Questioni di stile

Gianni Alemanno, Sindaco di RomaSergio Cofferati, Sindaco di BolognaLo stile conta. Eccome. Almeno quanto i contenuti. La forma è sostanza? No, ma la completa, la integra e le dà una rilevanza diversa, a seconda di come la forma si esprime ed è percepita.

Alemanno “parla a nuora perché suocera intenda” ed invece di convocare gli organizzatori del RomaPride per un incontro con il Sindaco presso gli uffici dell’Amminsitrazione Comunale, lancia un’esca attraverso una trasmissione di satira… Divertente, ma delegittimante sul piano politico e un po’ deprimente sul piano umano.

Dall’altra parte, Sergio Cofferati, Sindaco di Bologna, convoca i portavoce e gli organizzatori del BolognaPride (nazionale!) e li invita a Palazzo D’Accursio per un incontro ufficiale, con una lettera che dà il sapore della differenza, di cui riporto uno stralcio, per comodità di chi legge. Non credo occorrano altre considerazioni:

[...] è mio desiderio incontrarVi presso la Residenza Comunale per condividere, nello spirito della stessa manifestazione, le eventuali azioni utili a realizzare l’obiettivo di assicurare i diritti fondamentali della persona e di contrastare pregiudizi e discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e transessuali [...]

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Già che mi trovo, colgo l’occasione per trascrivere la lettera che Arcigay Roma - Gruppo ORA, DGP, Linfa Roma e Azione Trans hanno scritto dopo la riunione che chiudeva il dibattito sulla piattaforma del RomaPride (i link sono miei). Aggiungendo la mia risposta.

Carissime/i,

in merito alla riunione del 12 maggio riguardante la proposta di approvazione del documento politico per il Pride di Roma del 07/giugno/2008 ci tenevamo a precisare alcune cose.

Pur se il documento è condivisibile per alcuni contenuti, non lo è totalmente nella forma, o se preferite nei toni.

Esiste una sostanziale differenza tra l’essere fermi in una posizione e l’essere rigidi, tra l’essere protagonisti di un fare politica al passo coi tempi e usare schemi e linguaggi obsoleti.

Tuttavia ci rendiamo conto che sarebbe un danno notevole, in questo scenario politico, che il Pride romano non vedesse la partecipazione di tutti, proprio perchè il pride è di tutti e non di qualcuno che decide modi e tempi senza dare spazio alla vera fase di decisione condivisa.

Sicuramente l’aver avuto più tempo per l’elaborazione del documento avrebbe permesso di migliorare e integrare maggiormente i pensieri, le azioni e le peculiarità di tutte le associazioni presenti. Nello stesso tempo cominciare a riunirsi con maggiore anticipo avrebbe permesso anche di migliorare e condividere maggiormente la struttura del pride e la sua organizzazione.

Per tali ragioni crediamo sia nostro preciso dovere partecipare al Pride di Roma, ma scegliamo di non sottoscrivere il documento politico redatto, e verremo al Pride rivendicando le nostre battaglie di sempre, evitando di produrre altri documenti che avrebbero il solo effetto di alimentare una polemica di divisione del movimento che non vogliamo e non cerchiamo, per questo chiediamo a tutti di evitare che il Pride diventi uno strumento di contrapposizione tra associazioni LGBT.

Quindi, in sintonia con molte associazioni, pensiamo che sia utile stabilire un agenda programmatica per l’organizzazione del Pride Romano 2009.

Quelle stesse associazioni che hanno espresso la sensazione di non essere state realmente coinvolte, se non per far numero e portabandiere ci proponevano di incontrarci subito dopo il pride romano.

Pur apprezzando l’energia e la passione delle associazioni che ventilavano come data già l’8 giugno 2008 crediamo che sarebbe preferibile rimandare tale data a sabato 27 settembre per permettere a tutti di “ricaricare le batterie”

Pensiamo che la strategia migliore sia la creazione di commissioni di lavoro che affrontino in maniera autonoma ma condivisa i vari aspetti dell’organizzazione.

Le aree di lavoro che proponiamo sono:

  1. Elaborazione Piattaforma e documento politico
  2. Logistica (percorso, richiesta permessi, palco etc..)
  3. Comunicazione (stampa, pubblicità, sito etc)
  4. Eventi (festa, eventi culturali e ricreativi collaterali)
  5. Raccolta fondi (fondi pubblici e sponsorizzazioni)

Siamo sicuri che l’energia, la passione e la creatività di tutti quanti noi e di tutti i volontari riuscirano a creare un Pride 2009 ancora più bello e significativo.

Arcigay Roma - Gruppo ORA
Di Gay Project
Azione Trans

LINFA Roma - Lega Italiana Nuove Famiglie

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Buongiorno a tutte e tutti,

Alla legittima esposizione di posizioni differenti da quanto deciso in forma assembleare, condivisa e consensuale dai partecipanti ai lavori di organizzazione del Roma Pride fino al 12 corrisponde l’assunzione responsabile di una posizione che non porta alla divisione. Ringrazio pertanto, non solo a titolo personale i sottoscrittori della lettera, sottolineando l’importanza del gesto di non produrre e diffondere un documento alternativo, consapevoli degli effetti negativi che questa azione potrebbe produrre.

Tengo a rimarcare che, nel contenuto della lettera non sono completamente condivisibili i punti in cui si afferma che vi sia “qualcuno che decide modi e tempi senza dare spazio alla vera fase di decisione condivisa”. Si può disquisire delle modalità, certamente sempre migliorabili, ma non certo sulla sostanza. Quello del 12 è stato il terzo incontro di coordinamento esteso a tutte le associazioni interessate al Roma Pride. Fin dal primo incontro c’è stato ampio spazio per il dibattito, la discussione e la presentazione di proposte alternative. Se non sono state avanzate, non si può che prenderne atto: esso possono essere l’evidenza di una situazione di egemonia da parte di qualcuno, così come l’espressione di una fiducia implicita e di un’approvazione manifesta da parte di chi non ha ritenuto di mettere in discussione quanto fatto o proposto. Ciascuno giudichi secondo i propri punti di vista e le proprie sensazioni.

