Grillo: politica, strategia e marketing

Sun TzuContinuo il mio centellinare di riflessioni sul fenomeno Beppe Grillo. Oggi mi vorrei soffermare a fare delle considerazioni su ciò che ruota attorno a Beppe Grillo.

Si, perché va chiarito che il fenomeno Beppe Grillo, non è Beppe Grillo, ma il SISTEMA che ha messo in piedi.

Dopo aver messo alla berlina i socialisti, a cavallo degli anni ‘90, Grillo scompare dalla televisione.
Continua a fare spettacoli mettendo al centro della sua satira alcuni temi economici (all’epoca parlava addirittura di signoraggio!), ecologici, di costume e legati alla tecnologia. Insomma, quello che fa adesso. Solo che all’epoca ce l’aveva a morte con il computer e l’informatica.
Si è conquistato un ampio seguito di pubblico, fino a voler diffondere le sue idee attraverso un mezzo di comunicazione che ha saputo usare in modo innovativo. Con questo ha costruito una vera e propria comunità on line che in due anni si è trasformata di un insieme di gruppi che, nel bene e nel male, operano nella realtà materiale. Oggi, con l’interesse dichiarato di entrare nelle “stanze dei bottoni” anche se a livello locale.

Ora, pensare che un individuo solo possa mettere in piedi tutti questo è pura follia. Infatti, il “sistema Beppe Grillo” è formato da alcuni elementi essenziali, sui quali è opportuno puntare l’attenzione per capire meglio. Vediamoli:

  • Casaleggio & Associati. Si tratta di una società di consulenza strategica di Rete. Citata in fondo alle pagine del blog di Grillo nei credit, i fondatori, gli associati ed i partner sono esperti di lunga data del mondo della rete, del business e della comunicazione e provengono da prestigiose università italiane e non. Nel loro sito, espressioni come “democrazia diretta” e “Una strategia di Rete presuppone una visione di insieme in cui modelli di business, intranet e web marketing siano valutati congiuntamente”, convivono allo stesso livello.
  • La redazione del blog. Uno staff di persone molto qualificate (almeno questo emerge dalla lettura complessiva del blog) tiene in piedi il blog, che è ai primissimi posti delle classifiche nazionali e non figura male neanche in quelle mondiali. Gestione delle relazioni via e-mail, realizzazione del “Grillo news”, interventi massicci sulla qualità dei commenti che vengono scritti dai frequentatori, creazione di un articolo al giorno, spesso basato su ricerche in rete e su competenze tecniche non banali, interviste, riprese, ecc.. Tutto questo richiede un impegno quotidiano ed un discreto numero di collaboratori; ad occhio ne immagino fra i 6 e gli 10, tra fissi e consulenti. Ovviamente, il tocco finale, l’articolo quotidiano, è scritto da Beppe Grillo o “revisionato” da lui, dato che il suo tratto è inconfondibile.
  • Meetup.com. Con il suo sottodominio interamente dedicato a Beppe Grillo, Meetup.com è il punto forte della strategia in rete. Il momento in cui si passa da un blog (sebbene utilizzato in modo “improprio”) in cui Beppe parla al pubblico in rete, alla costituzione della comunità virtuale. Nasce esattamente il 10 giugno 2005, con la creazione del gruppo di Milano, che da allora si è stabilizzato sui 1.600 iscritti. Segue a ruota Roma, il 16 giugno 2005, oggi a quota 1.521.
    Meetup è una (delle tante) piattaforme che consentono di creare e organizzare gruppi di persone coagulate attorno uno specifico interesse, facilitando lo scambio della comunicazione, della discussione e della documentazione. Chi apre un gruppo meetup, deve pagare una certa quota mensile: qualche centinaio di gruppi fra Italia ed estero fanno un bel business.
    Ad un’indagine veloce, non emergono connessioni diretta fra il board of directors di meetup e il vertice della Casaleggio. Non è pertanto ipotizzabile alcuna “preferenza indotta” per l’uso della piattaforma americana, piuttosto che un’altra, nonostante i numerosi pettegolezzi e le più svariate illazioni che si possono reperire in rete.
  • Casa Editrice. Non si capisce bene se esista un editore vero e proprio o se tutto sia autoprodotto. In ogni caso, tutta l’attività commerciale per la vendita dei prodotti promossi attraverso il sito è gestita dalla Casaleggio su mandato di Beppe Grillo, come specificato nelle condizioni di vendita on line.
  • Campagne e fund-raising. Fare “test” è importante. Le numerose iniziative lanciate in rete, con ricadute sui media tradizionali, hanno segnato un crescendo di partecipazione, che ha “marcato il territorio” con i temi più forti ribattuti sulla stampa e inseriti negli spettacoli.
  • Momentum. Il “momentum, lo spunto, l’evento. Segnano il punto di avvio di un processo o di un meccanismo, il momento dal quale sarà necessario meno sforzo per farlo andare verso l’obiettivo finale. In effetti di “momenti” nel sistema Beppe Grillo ce ne sono stati parecchi. Quello delle liste civiche sembra essere quello che prelude all’obiettivo più ambizioso: entrare nelle istituzioni.

