35 anni di movimento: 0 risultati

15 01 2008

Nel 2007 si è celebrato il 35 anniversario della nascita del movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche.

Ho intenzionalmente abbandonato la “putrida” definizione di GLBT(etuttoilresto) poiché comincio a rifiutare questo approccio per categorie di minoranza. Questi problemi non sono solo della comunità glbt(etuttoilresto), ma di tutti coloro che a causa della propria affettività e della propria sessualità soffrono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche e politiche. Giusto per fare un esempio, faccio riferimento ai diritti di affettività e sessualità per gli anziani, i portatori di handicap, gli intersessuali (altrimenti noti come middlesex), unigenitorialità, ecc. E’ quindi, spero, abbastanza chiaro che tali diritti e tali istanze appartengono solo in parte alla comunità glbt(etuttoilresto), poiché sono (o dovrebbero essere) in maggioranza appannaggio di tutti coloro che tali discriminazioni le soffrono indipendentemente dall’essere omosessuali, trans o bisessuali.

Ebbene, si diceva, 35 anni sono trascorsi e, andando al sodo, il movimento glbt italiano non ha ottenuto nessun risultato degno di rilievo sul piano economico e giuridico. Nessuno. Diversamente, sul piano sociale e del costume si possono registrare favorevoli progressi, seppur non si possa parlare di piena emancipazione, poiché la piaga dell’omofobia diffusa non ha ancora cessato di provocare vittime.

Per riassumere il senso delle affermazioni tranchantes che ho fatto, è opportuno vedere quali sono i principali fronti aperti e i relativi risultati:

  • riconoscimento dei diritti di unione (matrimoniali o meno): è rimessa ai singoli Comuni la possibilità di istituire registri delle unioni affettive con alcune conseguenze sul piano pratico e giuridico (non sostanziali);
  • introduzione dei reati contro la persona per motivi di discriminazione sessuale: non ce n’è traccia e non si prevede a breve che la materia sia regolamentata;
  • genitorialità per le coppie omosessuali o per i singoli: non c’è;
  • matrimonio omosessuale: la questione sembra definitivamente archiviata con un no che appartiene a quasi tutto l’arco costituzionale;
  • supporto delle persone transessuali nel cambiamento di sesso: regolato, anche se con notevoli rigidità e inapplicabilità di soluzioni più leggere.

Questo è il succo. Vuol dire che il movimento ha fallito? No, semplicemente che deve continuare a muoversi, a costruire presenza politica e rivendicazione. E lo dovrebbe fare seguendo questo direttrici:

  • Coscienza e consapevolezza: non solo visibilità, ma comprensione del fondamentale ruolo sociale che possiede chi “non è nel coro”, quello di essere propulsore del cambiamento. Una volta si sarebbe detto “rivoluzionario”, oggi questa parola spaventa, ma il concetto è lo stesso. La società si muove se si innesca una dinamica di opposti che si confrontano, altrimenti si avvita su sé stessa e diventa conservatrice ed egoista e perde il senso del futuro.
  • Solidarietà e cultura: lavorare per costruire una rete di solidarietà materiale e per costruire un interscambio culturale fra le numerose realtà territoriali costituisce un elemento essenziale di umanità. Senza solidarietà non si fa la politica, senza la cultura non si sa dove si va e alla fine non si cambia nulla.
  • Vision: il movimento si deve costituire nazionale e con una prospettiva internazionale. La pur importante dimensione locale deve necessariamente trovare una sua collocazione estesa, coordinata e partecipata a livelli territorialmente più estesi. La politica dei Comuni non può determinare cambiamenti sostanziali, ma solo particolari e comunque difformi sul territorio, acuendo, piuttosto che risolvendo, la disparità fra uguali.
  • Inclusione: i referenti sociali del movimento non possono essere solo i soggetti che appartengono storicamente all’area glbt(etuttoilresto). Occorre continuare ad estendere la rete e a rivolgersi a chi fa parte delle categorie interessate.
  • Lobbying: molti parlano della necessità di fare lobbying. E’ innegabile che questo possa portare grandi risultati: il principale avversario che abbiamo (il tradizionalismo cattolico e religioso in genere) ne è un eccellente esempio. Ma non si parte dal lobbying, ci si arriva quando si può contare su una massa di persone che costituisce un referente economico o politico in grado di “muovere” denaro, voti o consenso. Tutto il resto sono chiacchiere.

Senza la pretesa di essere profetico, queste potrebbero essere delle “linee strategiche di azione” da cui far discendere programmi e attività coordinate e condivise. Magari sono discutibili, emendabili, da riscrivere, ma questo è un punto di partenza. O si discute da questi elementi oppure ci saranno altri 35 anni di risultati 0.