Terminando la parte “ufficiale” del mio intervento, mi permetto di esprimere alcune considerazioni personali sul resto dei temi sollevati.

Personalmente, trovo che proporre la creazione di un comitato per l’organizzazione dell’Italia Pride del 2009 (nella convinzione personale, ma condivisa da moltissimi, che non devono esistere più Roma Pride ma Pride unitari, nazionali che si svolgono nella loro sede naturale, che è quella di Roma), proprio nell’ottica dell’evoluzione della manifestazione, sia cosa saggia, già sperimentata lo scorso anno, come in precedenti occasioni di grande successo internazionale, ed assolutamente da riprendere e consolidare.

Ma concentrare lo sforzo unitario, limitandosi all’organizzazione di un’unica manifestazione, mi sembra francamente riduttivo rispetto al vero grande problema dell’assenza di un movimento Q italiano, partecipato, democratico, rappresentativo ed unitario, al posto del quale esiste una pletora di associazioni che non riescono ad intercettare le esigenze della comunità Q che è ormai cresciuta per dimensione, maturità e livello dei bisogni e non possono quindi costruire una rappresentanza o anche solo una relazione credibile ed affidabile verso le istituzioni e le forze politiche ed ECONOMICHE, aspetto quest’ultimo fin troppo spesso tralasciato, impedendo che eventuali intenzioni da parte di soggetti privati di dare contributi materiali in modo trasparente potessero concretizzarsi e canalizzarsi verso i soggetti in grado di utilizzarli per i fini della COMUNITÀ e non di singoli soggetti associativi.

Ho cercato di esprimerlo in poche parole, ma il vero problema è indiscutibilmente questo (per chi avesse voglia di discuterne, c’è ampio spazio qui) e fin quando non si arriverà alla maturazione di un pensiero condiviso su questo tema e non si disegneranno le possibili soluzioni, continueremo ad affannarci ad attestare chi è più bravo ad affermare e tutelare i bisogni e le istanze di questo o quel microcosmo, ma non daremo mai un contributo serio al miglioramento delle condizioni generali della comunità Q nel suo complesso, facendo quindi solo a pochi un buon servizio, trascurando l’esigenza dei più.

Vi ringrazio per l’attenzione che mi avete dedicato e spero che la riflessione prosegua su temi di alto profilo, che sicuramente appartengono alle corde di tutte e tutti voi.

Costruire un movimento

Sole nascente, Pelizza da Volpedo

QUESTO POST E’ WORK IN PROGRESS e sarà modificato in base ai contributi che perverranno nella discussione.

Sono anni che disserto sul fatto che il movimento GLBT in Italia non esiste, non è riconosciuto, non ha potere di contrattazione, non esprime referenti credibili per le istituzioni e per la politica. Anni che parlo di questo problema e anni che nessuno mi dice che ho torto. Dopo ulteriori riflessioni, ne aggiungo una ancora più triste. Spesso ci si lamenta che chi potrebbe finanziare il movimento non lo fa. E mi sto dando questa risposta: e a chi li dovrebbe dare i suoi soldi? Per quale causa? A quale soggetto? Con quali garanzie? Insomma non lamentiamoci se non “girano” soldi (almeno non quelli legate alle feste di finanziamento) e il “movimento” non viene finanziato. Immaginiamo, toh! Dolce & Gabbana che vogliono dare 100.000 euro per la causa (o magari un certo Viki Hassan… chi ha buone orecchie per intendere, intenda), stante la situazione, ovviamente, se li terrebbero per se. Come appunto fanno.

Da qualche tempo sto facendo circolare privatamente una certa idea, cui è arrivato il momento di dare pubblicità, dato che il confronto privato non è sufficiente a dare concretezza e risalto, ma che, soprattutto, si rivela poco adatto per valutarla in tutte le sue sfaccettature.

Riprendendo le considerazioni iniziali, io penso che per uscire dall’impasse in cui vive la comonità delle persone che soffrono discirminazioni a causa dei modi e delle forme con cui esprimono affettività, sessualità e identità ed orientamenti sessuali, sia necessario avviare un processo costitutivo di base, partendo principalmente dal coinvolgimento delle persone ed integrando il prezioso lavoro che, sebbene nel loro piccolo, le associazioni GLBT hanno svolto nel tempo.

Io immagino la creazione di un soggetto pienamente democratico, a partecipazione diretta, a diffusione nazionale che sia riferimento per tutti i soggetti che desiderano partecipare al movimento (che per comodità chaimeremo glbt) e dialogare, attraverso di esso, con tutta la comunità di cui il soggetto è espressione.
Parto anche da una considerazione essenzialmente pratica: oggi nessuno degli esponenti delle associazioni separate e distinte può esprimersi a nome delle persone omosessuali, sia perché non ha nessuna forma di delega piena, sia perché al massimo può esprimere l’esigua porzione dei suoi associati, per non parlare del deficit di democrazia che nella pratica caratterizza proprio le associazioni a maggior numero di iscritti. Allora sarebbe importante che vi fossero localmente e a livello nazione, delle persone che abbiano invece una delega a rappresentare la comunità delle persone glbt e non semplicemente i soci di un’associazione locala, magari in conflitto con altre presenti sul territorio, che si delegittimano a vicenda depotenziando il potere negoziale a tutto discapito della comunità.

L’inizio - Comitato promotore e congresso

Il percorso dovrebbe partire con la creazione di un comitato promotore che lavori per disegnare la proposta da presentare ad un congresso in cui tutti coloro che son interessati possono partecipare. I lavori congressuali si dovrebbero concludere con un atto di fondazione e la scelta delle persone incaricate di portare avanti la prima serie di attività.

La prima tappa - Crescita e strategie

Alla fondazione, dovrebbe seguire un periodo dedicato alla crescita e al radicamento territoriale, durante il quale si dovrebbero instaurare un dibattito ampio sui valori, le esigenze e gli obiettivi da porsi. Un soggetto di questo tipo dovrebbe poter esprimere una visione della società, da contrapporre agli integralismi e ai “fascismi culturali” che costituiscono i principali impedimenti alla liberazione delle persone e al superamento degli steccati del moralismo ben pensante borghese e clericale.