Mettendo tutti questi fattori insieme, a mio giudizio, si intravede la presenza di un vero e proprio “Sistema Beppe Grillo“, con una precisa strategia sapientemente orchestrata da un gruppo di consulenti di ottima esperienza, che sfrutta al meglio le opportunità tecnologiche e sociologiche che offre internet in sinergia con i media tradizionali. Insomma un fragrante impasto di comunicazione, informazione e idee facili da vendere; non sentite anche voi profumo di Mulino Bianco?

8 Commenti

  1. Commento di mikecas on Mercoledì 19 Settembre 2007 3:16

    tu dici?
    a me sembra un odore diverso….
    :)

  2. Commento di Oscar Ferrari on Mercoledì 19 Settembre 2007 7:51

    Questa della quota mensile da versare è proprio interessante. Bel post, complimenti

  3. Commento di francesca on Mercoledì 19 Settembre 2007 7:58

    è così…il siatema che ha messo in piedi! :)

  4. Commento di nynoblog on Giovedì 20 Settembre 2007 11:44

    Non avevo dubbi sul fatto che Grillo fosse un’azienda. Anche se spesso è difficile valutarne le dimensioni. Interessante ricerca! :-)

  5. Commento di Massimiliano Artibani on Giovedì 20 Settembre 2007 5:59

    Si può parlare di democrazia in crisi?, le piazze che si riempiono con nuovi fenomeni riuniti in un grande calderone linguistico che li definisce antipolitica, il proliferare di nuove liste civiche, libri che diventano best sellers ed additano i politici come la casta dei privilegiati da combattere, la necessita di un sistema giudiziario più breve nelle sue procedure decisionali, l’invocazione da parte della gente ad un maggiore rispetto delle leggi e le discussioni dei politici che mettono sul piatto la questione sicurezza, sono tutti aspetti che da una parte potrebbero essere interpretati come sintomo di un grande fermento politico sociale, potrebbe valere l’equazione che a maggior dinamismo e discussione equivale maggiore democrazia, da un altro mettono in luce come il metodo di sviluppo delle democrazie contemporanee mostri delle falle che rischiosamente potrebbero diventare delle voragini.
    Il punto nodale della crisi che si sta mettendo in atto è verso il criterio ed il significato stesso del sistema di rappresentatività e delega nel sistema democratico.
    Traendo spunto dalla enciclopedia wikipedia si può dire che Le prime definizioni di democrazia risalgono all’antica Grecia e sono alquanto diverse da quelle usuali oggi.
    Un esempio è il principio aristotelico che distingue fra tre forme pure e tre forme corrotte di governo: monarchia (governo del singolo), aristocrazia (governo dei migliori) e politía (governo di molti), esse secondo il filosofo rischiavano di degenerare rispettivamente in dispotismo, oligarchia (governo di un’élite), e democrazia (potere gestito dalla massa e succube della demagogia).
    Sul concetto di democrazia moderno hanno avuto grossa influenza le idee illuministe, le rivoluzioni del XIX secolo, in particolare la Rivoluzione francese con il suo motto di libertà, uguaglianza e fraternità. Sia la carta costituzionale americana del 1787 che quella francese del 1791 vertevano sul principio della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario). Il suffragio universale, il primato della costituzione e la separazione dei poteri sono le basi della democrazia rappresentativa.
    Un’altra importante caratteristica delle democrazie moderne è la separazione tra Stato e Chiesa, cioè l’indipendenza da tutte le religioni. Questo principio è strettamente connesso con quello della laicità dello stato.
    In seguito si è diffuso il concetto che una democrazia moderna debba avere anche una stampa libera, evidenziando così un quarto potere.
    Per molti oggi ai poteri esistenti bisogna aggiungere delle authority, come quella che garantisce la concorrenza e quella che si occupa della privacy (riservatezza) dei cittadini e dei loro dati personali.
