Maurizio Magnani ha pubblicato un libro intitolato Spiegare i miracoli – Interpretazione critica di prodigi e guarigioni miracolose. Si tratta di un testo di notevole spessore teorico, nel quale vengono passati al pettine fitto alcuni dei maggiori presunti prodigi e miracoli riconosciuti dal Vaticano, per i quali è stato autorizzato ed incoraggiato il culto (e in alcuni casi sono state avviate le cause di beatificazione e canonizzazione).
Di questo brillante testo, la cui prefazione è di Piergiorgio Odifreddi, desidero mettere in evidenza un aspetto teorico che riguarda il metodo d’indagine e le conseguenti rivelazioni di inganni percettivi che a molta gente poco avveduta, fanno definire “straordinari” o “unici” dei fenomeni che sono invece assolutamente normali, sebbene si verifichino poche volte.
Parliamo in effetti di statistica, ma più in particolare della distribuzione di Gauss e del teorema di Bayes.
Rispetto alla distribuzione di Gauss, Magnani fa osservare quanto sia essenziale poter osservare un numero molto elevato di casi per comprendere se, effettivamente, un caso che sembra “straordinario” a chi possiede una visione limitata alla propria esperienza personale abbia questa caratteristica o meno. E’ infatti anche troppo comune sentire espressioni come “a memoria d’uomo” o “non ho mai sentito dire”, cui immancabilmente segue la classificazione di un evento, un caso o un fenomeno come unico o straordinario. Questo modo di fare, appartiene purtroppo alla maggioranza delle persone e fa si che, in modo del tutto arbitrario e logico, si estendano, ad esempio, a tutto il mondo impressioni personali, basate unicamente su osservazioni che fanno parte dell’esperienza individuale o di una ristretta cerchia di persone, commettendo un imperdonabile errore logico, che porta ad interpretare, giustificare e giudicare in modo scorretto gli eventi. Spesso infatti, i casi cosiddetti unici o apparentemente straordinari non appaiono più tali disponendo di dati di osservazione riferiti a campioni molto numerosi, cosa che normalmente non è nelle possibilità ordinarie di ciascuno di noi (vuoi per mancanza di tempo, vuoi per interesse, ecc.). Tali osservazioni, infatti si collocano nelle “code” della distribuzione di Gauss, nelle quali vanno a cadere proprio i casi che si discostano in maniera evidente dalla “maggioranza”, ma che sono solo “poco frequenti” e non straordinari!
Quindi, ogni volta che siamo tentati di affermare che un evento è unico, straordinario o prodigioso, o che siamo indotti a pensare che il resto del mondo si comporti secondo il nostro modo di vedere, chiediamo e chiediamoci sempre su quali basi si fonda il giudizio!
Veniamo ora al teorema di Bayes, che è in grado di misurare la predittività, l’efficacia e la precisione di test e sintomi, può essere applicato anche all’attendibilità delle testimonianze che sono riportate rispetto ad un determinato evento, salva la buona fede delle persone che le rendono. Secondo Magnani, un utilizzo diffuso e ragionato della legge di Bayes consentirebbe, ad esempio, di diminuire i casi di condanna di innocenti sulla base di prove testimoniali. Applicato al campo dei miracoli e dei prodigi, purtroppo per i credenti e anche per i creduloni, il teorema di Bayes è impietoso: la percentuale di guarigioni miracolose è significativamente più bassa di quella delle guarigioni spontanee normalmente osservate in persone che non vanno in pellegrinaggio e che non invocano il soprannaturale!
Una piccola chiosa.
Ci si potrebbe domandare che affidamento dobbiamo fare a quello che leggiamo sui giornali. La domanda è interessante in effetti e queste, secondo me sono le risposte:
- i fatti che le cronache riportano sono raccontati e se sono verificati su più fonti e coerenti possono essere credibili;
- le conclusioni, i ragionamenti, gli aggettivi usati e il modo di utilizzare i fatti di cronaca per corroborare opinioni sono i luoghi dove più facilmente si annidano i potenziali errori (e dico errori, non mistificazioni). Ognuno di noi deve sapere che chi scrive può, anche in buona fede, trarre conclusioni errate e fuorvianti; pertanto, bisogna mantenere autonomia di giudizio e riuscire a separare quello che viene raccontato dall’uso che l’autore ne fa.



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