Emergenza sicurezza? Una vera bufala

Da kataweb.itRapporto sulla criminalità in Italia

Non esiste un’emergenza sicurezza

Straniero e criminale non sono sinonimi
Non tutti gli immigrati sono rumeni, albanesi e marocchini (fra i più numerosi tra gli stranieri arrestati)

20 giugno 2007. Il Ministero dell’Interno ha pubblicato a giugno il Rapporto sulla criminalità in Italia - anno 2006 (versione sintetica).

Il rapporto si presenta veramente bene e alla lettura sembra effettivamente ben fatto sia tecnicamente sia editorialmente. Sul piano tecnico, vale la pena di notare che i dati sono rielaborati tenendo conte di un’elevata percentuale di reati non denunciati, una sorta di “numero oscuro”. Inoltre, l’analisi è condotta con una prospettiva di medio periodo, con il preciso scopo di individuare i cambiamenti nella frequenza dei reati, che sono tendenzialmente lenti. Spesso, variazioni contingenti anche modeste nel numero di reati possono dare l’impressione di una crescita o di una diminuzione che invece devono essere considerate solo increspature di tendenza.

Dalla lettura dei dati riportati nella sintesi emergono alcuni fenomeni di notevole importanza, che sintetizzo per chi non avesse voglia di andarselo a leggere tutto (non riporto i dati relativi alla criminalità organizzata, all’eversione, agli stupefacenti e all’ordine pubblico):

  • OMICIDI. Il loro numero è notevolmente diminuito, sia in valore che in percentuale. Dal 1991 il fenomeno è in netto calo (da 1.901 a 621 nel 2006), con un tasso di incidenza che scende da 3,4 a 1,1 su 100.000 fra il ‘91 ed il 2006. Fra questi si presentano in netto calo gli omicidi dovuti alla criminalità organizzat, mentre sono in preoccupante aumento quelli scaturiti in ambito familiare o per passioni amorose (picco nel 2002-03)
  • FURTI DI AUTOVEICOLI E SU AUTO IN SOSTA. Dopo un tendenziale aumento fino al ‘91, il numero è diminuito
    continuamente, con una lieve ripresa nel 2006 rispetto al periodo 2000-2003 per i furti di autoveicoli (autovetture, ciclomotori e motocicli), dovuta interamente
    all’incremento dei furti di motoveicoli, strettamente connessa all’aumento dei motorini circolanti.
  • FURTI CON STRAPPO (SCIPPI). Si conferma la tendenza, in atto da tempo, al declino di questo reato, il cui tasso è oggi il più basso dagli ultimi trent’anni (37 ogni 100mila abitanti).
  • FURTI IN APPARTAMENTO E ABITAZIONE. L’inversione di tendenza si realizza dal ‘90, con due picchi in crescita nel ‘95 e nel ‘98. Dopo, si è avuta una decisa contrazione dei furti in abitazione. Nel triennio 2004-2006 il tasso di furti in abitazione è il più basso degli ultimi vent’anni.
  • FURTI CON DESTREZZA (BORSEGGI). Dopo una crescita molto rapida fino al ‘91, si è verificato un ulteriore picco nel ‘99, dopo di che il tasso ha avuto alcune oscillazioni su livelli alti, per poi riprendere a calare tra 2000 e 2006.
  • FURTI IN ESERCIZI COMMERCIALI. Purtroppo, il fenomeno presenta una ininterrotta tendenza all’aumento, in particolare fra l’84 ed il 2006.
  • RAPINE. La tendenza al rialzo a partire dalla metà degli anni 90 è stata molto marcata e ha portato in breve tempo a sfondare il tetto raggiunto nei primi anni novanta. Sul totale le rapine in strada sono circa il 43%, mentre poco più del 3% sono
    costituite in abitazione. Queste ultime sebbene siano le meno frequenti sul totale delle rapine, trasmettono grande senso di insicurezza nei cittadini.
  • VIOLENZA CONTRO LE DONNE. 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una violenza fisica o
    sessuale nel corso della vita (31,9% della classe considerata). 3.961.000 sono state vittime di violenze fisiche, 5.000.000 hanno subito violenze sessuali. Complessivamente, circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. Nella maggioranza dei casi (quasi il 70%), il responsabile delle violenze fisiche e sessuali è il partner.
  • DELITTI COMMESSI DA STRANIERI. La quota di stranieri sul totale dei denunciati e degli arrestati per la gran parte dei reati è decisamente più alta rispetto all’incidenza della popolazione straniera nel nostro Paese. Bassa è l’incidenza degli stranieri per rapine in banca o negli uffici postali (3-6%), mentre più alta (circa 70%) per i borseggi. In media, gli stranieri costituiscono il 51% dei denunciati per rapina in
    abitazione o furto in abitazione, il 45% dei denunciati per rapina in pubblica via, il 19% per le estorsioni e il 29% per le truffe e le frodi informatiche.
    Un terzo dei denunciati lo troviamo associato a gran parte dei reati violenti: dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% per gli omicidi consumati e al 31% per quelli tentati, al 27% dei denunciati per lesioni dolose. E’ importante sottolineare che la netta maggioranza dei reati viene
    commessa da stranieri irregolari
    , mentre quelli regolari hanno una delittuosità analoga alla popolazione italiana.

