
Continua l’inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica. Nella prima puntata, in sintesi, erano stati messi in evidenza gli elementi seguenti:
- La chiesa cattolica ci costa quanto la casta dei politici (oltre 4 miliardi di euro/anno), tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale, così suddivisi: 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione, 250 milioni/anno in media per finanziare i grandi eventi, fra i 400 ed i 700 milioni di mancato incasso ICI, 500 milioni di esenzioni IRAP 600 milioni di elusione fiscale (redditi sottratti all’imposizione in virtù dell’interpretazione estensiva delle normative) nelle attività turistiche.
- è diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio “ritorno sociale”;
- La CEI dichiara di spendere i contributi che riceve in questo modo: 45% per esigenze di culto”, “spese di catechesi”, attività finanziarie e immobiliari, ecc.; 35% per stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani; 12% per interventi di carità in Italia; 8% per interventi di carità all’estero.
Viene poi messo in evidenza il potere assoluto che ha la CEI di decidere la distribuzione dei fondi, con le conseguenti implicazioni di natura ricattatoria nei confronti di vescovi e diocesi “dissidenti”.
Nell’articolo pubblicato il 3 ottobre (e riportato in calce), invece, si scopre che:
- Gli spot della chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l´unica fonte d´informazione sull’otto per mille, che sono convinti che i fondi dell’otto per mille alla chiesa cattolica vadano soprattutto per la carità in Italia e nel terzo mondo.
- In base ad un machiavellico meccanismo, in Italia, le quote di 8×1000 non espresse nella dichiarazione dei redditi (60%) vengono assegnate sulla base del 40% di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90% nelle casse della CEI. In Europa vale il principio dell’assoluta volontarietà.
- Nel primo anno del lancio del 5×1000 (oltre 600 milioni) per ricerca e volontariato, ha aderito il 61% dei contribuenti, contro il 40% di quelli dell’8×1000 (e con una informazione ridotta al minimo).
- Il 5×1000 alla ricerca, dal 2007 ha un tetto massimo di 250 milioni, e quindi non è più il 5×1000, ma meno del 2×1000. Il resto finirà nelle casse del Tesoro.
- Lo stato non spende una lira per spiegare il meccanismo della ripartizione dell8x1000. La chiesa cattolica non dichiara nemmeno quanto costano le campagne annuali che fa.
- Nelle gerarchie ecclesiastiche, c’è chi pensa che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta alla Chiesa». Ma la Commissione Europea non ci sta e chiede conto dei privilegi fiscali del Vaticano.
- La revisione periodica dell’8×1000, prevista dal 1985, non ha mai avuto luogo, garantendo un flusso di denaro abnorme nelle casse della CEI. Già nel 1973 Carlo Cardia parlava del rischio di «un finanziamento pubblico irragionevole che potrebbe raggiungere la soglia dell’incostituzionalità se riferito al valore della laicità quale principio supremo dell’ordinamento». Nel frattempo, Cardia ha cambiato idea e ritiene che l’inchiesta di Repubblica sia «una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi». Cardia è da sempre nella commissione che dovrebbe rivedere l’entità dell’8×1000.
Vai alle altre puntate: 28 settembre 2007, 25 ottobre 2007, 25 ottobre 2007 – seconda parte, 10 novembre 2007, 26 gennaio 2008.
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Dove finisce l’otto per mille segreto da un miliardo di euro
Nove milioni per la campagna pubblicitaria sullo tsunami ma alle vittime è andato solo un terzo. E alla fine l´ottanta per cento dei contributi assegnati rimane alla Chiesa cattolica
di Curzio Maltese (collaborazione di Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
Le campagne dell´«otto per mille» della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono ´etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione. Ben girate, splendida fotografia, musiche di Morricone, storie efficaci, a volte indimenticabili. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l´orizzonte cupo. Voce fuori campo: «Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l´onda ha trasformato tutto in nulla». Stacco sul logo dell´otto per mille: «Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti». Zoom su barche e reti. «Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi». Slogan: «Con l´otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti». Un capolavoro.
