La sfiga ci vede benissimo, e noi anche

«Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa», Prof. Michae Martone, Vice ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Monti.

Non credo che sia corretto che una persona con tali incarichi si esprima dando a qualcuno dello “sfigato”. Posso capire che decenni di sciatteria e di sguaiatezza berlusconiana ci abbiano abituato a questi standard, ma non posso cessare di indignarmi davanti a questi episodi.

Ma questo, è purtroppo solo l’aspetto meno grave dell’episodio. In queste poche parole emerge in modo piuttosto chiaro che questo vice ministro non ha chiaro cosa sia un’università e quale ruolo essa abbia nella società.

L’Università non è e non deve essere mai ed in nessun caso considerata una scuola di formazione professionale, direzione nella quale in parecchi sembrano voler andare, soprattutto ammantandosi dell’aura del “governo tecnico”. Gli Atenei hanno un ruolo ben diverso, che ha più a che fare con il tramandare il sapere ed elaborarne di nuovo piuttosto che formare bravi quadri di azienda. Non a caso, si parla di Scuole di Alta Formazione, ad esempio, quando si parla di quadri della Pubblica Amministrazione, che appartengono al mondo della formazione specialistica post universitaria, come tutte le forme di master. 

In questa prospettiva, credo che l’accesso agli strumenti della formazioni culturale accademica debbano essere messi a disposizione dei meritevoli, di chi vuole usufruirne nei tempi e nelle forme che sono compatibili con i suoi mezzi e le sue scelte di vita, ma soprattutto nella sua prospettiva di crescita individuale. Tutto quello che l’università dà in termini di cultura e di sapere è sempre restituito moltiplicato alla collettività anche in termini di innalzamento della consapevolezza individuale e di capitale umano. Cittadine e cittadini colti, comprendono, pensano e partecipano alla vita collettiva dando il loro contributo di riflessione, di pensiero, di approfondimento, con gli strumenti che l’università ha messo nelle loro mani. E lo fanno assieme a tutte le altre componenti della società, agli altri lavoratori, a chi ha un livello di istruzione inferiore. Diciamo che oltre alla partecipazione esercitano la fondamentale funzione di controllo sociale sull’andamento del governo della cosa pubblica, nei lughi di lavoro, nelle loro famiglie, nei luoghi in cui si confrontano con gli altri. 

Non a caso ho parlato di ritmi e mezzi. In Italia vi sono numerose (forse troppe) sedi universitarie, che ospitano centinaia di migliaia di studenti fuori sede, la maggioranza dei quali proviene da famiglie che possono sostenere solo in parte le spese e che dunque sono costretti a lavorare per mantenersi, pagarsi un alloggio, pagare le tasse universitarie e progredire nei loro studi. Dunque, mi sembra piuttosto normale che chi vive questa condizione (o che magari decide di cambiare strada a metà del corso di studi, oppure che da lavoratore a tempo pieno vuole comunque portare avanti la sua crescita culturale) possa andare oltre il termine dei 28 anni (che limite idiota, tra l’altro) e laurearsi con tempi più lunghi.

Ecco, esprimersi come ha fatto Martone in modo così irrispettoso verso che vive o ha vissuto questa condizione lo trovo deprecabile. E a poco contano i “sono stato frainteso”, “non volevo dire questo”. Probabilmente, se Martone non sa usare bene le parole, non le sa scegliere e non capisce qual è il suo ruolo, qualche anno di permanenza in più al liceo o all’università non gli avrebbero fatto che bene, consentendogli di ricoprire con maggiore consapevolezza e maggiore responsabilità il ruolo che oggi gli è stato affidato, secondo me improvvidamente.

Nella consapevolezza che il gradimento per il govreno Monti è prevalentemente dovuto ad una forte spinta emotiva delle italiane e degli italiani forse saturi della follia e delle paillettes dei precedenti governi, io credo che il disegno neo-liberista che Monti ed i suoi ministri stanno portando avanti, in ossequio ai diktat europei e di oltre oceano, sia evidentissimo. Ecco questo mi sento di dire: ci vediamo benissimo e non ci sfugge il tentativo di smantellare le conquiste sociali che caratterizzano non solo l’Italia, ma buona parte dell’Europa e che passa anche per la trasformazione dell’Università in una fabbrica di quadri e dirigenti.  