Al termine di questa prima fase (circa un anno), si dovrebbe riuscire a formulare un piano strategico del movimento che traguardi un lungo periodo, con obiettivi ambiziosi di cambiamento sociale e a raggiungere una quota significativa di iscritti partecipanti, diciamo almeno 100.000 su tutto il territorio.

La seconda tappa - L’azione

Nella mia visione ideale, l’azione dovrebbe avere un piano politico nazionale e un piano locale declinato in modo coerente rispetto alle esigenze e alle realtà locali, pur mantenendo una perfetta coerenza complessiva.

Gli strumenti - WEB, WEB, WEB!

Soltanto le immense potenzialità di comunicazione, scambio e confronto che offre internet possono supportare un processo di questa natura. Le piattaforme di condivisione del lavoro, di costruzione del sapere e del confronto e di democrazia partecipativa on line divrebbero essere il fondamento per rendere i singoli in gardo di dare il massimo livello possibile, individualmente, di partecipazione.

Domande aperte

  1. Chi costituirebbe il comitato promotore ? Persone esterne alle attuali organizzazioni o persone già impegnate e che inevitabilmente porterebbero il loro contributo ma anche la loro visione precostituita?
    Il Comitato promotore, il cui scopo è solo quello di predisporre un primo progetto da sottoporre a dibattito (anche in più fasi) e a congresso proprio la natura del soggetto, i suoi fini e le sue modalità operative. Indubbiamente, dovrebbe essere aperto alla partecipazione dei soggetti interessati e nascerà per “contatto diretto”, ovvero attraverso i rapporti già esistenti fra coloro che condividono l’idea di massima. Sarà poi il comitato stesso ad avviare una prima fase di confronto con i partecipanti per valutare quali forme assumere. Ovviamente il contributo di personalità oggi lontane dal movimento e disinteressate alla vita delle associazioni, troverebbe in questo modo un ampio spazio di espressione, senza rinunciare al patrimonio di esperienza che le associazioni stesse poterbbero apportare.
  2. Il soggetto avrebbe colore politico?
    Pur essendo un movimento politico, tale soggetto rappresentativo e propositivo deve avere per sua stessa natura una neutralità di schieramento. Non certo nel senso che non debba esprimere giudizi politici, ma nel senso che deve essere aperto al dialogo con tutte le forze che richiedano con esso un confronto, oltre a porsi come promotore di iniziative nei confronti delle istituzioni sia a livello locale, che nazionale.
  3. (e questo esclude già l’ARCI da possibile punto di partenza) perchè i diritti personali non sono nè di destra nè di sinistra, ma di tutti

Cui prodest?

Il Roma Pride, come noto, è alle porte e, come arcinoto, è sempre una ghiotta occasione per darsi da fare. C’è chi si dà da fare per organizzare ed assicurarne il successo e chi, invece si dà da fare per altri motivi, per lo più incomprensibili a chi non è al corrente di certi fatti. Dato che anche io ne sono all’oscuro, sarò cronista e non opinionista, limitandomi a pormi l’antico quesito CUI PRODEST?

Antefatto

  • in accordo con le associazioni che hanno partecipato a riunioni convocate sul tema, si è deciso che la stagione dei gay pride si sarebbe aperta con la contemporanea di Roma e Milano il 7 giugno, per proseguire con Biella, Bologna e Catania. L’appuntamento di Bologna è nazionale.
  • Gianni Alemanno, nel frattempo è eletto sindaco di Roma, dopo che la coalizione di centro destra vince le politiche con ampio vantaggio
  • si tengono alcune riunioni per proseguire con l’organizzazione dell’evento di Roma (affidata al Circolo Mario Mieli) e definirne i contenuti politici. Si decide di rimanere ancorati ai documenti politici dello scorso anno che rimangono totalmente attuali.
  • in una di queste riunioni, i convenuti decidono di affidare a Rossana Praitano e ai suoi collaboratori del Circolo Mario Mieli il compito di stendere il documento sulla base di precise indicazioni di contenuto e di tono, in considerazione della valenza fortemente rivendicativa della manifestazione, proprio in relazione all’esito delle elezioni e al mutato quadro di riferimenti politici.
  • Gianni Alemanno esterna sul Pride a Roma
  • il documento viene compilato e inviato alle associazioni che collaborano al coordinamento per l’organizzazione ed i contenuti, con la richiesta di segnalare eventuali integrazioni o correzioni.
  • Gianni Alemanno viene intervistato alla radio e “apre” sulla questione del Pride.
  • il 9 maggio Arcigay nazionale e romana, Arcilesbica Roma e DGP scrivono una lettera aperta al sindaco Gianni Alemanno, in cui si chiede apertamente un incontro per parlare del Pride di Roma.
  • il 9 maggio, la presidente di Arcilesbica Roma viene sospesa dal suo incarico (sospensione ratificata anche da Arcilesbica nazionale) in aperta dissociazione dalla lettera inviata.
  • il 10 maggio il Circolo Mario Mieli dirama un comunicato stampa in cui precisa che non sono stati richiesti incontri di sorta al sindaco, anche in considerazione del fatto che non sono stati ancora consolidati i documenti politici, sui quali avviare un eventuale confronto con le istituzioni, sul tema del pride.

Il fatto di oggi

Oggi pomeriggio, 12 maggio, si tiene una riunione di aggiornamento sui temi organizzativi (consolidamento del documento steso in base alle indicazioni mandatorie espresse nei precedenti incontri), che inevitabilmente prende le mosse dalla lettera pubblicata nei giorni precedenti.

Le parti coinvolte direttamente e le altre associazioni convenute si esprimono sui fatti degli ultimi giorni mettendo in evidenza gli aspetti negativi che derivano dall’iniziativa. Tutti gli interventi delle associazioni non direttamente coinvolte esprimono fortissime perplessità sul valore e sul senso della lettera, e soprattutto tendono ad evidenziare l’effetto di divisione e di dialettica conflittuale che caratterizza la realtà romana.