La campagna 2005, affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi, secondo Il Sole 24 Ore è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello tsunami, tre milioni (fonte Cei), lo 0,3 per cento della raccolta. Nello stesso anno, l´Ucei, l´unione delle comunità ebraiche italiane, versò per lo Sri Lanka e l´Indonesia 200 mila euro, il 6 per cento dell´«otto per mille». Un´offerta in proporzione venti volte superiore, in un´area dove non esistono comunità ebraiche.
Gli spot della Chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l´unica fonte d´informazione sull´otto per mille. Consegue una serie di pregiudizi assai diffusi. Credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa cattolica usi i fondi dell´otto per mille soprattutto per la carità in Italia e nel terzo mondo. Le due voci occupano la totalità dei messaggi, ma costituiscono nella realtà il 20 per cento della spesa reale, come conferma Avvenire, che pubblica per la prima volta il resoconto sul numero del 29 settembre. L´80 per cento del miliardo di euro rimane alla Chiesa cattolica.
Tanto meno gli spot cattolici si occupano d´informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi, il 60 per cento, vengono comunque assegnate sulla base del 40 per cento di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90 per cento nelle casse della Cei. Questo compito in effetti spetterebbe allo Stato italiano. Lo Stato avrebbe dovuto illustrare e giustificare ai cittadini un meccanismo tanto singolare di «voto fiscale», unico fra i paesi concordatari. In Spagna per esempio le quote non espresse nel «cinque per mille» restano allo Stato. In Germania lo Stato si limita a organizzare la raccolta dei cittadini che possono scegliere di versare l´8 o 9 per cento del reddito alla Chiesa cattolica o luterana o ad altri culti.
Il principio dell´assoluta volontarietà è la regola nel resto d´Europa. Lo Stato italiano lo adotta infatti per il «cinque per mille». Anzi, fa di peggio. Il «cinque per mille» è nato nel 2006 per destinare appunto lo 0,5 dell´Irpef (660 milioni di euro, stima ufficiale delle Entrate) a ricerca e volontariato. Nel primo (e unico) anno hanno aderito il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell´ «otto per mille»: un successo enorme. Le sole quote volontarie ammontano a oltre 400 milioni. Ma con la Finanziaria del 2007 il governo ha deciso di porre un tetto di 250 milioni al fondo, che si chiama sempre «cinque per mille» ma è ridotto nei fatti a meno del due. Le quote eccedenti verranno prelevate dall´erario. Con una mano lo Stato dunque regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l´altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modulo 730 il «voto fiscale» espresso da un cittadino in alto a favore delle chiese vale in termini economici quattro volte il voto nel «cinque per mille». Perché due pesi e due misure?
Lo Stato in diciassette anni non ha speso una parola pubblica, uno spot, una pubblicità Progresso, per spiegare il senso, il meccanismo e la destinazione reale dell´otto per mille. Ed è l´unico «concorrente» che ne avrebbe i mezzi, oltre al dovere morale. Gli altri (Valdesi, Ebrei, Luterani, Avventisti, Assemblee di Dio) dispongono di fondi minimi per la pubblicità, peraltro regolarmente denunciati nei resoconti. Mentre la Chiesa cattolica è l´unica a non dichiarare le spese pubblicitarie, riprova di scarsa trasparenza.
L´unica voce a rompere il silenzio dello Stato fu nel 1996 quella di una cattolica, come spesso accade, la diessina Livia Turco, allora ministro per la Solidarietà. Turco propose di destinare la quota statale di otto per mille a progetti per l´infanzia povera. Il «cassiere» pontificio, monsignor Attilio Nicora, rispose che «lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa». Fine del dibattito. Oggi Livia Turco ricorda: «Nella mia ingenuità, pensavo che la mia proposta incontrasse il favore di tutti, compresa la Chiesa. L´Italia è il paese continentale con la più alta percentuale di povertà infantile. Al contrario la reazione della Chiesa fu durissima, infastidita, e dalla politica fui subito isolata. Ho vissuto quella vicenda con grande amarezza».