    Ma non bisogna dimenticare Sen, indiano il quale chiarisce che la democrazia non è un’invenzione dell’Occidente: “Quella che va corretta è la tesi, frutto solo d’ignoranza, dell’eccezionalismo occidentale in materia di tolleranza”. A questo proposito Sen cita l’editto di Erragudi, emanato nel III secolo AC in India, un manifesto alla tolleranza.
    In definitiva oggi il concetto di democrazia è visto in modo dinamico, come una necessità per la forma di governo di adattarsi agli sviluppi economici e sociali in modo da garantire al popolo i diritti fondamentali.
    Nell’ambito di questo ragionamento possiamo tranquillamente affermare che oggi due sono gli elementi, per lo meno ad un primo livello di ragionamento, che vengono problematizzati, il parlamento ed i partiti.
    Stuart Mill o Max Weber nelle loro idee di democrazia, ad esempio non avevano mai parlato di partiti ne di sistema che oggi elegge i rappresentanti del popolo in parlamento, sistema fra l’altro regolamentato da una legge specifica che ne definisce le regole di elezione (legge elettorale n.d.r.)
    Quindi potrebbe esistere una democrazia senza partiti? Probabilmente si con l’elezione diretta delle persone su collegi uninominali, ognuna portatrice di una propria idea e di un proprio programma, certo ci potrebbero essere interessi comuni e questi convergerebbero su singoli progetti e singole deliberazioni. Un sistema di saggi potrebbe controllare la moralità e la coerenza con il programma elettorale del politico ecc ecc., ma qui siamo già nel campo delle possibili evoluzioni del modello democratico e di possibili scenari di modelli ulteriori di democrazia.
    Il punto invece sul quale voglio soffermarmi, si colloca più in profondità e riguarda la base stessa dello stato democratico cioè la sua Costituzione o se preferite la sua base valoriale. Tutte le costituzioni del mondo occidentale si basano sul sistema del possedere. Questo comporta l’attenzione a categorie come il lavoro, la dignità, il benessere, l’educazione, la diversificazione sociale, in chiave economica.
    Quello che sta nascendo invece da un movimento come quello che si è sviluppato tramite il blog di Beppe Grillo, mostra in nuce (bisognerebbe sapere quanto chi ne fa parte ne è consapevole) un modello sociale nuovo basato sul sapere. Questo reinterpreta tutte le categorie sopracitate in chiave completamente differente. Dico una cosa banale, ad esempio lo stesso concetto di conflitto, in una società fondata sul sapere, perde la propria intrinseca energia distruttrice poiché non senso entrare in conflitto quando per sapere di più è necessario comunicare e quindi dialogare e scambiarsi saperi.
    Se riflettiamo solo su questo aspetto, si può dire che la democrazia come la intendiamo oggi certamente è in crisi. Sono in crisi le categorie costituzionali che la reggono. Bisogna immaginare un nuovo tipo di democrazia che possa essere un’evoluzione della prima, con tutto un sistema di leggi ed amministrazione della comunità sociale che ne consegue.
    La soluzione a questa crisi potrebbe essere il dispotismo illuminato?
    Probabilmente no, non solo per un fatto storico, ma anche perché rappresenterebbe il sistema delegante portato all’eccesso, al suo apice, una cosa molto vicina più al materializzarsi della religione nello stato (in fondo una religione monoteista come il cattolicesimo, l’ebraismo o l’islamismo è la forma più elevata di dispotismo si possa immaginare) Infatti il Re era investito direttamente da Dio e lo rappresentava sulla terra con o senza mediatore papale ( dipende dai periodi storici).
    Oggi è il modello sociale stesso messo in crisi e non la procedura di applicazione o se volete la forma di governo.