Dopo aver ampiamente dibattuto su questi temi, si passa al documento steso da Rossana ed emendato in base alle osservazioni nel frattempo pervenute (documento A). A questo punto,DGP e Arcigay distribuiscono una nuova versione del documento, pesantemente ricalcata su quello predisposto da Rossana, ma ampiamente ridimensionato per tono ed elementi basilari (il documento B risulta essere presentato da DGP, Arcigay Roma, Azione Trans, Linfa Roma, Gay&Geo).

La discussione che segue, evidenzia che Arcigay ritiene il documento un po’ troppo forte nei toni, mentre DGP preferisce riservarsi di decidere, poiché considera non accettabile la formulazione di Rossana.

Gli interventi di tutte le associazioni (escluse ovviamente quelle promotrici della versione alternativa), tendono a confermare che il testo di Rossana è un testo condiviso in altre sessioni di lavoro, sia nei toni che nei contenuti, che già rappresentano un punto di mediazione fra tutte le esigenze e le posizioni espresse nelle occasioni di confronto e di dibattito. Rifiutano pertanto la possibilità di effettuare ulteriori modifiche che non siano quelle pervenute nei tempi che erano stati indicati, per evitare di trascinare ulteriormente la stesura definitiva, anche in considerazione delle esigenze di comunicazione che nel frattempo sono diventate urgenti.

La fine della riunione, vede Arcigay (nazionale o romana?) praticamente favorevole al documento nella versione Praitano, mentre DGP mantiene il punto.

La piattaforma comune di tutti i Pride italiani, concordata e condivisa da tutte le organizzazioni che hanno partecipato ai lavori locali e nazionali è quindi una PIATTAFORMA POLITICA DI RIVENDICAZIONE UNITARIA (sebbene differenziata a livello locale, per tenere conto delle differenze territoriali). Tali piattaforme, in ottica unitaria saranno presentate tutte insieme il 15 maggio in una conferenza stampa che si terrà a Bologna.

Vedremo gli sviluppi, ma rimane la domanda iniziale: CUI PRODEST?

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Come annunciato nei commenti a questo post, di seguito riporto sinteticamente i punti di sostanziale differenza fra il documento nella versione A (assembleare e disponibile a questo link) e nella versione B (proposta da alcuni). La versione definitiva non è ancora interamente divulgabile, e curerò di effettuare le modifiche necessarie quando lo sarà.

  • ridimensionamento dell’espressione “testardamente”, ripetuta invece come leit motiv nella versione A (quando sarà disponibile il documento completo nella versione ufficiale, sarà più chiaro il senso di questo rilievo);
  • Documento A: il movimento rifiuta “strategie di compromessi al ribasso”,
    Documento B: il movimento rifiuta una “politica che priva la popolazione lgbt della piena cittadinanza”.
  • Documento A: “Ma la società è mutata radicalmente molto prima e in direzione contraria rispetto ai contenuti culturali e reazionari solitamente proposti dalle destre sui diritti civili, spesso in maniera strumentale e ipocrita.”
    Documento B: “La società italiana, che negli ultimi anni si è dimostrata favorevole alle nostre rivendicazioni, è attraversata da profonde inquietudini di natura economica e sociale, che possono mettere a rischio quanto costruito fino ad ora”.
  • Documento A: “Le persone omosessuali, bisessuali e transessuali non si sono trasformate per un giro di boa elettorale, perché i vissuti e le esigenze sono gli stessi, così come il sentire largo e concreto della maggioranza degli eterosessuali rimane aperto, dinamico, in sintonia con la naturalezza della diversità delle scelte di vita. La destra non potrà fare finta di niente; se lo farà continuerà ad avere nei gay, nelle lesbiche, nei bisessuali, nelle persone transessuali e in tanti eterosessuali degli avversari critici e fermi. La sinistra a sua volta dovrà decidere se nella sua ricostruzione il tema dei diritti civili rimarrà fondante o meno, con maggiore attenzione rispetto agli stimoli e alle proposte che provengono dai singoli cittadini e movimenti. Il Partito Democratico, infine dovrà scegliere se uscire o meno da quel territorio dell’indistinto in cui si trova rispetto al tema dei diritti civili ai temi etici. I pride sono anche un’occasione per le forze politiche i partiti per di dimostrare da che parte si sta e di quale visione di società si è portatori”
    Documento B: “Al centro-destra italiano chiediamo di cambiare il passo rispetto al tema dei diritti civili delle persone lgbt, affrancandosi dal passato, e mettendosi in linea con quei partiti popolari europei che hanno al loro interno, non solo aperto una riflessione sulle tematiche lgbt, ma proprio su queste hanno posto una base per una propria modernizzazione. Il centro-sinistra italiano abbia invece il coraggio di abbandonare infondati timori che fino ad ora hanno ritardato la piena cittadinanza della popolazione lgbt di questo paese e di dimostrare finalmente di essere una forza laica e progressista, consapevole che il riconoscimento di pari opportunità di accesso ai diritti civili e dell’uguaglianza delle persone lgbt, rimangono un elemento costitutivo della sua forza politica”.
  • Documento A: “il Roma pride afferma l’affinità viscerale con le rivendicazioni del movimento femminista, nella lotta al machismo, cioè all’idea castrante violenta ed escludente di un mondo maschilista che spesso si dispiega dentro certe famiglie da incubo. L’idea di famiglie come frutto di trasformazioni culturali contrapposta a quella di famiglia naturale, sclerotizzata e gerarchica, oltre ad essere il vero riflesso della realtà e a registrare che esistono le famiglie omosessuali è anche il concetto etico e pratico che meglio scardina la condizione minoritaria delle donne e combatte la violenza domestica. Dunque con il pride si afferma che esistono e vanno riconosciute le varie forme di famiglia, rispetto al modello unico e si ribadisce che il destino evolutivo di una società passa attraverso l’autodeterminazione e pari opportunità delle donne, così come la piena cittadinanza delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali”
    Documento B: “il Roma pride afferma l’affinità culturale con le rivendicazioni del movimento femminista, contro ogni forma di maschilismo, il cui legame con l’omofobia è sempre più stretto. Facciamo nostra l’idea di famiglie come costruzione sociale e culturale, affermando che accanto al modello costituzionale, esistono e vanno riconosciute altre forme di famiglia.”
  • Documento A: l’omofobia e la transfobia “spesso alimentate da dichiarazioni che persistono ad usare la categoria del peccato o quella della tendenza anormale da confinare nel buio privato”
    Documento B: “la pesante delegittimazione dell’affettività e delle vite delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, e dunque della nostra dignità, da parte di esponenti politici e religiosi, finisce per lavorare sulla coscienza collettiva di una società legittimando il pregiudizio antiomosessuale.