La politica non ha mai più osato fare «concorrenza» alla Chiesa cattolica, anzi l´ha favorita con un pessimo uso del fondo. Nel 2004 i media hanno dato grande risalto alla trovata del governo Berlusconi di utilizzare 80 dei 100 milioni ricevuti dall´otto per mille per finanziare le missioni militari, in particolare in Iraq. Degli altri venti milioni, quasi la metà (44,5 per cento) sono finiti nel restauro di edifici di culto, quindi ancora alla Chiesa. La percentuale di «voti» allo Stato italiano è crollata dal 23 per cento del 1990 all´8,3 del 2006.
All´atteggiamento remissivo dello Stato italiano ha fatto da contraltare una crescente aggressività da parte delle gerarchie ecclesiastiche e soprattutto dei politici al seguito, cattolici e neo convertiti, nel rivendicare il denaro pubblico. In agosto, quando la commissione europea ha chiesto lumi al governo Prodi sui privilegi fiscali del Vaticano, nell´ipotesi si tratti di «aiuti di Stato» mascherati, l´ex ministro Roberto Calderoli, già protagonista delle battaglie anticlericali della Lega anni Novanta, ha chiesto al Papa di «scomunicare l´Unione Europea». Rocco Buttiglione ha avanzato un argomento in disuso fra gli intellettuali dai primi del ‘900, ma oggi di gran moda. Secondo il quale i privilegi concessi dalla Stato al Vaticano sarebbero «una compensazione per la confisca dei beni ecclesiastici dello Stato Pontificio».
Un revanscismo già sepolto dalla Chiesa del Concilio. Nel 1970 Paolo VI aveva «festeggiato» con la visita in Campidoglio la breccia di Porta Pia: «atto della Provvidenza», una «liberazione» per la Chiesa da un potere temporale che ne ostacolava l´autentica missione. Joseph Ratzinger scrive ne «Il sale della terra»: «Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stata per lei la salvezza».
La legge 222 del 1985 istitutiva dell´otto per mille, perlopiù sconosciuta ai polemisti, in ogni caso non accenna ad alcuna forma di «risarcimento» per le confische (argomento insensato nell´Italia di vent´anni fa). Lo scopo primario della legge di revisione del Concordato fascista del ‘29 era di garantire un sostituto della «congrua», ovvero lo stipendio di Stato ai sacerdoti. Nei primi anni lo Stato s´impegnava infatti a integrare l´otto per mille, fino a 407 miliardi, nel caso di una raccolta insufficiente per pagare gli stipendi. In cambio il Vaticano accettava che una commissione bilaterale valutasse ogni tre anni l´ipotesi di ridurre l´otto per mille nel caso contrario di un gettito eccessivo.
Ora, dal 1990 al 2007, l´incasso per la Cei è quintuplicato e la spesa per gli stipendi dei preti, complice la crisi di vocazioni, è scesa alla metà, dal 70 al 35 per cento. Eppure la commissione italo-vaticana non ha mai deciso un adeguamento. Perché? Senza avventurarsi in filosofia del diritto, si può forse raccontare il percorso di uno dei componenti laici della commissione, Carlo Cardia. Il professor Cardia, insigne giurista di formazione comunista, consigliere di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, ha esordito da fiero «difensore del diritto negato in Italia all´ateismo» («Ateismo e libertà religiose», De Donato, 1973). Nel 2001 è Cardia a invocare una riduzione dell´otto per mille, in un saggio pubblicato dalla presidenza del consiglio: «Dall´otto per mille derivano ormai alla Chiesa cattolica, meglio: alla Cei, delle somme veramente ingenti, che hanno superato ogni previsione. Si parla ormai di 900-1000 miliardi l´anno di lire. Il livello è tanto più alto in quanto il fabbisogno per il sostentamento del clero non supera i 400-500 miliardi. Ciò vuol dire che la Cei ha la disponibilità annua di diverse centinaia per finalità chiaramente “secondarie” rispetto a quella primaria del sostentamento del clero; e che lievitando così il livello del flusso finanziario si potrebbe presto raggiungere il paradosso per il quale è proprio il sostentamento del clero ad assumere il ruolo di finalità secondaria».