    Massimiliano Artibani

  6. Commento di stratex on Venerdì 21 Settembre 2007 10:09

    Innanzitutto saluto l’amico Artibani, che lamento di non frequentare copme dovrei, data la grande sintonia e l’affetto che ci legano.

    Effettivamente, stiamo assistendo ad una trasformazione dei modelli che hanno caratterizzato i precedenti secoli.
    Nuove tecnologie, nuove velocità, nuovi paradigmi economici, nuovi popoli che emergono.

    Tentare di rispondere a queste sfide con gli strumenti tradizionali è ingenuo, patetico. Diventa dannoso se non ci si rende conto che quando le “categorie” saltano, deve cambiare anche il sistema di riferimento e di analisi, insieme al sistema degli strumenti di soluzione.

    Che le istituzioni democratiche tradizionali siano in crisi, non v’è dubbio. Che sia in crisi un valore come la democrazia, invece, non lo credo. Piuttosto, il problema è: dato che considero il diritto a partecipare alle scelte e all’equa distribuzione dei benefici prodotti un valore fondante, in quale modo esso può essere esteso e garantito per il maggior numero possibile di soggetti?

    La complessità, la velocità, l’estensione e la complicazione del sistema globale determinano oggi una sostanziale e diffusa compressione dei due fondamentali diritti che ho tratteggiato sopra, frapponendo ostacoli insormontabili alla loro attuazione. Barriere che sono di tipo economico, culturale, fisico e temporale e che interagiscono come una trappola intelligente. La conoscenza è la chiave, per averla occorre impegnare tempo, denaro e avere gli strumenti tecnologici (accesso) e culturali per “decodificare” ed elaborare. Se si spende molto in questo, rimane poco per la vita degli affetti, dei sentimenti e dei convivi.

    Quindi il problema non è solo nella “qualità delle istituzioni” e del loro rapporto con i cittadini, ma anche, e soprattutto, nella qualità del sistema. Se questo è bloccato, tali saranno le istituzioni. Se invece il sistema è fluido, le istituzioni tenderanno ad adeguarsi, poiché sono una sua espressione.
    Guardare, quindi alla crisi delle istituzioni e cercare di risolvere lì il problema, significa NON VEDERE il problema o vederne solo un lato o una dimensione.

    Oggi, allo stato attuale dei fatti, i partiti non possono essere cancellati in un sol colpo. Sono in crisi profonda. Se sapranno aprirsi e cambiare potranno assumere un nuovo e più significativo ruolo. Se rimarranno incastrati ed ingessati, saranno superati da nuove istanze e da nuove forme di accesso, vestita da partiti per entrare nelle istituzioni, ma sostanzialmente differenti da loro. Ci sarebbe anche l’ipotesi rivoluzionaria-totalitaria, ma preferisco non parlarne.

    Tutto sta a vedere se l’abito non finirà per fare il monaco, ovvero se il travestimento non trasformerà le nuove forme di accesso alle istituzioni nei vecchi partiti, impedendo loro di avviare il cambiamento dall’interno, prima che il cambiamento non sia prodotto dall’esterno, magari in modo non pacifico.

    Io ho trovato delle risposte interessanti a questi interrogativi nelle parole di Roberto Mangabeira Unger, filosofo brasiliano pressoché sconosciuto in Italia, che ha tracciato le linee di un “manifesto per la sinistra del XXI secolo”, dove si disegna come la nuova società si potrebbe organizzare anche in rapporto con le istituzioni ed i governi. Una lettura da non perdere: Democrazia ad alta energia.

