Gay: diritti e pregiudizi


Come preannunciato, inizia un’opera di segnalzione di pubblicazioni nelle quali trovare solide argomentazioni ed informazioni per coloro che desiderano combattere in prima persona l’omofobia ed adoperarsi per l’accettazione delle diversità sessuali.

Non seguirò un ordine preciso, nello stile un po’ anarchico dei lampi di pensiero.

Cominciamo con Federico D’Agostino e Sciltian Gastaldi, autori di Gay: diritti e pregiudizi. Dialogo”galileiano” contro le tesi dei nuovi clericali, pubblicato nel settembre 2005 da Nutrimenti.

Uno degli autori ne parla descrivendolo come un’opera non di narrativa, scorrevole e in forma di dialogo, in cui affermazioni fatte da alcuni personaggi reazionari e neo-clericali e le tesi che le sottendono sono smontate basando i dialoghi su statistiche, fatti, ricerche, studi scientifici svolti in tutto il mondo. Una vera e propria novità nell’asfittico panorama letterario e saggistico italiano, indispensabile per dare spazio ad una cultura profondamente laica.

Il libro affronta queste tesi:

  1. Gli omosessuali non sono più discriminati: non c’è bisogno di nessuna politica a favore degli omosessuali. Gay, lesbiche e bisessuali non sono più discriminati. Possono vivere in sicurezza come pare a loro. Non incontrano più ostacoli degli eterosessuali. L’orgoglio omosessuale non ha più ragione di essere, se non come indice di “razzismo all’incontrario”.
  2. L’omosessualità è una malattia e se ne può guarire: l’omosessualità e la bisessualità sono problemi dello sviluppo, oppure disturbi della personalità, o dell’identità. Uno “stadio di sofferenza” da cui si può “fiorire” con l’aiuto della medicina, della psichiatria o delle preghiere. Qui, desidero mettere in guardia il lettore: scienziati, medici e terapeutici che considerano le diversità sessuali come malattie sono una minoranza quantitativamente ridicola. In ogni caso i titoli dei loro lavori sono del tutto “innocui” e si “mimetizzano” facilemente: fate particolarmente attenzione quando incontrate i testi di Joseph Nicolosi, Chiara Atzori, padre Livio Fanzaga, Robert Spitzer, Obbiettivo Chaire, don Giacomo Perego, Claudio Agosti (di Living Waters).
  3. Le unioni gay sono una minaccia per la famiglia tradizionale: Riconoscere le unioni omosessuali ha un effetto negativo sulla società nel suo insieme. Rischia di accelerare la crisi della famiglia tradizional. Il tasso dei divorzi aumenterebbe. Sempre più bambini nascerebbero fuori del matrimonio. Perciò, commisurati costi e benefici, questa unione non s’ha da fare. Nota: nelle nazioni che hanno introdotto il matrimonio per coppie dello stesso sesso, il tasso dei matrimoni etero è aumentato.
  4. L’omosessualità è contro natura: l’omosessualità contraddice la “natura umana”. E’ perciò segno di decadenza morale e culturale e se non riusciremo a contenerla porterà all’estinzione della nostra specie. Curiosità: ad Amsterdam esiste uno zoo che ospita solo animali felicemente e naturalmente omosessuali: l’omosessualità è presente in natura in ogni specie vivente.
  5. Il coming out e l’outing sono atti ideologici: il coming out è sbagliato: snatura delle scelte private portandole in pubblico. Fa diventare essenziale e definitorio un solo aspetto della personalità. Diventa un obbligo “politico” sulle spalle di chi lo subisce. A maggior ragione è sbagliato l’outing, cioè la pratica di denunciare l’omosessualità o la bisessualità di qualcuno per ragioni politiche.
  6. Dio odia i finocchi: lo dice la Bibbi: i sodomiti non vedranno il Regno dei Ciel. Il comportamento omosessuale è un abominio e per questo il Signore ha inviato l’Aids a fare pulizia. Credetemi, questo è il pezzo più spassoso del libro, soprattutto per chi, come me non ha mai seguito neanche una lezione di catechismo!
  7. Gli omosessuali non sono adatti ad allevare dei bambini: i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. I gay e i bisessuali sono sterili. I figli delle coppie omosessuali soffrono di problemi psicologici i più vari, identità sessuale, fragilità emotiva e adattamento sociale. Inoltre i figli adottivi di coppie gay sarebbero discriminati ferocemente dai loro stessi amichetti. Perciò alle coppie gay, così come ai single, deve essere impedito l’accesso all’adozione e alle tecniche di fecondazione assistita. Anche io ho vinto un mio pregiudizio: i pochi studi disponibili (avviati negli anni ‘ottanta) indicano in modo inequivocabile che i figli cresciuti da coppie omosessuali hanno le stesse probabilità di essere sani e ben inseriti di quelli che crescono nelle coppie etero, non mostrano maggiore incidenza dell’omosessualità o di problemi di identità di genere. Possono incontrare sfide particolari in termini sociali, che superano di norma senza traumi. Negli Stati che hanno riconosciuto il diritto all’adozione di figli da parte delle coppie gay, il tasso di abbandono scolastico o di criminalità minorile di quei figli adottivi è pari a quello dei figli adottati da coppie etero.
  8. Il Gay Pride è pura ostentazione: le manifestazioni dell’orgoglio omosessuale sono una pagliacciata sconcia e controproducente. Sono solo un modo di provocare, che rinfocola i pregiudizi dei benpensati. Orgogliosi? Di cosa, poi? Al pride di Roma del 2007, c’erano 1 milione di persone. Il numero delle persone “colorate e strvaganti” non era che di qualche centinaio. Fa circa il 5%…
  9. Omosessualità uguale effeminatezza, passività: gli omosessuali sono tutti effeminati. In loro il lato femminile è più sviluppato di quello maschile e a ciò corrisponde un’accentuata remissività e passività. Il mondo dello sport presenta un vasto campionario di omosessuali dichiarati o meno che smonta definitivamente questa tesi.
  10. I gay sono più promiscui.
  11. La bisessualià non esiste.