Previsione perfetta. «Tutto ciò – concludeva Cardia – porterebbe a vere e proprie distorsioni nell´uso del danaro da parte della Chiesa cattolica; e, più in generale, riaprirebbe il capitolo di un finanziamento pubblico irragionevole che potrebbe raggiungere la soglia dell´incostituzionalità se riferito al valore della laicità quale principio supremo dell´ordinamento».
Nel tempo il professor Cardia è diventato illustre collaboratore di Avvenire, il giornale dei vescovi. I suoi temi sono cambiati: l´apologia del rapporto fra i giovani e Benedetto XVI, la lotta ai Dico, l´esaltazione del Family Day. Ciascuno naturalmente ha il diritto di cambiare idea. Ma è opportuno che, avendole cambiate sul giornale della Cei, continui a far parte di una commissione governativa chiamata a stabilire quanti soldi lo Stato deve versare alla Cei? Nell´ultimo editoriale su Avvenire il professor Cardia tuona contro l´inchiesta di Repubblica, «una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi».
Senza contestare nel merito un singolo dato, nega con veemenza che la Chiesa costi troppo agli italiani e s´indigna per «l´indecente» accostamento con la «casta». E´ lo stesso professor Cardia che il 20 febbraio scorso dichiara in un´intervista: «Io porterei la quota dell´otto per mille al sette, vista l´imponente massa di danaro che smuove. Basti pensare che dall´84 a oggi nessuno, se non per controversie politiche, vi ha posto mano».
Con le altre confessioni lo Stato è assai meno generoso. In risposta a un´interrogazione dei soliti radicali, nel luglio scorso il ministro Vannino Chiti ha citato come prova della bontà del meccanismo «il fatto che anche i valdesi hanno chiesto e ottenuto le quote non espresse». Chiesto sì, ottenuto mai. Incontro la «moderatrice» della Tavola Valdese, Maria Bonafede, il «Ruini» dei valdesi, nella modesta sede vicino alla Stazione Termini. «Per motivi etici avevamo rinunciato alle quote non espresse, ma nel 2000, visto l´uso che ne faceva lo Stato, le abbiamo chiese. Abbiamo incontrato governi di destra e di sinistra, il vecchio Letta e il nuovo. Ogni volta ci rinviano. Se la ottenessimo oggi, la vedremmo solo nel 2010. Lo Stato anticipa i soldi alla Cei, ma agli altri li versa con tre anni di ritardo».
Ai valdesi sono andati nel 2006 circa 5 milioni 700 mila euro, ma avrebbero diritto a oltre 13 milioni. Il resto lo trattiene lo Stato. La Tavola Valdese usa i soldi dell´otto per mille al 94 per cento per la carità e il rimanente alla pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee. Lo stipendio base, uguale dalla «moderatrice» all´ultimo pastore, è di 650 euro al mese. Maria Bonafede spiega: «I soldi dell´otto per mille arrivano dalla società e vi debbono tornare. Se una Chiesa non riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere».
(3 ottobre 2007)

La storia ci insegna che i casi di personaggi ecclesiastici invischiati nel marasma economico sono numerosi. Ma non solo. Ormai non esiste quasi più nessuno che sia all’oscuro dei due millenni di soprusi commessi dalla Chiesa, dallo stato Pontificio, e poi dal Vaticano, quali: omicidi, stragi, torture, roghi, autodafè, persecuzioni, razzismo, xenofobia, antisemitismo, crociate e guerre di ogni tipo, sfruttamento delle donne, oscurantismo, false donazioni, manipolazioni storiche, reati economici e ladrocini vari, reati politici ed ingerenze di potere, sessuofobia, abusi sessuali e pedofilia – fino ai giorni nostri, etc.etc.