Arte di massa a Roma: la discarica umana

Sarà la prima iniziativa di Arte di Massa (anche detta Opera - Azione). E comunque vada sarà un evento di notevole interesse, che nasce da un’intenzione serissima: mettere in guardia Roma sull’emergenza rifiuti prossima ventura.

A proposito, la comunità GLBT e la sinistra dovrebbero cominciare a prendere in considerazione questo tipo di manifestazioni e sfruttarne le notevoli potenzialità mediatiche, che vanno oltre le possibilità dei soliti media tradizionali e ammuffiti.

Gli organizzatori ci dicono come funzionerà ed invitano tutti a partecipare:

  • Appuntamento alle 19.00 a Circo Massimo Venerdi 16 maggio
  • ore 19.10 messa in posa
  • ore 19.20 inizio scatti
  • ore 19.30 (max 19.45) finito tutto

Questi i ruoli da interpretare:

  • I RIFIUTI: servono persone che fanno i rifiuti, pronti ad essere accatastati e fotografati per dieci minuti. Alle 19.10 devono essere tutti vicino, uno accanto all’altro in ordine sparso(effetto autobus colmo).
    I rifiuti devono “morire” di colpo o piano piano (come vogliono) non servono effetti teatrali ad un segnale preciso che arriverà alle 19.20.
  • I NETTURBINI: interveranno per sistemare i “rifiuti”, sia per evitare che qualcuno possa farsi male che per rendere la “Discarica umana” più presentabile. Alle 19.30 arriverà un’altro segnale e tutti saranno liberi. Fine della rappresentazione. I Netturbini saranno coordinati dal Capo della discarica e il loro numero sarà proporzionato al numero dei rifiutiumani. Dopo aver disposto i rifiutiumani i Netturbini possono interpretare gli altri ruoli o essere spettatori, come preferiscono.
  • I TESTIMONI: fotografi e videomeker che documentino l’evento e invadano poi giornali e web. I Documentaristi sono liberi di girare intorno la discarica per i primi 5 minuti e poi possono anche entrare se riescono. Sono liberi di fare ciò che vogliono senza creare nessun pericolo.
  • GLI INFORMATORI: produrranno e distribuiranno informazioni cartacee su Malagrotta, sul Cip6, sulla raccolta differenziata, sulla possibiiltà economica del reciclaggio…. Le informazioni sono libere.

Chiunque può organizzarsi come vuole e come crede e diffondere le notizie che vuole e quando vuole. L’opera è di tutti. Ovviamente la produzione di volantini va fatta prima dell’evento e la distribuzione durante. Personalmente provvederò alla produzione di messaggi e informazioni utilizzando carta riciclata o meglio ancora riutilizzata.

COS’ALTRO OCCORRE

  • serve un cartello grande o uno striscione con la scritta “MALAGROTTA” per identificare la discarica e non scambiarla con una fossa comune che rievocherebbe altri significati (Malagrotta è la discarica più grande dì’Europa, è fuorilegge da un paio d’anni ed è a Roma!)
  • un megafono
  • musicisti acustici, che possano suonare senza amplificazione. In forse la possibilità di fare un intro e una conclusione di percussioni e altri elementi giusto per aprire e chiudere il “sipario” attirare l’attenzione in apertura, offire i segnali e pore l’accento sulla chiusura.

L’ideatore è Carlo Marchetti. Per partecipare all’organizzazione, si può scrivere a carlo@kipiu.org, mentre sul blog di Ki+ si trovano tutti gli aggiornamenti. Ki+ ha anche un nuovo sito. Per saperne di più su Carlo, andate sul suo Myspace.

Fiorello, Baldini, Alemanno e il Roma Pride 2008

Alemanno tu dimmi perchè / Non possiamo sfilare io te / Forza dai scendi giù / Con la Giacca e il tutù / Ed il tricolore.

Non lo vedi che maschio che sei / Tu non sai quanto piaci a noi gay / Se festeggi con noi / Stai sicuro che poi / Dopo ti rifai le tette…

Bene bene bene…

Ne vedremo delle belle, se va avanti così, fra qualche giorno Gianni Alemanno sfilerà per le strade di Roma accanto a Rossana Praitano in apertura del corteo del Roma Pride 2008. Vuoi vedere che, alla fine, avevano ragione Lorenzo e Federico, a non dire tutto il male del mondo di Gianni Alemanno sindaco, invece di Rutelli?

E se fosse che anche noi visceralmente legati alla sinsitra e alla comunità GLBT fossimo costretti a rivedere le nostre posizioni e a prendere atto che la politica sta effettivamente cambiando anche in Italia e che i nemici non ci sono? O meglio, sono nelle nostre teste, in quell’immaginario colonizzato (scusi monsieur Latouche, se prendo a prestito un suo concetto) da immagini e concetti che sono ormai legati ad un tempo che non c’è più. Insomma, schiavi del passato o proiettati nel futuro? Oppure “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” come diceva Pierangelo Bertoli nella sua splendida canzone A muso duro?

Perché questi dubbi? Bè, perché ieri sera ho sentito la replica della trasmissione radiofonica di Viva Rai2 in cui Fiorello e Baldini hanno lanciato la divertente parodia di Y.M.C.A. dei Village People (nota canzone-simbolo dei gay di tutto il mondo) che potete ascoltare nel video che ho postato. In sostanza l’invito esplicito ad Alemanno di partecipare al Roma Pride. Non bastasse, durante la trasmissione, lo hanno intervistato telefonicamente (una sintesi un po’ riduttiva dal Corriere.it) e lì sono uscite, su questo tema, alcune cose importanti: la posizione di Alemanno non solo non è di chiusura, come sembravano far capire le parole del giorno prima sulle esibizioni sessuali, ma è di piena apertura. Alla domanda di Fiorello se avrebbe partecipato al Pride ha risposto testualmente: “devo capire meglio come funziona, parlerò con gli organizzatori”.