2011 in review

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2011, Auguri

2011, Auguri

LGBTQI Italia: parte il comitato promotore per il Coordinamento nazionale

Convocata su iniziativa di Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, in accordo con Arcilesbica, Arcigay, Agedo e MIT si è tenuta oggi a Roma una riunione del movimento LGBTQI italiano.
Un incontro segnato da un dibattito piuttosto vivace (ma certamente meno di altre volte), in cui in sostanza, si sono prese due decisioni:
Il Pride nazionale del 2012 si terrà a Bologna il 9 giugno
Le presidenze di Famiglie Arcobaleno, Agedo, Arcigay, Arcilesbica, MIT (con il mio personale invito a coinvolgere anche Certi Dritti, altra associazione di rilevanza nazionale) hanno ricevuto un mandato fiduciario da parte dei convenuti a predisporre una bozza di progetto per la costituzione di un Coodinamento Nazionale delle associazioni LGBTQI, da discutere in un tempo ragionevolmente breve
Mi interessa però rispondere ad alcune affermazioni contenute in uno scritto fatto circolare dal compagno Mauro Cioffari (intitolato “SEL non diventi elemento di rottura e di divisione all’interno del Movimento GLBTIQ”, pubblicato a questo indirizzo: http://gayroma.wordpress.com/2011/12/10/sel-non-diventi-elemento-di-rottura-e-di-divisione-allinterno-del-movimento-glbtiq/). Di seguito, riporto le affermazioni e le domande (in corsivo) e le mie risposte (in grassetto)  - per inciso le stesse risposte sono state postate al predetto indirizzo, ma pubblicate solo dopo le mie rimostranze:

  1. Il Responsabile per i Diritti Civili di SEL Lazio, Guido Allegrezza, ha letto un documento dell’autonomia tematica Queer.SEL, di cui è portavoce (si faccia attenzione a non confondere questa con il Forum Queer di SEL), attraverso il quale, sostanzialmente, è polemicamente ed inopportunamente entrato a “gamba tesa” nel dibattito sostenendo l’opzione L’Aquila contro l’opzione Bologna. Non sono intervenuto con la qualifica riportata impropriamente dal compagno Cioffari, ma in qualità di Coordinatore (pro tempore) del Circono Tematico Queer.SEL.Qualificare una riflessione ed un invito argomentato politicamente a dare a L’Aquila uno spazio di visibilità e di solidarietà, nello spirito e nell’intenzione di fare si che le forme diverse di discriminazione e di negazione dei diritti più elementari si riuniscano e di supportino a vicenda, non mi sembra entrare a gamba tesa. Credo che chiunque, anche un partito possa rivolgere appelli, proposte e riflessioni al movimento LGBTQI, che è libero (per fortuna) di valutare, pesare e decidere in piena autonomia.
  2. E’ opportuno che un Partito politico, invitato ad un’assemblea di associazioni, di gruppi e di movimenti GLBTIQ, pretenda di dettare la linea non avendo rispetto delle dinamiche interne al Movimento stesso? Qualificare una proposta ed una riflessione politica, peraltro poste in un’assise chiamata a discutere apertamente e liberamente proprio di questi temi, come une pretesa di “dettare la linea”, mi sembra un’esagerazione strumentale, soprattutto perché la proposta ha origine all’interno del movimento stesso (si possono interrogare le persone dell’Aquila su questo punto) e dunque, nei fatti si è trattato non tanto di una proposta, quanto del sostegno morale alla candiatura dell’Aquila.
  3. Sono consapevoli i Dirigenti politici di SEL che un suo rappresentante pretende di avere un ruolo egemone nel Movimento LGBTIQ pur non avendo rapporti di tipo “empatico” con i 4/5 dello stesso? L’affermazione è da respingere interamente. Nessuna egemonia di pretende: o la si ha o non la si ha. E’ del tutto evidente che né io la possieda, né intenda possederla. La proposta dell’Aquila che a nome del Circolo Queer.SEL ho sostenuto non è stata accolta. Però, proprio grazie alla discussione (animata invero) che è nata dal libero confronto fra le soggettività convenute, si è arrivati a conclusioni dell’assemblea del tutto fuori programma e che fanno ben sperare per la ripresa del movimento in Italia.
  4. E’ corretto che un Partito, piuttosto che “attraversare” e farsi “contaminare” dai movimenti ai quali partecipa si esponga per sostenere, in una “contesa” che dura da anni, una parte piuttosto che un’altra pretendendo di fare la sintesi? Ritengo che, essendo il nostro – nonostante tutto – un Paese libero, possa essere considerato del tutto normale, lecito e salutare che un circolo di partito interessato proprio alle questioni LGBTQI porti in un ambito assembleare la propria visione ed i proprio argomenti. Per fortuna, il movimento è sufficientemente autonomo per fare le proprie sintesi e stabilire quali debbano essere le sue priorità, le sue pratiche ed i suoi obiettivi. Aggiungerei che invitare alla riflessione, portare una proposta o un contributo di analisi non debba essere sempre interpretato come una partigianeria. Spiace che questo sia un atteggiamento piuttosto diffuso, tanto da provocare gli stessi problemi dei quali pretende di lamentarsi.
  5. E’ utile, per un Partito come il nostro, cavalcare, a briglie sciolte, la divisione del Movimento GLBTIQ? L’artificio retorico della parte per il tutto, anche in questo caso è da respingere con energia. Il fatto che si esprima un circolo, non signifca che si stia esprimendo un partito. Non si applica la proprietà transitiva. Infatti, ribadisco, SEL non sta “cavalcando a briglie sciolte la divisione del movimento LGBTQI”. Anzi, come mi è stato dato modo di precisare in una serie di interventi che ho fatto, SEL è perfettamente allineata alle principali rivendicazioni del movimento e, a livello nazionale, sta facendo le sue analisi e le sue riflessioni proprio sulle priorità da dare alla sua azione, il più possibile in sintonia con lo stesso movimento.
  6. A cosa serve e a chi serve alimentare polemiche continue contro Arcigay e contro il Circolo Mario Mieli? Ognuno di noi è presente sulla scena con la sua storia e con le sue esperienza. Nella dinamica assembleare è del tutto normale che si possano avere dei battibecchi, ovvero che ci si possa stuzzicare. Ma questo non toglie che si abbia verso le persone con cui si discute stima e rispetto reciproco, pur nella diversità di opinioni. Credo che le mie parole in una serie di momenti in cui evidentemente il compagno Cioffari non era presente, possano essere testimoni non smentibili di questo, così come la stretta di mano e l’abbraccio che Paolo Patané ed io ci siamo scambiati al termine dei lavori.
  7. Non dovrebbe essere compito di un Partito quello di “intercettare” i bisogni dei cittadini, delle associazioni, dei gruppi e dei movimenti facendo una sana SINTESI? Credo che la discussione che stiamo conducendo da mesi nell’ambito del forum nazionale di SEL dedicato ai diritti e alla cittadinanza stia testimoniando proprio questo. Stupisce che un compagno come Cioffari attento ed avvezzo alla pratica politica non ne abbia contezza.
  8. Giro queste domande ai Dirigenti di Sinistra Ecologia Libertà Lazio fiducioso nella loro risposta e nella speranza che, ascoltate le “parti”, sappiano offrire al Movimento GLBTIQ interlocutori più seri, meno rancorosi e più rispettosi dell’altrui lavoro. Attendiamo le risposte.