Nel cristianesimo la fede è il rapporto di libera accettazione dell’individuo con Dio, e tale dovrebbe rimanere.
Il fatto che ci sia un’istituzione governativa a gestire questo rapporto personale nell’ambito strettamente spirituale, è di per sé un fattore altamente immorale, immeritevole, indegno, turpe, spregevole, vergognoso, ed assolutamente anticristico, quindi antireligioso.
E quando la cultura scarseggia ecco che l’illusione della religione trionfa, nel senso che si insidia facilmente nei meandri dell’ignoranza. Non a caso il popolo dei credenti rimane tranquillo e sottomesso nella sua posizione, senza avere reale consapevolezza di cosa sia il cristianesimo, tanto a livello storico quanto in ambito teologico.
In questo modo i popoli sono portati ad agire secondo le regole, nel caso della religione di dogmi prestabiliti, quegli stessi dogmi creati dal clero sotto le mentite spoglie del divino per alimentare nei sudditi il senso di colpa per i propri peccati, ed il perdono per i reati delle cariche ecclesiastiche.
In questa prospettiva la religione, ed in buona parte la scienza asservita alle istituzioni, più che fonti di progresso e di emancipazione, sono divenute apparati di dominio, a totale discapito della razionale autodeterminazione del popolo. In tal senso ritorna utile il detto di Oscar Wilde: <>
Ad ogni modo le statistiche parlano chiaro: in Italia, come nel resto dell’Unione Europea, c’è un netto calo di affluenza alle messe da parte dei fedeli, così come c’è un drastico calo di vocazione ecclesiastiche (i preti da 60.000 sono scesi a 39.000). Parallelamente sono aumentati i divorzi e le convivenze, e gli studenti che scelgono l’ora di religione nelle scuole sono sempre meno.
La corretta informazione ci ha mostrato la violenza moralistica nell’esercizio di un potere svuotato di realtà, ma non di stupidità e prepotenza, secondo modelli mediatici che sono peculiari del capitalismo. La corretta informazione ci ha mostrato la moralità clerico totalitarista attraverso l’ipocrisia delle sue parole consolatrici, pensate dalla gerarchica statale-monarchica, sulla base di concetti anacronistici mescolando diabolicamente tali modelli con quelli spirituali.
Ma soprattutto la corretta informazione ci ha reso consapevoli del fatto che l’apparato ecclesiastico, avendo come motivo di vita l’interesse economico, deve far si che il popolo si identifichi con il titolo di cristiano-cattolico, poiché ogni cristiano è un membro della società che attraverso la sua quota contribuisce a rimpinzare le casse della curia e di tutto il suo apparato.
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queste cose fanno rabbrividire, ma in questa società bigotta “la chiesa non si tocca”
tutta fatica sprecata…
Buongiorno a tutti,
volevo segnalare che i soprusi della Chiesa continuano ancora oggi in modi diversi,in modo lieve o grave, ma sempre con quel sottofondo di pregiudizio che fa loro giudicare chi è una persona e chi è come un cane.Io vivo da anni in un istituto religioso per motivi di studio e di soprusi ne ho visti tanti. Al momento sono costretta a vivere in una stanza dove i servizi” igienici “sono al limite dell’igiene.Dal bagno viene fuori un nauseabondo odore di fogna e quando faccio presente la cosa alla superiora, scattano le minacce di mandarmi via seduta stante.Al momento, per tanti motivi ,tra i quali economici, non me ne posso andare.Non so piu’ che cosa fare, ma la cosa che mi ferisce di più è questa “truffa” , questo far pensare alla gente che hanno una sorta di monopolio della bontà,che il buono è solo e soprattutto da loro, ma dietro la faccia pulita si nasconde un abisso di sopruso e pregiudizio.Solo chi ci vive a contatto può conoscere bene queste cose.
http://www.kattoliko.it/leggendanera/index.php
la chiesa è l’unico posto dove trovano tutti una casa…
x Aghata: sputi nel piatto dove mangi, ti ospitano ti aiutano e li parli alle spalle così… vergognati!!!!!!!!