Potrebbe sembrare, ovviamente, l’applicazione di una buona strategia di comunicazione da bravo politico che non si impegna. Ma avrebbe potuto usare formule più consolidate, tipo, preferisco non parlarne, non mi sembra una priorità. Invece, come NON HANNO FATTO RUTELLI E VELTRONI, ha detto che vuole capire meglio e parlare con gli organizzatori. A me questo sembra civile e aperto. Certamente meglio che dire si e poi no, oppure trovare sempre qualche cosa di meglio da fare all’ultimo momento.

Nel resto dell’intervista, Alemanno è stato spontaneo, ironico e si è prestato alla “gogna” di Fiorello e Baldini che lo hanno tormentato su tutti i temi più ribattuti dai media negli ultimi giorni.

Vuoi veder che…

Alemanno alle prese con il Pride

Apertura polemica: Cos’ è peggio? Esibire le forme proprompenti di una trans o il florido bozzo di un go-go boy al Pride, oppure un saluto fascista a braccio teso sulle scale del Campidoglio, o magari “addestrare” un ragazzino di 8 anni a cantare “boia chi molla è il grido di battaglia” e poi metterlo su youtube?

Io non lo volevo scrivere un post su questo tema, ma alla fine mi tocca. Ne stanno parlando tutti i blog GLBT che si rispettino e quindi, mi tocca mettere anche il mio CIP (per tutti, consiglio di leggere il post sul tema scritto da Elfobruno).

Allora, partiamo come di consueto dalle dichiarazioni del diretto interessato, Gianni Alemanno, neo eletto sindaco di Roma, a proposito del Roma Pride 2008 che la Questura ha già autorizzato per il 7 giugno. Questa la fonte delle citazioni.

Ho tutto il rispetto possibile per le persone omosessuali, li conosco, ho delle amicizie, nessuna discriminazione, ma il Gay Pride è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario all’esibizionismo, sia omosessuale che eterosessuale. Non mi piace questa forma un po’ aggressiva, non positiva anche per chi manifesta.

Il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no. [in consiglio comunale] Cercheremo di trovare una formula che non offenda nessuno [nel centrodestra c’è una cultura liberale che non] mette in discussione i comportamenti individuali, le libertà individuali e il rispetto della privacy, tutti valori ‘sacri’.

Il rispetto per l’individuo è a prescindere dalle tendenze sessuali e la fede religiosa [ma] il dibattito pubblico deve essere realmente pubblico. Chi è credente porterà i propri valori, facendo in modo che non abbiano un orientamento confessionale ma che parlino a tutti.

Ok. Allora cominciamo con il dire che il pride di Roma si svolgerà in contemporanea con quello di Milano, come battistrada per l’appuntamento nazionale del 28 giugno con il Bologna Pride. L’evento di Roma, pur non avendo valore nazionale, sarà la prima grande manifestazione politica che si svolgerà a Roma dopo le elezioni. Quindi è altamente probabile che non sarà solo il Pride della comunità GLBT, ma diventerà l’emblema dell’alzata di testa di chi è stato sconfitto alle elezioni: tutta la sinistra italiana. Forti saranno i legami con il movimento femminista e c’è dunque da attendersi che non si tratterà di una visita guidata per pochi intimi…

Quindi, il sindaco della città capitale d’Italia cominci a comportarsi come il suo ruolo, già molto male interpretato dai suoi due predecessori Rutelli e Veltroni, gli impone: salutare una grande e pacifica manifestazione di rivendicazione di diritti da parte di una parte cospicua della popolazione. Perché di questo e solo di questo alla fine si tratta.

Vi saranno come sempre simpatiche presenze improntate all’esibizionismo sessuale (qualcuno può spiegare cos’è l’esibizionismo sessuale?) che si conteranno sulle dita di poche mani e decine di migliaia di cittadini che esibiranno le loro richieste. Altri si esibiranno in performance artistiche, altri ancora esibiranno abiti stravaganti, cartelli con messaggi ironici, blasfemi e offensivi. Mentre ci sarà anche chi esibirà camion travestiti da palcoscenici. Tutto in un grande tripudio di esibizioni, come si conviene a ogni manifestazione, altrimenti tanto varrebbe starsene a casa e non esibire nulla; né se stessi, né le proprie richieste.

Mi astengo dall’intervenire sul tema della religione, pur domandandomi, come facciano i cattolici a portare aventi i loro valori senza che abbiano un orientamento confessionale.

Vorrei concludere con una riflessione che ho formulato in più occasioni proprio davanti all’osservazione generica che al Pride si dovrebbe mantenere un atteggiamento sobrio.

Il pride è una manifestazione politica e ognuno sceglie di essere presente nel modo e nella forma che gli pare, assumendosi la responsabilità personale delle sue azioni. E nessuno può impedirglielo. Men che mai chi appartiene ad un movimento come il nostro che fa della valorizzazione delle diversità un punto fermo della sua stessa esistenza.
Quel che più conta, non è quel che accade al pride, ma quello che avviene nei 364 giorni che lo precedono e lo seguono! Ovvero, non si può mettere in discussione un intero movimento, ogni anno, per una manciata di persone che decidono di “emergere” con qualche “esibizione” che cronisti e tv si affrettano a sottolineare.

Le esibizioni dei pride sone effimere e contestuali e poco hanno a che vedere con il lavoro che le associazioni ed i singoli fanno tutto l’anno sui diviersi piani. Certamente l’onore delle cronache per qualche minuto, a base di trans spumeggianti (guai a chi le tocca!) e di go-go boys dagli attributi “prorompenti” non ha la forza di compromettere tutto il resto, sebbene rimandi, PER LA SOLA COLPA DEI MEDIA, un’immagine a senso unico. Pazienza. Va bene così. E ricordiamoci che fu proprio un gruppo di trans che nel 69 bastonò la polizia e diede il via al movimento. Non dimentichiamocelo e ricordiamolo a chi ha tanto invise le loro esagerazioni al pride.