11 pensieri su “Gay: diritti e pregiudizi

  1. Marcello

    Sarebbe interessante, oltre a confutare le tesi omofobe, un’ approccio alla omofobia come malattia psicologica per capirne le cause profonde, che non credo possano ridursi a stupidità e immoralità, e le vie di guarigione. A sua volta sarebbe interessante un’approccio all’omosessualità nelle specie animali sulla base delle leggi biologiche della selezione per comprendere le cause naturali dell’omosessualità.

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  2. stratex Autore articolo

    @ marcello grazie per l’assiduità nelle visite. non so se l’idea che proponi sarà raccolta da qualche volenteroso ricercatore. effettivamente, l’omofobia sembra essere una patologia più di quanto non lo possano essere omosessualità e bisessualità o i disturbi dell’identità di genere. in merito alla cause naturali dell’omosessualità, anche nelle specie animali, credo che prima o poi ci dovremo mettere definitivamente in testa che il PIACERE DEGLI AFFETTI (fra cui rientra anche quello del sesso) è una delle principali leve dello sviluppo sociale delle specie animali, cosa ampiamente evidente riguardando il comportamento e la struttura dei bonobo e di altre specie che costituiscono comunità promiscue.

    @ anelli… stavo per scriverti per chiedere la tua autorizzazione, ma vedo che sono nel tuo feed rss… il che mi onora e mi solleva dal doverti scrivere per una cosa così banale! comunque, ottimo lavoro. lo considero un contributo educativo e di sviluppo personale (ovviamente anche per me) e per questo l’ho scelto per dare il via alla pubblicazione di queste segnalazioni (v. precedente post per capire meglio). grazie

    @giuseppe ahahaha! :-)

    Risposta
  3. Marcello

    Si sono un lettore veramente assiduo . Ormai è diventata una abitudine collegarmi più volte al giorno al tuo blog veramente piacevole, per vedere se ci sono novità o commenti recenti. Sì l’omofobia, come tutte le fobie, è una malattia psicologica senza alcuna ombra di dubbio. Il fatto che sia cosi’ diffusa stà indicare soltanto che è come la carie ;-) . E come tutte le fobie è sicuramente curabile e guaribile. Le cause biologiche dell’omosessaulità nel regno Animale e quindi anche nell’Homo Sapiens, se trovate, potrebbero invece dimostrare la natura non patologica di qualcosa che la selezione naturale, per definizione, non dovrebbe perpetuare. Ad esempio ricordo il caso spiegato a Quark dell’esistenza di una specie animale in cui una quota della popolazione non si riproduce, ma paradossalmente questo comportamento porta ad un vantaggio per la specie ( nel complesso ), e pertanto la natura lo mantiene e lo manda avanti. La selezione agisce in maniera sottile e manda avanti tutto ciò che funziona a vantaggio della specie, in qualunque modo ci riesca. Ma ammesso che un diverso orientamento sessuale o di identità di genere rispetto alla propria natura fisica fosse anche dovuto ad un difetto dell’istinto sarebbe solo quel difetto che non impedirebbe a nessuno, a parità di condizioni, di poter essere capace potenzialmente di sviluppare altrettanta felicità e realizzazione di qualunque etero. Sicuramente più di me! :-)

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  4. gionata 72

    Volevo segnalarvi una cosina che è nata dal passaparola e che secondo me vale la pena appoggiare al di là di come la si pensi… infatti il 4 aprile 2008 in 15 città italiane i credenti di varie religioni celebreranno tante veglie pubbliche per ricordare alle nostre chiese, distratte e silenziose da troppo tempo su questo tema, le troppe vittime della violenza dell’omofobia.
    L’iniziativa è stata lanciata con il passaparola da un gruppo di credenti omosessuali di Firenze e la cosa incredibile è che anche in Cile, Venezuela, Spagna, Perù ed Irlanda dei gruppi di credenti omosessuali hanno accolto l’invito e daranno vita nello stesso giorno a delle veglie simili. Non scherzo per saperne di più basta visitare il sito dell’iniziativa all’indirizzo http://inveglia.wordpress.com/info/ Chi sa se ne parlerà qualcuno… almeno ora lo sapete voi … il che è già tanto…

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  5. Lorenzo

    credenti omosessuali ad un italiano suona tanto come ebrei nazisti, ma poi penso che credenti sono anche i valdesi e le comunità di base e un pochino mi rassicuro. Certo, preferirei che tutti fossimo persone razionali, ma questa sì che nell’Italia di oggi sarebbe un’aspettativa irrazionale! E dunque in bocca al lupo ai credenti, cercate però di non fare più mini-roghi (mi ricordo il Pride di MIlano, quando i gay cattolici portestavano perché il gruppo dell’UAAR era più folto del loro… non fu un bell’esempio di convivenza).

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