@ giux
un altro commento così e sei fuori, chiaro?
Per Giux:
forse hai capito male, mia cara, io dalle suore pagavo 300 euro e avevo una stanza che puzzava come una fogna, e quando c’è stata quella pioggia torrenziale novembre scorso, dove Roma si era allagata e nelle metro non si vedevano più le scale ma solo acqua, con la città bloccata (nessuno si poteva muovere, neanche in auto), ho chiamato le suore avvertendole del problema, mi hanno detto:”dormi fuori”, chiudendomi il telefono in faccia. Alla fine ho dormito in palestra (e ringrazio il titolare che non mi ha lasciato sotto la pioggia)al freddo, con i vestiti bagnati, per terra e senza niente per coprirmi eccetto un copridivano di stoffa leggera.
Quindi, cara, non mi hanno aiutata per niente,e non vado oltre a raccontare se no scrivo un papiro……..questo è solo un esempio.
Io sono cattolica e credo in Cristo ma per me la cricca del clero & affini (non tutti ma una buona parte) sono come i farisei al tempo di Gesù. Mio padre dice sempre che suore e preti sono quelli che hanno crocifisso Cristo, e questo accade ogni volta che con la loro “elemosina” tolgono la dignità ad una persona giudicandola, limitandone la libertà (anche di credo),trattando quella persona come se fosse di serie B solo perchè non ha molti soldi in quel momento.
Per cui mia cara Giux io non ho niente da vergognarmi, casomai si dovrebbero vergognare loro, e ricordati che tutto torna nella vita, tutto è come una ruota che gira, e la chiesa pagherà tutti i piccoli e grandi soprusi diventando sempre più piccola per numero di fedeli, e questo perchè da scandalo di se stessa.
Ciao e buona vita
Il dio Pluto, l’ICI, La Provvidenza e le costruzioni di Sua Eccellenza.
Gent.mi sigg.ri,
come in precedenza, mi permetto di indirizzare Loro l’ultima lettera
aperta da
me sottoscritta ed indirizzata al vescovo di Vallo della Lucania, a
proposito delle Sue attività edilizio-commerciali. Segnalo, inoltre, il
processo
che a metà del prossimo mese di ottobre la Unione Europea dovrebbe avviare ai
danni dello Stato italiano, a proposito degli “aiuti di stato” ICI e IRES
concessi agli enti ecclesiastici. Questi ultimi, infatti, oltre a non pagare,
giustamente, l’ICI sugli immobili adibiti a chiese, fanno passare per
“luoghi di culto” anche immobili destinati ad attività puramente commerciali
(alberghi, ristoranti, cine-teatri etc. etc.), evadendo l’ICI per circa
duemiliardi
di euro l’anno. Sipensi che il Vaticano risulta proprietario di 100.000
fabbricati in Italia per i quali non versa l’ICI ai Comuni. A tal
proposito basterà seguire,
su internet, quanto è stato pubblicato sull’argomento dal famoso
Giornalista di Repubblica Curzio Maltese, auore anche del libro “La questua:
quanto
costa la chiesa agli italiani”. Ringrazio Loro per la cortese attenzione e
porgo
le mie più vive cordialità.
Michele Murino
cell. 334.32.66.442
Il dio Pluto, l’ICI, La Provvidenza
e le costruzioni di Sua Eccellenza.
Lettera aperta al Vescovo (ancora per poco) della Diocesi
di Vallo della Lucania, Mons. Giuseppe Rocco Favale
Eccellenza, mi perdoni se ancora una volta mi permetto di disturbare,
distogliendoLa dagli ultimi ed assilanti problemi che Lei,
amorevolissimo, è impegnato a risolvere, a costo di titanici sacrifici,
nell’unico ed
esclusivo interesse dei Suoi cari “Figli” e adorati “Fratelli” del Cilento.
