Proprio non gli va giù oltretevere che si accendano i fari su come gira no i soldi fra i contribuenti italiani, lo Stato e la CEI. Dopo 4 puntate dell’inchiesta di Curzio Maltese per Repubblica, dopo i primi lampi di battaglia, sono passati all’artiglileria pesante. Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha iniziato la controffensiva verso gli articoli di “Repubblica”. In perfetto stile canonico tuona: “Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società”.
In pieno delirio inquisitorio, Tarciso Bertorquemada aggiunge che “L’ora di religione è sacrosanta” e, sapendo che in Spagna le affermazioni del Vaticano contano quanto il due di spade quando regna bastoni, si mantiene comunque cauto sulla “deriva anticlericale” di quel governo.
Sapendo di poter contare su un bagaglio bimillenario di assurdi logici, ricorda che “Le difficoltà delle famiglie di arrivare alla fine del mese sono reali”, mentre si augura “che le promesse del Governo vengano matenute” e che le “risorse limitate… siano impiegate a favore della famiglia, dei figli, della solidarietà”. Dimenticando che parecchi soldi dei contribuenti che faticano ad arrivare a fine mese, finiscono proprio nelle profonde “tasche a chiocciola” di Santa Madre Chiesa.
Non tarda la replica di Ezio Mauro che dalle pagine di Repubblica (Democrazia e religione), che sottolinea come il tono usato sia perentorio e inusuale in qualsiasi democrazia: più adatto a un Sillabo. In sostanza, al Vaticano non piace un’inchiesta giornalistica che fa luce su alcuni fatti che dovrebbero essere per loro stessa natura chiari e noti.
Per fortuna, Bertorquemada, sebbene esponente di una “potenza straniera” non può ordinare di bloccare il lavoro di un giornale o decidere se e quando un’inchiesta può essere pubblicata. Ma il fatto grave è proprio il tentativo arrogante di depotenziare il lavoro di indagine di un giornale italiano, sapendo di poter contare su numero si appoggi sia di altri media, sia di alcuni fan politici. Nella libera dialettica democratica, l’esponente della “Casta delle sottane rosse” avrebbe tutto il diritto, se non il dovere, di esporre fatti concreti e dare piena giustificazione di quello che accade, senza vedere una minaccia in tutto. Una reazione così arrogante, violenta e antidemocratica non può non far pensare che su quei fatti ci siano accordi sotto banco e negoziati occulti, dei quali non si dovrebbe parlare.
Come dice un signore che è nelle nostre istituzioni parlamentari fin dalla Costituente, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Ed in fatto di peccati, quell’altra casta ha un discreta esperienza!



Ultimi commenti