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10 risposte

15 01 2008
Gian Mario

Proprio un bel lampo. A quando la tempesta? Speriamo presto…

15 01 2008
Ratzinger

Trovo che “movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche” sia una magnifica ridefinizione. Prolissa magari (sarebbe il movimento MIRAIDPVASSDSGP se non erro) ma magnifica.

Condivido pienissimamente, è necessario allargare la base il più possibile ma anche definire il più possibile gli obiettivi comuni.
Altrimenti produciamo una perdita di seignificato che non ci possiamo permettere.

Si tratta inoltre di un progetto più ambizioso del precedente. Il che cozza con la dilagante crisi di sfiducia che investe da tempo il movimento gay assieme a tutte le istituzioni repubblicane-vaticane.

Unico appunto:
“Vuol dire che il movimento ha fallito?”
Si vuol dire che il movimento ha fallito e che i quadri devono dimettersi e bisogna ricominciare da capo con idee e strategie nuove.

Ho parlato in un mio commento su Kaletra di come la morte di Consoli sia stata, a mio avviso, l’evento centrale degli ultimi anni.
Questa perdita rappresenta la fine del movimento per come lo avevamo inteso fino a questo punto.
Ma rappresenta anche una nuova opportunità.

Bellissimo post cmq ;)
Federico

15 01 2008
Andreas Martini

Speravo che il tuo riflessioni critiche su Kaletra fossero semplicemente scaturite da un misunderstanding e, in parte, un tuo successivo commento e questo post me lo confermano. Ma solo in parte. Continui infatti a ribadire che rimangono sostanzialmente invariate.
Ma è forse o quasi sicuramente è colpa mia: non mi sono fatto capire.
Criticando la solita arrangiata commemorazione di Ormando organizzata, volevo fare anche io un richiamo alla concreta unità del movimento, richiamo che avevo già fatto in più di un altro post/articolo. Cosa che mi sembra scrivi tu in questo post…. ma io rimango comunque criticabile.
A questo punto non posso dire che condivido quello che scrivi. Passerei anche per voltagabbana e non mi và.
Rimaniamo d’accordo su molte cose, ma non diciamolo in giro.

16 01 2008
stratex

Andreas, rilassati… :-) siamo tutti un po’ polemisti in rete. Ma l’importante è verificare che in fondo ci siano punti di solido accordo. E quindi non temere di sembrar voltagabbana! Anzi quando si discutono le opinoni e si cercano le unità di intenti sono proprio le persone mature e consapevoli che sono capaci di fare dei passi nelle direzioni adatte. In ogni caso, poiché per molte cose andavamo ed andiamo d’accordo… non stiamo qui a formalizzare.

Devo però aggiungere una cosa a mio favore. Io non indico nessuna soluzione “precostituta”. Dico solo che ci sono delle linee che dovrebbero informare e caratterizzare la nostra azione, meglio se unitario e condivisa a livello nazionale.

Mi piacerebbe poter realizzare una specie di “parlamentino” dei diritti, nei quali si incontrano le idee, si formulano le richieste e queste si portano all’attenzione della politica, mettendo sul piatto la “rappresentatività” del parlamentino (sorta di espressione del movimento) e quindi la sua capacità di essere voce di chi vi partecipa. Ma so che è pura utopia…

16 01 2008
flavia madaschi

non riesco a capire perché non si possa contestare il papa,in fin dei conti è un uomo prima di tutto e come tale è soggetto a commettere degli errori.e mi sembra che alla faccia della carità cristiana ne abbia commessi parecchi.conclusione:sono veramente contenta che qualcuno finalmente tiri fuori le unghie visto che le nostre istituzioni non sono capaci di fronte a certi atteggiamenti omofobi del papa di prendere posizione.sono mamma di un figlio gay e oggi esulto

16 01 2008
stratex

Cara Flavia, grazie per la visita e per il tuo entusiasmo!

16 01 2008
gionata

condividiamo il post e lo linKiamo su http://www.gionata.org

18 01 2008
Lorenzo

Che ne dici semplicemente di un movimento laico, in cui cittadini di ogni possibile fede, orientamento sessuale, identità di genere e altra condizione personale e sociale possano difendere i diritti di tutti. L’attuale disparità di diritti nei confronti dei cittadini LGBT è un cavallo di Troia che la Chiesa cattolica usa per ristabilire il proprio diritto a dividere i cittadini in serie A (ariani, cattolici, maschi, adulti o meglio anziani) e serie B (tutti gli altri e le altre).

18 01 2008
stratex

ci@o Lorenzo,
bè… quel che sia sia…. l’importante è che lavori su un programma e con una strategia unitaria e condivisa… ma me sa che nun gn’a famo….

21 01 2008
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