Eccellenza, la concessione edilizia per la costruzione delle case
canoniche, con annesso ed esclusivo attico per Sua Eccellenza (Gesù nacque in
una
mangiatoia e visse in assoluta e lieta povertà) ed il “Centro socio-
culturale “La Provvidenza” (490 posti a sedere), come da progetto, prevedeva
la
realizzazione del necessario parcheggio. Sennonchè – ne sono
profondamente convinto – a causa della Sua
innocentissima e mera distrazione – del parcheggio in discorso, non si
ha visione alcuna.
Eccellenza reverendissimo: dov’è finito il parcheggio da Lei
ampiamente documentato in mq. 2000 nel progetto presentato alla Prefettura,
al
fine di ottenere il collaudo del cine-teatro? Eccellenza, da circa tredici
anni, Lei continua ad esercitare l’attività commerciale di cine-teatro – con
ben
490 posti a sedere – senza l’obbligatorio parcheggio. Gli spettatori del
cine- teatro hanno da sempre depositato le proprie
auto sulla via Rubino, invadendo a dismisura ed abusivamente anche
l’area di servizio carburanti del signor Massimo Valiante.
Infatti, subito dopo il collaudo prefettizio del cine-teatro, sono
comparse, come per magia, sugli stessi 2000 mq. destinati a parcheggio, due
strutture. Una destinata a “mensa per i poveri”, trasformata immediatamente
in
ristorante – dove si rilasciano fatture con IVA al 10%
(e cosa vuol dire la dicitura: “solo a fini pastorali” – perchè,
forse, al ristorante il “Sinodo”, tra le altre libagioni, si somministrano
genuini formaggi pecorini? Dove si organizzano banchetti, feste per
battesimi, compleanni, prime comunioni e dove si paga, si mangia, si mangia
bene
e si è costretti a subire – purtroppo – almeno per me -alla fine di ogni
portata - l’apparizione di una indefinita immagine
insieme ad alcune pecorelle nel fondo di ogni piatto. Apparizione
che, nel mio caso, sfortunatamente, ha affaticato non poco, la mia
digestione); l’altro manufatto – forse per emulare “Pierre de Fredy, il
Barone de
Coubertin” – ideatore delle Olimpiadi – destinato ad attività
ginniche, ovviamente con prestazioni tutte a pagamento (sembra che qualche
fanciullo, il cui papà aveva dimenticato di corrispondere la retta di 30 euro
al
mese, sia stato rinviato a casa, piangendo). E l’ICI? Eccellenza, l’ICI su
questi Immobili adibiti ad autentiche e sfacciatissime “attività
commerciali”, Eccellenza reverendissimo, l’ICI viene corrisposta al Comune? E
se
no, perchè, dal momento che i detti manufatti in discorso non sono destinati
a luoghi di
culto? Solo perchè il cine -teatro, si denomina “La Provvidenza” (assistenza
benevola di Dio a favore delle creature – con un’immagine di Gesù
benedicente sul
boccascena – dove, negli anni, sono state programmate anche
pellicole per niente educative, sotto l’aspetto della morale – tipo
“American Pie”, “Natale sul Nilo”, “Natale a Beverly Hills” – dove sono stati
presentati alcuni allestimenti teatrali volgarmente unici) – e il ristorante
si
denomina “Sinodo” (perchè quest’ultimo, come titolo, si rifà alla riunione
del
clero di una chiesa locale convocata e presieduta dal vescovo, al quale solo
però compete il potere di legiferare?) E cosa importa tutto ciò,
Eccellenza, se al Suo “Sinodo”, si mangia e si paga – si paga e si mangia –
si mangia e
si paga e non si paga l’ICI!?! Visto tutto ciò, io, il ristorante, lo avrei
denominato “Da Peppino alla Provvidenza”. E anche nella palestra,
Eccellenza, ha fatto apporre qualche simbologia sacra, al fine di
risparmiare,
risparmiare l’Imposta Comunale sugli Immobili?
