle domande che ci hanno fatto, quando hanno cominciato a chiedere che cosa succedeva “Ci andiamo a sposare!”, abbiamo risposto all’unisono, con un sorriso. E le persone intorno hanno cominciato a battere le mani e a canticchiare le musichette che si suonano in queste circostanze.
Scendiamo e in strada troviamo il gruppetto di amici (anche loro con abiti ispirati ai nostri) che sapevamo ci avrebbe atteso. Eccoli lì, ci sono tutti! Laura con Marcello e Luca, Grazia e Piero insieme alla piccola e biondissima Livia, Giovanni, Maura, Tommaso e Gianfranco con la piccola Luisa, Rossana e Lilli, Flavio e Patrizia, Carlo, Lele, Edoardo, Simona con Fabio, Marcello che aspetta Claudio (che non avrebbe mai tollerato che andassimo in giro senza scorta con le sue creazioni indosso)… Che belli i loro visi illuminati dall’emozione e che gioia abbracciarli come se fosse il 25 aprile di tanti anni fa. Una nuova liberazione! Scortati da loro e dal prevedibile codazzo di giornalisti ci incamminiamo su via dei Fori Imperiali, dove facciamo una temibile concorrenza ai centurioni in maschera: le centinaia di turisti che affollano la strada, appena capiscono di cosa si tratta esultano felici, alcuni decidono di cambiare i loro programmi e si uniscono al nostro piccolo corteo colorato e rumoroso.
Prosegue così fin quando arriviamo ai piedi della scala del Campidoglio, dove ci attendono le famiglie e tutti gli altri amici. L’emozione è veramente troppo forte! Centinaia di persone si sono radunate grazie al passaparola. Anche qui altre telecamere, giornalisti e fotografi. Chiedo ad Andrea di starmi vicino e di stringermi più forte la mano: mi sento veramente sopraffatto e penso proprio di non farcela. Andrea si avvicina e mi sussurra qualcosa: “Non temere io sarò sempre vicino a te. E questo non è che l’inizio. Ti amo oggi come non ti ho mai amato prima. Ogni giorno che verrà sarà come oggi: non ti avrò mai amato tanto come ti amerò”. Non riesco a spiccicare neanche un suono: non mi aveva mai parlato così e io non trovo le parole. Forse basta quel lieve tremolio del mento e una lacrima lieve che scorre fino alle labbra, rapidamente soffocati in un sorriso, per fargli capire che quelle stesse parole avrei volute dirle io a lui.
La polizia tiene a freno un gruppo sparuto che ha alzato cartelli e striscioni che ci augurano tutto il male del mondo e una fine orribile. Inutili anatemi, che rimandiamo al mittente semplicemente voltando loro le spalle. Non gli consentono di salire sulla scalinata, lungo la quale ci avviamo noi, seguiti da quella che è diventata una vera festa di piazza.
Arrivati in cima ai gradini, ci incamminiamo verso la Sala Rossa, dove entrano solo le famiglie e gli amici più intimi: è talmente piccola che più di qualche decina di persone proprio non c’entra. La cerimonia è semplice e veloce.
Il sindaco legge le formule di legge e fa un bel discorso di circostanza, augurandoci un avvenire felice e… figli maschi. Soffermandosi sull’importanza di questo evento, ben consapevole che il clamore mediatico investirà anche lui e del peso delle parole che usa. Ci scambiamo i nostri anelli, fatti fare apposta dagli amici orafi di via del Pellegrino. Nel suo, Andrea ha voluto mettere una pietra nera, io ho preferito una pietra rossa. Adesso guardo felice la sua mano con il cerchio di argento brunito e l’onice all’anulare che si posa con un leggero tremore sulla mia, sfiorando il mio granato: il rosso e il nero uniti insieme.
Lo scintillare dei flash durante le ultime fasi della cerimonia fa ronzare le orecchie e strizzare gli occhi. Finalmente i testimoni firmano e possiamo uscire. Sulla piazza ci sono le persone che sono venute per noi e tutte quelle degli altri matrimoni della mattina: tutti insieme uniti dalla stessa allegra contentezza.
Ma per noi le sorprese non sono finite. Il Roma Rainbow Choir schierato ai piedi della statua di Marco Aurelio comincia a cantare e sulle note di un antico tourdion tutto tace fin quando Giuseppe non fa l’ultimo gesto e chiude. Scatenando un’ovazione esplosiva e prolungata.
Si, da oggi siamo tutti più liberi. E io vorrei Roma anche così


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10 risposte

26 03 2008
Gian Mario Felicetti

Ma posso mndarlo anche io un messaggio a Rutelli? Non è che poi miscopre che non so dde Roma?

26 03 2008
Fabio

il racconto è bello, ma son sicuro il Pieroni non te lo pubblica..

Fabio

26 03 2008
Andrea

Accidenti! Mi sa che mi sto invecchiando se sono sull’orlo della commozione anche leggendo il tuo racconto: i matrimoni mi hanno sempre commosso.
Bella l’idea del racconto, anche fantastico, la riprendo anche io nell’invio di domani.

26 03 2008
stratex

@ gianmario… e come fa a scoprire che non sei di roma? scrivi scrivi!

@ fabio… vediamo se il pieroni pubblicherà o meno. per adesso hanno pubblicato anche quello in cui chiedevo di utilizzare le chiese di roma come sale da concerto! magari il racconto lo pubblicano domani…

@ andrea… confesso… mentre lo immaginavo mi si sono inumiditi gli occhi più volte. e peggio quando l’ho scritto!

26 03 2008
cristiana alicata

Bellissimo. Inondiamoli.

26 03 2008
stratex

wow! cristiana alicata in persona! che onore! ben arrivata e grazie!

26 03 2008
Fabio

Guido son convinto che se avessi proposto di far cantare il Rainbow Choir non passava…

27 03 2008
bruno carioli

Evviva gli sposi.

27 03 2008
Andrea

Guido ti anticipo che nel racconto di domani si piange, mi sono lasciato prendere la mano e ho puntato al dolore di alcune situazioni…. Magari mi sopravvaluto ma mi è venuto di getto e ho scritto una situazione possibile senza pensare al pietismo! :)

27 03 2008
stratex

@ andrea anche io ho fatto così… è che siamo teneri, sotto sotto! mi proterò dei kleenex in ufficio!

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