  7. Commento di stratex on Venerdì 21 Settembre 2007 7:22

    Un simpatico partecipante ad un forum (http://www.spazioforum.net/forum/index.php?s=d8ea2f50fccb539ab09e90da3aae8eb0&showtopic=37416&st=192) scrive:
    “Chiedo scusa se rispondo in modo spezzettato, giornata faticosa. Volevo solo aggiugere un commento al post preso da un blog segnalato da Carvalho: http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/…ia-e-marketing/

    Il tizio che scrive il post sembra aver scoperto un “terribile” sistema grillo, una specie di setta pronta a tutto che non la racconta giusta (da come lo presenta l’articolo, scritto da uno che in rapporto ai fenomeni mediatici crede ancora a babbo natale o e’ cascato dal pero settimana scorsa), sarebbe composto da:

    - Casaleggio & Associati: la società di consulenza web che gli gestisce il sito (bene.. e allora?)
    - la redazione del blog: qualche persona che lavora per e con Grillo alla redazione del suo sito, da come ne parla sembrano agenti del Kgb, invece sono verosimilmente un grafico e qualche redattore, persone che sanno scrivere in italiano e sanno usare un pc, e probabilmente condividono le idee e lo spirito di grillo (bene.. e allora?)
    - questa è bella: Meetup!!! “il punto forte della strategia” ani_biggrin.gif Fa scompisciare il tono da esperto del post.. Meetup è un sito comunitario americano a cui grillo si e’ iscritto anni fa ed avendo un traffico mostruoso e’ quasi sempre in testa alla classifica dei meetup. Dice che ha un sottodominio come se fosse un privilegio che acquisiscono solo gli ammanicati, quando invece ce l’hanno tutti..
    - casa editrice: non sa manco lui cosa sta dicendo
    - campagne, fundraising, momentum.. deliri vari che non vogliono dire nulla..

    Bah.. aspettiamo un’analisi del fenomeno grillo un po’ più seria, perchè il fenomeno indubbiamente c’è e merita attenzione, ma che non sfidi grillo sul campo della comicità!”

    A parte che ho fornito io stesso alcun indirizzi di analisi molto convincenti e meno comiche delle mie, vorrei far notare che era quasi ovvio che nessuno poteva mettere in piedi quel bailamme da solo.
    Il problema, non è se Grillo ha fatto una cosa strana o meno a mettere in piedi il sistema che ha creato, ma se questo sistema è compatibile e coerente con un sistema democratico, quali obiettivi vuole raggiungere e quali sono i valori di riferimento. Pressoché inutile se stiamo parlando di un comico… un po’ meno se si vuol fare politica.

    E questo, il sistema Grillo non ce l’ha proprio detto!

  8. Commento di Filippo on Domenica 23 Settembre 2007 12:28

    bel post, forse un po’ propagandistico con loggia massonica, ma lo spunto e’ buono.

    Faccio notare una sola cosa sul fenomeno Grillo come fenomeno blog. Impensabile per chiunque altro abbia un blog fare quello che ha fatto Grillo. Come fa notare l’autore del post, dietro al blog di Grillo ci devono essere 6-10 collaboratori a gestirlo a tempo pieno (moderare, prodorre i post, contatti con gli esperti che rilasciano interviste) oltre che una pianificazione ben studiata (3 mesi come pre V-Day e senza un tentennamento o un seppur minimo cambio di rotta? difficile da immaginare… ;) Tutte cose che si pagano. e salate.

    In altri termini: il fenomeno Grillo e’ economicamente possibile solo a chi ha gia’ le risorse finanziarie. Di fatto poi tutta questa democrazia diretta non ce la vedo, visto che Grillo propone e tutti obbediscono (bastava una minima discussione sui suoi 3 punti per renderli assai migliori) e che Grillo stesso non risponde mai ai commenti. A parte il mezzo internet, tutto questo nuovo non ce lo vedo, Roma ladrona…

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