Alla faccia di tutti coloro che corrispondono, come per legge, l’ICI
sui manufatti adibiti ad attività commerciali e, soprattutto, alla faccia
dei titolari delle imprese di ristorazione, ai danni dei quali – molto
probabilmente – Lei produce “concorrenza sleale”. Al Comune di Vallo,
i funzionari responsabili osservano in silenzio assordante, le Sue
attività commerciali. Eccellenza, e se costruendo le case canoniche ed il
cine-
teatro Lei avesse già sfruttato le volumetrie a disposizione? Come e dove
avrebbe recuperato i calcoli volumetrici per costruire il ristorante e la
palestra? Eccellenza, nessuna delle sue faraoniche costruzioni è adibita a
luogo
di culto. Probabilmente, l’unico vero culto praticato in quelle tre
strutture è la “plutomania”, ovvero il culto di Pluto, dio del danaro,
attraverso
la bramosia della ricchezza o dell’oro. Aristofane, commediografo
greco, sull’argomento, ci ha lasciato una tra le sue più belle e famose
commedie: Pluto (408-388). Nella Divina Commedia, invece, Dante pone Pluto
nel
VII Canto, come guardiano dell’Inferno, in cui vengono puniti gli avari e
gli fa
recitare uno dei versi più famosi dell’intero poema: “Pape Satàn, pape Satàn
aleppe!”. Durante tutto il “ventennio” cilentano, Lei, Eccellenza
reverendissimo,
benefattore instancabile, emulando San Giovanni Bosco (è proprio Sua questa
autocelebrativa affermazione sul quotidiano “la città”) è stato guida
e soprattutto pastore illuminante per questo Suo prezioso gregge
cilentano. Chissà, qualc’altro, forse, tramando alle Sue spalle e tradendo i
Suoi profondi, convinti ed
altruisti sentimenti cristiani di “Buon Samaritano”, ha generato l’idea delle
attività edilizo-commerciali. Eccellenza: il Signore l’abbia in gloria!
Eccellenza, io sono l’unico che ha capito fin troppo bene le Sue grandi
capacità! Eccellenza Lei è un genio! Lei è l’unico, vero, grande
imprenditore che abbiano mai conosciuto i cilentani in saecula saeculorum
(Amen!).
Lei, Eccellenza, andrebbe candidato al Nobel o in subordine alla laurea
“Honoris causa” con Cattedra in Economia, alla bocconi.
E’ molto comodo fare l’imprenditore utilizzando il portafogli altrui.
Perchè le dette attività Lei, in modo geniale, le avrà portate avanti,
probabilmente, avendo a disposizione le casse della Diocesi e non
utilizzando il Suo portafogli, come sono costretti a fare gli altri. E qui sta
la
Sua grandezza, Eccellenza. Mi segue, Eccellenza?
E chiudo, Eccellenza, prendendo in prestito una sapida boutade da
Napoleone Bonaparte, il quale era solito dire: “Sono circondato da preti che
ripetono incessantemente che il loro regno non è di questo mondo, e intanto
mettono le mani su tutto quello che possono afferrare.” Eccellenza, infine,
mi
scuso ancora per il disturbo arrecato e resto in attesa di un Suo gradito
riscontro, prima del Suo prossimo e terribile distacco da questa
Terra cilentana che, Le assicuro, sarà luttuoso non solo per Lei ma,
soprattutto, per questa “Vallo di lacrime”. Immediatamente dopo l’annuncio
televisivo delle Sue dimissioni, Eccellenza, ho visto uomini battersi il capo
e le
ginocchia. Ho visto donne strapparsi i capelli e le vesti nere, bagnate di
lacrime, intonando lamenti funebri. A ruba, Eccellenza, mi creda, sono andati
a ruba migliaia di lacrimatoi!
Nemmeno a borsanera se ne trova uno.
Un devotissimo saluto da Michele Murino.
W SUA ECCELLENZA