
Oggi ero evidentemente in vena… e ho avuto anche un po’ di fortuna. Sul sito di Sinistra Democratica nazionale sono incappato in un intervento di Aurelio Mancuso (presidente Arcigay) e ho voluto lasciare una traccia del mio passaggio.
Trascrivo qui il mio commento, mentre l’intervento di Aurelio è nella sezione documenti.
Leggo con piacere l’intervento di Mancuso, che conosco per i lunghi anni di presenza nel movimento delle persone che subiscono discriminazioni a causa dell’espressione della loro affettività e della loro sessualità. Non uso la sigla stantia LGBTQ perché non mi dà la pienezza di un concetto espresso fuori delle sigle.
E soprattutto perché rischia di essere un ghetto concettuale, dal quale è doverso uscire per noi e per la società.
Troppo spesso i diritti di porzioni molto ampie della società sono negati perché si fanno corrispondere ai diritti di una comunità di persone additata per le proprie scelte, i propri comportamenti ed i propri orientamenti sessuali, negando per principio il diritto alla pienezza degli affetti e dell’amore.
Quindi si pone fortissima la necessità di rompere queste catene immaginarie e restituire alle cittadine e ai cittadini di questo paese che subiscono discriminazioni troppo spesso taciute e che non trovano espressione la speranza di una voce che possa parlare nelle sedi istituzionali convintamente, laicamente e con passione.
Non sono solo i milioni di gay, lesbiche, transessuali che subiscono discriminazioni sociali, politiche, giuridiche a causa dell’affettività e della sessualità.
Come non pensare alle centinaia di migliaia di coppie che indipendentemente dal genere sessuale non possono o non vogliono trovare riconoscimento nella forma familiare del matrimonio?
Come dimenticare la prevaricazione sulle migliaia di neonati intersessuali ai quali viene arbitrariamente imposto un sesso o l’altro alla nascita, solo perché la società è manichea e vede o maschio o femmina, ma nulla di ciò per il fatto stesso della natura si pone in una situazione intermedia, ancorché temporaneamente?
Come trascurare le esigenze affettive e sessuali dei milioni di anziani che vivono nell’isolamento l’ultima stagione della vita e che ci impone di riportare alla luce il dibattito temuto da tutti i moralisti sulla regolarizzazione della prostituzione maschile e femminile?
Ed infine, quale tutela al diritto all’affettività e ad una sana e consapevole sessualità per le centinaia di migliaia di cittadini diversamente abili o portatori di qualche genere di fattore di impedimento di una completa realizzazione fisica, psichica o intellettuale?
In questa prospettiva, laica, tollerante, inclusiva, progressista, aperta alle esigenze della persona si può dispiegare un discorso di riforma della società, che esprima una posizione NON CONTRO, MA VERSO qualche cosa.
Io sono, ormai, stanco di votare per desistenza, per impedire che i disegni di qualcun altro non si attuino. Vorrei finalmente esprimermi e lottare per qualcuno che vuole fare e andare in una direzione precisa. Solo così sarà possibile accettare i compromessi necessari nell’agone della politica, consapevoli che ogni piccolo passo, anche a costo del compromesso, sia verso un progresso e non un semplice accontentarsi, raccogliere il frutto dell’oggi senza sapere cosa ci sarò domani.
Ecco perché io sono deluso dalla politica come compromesso fine a se stesso, teso all’egemonia, piuttosto che alla realizzazione di un disegno, di un patto con gli elettori. Ed è per questo che voterò solo chi saprà, magari anche con il mio minuscolo contributo e quello di tanti che si impegneranno, andare in questa direzione.
Ma non sono deluso dalle compagne e dai compagni che, comunque, nonostante il peso di stare in una Unione che ha soffocato le più nobili aspirazioni del popolo della sinistra progressista hanno tentato, a volta prendendo cantonate pazzesche, di mantenere alta l’attenzione su questi temi.
Io non sono un clandestino in questa società e so che è un mio preciso dovere impegnarmi affinché questa società sia aperta e sia divelti gli ostacoli che impediscono ai clandestini di oggi di essere cittadini a tutto tondo domani.
In questo, le fedi e le religioni hanno il loro posto e anche loro possono contribuire a rendere migliore una società come quella che io prefiguro per i nostri discendenti. Con le chiese che professano una fede aperta, evoluta sorridente è indispensabile confrontarsi, parlarsi, dialogare, per scoprire che fede non è sinonimo di Vaticano. Vi sono realtà di fede e di accoglienza che non si immaginano neanche, capaci di dare sollievo e conforto alle persone che hanno un forte senso di spiritualità. Preti cattolici come Roberto Sardelli, donne sacerdote come la vetero cattolica Teodora Tosatto e tanti altri ministri di culto hanno molto da dire sui temi che ho delineato prima e che non sono di esclusiva pertinenza del mondo omosessuale e transessuale.
Per questo io sono tutt’altro che frustrato nelle mie speranze. Attraverso il mio impegno in molti campi io trovo l’energia, la voglia e le conferme che sono presupposti indispensabili per costruire una società serena, che non sviluppi l’odio delle varie “fobìe” ma che sia capace di aprirsi al dialogo e alla crescita nella reciproca diversità.
L’intervento di Aurelio è disponibile nella sezione documenti, precisamente qui.



Ciao, trovo veramente interessante il tuo Blog e ho cominciato a seguirlo con attenzione tant’è che ne ho l’icona nel Desktop del mio PC. Guarda, visto la recente allenza di governo la sua politica e la modalità della sua caduta sono un pò disorientato ( per non dire allo sbando ). La Sinistra Arcobaleno è nata appena ieri. La seguirò attentamente e spero tanto che mi ridia fiducia ed entusiasmo. Per quanto riguarda la religione cattolica, non ci posso fare nulla, anche alternativa non mi attira proprio. Molto meglio una morale laica. Io sono simpatizzante Buddista anche se non praticante. Ciao!
Ciao Marcello e grazie per la visita, ma soprattutto per l’attenzione. Spero di riuscire a mantenere alto il livello dei temi, anche se, come mi faceva notare qualcuno, nell’ultimo periodo sono passato ad uno stile e a temi da “caro diario”… a presto!
Se i nostri ideali restano solo speculazioni mentali, anche sofisticate, non servono a nulla. Dò per scontato che i propri ideali vengano portati anche nel quotidiano. Allora un diario, anche semplice, può essere istruttivo. Leggerò con attenzione qualunque cosa tu scriva. Un caro saluto.