Amore Civile: dal 10 al 12 maggio a Roma

Le riprese dei lavori sono disponibili ai seguenti link:

Con colpevole ritardo, rilancio un’importante comunicazione.

Dal 10 al 12 maggio a Roma si terrà una conferenza di estremo interesse per le persone che fanno della laicità la loro stella polare. Il convegno è intitolato all’Amore Civile e si inserisce in un più ampio programma di dibattito ed elaborazione per una proprosta di riforma radicale del diritto di famiglia, curato dalla Conferenza Permanente per la riforma del diritto di famiglia.

Per tutti i dettagli rimando alla pagina informativa pubblicata da Certi Diritti, mentre segnalo qui gli interventi in programma, che si caratterizzano tutti per l’alto livello e la profonda esperienza dei relatori. Insomma, si tratta di un evento irrinunciabile per chiunque voglia avere una conoscenza approfondita dei temi legati ad una visione ampia, laica ed evoluta del concetto di famiglia e di amore.

I lavori del 10 maggio si svolgeranno presso la Sala del Garante della Privacy in Piazza Montecitorio 10 con il seguente programma:

9,30 - 10,30: PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA

  • Introduzione di Diego Galli, RadioRadicale.it
  • L’amore civile, Enrichetta Buchli, psicanalista, autrice del libro “Il mito dell’amore fatale”
  • Il diritto di famiglia tra Europa e Kandahar: quale modello per l’Italia? Bruno de Filippis, giurista esperto di diritto di famiglia

10,30-13,30 RELAZIONI

  • Piergiorgio Donatelli, docente di bioetica Università La Sapienza
  • La tutela giuridica della famiglia omosessuale
    Francesco Bilotta, docente di Diritto privato Università di Udine
  • Asimmetrie di genere e bilanci del tempo delle famiglie
    Letizia Mencarini, Professore Associato di Demografia Università di Torino
  • Violenze sulle donne, femminicidio, cultura della sopraffazione: il peso delle religioni e la debolezza della laicità
    Monica Lanfranco, giornalista
  • Predica evangelica sulla famiglia
    Anna Maffei, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia
  • Unioni di fatto: dati di realtà e orientamenti di opinione
    Anna Laura Zanatta, Docente di Sociologia della famiglia Università La Sapienza
  • lConclusioni
    Marco Cappato, segretario Associazione Luca Coscioni

15-19 INTERVENTI DELLE ASSOCIAZIONI (Modera Enzo Cucco, Certi diritti)

  • Il divorzio breve
    Diego Sabatinelli, segretario della Lega Italiana per il Divorzio breve
  • Adozioni senza discriminazioni
    Chiara Lalli, docente di Logica e Filosofia della Scienza Università “La Sapienza” di Roma
  • Nuovi padri. Per nuovi diritti e nuovi doveri
    Maurizio Quilici, Presidente dell’Istituto di studi sulla paternità

Interverranno, inoltre: Alessandro Capriccioli (Soccorso civile – Associazione Luca Coscioni), Antonella Sapio (presidente Istituto Nazionale per lo Studio e la Promozione del Cohousing), Gian Ettore Gassani (Associazione matrimonialisti italiani), Monica Soldano (Associazione Madre Provetta), Marino Maglietta (Fondazione Crescere Insieme ), Filomena Gallo (Associazione Nazionale Amica Cicogna onlus), Rossella Bartolucci (Sos infertilità), Gianni Geraci (Gruppo del Guado), Antonio Bernini (Coordinamento Associazioni e Comunità di Ricerca Etica Interiore e Spirituale), Giuseppe Pio Torcicollo (Associazione Convoglio valori)

I lavori dell’11 maggio proseguiranno presso il Salone dell’Associazione Luca CoscioniVia di Torre Argentina 76, 3° piano, dalle 9 alle 14, con un dibattito fra i relatori ed i partecipanti, che toccherà i temi seguenti:

  1. Matrimonio, separazione e divorzio, mediazione familiare
    (storia del rapporto tra matrimonio civile e religioso, patti lateranensi, convenzioni matrimoniali, regime patrimoniale del matrimonio, prenuptial agreements, divorzio breve, condizione e affidamento dei minori nella separazione e nel divorzio, potestà e responsabilità genitoriale, diritti e doveri nei rapporti tra genitori e figli, riforma della solidaritetà post coniugale, introduzione della mediazione familiare);
  2. Coppie di fatto e coppie omosessuali
    (diritti individuali e diritti di coppia, dati statistici, legislazione europea, giurisprudenza italiana, psicologia della coppia, capacità genitoriale, discriminazioni storiche ed attuali, evoluzioni del costume e della mentalità sociale);
  3. Procreazione assistita, aborto e clonazione terapeutica
    (superamento della legge 40, ricerca scientifica, la condizione del padre del concepito, aggiornamento della legge 194 alla luce delle evoluzioni scientifiche, diritto costituzionale alla salute e diritti del nascituro, definizione di persona secondo la legge vigente, accanimento terapeutico ed eutanasia);
  4. Parità tra uomo e donna e tra figli nati fuori e dentro il matrimonio
    (cognome della moglie, cognome dei figli, differenze esistenti tra figli legittimi, naturali, incestuosi, la condizione della donna nel medioevo e nell’Italia post unitaria, la condizione del “bastardo”, profili psicologici e sociologici, modelli tradizionali di divisione del lavoro domestico e dei compiti di cura dei figli, servizi ed aiuti per le coppie);
  5. Riforma successioni ed adozioni
    (adozione da parte del single, abrogazione adozioni “di serie B”, riforma dell’istituto della legittima, riforma del testamento, testamento biologico o testamento in vita); 6. Violenza in famiglia, violenza contro le donne (indagini statistiche, storiche e psicologiche, modifica della legge 154/2001, tipizzazione dei reati familiari e contro la persona, mobbing familiare).

