Il 12 dicembre 2007, ho avuto l’onore di moderare “Nuove povertà, nuove ingiustizie”, un’iniziativa realizzata dai circoli di Sinistra Democratica di Genzano di Roma e Nemi (una delle ultime, prima che si parli solo di Sinistra Arcobaleno), incentrata sulla proiezione del filmato “Per continuare a non tacere” nato da un’idea dei ragazzi di Don Sardelli, che si sono ritrovati dopo una quarantina d’anni. Questi ragazzi vivevano negli anni 60 nelle baracche che si andavano ammassando attorno ai pilastri e sotto le arcate dei ruderi dell’Acquedotto Felice, in quella zona di Roma che va sotto il nome di Statuario (per via della presenza storica di numerose ville patrizie, ricche di decorazioni scultoree). La mattina andavano a scuola e il pomeriggio andavano alla Baracca 725, la scuola che creò Don Sardelli, povero tra i poveri, per dare loro quello che la scuola non di stato non gli dava, dato che nelle “classi differenziate”, la qualità dell’insegnamento era molto scadente.
Oggi, quelle condizioni si sono ripetute: ai calabresi, ai campani, agli abbruzzesi si sono sostituiti romeni, albanesi e altre etnie migranti in cerca della speranza di un futuro migliore. I problemi e le condizioni sono le stesse, aggravate però dalla differenza culturale, più forte che in passato e la differenza nei valori aggreganti.
Tutte le informazioni sull’attività di quegli anni e sul filmato sono disponibili sul sito di Non tacere. Sullo stesso sito, le informazioni sulla vita di Don Sardelli, un uomo che qualcuno, durante il dibattito, ha definito un santo laico. Non sono molto d’accordo, ma sentendolo parlare non potevo non immaginare quanto più giusta sarebbe una società costruita con la partecipazione di una “chiesa” che risconosce nei poveri i veri vicari di Cristo e non nel signore vestito di bianco con le scarpette di Prada e che abita nei palazzi del Cinquecento.
Don Sardelli è un uomo di chiesa, non di Chiesa. Secondo lui , perché le cose cambino, debbono partire dei fenomeni dal basso. Spesso le condizioni si sono verificate, specie in America Latina, ma il cambiamento che stava per avvenire (grazie proprio alla teologia della liberazione) sono stati prontamente bloccati. Io sono totalmente d’accordo con lui. E spero che i tempi per una “revisione” delle condizioni essenziali della società e della persona nella società si stiano avvicinando.
Quindi, il mio personale ringraziamento a Don Sardelli, dal quale spero di poter apprendere ancora di più in futuro.



un grande don Roberto… il Signore ce lo ricorda ogni volta che ascoltiamo la sua parola… Beati gli ultimi, perchè saranno i primi nel Regno di Dio. GRAZIE!!!