Giù le mani da internet: il virus della malainformazione – 2


Torno sul tema del Disegno di legge di riordino dell’editoria che negli ultimi tempi ha scatenato un putiferio in gran parte ingiustificato, soprattutto nel mondo della blogosfera, almeno in quella degli autentici blognauti che scrivono e dialogano in rete, senza scopi commerciali o di lucro.

Come era facile attendersi, grazie anche al turbine di proteste, il testo del Disegno di legge approvato dal Governo il 12 ottobre sarà modificato, per escludere espressamente dall’obbligo di registrazione al ROC tenuto dall’Autorità Garante per le Comunicazioni chi opera sulla rete con forme e prodotti che non costituiscano un’organizzazione imprenditoriale del lavoro. Sono citati in maniera esplicita i siti personali e i siti ad uso collettivo. La modifica sarà attuata mediante inserimento di un comma aggiuntivo all’art. 7.

Non occorre essere esperti di diritto pubblico o privato per comprendere che saranno esclusi solo i siti che non effettuano un’attività di lucro, ovvero che operano con un’organizzazione ed un fine imprenditoriale.

La notizia l’ha data Zeusnews, che precisa che la modifica intende escludere i blog dalla “tassa su Internet”, riferendo quanto detto dall’autore del testo, il sottosegretario Levi.

La posizione prevalente fra le persone più esperte di internet sarebbe quella dell’eliminazione completa dell’articolo 7. Fra questi si collocano Mario Adinolfi (candidato alle primarie del Pd), Giuseppe Giulietti (deputato dell’Unione) e Pietro Folena (presidente della commissione Cultura). Quest’ultimo precisa, giustamente, che nonostante la specificazione proposta da Levi, possono esserci realtà di confine, come i siti internet informativi senza scopo di lucro e quelli partoriti da volontariato e da associazioni e in generale tutte quelle realtà che hanno come scopo l’informazione in sé e non la vendita dell’informazione.

Pessima figura, invece fa Beppe Grillo, che conferma la sua vocazione di comico tuttologo, domandando nel suo blog: “Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro? Chi propone pubblicità dal suo sito, ricade in questo caso? Chi vende un prodotto on line è un imprenditore del lavoro?”. Dimostrando di essere solo interessato a fare rumore. Anche se rimane interessante la citazione che riporta dal Times , che in “Assalto geriatrico ai bloggers italiani” definisce l’Italia una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. E non ha torto, purtroppo (il Times, ovviamente).

8 risposte a Giù le mani da internet: il virus della malainformazione – 2

  1. Condivido le perplessità di Grillo, e le nuove specificazioni del sotto-segratario di Prodi non sono affatto chiare.
    Con “organizzazione imprenditoriale del lavoro” si può intendere davvero di tutto : Levi non ha detto “strutture informatiche a supporto esclusivo di attività munite di partita iva”.
    Dimmi tu come la interpreti, allora …

  2. Leggendo in modo integrato gli articoli 2082 e 2555 del nostro codice civile si può comprendere che cosa si intenda per “organizzazione imprenditoriale del lavoro”

    Essa fa riferimento all’attività condotta da un soggetto che, in modo continuativo e professionale, organizza un complesso di risorse (beni, servizi e persone) affinché esso costituisca un’attività economica organizzata, ovvero un’azienda.
    Indipendentemente dall’essere orientata o meno alla produzione di un lucro, l’azienda (e quindi l’organizzazione imprenditoriale del lavoro) costituire un sistema di risorse che si combinano sotto la guida di un imprenditore per la produzione di beni e servizi il cui valore è superiore alla somma del valore dei fattori produttivi che hanno concorso a crearli.

    Certo, la formulazione del testo della modifica all’articolo 7 poteva essere scritta meglio, ma il senso mi sembra abbastanza chiaro: chi esercita l’attività editoriale online attraverso un’azienda è soggetta alla registrazione e alla conseguente normativa.

  3. “un sistema di risorse che si combinano sotto la guida di un imprenditore per la produzione di beni e servizi il cui valore è superiore alla somma del valore dei fattori produttivi che hanno concorso a crearli.”

    Bene, siccome l’investimento per la costruzione di una sito è quasi pari a zero (il valore del pc usato, il mantenimento annuale del dominio, l’abbonamento mensile per la connessione a internet) se uno vende – faccio un esempio – libri e gadget on-line auto-prodotti, rischia tranquillamente che la sua attività (svolta nel tempo libero ma con costanza ed aggiornamenti quasi quotidiani) diventi “azienda”.
    Se il testo rimane così, l’interpretazione concreta e quotidiana sarà affidata alle linee-guida che verranno diffuse in tutti gli uffici italiani, scritte dai Grandi Burocrati per essere lette ed applicate fattivamente dai Piccoli Burocrati.
    Stratex sei un grande, ma – perdonami – non mi sento rasserenato dalla tua spiegazione tecnica (della quale, comunque, ti ringrazio).

  4. Caro Bufalo,

    Se:
    1. crei gadget e libri destinati alla vendita
    2. effettui la vendita online
    3. per gestire la vendita e la comunicazione online usi un sito
    4. per il sito sostieni direttamente o indirettamente costi e investimenti

    allora, stai mettendo in piedi un’azienda e non è un rischio, ma una certezza.

    Se al lavoro partecipi da solo, o al massimo con la prevalenza dei tuoi familiari, sei un piccolo imprenditore.

    Negli altri casi:
    1. o sei un imprenditore (e quindi agisci per trarre guadagno dall’attività che eserciti)
    2. o sei un ente pubblico (che agisce a servizio della comunità)
    3. o sei un’associazione priva di fini di lucro (onlus, ecc. che agisce per servire i valori per cui è fondata)

    Bisogna poi chiarire che cosa si intenda per “professionalmente”. Su questo non saprei come aiutarti a capire.

    In ogni caso, come dici anche tu, l’applicazione è demandata all’AGCOM che definirà le linee guida e le modalità di applicazione. E sul fatto che siano dei burocrati, ci puoi giurare!

  5. “[ ... ] allora, stai mettendo in piedi un’azienda e non è un rischio, ma una certezza.”

    Appunto.
    Vi sono parecchie persone – ed io tra queste – che nel web organizzano “cose” per pura passione e un piccolo ritorno di danaro (o nullo, com’è nel mio caso, attualmente) … la burocratizzazione coatta della propria attività on-line già da sola può far desistere alcuni di questi soggetti, “colpevoli” solo di strutturare la propria area con diversi servizi, per renderla più accogliente, interattiva e funzionale agli utenti abituali ed occasionali. Spendendo parecchie ore settimanali nel proprio progetto.
    Figuriamoci cosa potrebbe succedere con l’aggiunta di una tassazione forfettaria o minimale : ci sarebbe veramente da fare le barricate nelle strade “reali” – io ci sarei – per difendere il proprio diritto ad esistere nel “mondo virtuale” E secondo le proprie modalità.
    Senza la lotta, il web italiano rischierebbe di perdere alcuni dei migliori elementi, con danno per tutto il movimento.
    Attendo quindi il testo di legge definitivo, per capire dove si spingerà l’arroganza di quest’ignoranti che stanno nelle poltrone dei ministeri.
    Stiamo attenti.

  6. Una buona notizia che raffredda gli animi. C’è da constatare, come credo tu dici, che qui non c’è neanche malizia. Ma il fatto che siano settantenni lascia comprendere come siano fuori da un mondo che nato da poco si muove a velocità straordinarie.

  7. Pingback: Kaspo’s blog » Blog Archive » Nuova legge anti-internet

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s