Smentita rispetto alle affermazioni di Filippo Riniolo (su di me e su SEL)

Apprendo che in un Gruppo Google denominato Movimento.Queer, Filippo Riniolo ha fatto affermazioni contrarie alla verità, su questioni che riguardano me e SEL, il partito in cui milito. Intendo pertanto smentire quanto riportato di falso nelle affermazioni di questo signore:

  1. “Prima gli attivisti nel movimento glbt andavano nei partiti per portare le istanze delle persone glbt. Ora avviene l’opposto. Stanno nel movimento per assecondare le istanze dei partiti.”
  2. “lo fa Oliari con il suo revisionismo sulla shoa e lo fa allegrezza firmando documenti chechiedono le unioni civili al posto del matrimonio.”
  3. “nonostante io sia di sinistra non faccio sconti alla sinistra e non la tratto con più riguardo della destra. se propone la non uguaglianza ma un istituto giuridico differente (e quindi discriminante, nel senso etimologico del termine) per me è parte del problema e non della soluzione”.

In generale, invito chiunque muova dei rilievi a documentarsi e a documentarle, si risparmia un sacco di tempo (degli altri e di chi deve smentire) e si evitano figuracce. Quindi, in attesa di “prove” concrete da parte di Filippo Riniolo a suffragio e sostegno delle cose che secondo lui io avrei detto, fatto o scritto, passo a fornire le mie smentite.

Sul punto 1 - Nella mia attività all’interno di SEL, ho partecipato fin dalla sua creazione alle attività del Forum nazionale dei diritti (attualmente Diritti e cittadinanza). Grazie a questo forum è stato elaborato un ordine del giorno presentato al congresso di fondazione di SEL (numero 1, approvato all’unanimità) nel quale si indirizza SEL sull’esigenza di una riforma complessiva del diritti di famiglia e di alcuni interventi in favore delle persone transessuali. Si tratta di un’evidente testimonianza che da attivista del movimento lgbtqi, mi sforzo di  fare in modo che le istanze proprie del movimento lgbtqi siano assunte da SEL nel suo programma e nelle sue iniziative. Per fortuna sono in ottima compagnia.

Sul punto 2 - Nello stesso ODG prima menzionato, si indirizza SEL sul riconoscimento e la tutela delle coppie di fatto a prescindere dal genere delle/dei conviventi INSIEME alla possibilità per le persone, nel quadro di un effettiva parità di diritti, di scegliere liberamente con chi contrarre matrimonio indipendentemente dal genere dei contraenti. Se non bastasse, risale a qualche anno fa, la mia partecipazione alla Conferenza Permanente sul Diritto di Famiglia, che ha originato una vasta proposta di legge di amplissimo respiro descritta ed argomentata nella pubblicazione “Amore Civlie” (edizioni Mimesis). Lì c’è un mio testo che parla delle forme della famiglia e sono descritte le diverse forme di costruzione dei vincoli famiiari che ho curato nella’mbito della proposta: dal matrimonio civile, alle comunità intenzionali, passndo per le unioni libere, le unioni riconosciute e i patti pre matrimoniali.

Sul punto 3 - Mi pare evidente che sulla base del predetto ODG congressuale, non vi sia alcun modo di affermare che SEL propugni qualcosa di diverso dalla piena uguaglianza delle coppie sia rispetto al matrimonio, sia rispetto alla necessità di riconoscere le unioni come forma alternativa di costituzione della famiglia.

(Il link all’ODG congressuale: http://www.sinistraecologialiberta.it/congresso2010/download/odg/ODG_N_1.pdf)