Superare il sessismo, contro l’omofobia

Il nuovo logo di SyncDifferentIl caro Gianmario (suo il blog La famiglia fantasma), fa parte di SyncDifferent la prima squadra di nuoto sincronizzato italiana in cui si cimentano nella difficile disciplina del nuoto artistico, indifferentemente maschi e femmine, indipendentemente dalla loro sessualità.

Appoggiata alla sezione milanese del Gruppo Pesce, SyncDifferent ne prosegue la linea verso la se ne differenzia proprio per la volontà di superare gli steccati del sessismo. Infatti, il Gruppo Pesce è costituito di squadre GLBT, ovvero di persone omosessuali, mentre SyncDifferent è una squadra di nuoto sincronizzato dichiaratamente aperta a tutti, indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale. La sua mission (Nuoto Sincronizzato per tutti) fa chiaramente intendere che la componente sessista (o per i puristi, legata all’identità di genere) è del tutto superata: infatti la squadra è composta di uomini e donne, gay ed eterosessuali. L’obiettivo dichiarato è di “sdoganare” il sesso maschile in uno sport tipicametne considerato come femminile. E per farlo si “allea” con le persone eterosessuali che di fatto entrano in contatto con loro e combattono la stessa battaglia: andare oltre il pregiudizio dell’identità di genere nello sport e colpire al cuore l’omofobia, di riflesso.

Nelle parole di Gianmario, questo significa fare un salto di qualità nella mentalità: “il problema non è l’essere gay. Il punto è il sessismo che sta dappertutto”. Ma significa anche aprire l’associazionismo tradizionalmente GLBT ad una piena osmosi verso il resto della società civile: dare un chiaro contributo allo sviluppo di nuove forme di aggregazione sportiva e creare aree di contaminazione in cui omosessuali e non si trovano e si riconoscono reciprocamente, prima di tutto come esseri umani e persone, piuttosto che come “maschi” o “femmine”.

Questo orientamento sta trovando molti riscontri anche in altri ambiti. Io stesso faccio parte del Roma Rainbow Choir, che è il primo coro in Italia formato dichiaratamente da persone omosessuali, eterosessuali e tutto quello che sta nel mezzo.

Personalmente trovo che questa linea di tendenza sia assolutamente condivisibile e dovrebbe espandersi anche in altri ambiti. Non a caso, sento sempre più spesso parlare della necessità di tessere una tela di forti relazioni fra il movimento femminista e quello GLBT.

Spero che ne venga tutto il meglio possibile per il movimento che faticosamente comincia ad orientarsi in direzioni meno chiuse. Con un’unica nota negativa. Il gossip associazionistico, mi suggerisce nell’orecchhio che qualcuno, che ricopre posizioni in vista in un’associazione GLBT, potrebbe “fiutare l’affare” ed accaparrare alla propria associazione il merito di aver dato un forte impulso allo sport GLBT in Italia.

Il logo del Roma Rainbow ChoirInvitiamo, con spirito di sano pragmatismo, chi intenda perseguire questa strategia ad andare a comprare corone da principessa in altri mercati. Qui da noi quest’articolo non è disponibile.

Ancora un po’ d’attenzione, prego.

Chi volesse vedere SyncDifferent ed il Gruppo Pesce all’opera, può andare a Swim for Life, a Cologno Monzese, l’11 maggio.

Invece, chi volesse ascoltare il Roma Rainbow Choir, può andare alla Chiesa Valdese di Piazza Cavour a Roma il 6 giugno alle ore 21,00, in occasione del Pride di Roma. Oppure al Bologna Pride il 28 giugno (sembra, anche se non c’è scritto nulla!).

Dice… nun cojona’ i romani

Dice:

un candidato come Rutelli di sinistra ha solo il nome ma non le idee.
è quello che ha portato la Binetti in Parlamento, che parlava con Ruini per bloccare i pacs, poi i dico
ha appoggiato la vergognosa legge sulla fecondazione assistita, ha fermato i progetti di legge sulla lotta all’omofobia e su ogni tema riguardante la laicità dello Stato.

Allora:

  1. nun sarà che i romani c’hanno visto lungo?
  2. ma è proprio un voto de protesta quello contro Rutelli,?
  3. nun sarà invece che ai romani chi è troppo baciapile nun je va proprio giù?
  4. insomma, amici belli del PD, v’è chiaro mo’ che ai romani nun je piaceno li preti e i comparucci? Sapete perché? Perchè so dumila anni che ce lo sanno come funzioneno!

La padella

Stemperiamo un po’ la tensione causata dagli esiti delle elezioni politiche e amministrative…

Il giovane Peter, che divide l’appartamento con un amico, invita a cena sua mamma. Durante la cena la mamma non può fare a meno di notare quanto l’amico con cui suo figlio divide l’alloggio sia veramente un bellissimo ragazzo, molto curato. Nota poi come la stanza del figlio sia molto grande e spaziosa, con un letto matrimoniale, mentra la stanza dell’amico sia più piccola, con un letto singolo. La mamma, cui questa convivenza ha già fatto nascere dei sospetti, osserva con molta attenzione tutti gli sguardi e i movimenti per cercare un minimo supporto ai suoi sospetti.

Come se Peter capisse i suoi pensieri ad un certo punto se ne esce:

Mamma, capisco a cosa pensi, ma ti assicuro che io e Simon siamo solo compagni di alloggio e niente più.

La cena quindi prosegue normalmente e la mamma se ne va ringraziando entrambi. Dopo qualche giorno Simon dice:

Senti Peter, io non voglio accusare nessuno, ma dalla sera che tua madre è venuta a cena non trovo più la padella per le bistecche. Mi vergogno un po’ a chiedertelo, ma pensi che tua madre possa averla presa?

Questo non lo so proprio. Però facciamo una cosa: chiediamoglielo.

Detto questo si accomoda alla scrivania, accende il computer e prepara una e-mail per la mamma:

Cara mamma, io NON DICO che tu abbia inavvertitamente preso la nostra padella per le bistecche, ma da quando sei venuta tu a cena non la troviamo più. Puoi aiutarci?.

Dopo pochi minuti la mamma risponde:

Caro Peter, io NON DICO che tu e Simon siate ricchioni, ma se lui avesse dormito nel suo letto l’avrebbe già trovata la padella.