Il rapporto indica poi alcuni elementi di valutazione della paura di subire reati. Da almeno quattordici anni, tale paura appare stabile, se non addirittura in lieve declino. Dal 1993 l’Istat ha chiesto a un campione rappresentativo di famiglie italiane se considerasse a rischio di criminalità la zona in cui vivevano. Nel 2005 meno del 30% dichiara di considerarla molto o abbastanza a rischio, e la quota corrispondente nel 1993 era di poco superiore al 30%.Tale paura è più elevata al sud che al nord e al nord che al centro, con differenze che riguardano anche le tendenze nel tempo. Se è vero che la paura di subire un reato non è cresciuta nell’arco degli ultimi 14 anni, ha dimensioni non trascurabili. Oltre una persona su quattro si sente poco o per niente sicura quando cammina sola al buio la sera nel proprio stesso quartiere (in particolare in Sicilia, Lazio, Lombardia e Campania).

Nella presentazione del rapporto alla stampa, il Ministro Amato mette in evidenza alcuni punti essenziali che riguardano i dati rilevati. Innesto sulle sue considerazioni le mie, particolarmente rispetto al ruolo della stampa nella definizione delle priorità e delle emergenze:

  • i fenomeni che presentano un consolidato trend in calo (ad es. gli omicidi) vengono percepiti al contrario a causa dall’impatto emotivo che hanno sull’opinione pubblica gli episodi criminosi che avvengono e che vengono messi in evidenza dalla stampa.
  • è essenziale analizzare e comprendere i dati, senza farne un uso emotivo, che facilmente porta ad identificare lo straniero con il criminale. In estrema sintesi, se ad un 5% di immigrati regolari in Italia è ascrivibile, un tasso di criminalità pari a quello rilevabile per i reati commessi da cittadini italiani, non ha senso parlare di EMERGENZA SICUREZZA A CAUSA DEGLI STRANIERI
  • Chiaramente, se parliamo di immigrati irregolari, le cose cambiano. Proprio fra essi si concentra la criminalità sia per la violazione della normativa sull’immigrazione, che per i reati predatori. In particolare, essi sono frequenti nel Nord Est italiano in ragione della concentrazione di ricchezza e della notevole presenza di flussi migratori clandestini.
  • Rispetto alla nazionalità degli arrestati, i dati del Ministero rilevano che sono tre quelle maggiormente responsabili di “fenomeni di criminalità vera”: rumeni, albanesi e marocchini. Ma sarebbe fortemente irresponsabile identificarli con l’insieme degli immigrati.

In conclusione, il dato veramente impressionante è l’aumento dei reati “familiari”. Dalle parole dello stesso ministro appare chiaro che si tratta di una situazione molto brutta, proprio in considerazione che nella maggioranza dei casi è il partner l’autore della violenza.

Ma questo fa molto, molto meno notizia dello spauracchio straniero e soprattutto non corrobora l’azione repressiva intrapresa con grande clamore dagli esponenti del nuovo partito di maggioranza, il Partito Democratico.

Ciò che mi crea maggiore fastidio è comunque la “fontana” di ipocrisia che attraversa i commenti di politici irresponsabili che, complici i media, prima creano le premesse per le bravate delle squadracce (odio razziale, dagli al mostro straniero, ecc.) e poi ne deplorano le azioni con sommo distacco ed irritazione.

Meglio sarebbe stato, principalmente da parte dei Sindaci delle città maggiormente interessate al problema degli immigrati clandestini (e quindi NON dei NOMADI!), intervenire a suo tempo ed IMPEDIRE la nascita delle baraccopoli, senza aspettare che esse si trasformassero in città vere e proprie, e quindi in problemi di difficilissima risoluzione.

In ogni caso, la soluzione non può e non deve essere l’espulsione di massa o i campi di conc… pardon! di accoglienza, magari costruiti ai confini dei comuni (come il progetto del mega campo nomadi di Castel Romano, presso Pomezia), per scaricare sulle amministrazioni limitrofe i problemi della gestione di queste impressionanti masse umane.

Invito ad andare a leggere l’articolo pubblicato da Guerrillaradio, che con maggiore sintesi, si colloca sulla stessa linea dei miei commenti.

2 Commenti

  1. Commento di michele dotti on Giovedì 29 Maggio 2008 12:10

    Perfettamente d’accordo sull’articolo!!!

    Al proposito ho appena realizzato un video, proprio sul tema della sicurezza, che smonta molti dei luoghi comuni che anche voi affrontate.

    Lo trovate nel mio blog:
    http://micheledotti.myblog.it/

    oppure direttamente su YouTube:
    http://www.youtube.com/watch?v=dngPVk-gaH4&eurl=http://micheledotti.myblog.it /

    Vi chiedo, se possibile, di inserirlo nel vostro sito.

    Questo è il codice per includere il filmato nel vostro blog !!!!

    Grazie mille e a presto,

    Michele Dotti
    http://micheledotti.myblog.it/

  2. Commento di Marco Marsilli on Lunedì 23 Giugno 2008 11:04

    Incredibile: l’emergenza sicurezza è una bufala di proporzioni colossali.
    Ho trovato temi di ulteriore approfondimento sul sito di FIAB (Federazione Italiana amici della Bicicletta) all’URL http://www.fiab-onlus.it/download/note_ici_riviste.pdf e su “Vita no profit” ho trovato un’intervista a Mario Furlan, fondatore dei City Angels in Italia (all’url http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=92881).
    Mi domando se siamo così spaventati che non vogliamo vedere l’ovvio.

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