Sit in al Coming Out

Non mi sono dilungato a commentare l’attentato incendiario contro il Coming Out di Roma nella notte fra domenica e lunedì 18 febbraio, essendovi stato un notevole battage sul tema. Preferisco spendere qualche (amara) parola di riflessione sulla manifestazione di solidarietà convocata da Arcigay Roma, per la serata del 22 febbraio.

    • Gente al sit-in: Non molta di più di quella che ci si troverebbe in una qualunque serata estiva. Anche il politicume non mancava. C’erano quasi tutti. Certo si poteva fare di più, ma è già stato un buon risultato.
    • Non era un sit in. Non lo era nelle origini di chi l’ha progettato, nè nelle teste dei presenti. Su questo bisogna fare molta strada: pare che alle manifestazioni dove non ci siano musica ad alto volume e palchi da cui far parlare qualcuno, la gaya comunità preferisca non andare.
    • Interventi. Hanno parlato Fabrizio Marrazzo (presidente di Arcigay Roma), Aurelio Mancuso (presidente di Arcigay nazionale), un’esponente di Arcilesbica (mi sfugge il nome) e una delle esercenti del Coming Out. Tutti interventi di un’inutilità angosciante.
    • Contestazioni. Marrazzo ha “ringraziato” gli esponenti politici per quel poco che si è fatto (?) negli ultimi due anni, ed è stato apertamente contestato: “VOTO NO!” per esprimere la grande delusione per l’insipienza dei risultati ottenuti nei due anni di sedicente governo di centro sinistra. In questo frangente , alcuni dei rappresentanti del movimento romano hanno preferito abbandonare il palco in segno di dissenso sulla linea da lui espressa da Marrazzo.
    • Un inciso. E’ noto a chi ha una certa frequentazione con le associazioni, che Arcigay a Roma “paga la presenza” di Marrazzo, inviso alla maggior parte degli altri rappresentanti delle associazioni romane, determinando di fatto l’impossibilità di operare insieme. Lontananza che non esiste a livello nazionale, dato che le associazioni romane dialogano e collaborano in pieno con tutto il resto del movimento. Quando chi deve capire quel che c’è da capire lo avrà capito, sarà tardi, ma sarà comunque un passo avanti.
    • Dimenticanze. Qualcuno mi ha fatto giustamente notare che la parola bisessuale non è stata mai detta… chi mi conosce sa che non amo le sigle e parlo sempre di persone che subiscono discriminazioni per il modo con cui esprimono la loro affettività e la loro sessualità: espressione inclusiva che non suddivide in rigide categorie, ma che esprime un concetto di “minoranza non tutelata, portatrice di diritti compressi”.
    • Protestare=ballare?. Lo stesso qualcuno sottolineava la sensazione “che noi si balli sempre, che ogni occasione sia fatta per divertirci” domandandosi se questo non fosse un motivo di scarsa considerazione dalla classe politica e dagli altri cittadini. Forme di protesta più consapevoli ed incisive (penso a flash mob ripetuti nel tempo, oppure a veri sit in, presidi pacifici, ecc.) probabilmente porterebbero a risultati politici, numerici e mediatici molto più consistenti. Saremmo capaci di proporli e di farli?

      1 Commento/i

      1. Commento di Andrew on Sabato 23 Febbraio 2008 2:13

        Perchè ti stupisci che la bisessualità non sia stata neanche nominata?
        Molti etero ma anche e soprattutto gay sono convinti che la bisessualità non esista, che essere bisessuali equivalga ad essere indecisi o repressi.
        Questa chiaramente è una battaglia nella quale, non essendo io stesso bisex e non potendo spiegare cosa significhi esserlo, non mi son mai potuto spingere tanto lontano ma quando esce questo pregiudizio (soprattutto con gay e etero gay friendly) mi saltano i nervi.

      Commenti RSS TrackBack Identifier URI

      Lascia un commento